Lisa Corva

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(r)esistere.

Mercoledì, 8 aprile 2020 @08:49

"Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto".
(Nina Cassian)

(r)esistere.

Ho ripreso in mano una raccolta di poesie da cui avevo sfilato molti Buongiorno: "C’è modo e modo di sparire- Poesie 1945-2007" (Adelphi), di Nina Cassian. Nina nacque come Renée Annie Cassian-Mătăsaru in Romania nel 1924, morì a New York nel 2014 (era arrivata in America nel 1985 per tenere un corso di creative writing, e decise di non tornare più in patria). Migrazioni. Anche nella scrittura: scrisse in rumeno, e in inglese. Parole per creare mondi, le prendiamo dove è possibile.

Sai vedere davvero i colori della città?

Lunedì, 6 aprile 2020 @09:43

"Nelle case, gialle brillavano le luci, come i cerchietti stellati delle fette di limone".
(Boris Pasternak)

Sai vedere davvero i colori della città?



Seguo il filo casuale (e russo) dei Buongiorno: dopo Marina Cvetaeva, dopo sua figlia Ariadna Efron, ecco Boris Pasternak, il poeta e scrittore che ci ha regalato "Il dottor Zivago". E che corrispondeva con tutte e due. Posso avere un pochino di nostalgia per le lettere di carta, quando ormai invece ci mandiamo vocali su whatsapp? La frase di Pasternak è tratta da "Il salvacondotto" (Editori Riuniti), scritto nel 1928, dove racconta anche di un viaggio in Italia, del suo arrivo a Venezia... Ma le luci gialle alle finestre sono quelle della sua Mosca: "D’inverno, la catena dei viali segava Mosca con una duplice cortina di alberi anneriti. Nelle case, gialle brillavano le luci, come I cerchietti stellate delle fette di limone. Il cielo si chinava basso sugli alberi, e ogni cosa bianca intorno si tingeva di blu".
Mi piacciono quelle fettine di limone alle finestre, che ci invitano a vedere le città – o meglio: la città in letargo fuori dalla nostra finestra - con gli occhi della fantasia.

Più che primavera, è un erbario: ben pressati tra un decreto e l’altro.

Sabato, 4 aprile 2020 @10:02

"Io mi stanco ed invecchio, divento stanca come un fiore messo in un codice di diritto penale e, primo sintomo del fatto che invecchio davvero, è che non me ne preoccupo affatto".
(Ariadna Efron)
Più che primavera, è un erbario: ben pressati tra un decreto e l’altro.

Un altro libro tirato fuori dagli scaffali. Stavolta è un piccolo libro azzurro di una piccola casa editrice specializzata in corrispondenze (proprio così: e ora chi pubblicherà i nostri whatsapp? Per fortuna finiranno tutti ingoiati dall’etere o in un telefonino rottamato). È "Le tue lettere hanno occhi, Lettere 1948-1957", quelle tra Ariadna Efron e Boris Pasternak (Rosellina Archinto Editore). Lei, Ariadna, è la figlia di Marina Cvetaeva (il mio ultimo Buongiorno, quello del 2 aprile). Sono lettere scritte dal confine in Siberia: anni duri, per la Russia, anni di condanne immotivate. Ariadna comincia a scrivere a Pasternak, il grande poeta, anche per rintracciare e ritrovare i fili di una famiglia annientata: la madre, Marina Cvetaeva, che era amica di Pasternak, morta suicida qualche anno prima; il padre… Tra i ghiacci della Siberia e i lavori forzati, trova il tempo di scrivere e sognare. Lettere che "hanno occhi". Così le scrive infatti Pasternak: "La tua lettera mi guarda come una donna viva, ha occhi, si può prenderla per mano". Mi ha colpito, di Ariadna, quel suo sentirsi come un fiore messo a seccare tra le pagine di un libro: non un erbario, ma un codice civile, come il nostro che delimita la nostra vita in questi giorni. E un po’ mi ha fatto sorridere.

Incontriamoci in sogno, lì dove ci si può abbracciare.

Giovedì, 2 aprile 2020 @09:44

"È primavera. Ho così sonno.
Questa lontananza, così sembra,
si ricongiunge nel sogno.
Lì ci incontreremo davvero".
(Marina Cvetaeva)
Incontriamoci in un sogno, lì dove ci si può abbracciare. (O almeno in coda al supermercato).

Marina Cvetaeva, una delle mie poetesse preferite quand’ero ragazza: selvaggia, onirica, visionaria. Nata a Mosca nel 1892, emigrò prima a Berlino, poi a Praga, a Parigi, fu amica – e scrisse lettere bellissime – di Pasternak e Rilke. Soffrì la fame e non solo la guerra, e morì poverissima, suicida, dimenticata, a Elabuga, nel Tatarstan. Ho aperto questo libro di Passigli Editore, "Scusate l’amore" (a cura di Marilena Rea), e ho trovato questi versi che portano, come lei spesso faceva, nei territori del sogno, un altro mondo, quello forse dove lei viveva davvero. Ma ricopiandoli sorridevo, perché pensavo agli amanti separati che in tempi di pandemia si vedono solo in sogno e si danno appuntamento, pare, in fila al supermercato…

La mia vita è una stanza, il futuro è la finestra.

Martedì, 31 marzo 2020 @10:13

"Gli anni passeranno. Rammenterai.
E proprio questo alloggio,
il mobilio di compensato, e il cavallo
di plastica, e il mio quaderno,
dove cerco di fissare tutto questo, e le calosce fradicie
sul calorifero, e il vicino Goša
e Tomik che si ostina a pisolare
tra le fresche lenzuola, saranno per te un paradiso."
(Timur Kibirov)
La mia vita è una stanza, il futuro è la finestra.

Il Buongiorno di oggi è una poesia, tratta da un’antologia: "Poesia del Novecento in Italia e in Europa", Feltrinelli. Ho aperto il libro dove avevo messo una cartolina come segnalibro: ed eccolo, il Buongiorno di oggi, di un poeta che non conoscevo. Leggo su Wikipedia, la mia fidata enciclopedia digitale: Timur Kibirov, ovvero Timur Jur'evič Zapoev, nato in Ucraina nel 1955 da una famiglia originaria dell'Ossezia del Nord, ha preso lo pseudonimo Kibirov in onore di un suo antenato per parte materna, il colonnello dell'esercito zarista Georgij Kibirov, che godette di grande prestigio presso i cosacchi. Cominciò a scrivere poesie nella Russia underground.
Ma anche il libro, tutto consumato, ha una storia: l’ho trovato in una giornata di pioggia sull’isola di Salina, un anno fa: piccola biblioteca libera e bookcrossing. Salina, l'isola siciliana dov’ero andata (anche) per intervistare la giovane chef Martina Caruso. Salina, girare con il motorino, il vulcano di Stromboli davanti agli occhi, le granite di caffè e mandorle con la panna.. Un improvviso vento di mare è entrato nella mia stanza. Già. La mia vita oggi è una stanza, ma il futuro è la finestra. Non "alla" finestra, come adesso: il futuro è la finestra, da cui usciremo, e che già oggi possiamo aprire sul mondo.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.