Lisa Corva

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Sei tu il mio alfabeto, le parole con cui scrivo il mondo.

Venerdì, 2 dicembre 2016 @08:49

"Le ventun lettere dell’alfabeto
scrivono ancora il tuo nome."
(Cees Nooteboom)
Sei tu il mio alfabeto, le parole con cui scrivo il mondo.

Il mio #spillo della settimana su Gioia è di uno scrittore olandese, e l’ho sfilato da "Luce ovunque", uno di quei piccoli meravigliosi libri bianchi Einaudi che sto accumulando e che mi aprono le porte della poesia nel mondo. Mi piace il titolo della raccolta: luce ovunque, le luci di dicembre, dentro e fuori casa.
Luci a casa: candele e gioielli che brillino. Mai come in questo periodo metto collane e bracciali (e su How To Spend It Italia, da oggi in edicola con Il Sole24Ore, trovate un mio pezzo sui gioielli d’artista, bracciali di AiWeiWei, anelli di Anish Kapoor, li indosserei tutti!). Luci, luci, luci nella sera, perché fa buio così tanto e così presto.
E proprio quando fa più buio, parto: domani per l’India, un’altra luce, altri colori. Mi sento così fortunata! Voi scrivetemi qui… Ci risentiremo a Natale.

Paola, perché quello di cui abbiamo bisogno per camminare nella vita è un paio di scarpe d’oro.

Mercoledì, 30 novembre 2016 @10:03

Prima di conoscere Paola Vitali ho conosciuto le sue scarpe: ma forse le avete viste anche voi, sui giornali, nelle vetrine, o che brillavano addosso a qualche amica. Sono le Paola d’Arcano: http://www.paoladarcano.it
Ed è lei il mio secondo incontro di bellezza e parole: dopo i corvapezzi, LisaIncontra! Da Paola ho imparato una cosa: che l’oro è l’accessorio perfetto, il "colore neutro" che va bene con tutto. D’estate e in queste lunghe giornate di quasi inverno. E io non le ho, un paio di scarpe d’oro! Devo assolutamente rimediare.


Parliamo di… tronchetti damascati e scarpe d’oro, ovviamente. Le tue scarpe che tutte vogliono. L’ispirazione, da dove è arrivata?
Da nessun luogo esotico: semplicemente, dalla scarpiera di mia madre. Un pozzo infinito di eleganza, idee e ispirazioni. Un amore smisurato per tutto ciò che luccica e brilla. Dalle scarpe da ballo ed in particolare da quelle da tango. Dal color oro da usare come colore neutro. Da giorno come da sera. Ancor più bello se indossato abbinato a un paio di semplicissimi jeans. Il tronchetto? La classica scarpa "passepartout"… perfetta sempre.

Un tempo le scarpe si portavano sempre del colore abbinato alla borsa. Ora tutte le regole sono saltate. E la tua borsa, com’è?
Da quando Angelina Jolie ha scelto di abbinare il colore del suo rossetto alla sua borsa, ai Golden Globe 2012, molte celeb l’hanno copiata… e da allora la mia borsa è piena di rossetti di colori diversi.

Le nostre pesantissime borse. Non hai mai sognato di uscire senza?
Diciamo che non mi piace lasciare le mie borse da sole a casa…

Le scarpe che più ami/hai amato. Anche se non sono le tue.
Un paio di vecchissime e consumatissime "All Star Converse" di cotone bianco ogni giorno più lise, "cotte" e stanche.

Dovendo proprio scegliere: flats, mezzo tacco o tacco alto?
Nessuna regola… Ciò che davvero conta è semplicemente sapere dove andare. Per sapere che cosa indossare. Ricordi Forrest Gump, il film? "Mamma dice sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose. Dove va. Dove è stata".

La scrittrice spagnola María Dueñas, nel suo bel romanzo "La notte ha cambiato rumore" (Mondadori), ha scritto: "Perché nessuno sospettasse i miei timori, li nascosi con un’andatura risoluta in equilibrio su un paio di tacchi e un’aria determinata. Perché nessuno intuisse l’immenso sforzo che dovevo fare ogni giorno, per vincere a poco a poco la mia tristezza". Secondo te bisognerebbe sforzarsi e mettere comunque un pochino di tacco, per calpestare nemici e dispiaceri?
Posso risponderti con parole di Anna Dello Russo ? "I tacchi ti mettono sempre in uno stato d’animo migliore. Più sei depressa, più è alto il tacco che devi indossare".
Ovvero, ci sono giorni in cui comprare un paio di scarpe nuove risulta più conveniente che andare dallo psichiatra.

Non esci mai di casa senza…
Un paio di occhiali da sole.

L’insegnamento dei tuoi genitori che più hai fatto tuo.
Per aprire una porta, non troverai miglior chiave della tua volontà.

Il tuo posto del cuore nel mondo. Il posto dove ti senti più tu.
In riva ai laghi dell’Engadina.

Un libro che hai amato, riletto, stropicciato, regalato.
"Alta fedeltà", di Nick Hornby (Guanda).

L’ultimo libro che ti ha fatto ridere.
Posso invece parlarti dell’ultimo libro che mi ha fatto piangere? "Raccontami dei fiori di gelso", di Aline Ohanesian (Garzanti). Un amore spezzato dalla deportazione degli armeni, all’alba della prima guerra mondiale. Impossibile da dimenticare.

Scarpe che hai visto in un quadro o in un film e le avresti rubate…
Erano in un museo: al "MoMu" di Anversa.
Un paio di francesine di Dior in seta color verde salvia, interamente ricamate a mano, e disegnate da Roger Vivier negli anni '50.

Scarpe di te bambina, o viste quand’eri bambina, che ti ricordi ancora perfettamente.
Delle orrende ballerine in glitter viola di due numeri più grandi del mio. A conferma di quello che direbbe mia sorella Sara: " deve essere affetta da un’alterazione genetica che si porta sin dall’infanzia".

Aspettando la neve.

Martedì, 29 novembre 2016 @08:46

"Quando si avvicinava l’inverno – Filippo andava a stare in montagna e aspettava la neve. La neve è strana come dovrebbero essere sempre strane tutte le ragazze dei primi appuntamenti d’amore, e alle volte cadeva puntuale al suo arrivo, altre volte si faceva aspettare per giorni e giorni".
(Goffredo Parise)

No, non ho mai letto nulla di Parise, scrittore italiano oggi forse dimenticato, anni Cinquanta e Sessanta. Ma ho letto per caso queste frasi e mi sono piaciute, come mi piace l’aria fredda, quasi sotto zero, di questi giorni, che fa pensare alla neve.

Ci sono luoghi nel mondo che ti catturano, appena ci metti piede. Luoghi che sembravano aspettarti.

Venerdì, 25 novembre 2016 @09:19

Ci sono luoghi nel mondo che ti catturano, appena ci metti piede. Luoghi che sembravano aspettarti. A me è successo con il Castello di Ama, in Toscana, dove sono stata in settembre. Ve lo racconto su Gioia in edicola: è nel mio pezzo-guida a un weekend per cantine, cantine speciali, d’arte o architettura, o con una spa dentro; un articolo da strappare e conservare (e usare!).

Sullo stesso numero di Gioia trovate il mio #spillo della settimana:

"Anna percorse lentamente un mezzo chilometro di sensi di colpa lungo la via centrale, fermandosi davanti alle vetrine dei negozi e rubando piccoli frammenti di tempo".
(Jill Alexander)
Certe passeggiate. Certi giorni in cui fuggiremmo volentieri da noi stesse.

Lo #spillo è sfilato non da un luogo che mi aspettava, ma da un #librochemiaspettava, lì nella mia pila di libri, nel mio studio. Si intitola "Una donna pericolosa" (Feltrinelli), di una scrittrice e poetessa americana, Jill Alexander; un romanzo intenso, grigio come la Zurigo dov’è ambientato: una specie di Madame Bovary reloaded.E’ una storia di sesso, anche: sesso con gli uomini sbagliati. Ma è soprattutto la storia di una donna che potrebbe avere tutto (e che ha tutto: una casa, un marito, tre figli) e che invece di notte non dorme, esce silenziosa di casa e va sulla "sua" panchina a piangere, pagine di struggente mal di vivere. C’è anche questo, questo buio, nella vita. Ci sono giorni in cui fuggiremmo da noi stesse. In cui vogliamo solo avere un luogo nascosto in cui piangere. E’ liberatorio ritrovarlo in un libro dal ritmo così serrato – così possiamo leggere, fino all’ultima pagina, chiudere, e lasciare quel dolore dentro il libro.

Sikvaruli, la parola amore esiste. Cronache da Tbilisi.

Lunedì, 21 novembre 2016 @09:04

Ed ecco le mie cronache da Tbilisi: un posto che non avrei neppure saputo rintracciare sulla carta geografica. Ma è questo il bello dei viaggi che nascono per caso, per avventura, per invito: ti portano, a volte, in un altro mondo, di cui non sai assolutamente niente. Ora so dov’è: Tbilisi, capitale della Georgia; sotto la Turchia per noi che veniamo dalla comoda Europa, verso l’Asia. Tbilisi, capitale di un mondo millenario (qui, ci hanno raccontato orgogliosi, hanno fatto il primo vino! Ottomila anni fa). Con una sua lingua e un suo alfabeto, perché, anche se faceva parte dell’Unione Sovietica, qui non si usa il cirillico, ma un bellissimo alfabeto tondo e antico che mi ricorda quello indonesiano. Tbilisi che è un incrocio tra Istanbul, Belgrado e Beirut, ma che ha un’anima tutta sua, un cuore grande, molti sorrisi.
Che cosa mi è piaciuto?
- L’hotel con i libri dentro. Quello dove abbiamo dormito: in un’ex tipografia e casa editrice soviet, ora un piccolo gioiello design, con carta da parati inglese e una vasca old england in camera, una sala da pranzo-veranda, e all’entrata pareti tappezzate di libri in tutte le lingue. E’ il Rooms Hotel.
- Archistar abbandonate. Come l’edificio-oloturia (sì, sembra quasi un enorme cetriolo di mare) di Fuksas, finito e mai inaugurato, per problemi, mi dicono, politici: un peccato. Potrebbe diventare qualunque cosa, un museo, un albergo, una sala da concerti o un ristorante, o tutte queste cose insieme; e invece è lì, sprangato. Ruin porn. Ma ci sono anche begli edifici di archistar che sembrano quasi oggetti disegnati dai marziani, planati in una città dimenticata: il ponte sul fiume tutto trasparente disegnato da De Lucchi, ad esempio, e che gli abitani hanno soprannominato ironicamente Always Ultra: in effetti assomiglia a un assorbente abbandonato… Ma è anche vero che quando le architetture si meritano dei soprannomi, vuol dire che la gente le ama: penso alla Macchina da scrivere, che è il Vittoriano, a Roma, al Gherkin (il cetriolone) di Foster a Londra.
- Bagni di zolfo. Cupole tonde, millenarie, in un angolo della città che assomiglia davvero a Istanbul, e dentro gli antichi bagni sulfurei: si prenota una saletta-piscina privata tutta mosaici vagamente soviet, ti portano anche del tè nei bicchieri di vetro. Un’esperienza, un tuffo, davvero, nel passato.
- Sikvaruli, la parola amore esiste. Vocabolario sentimentale. In georgiano, amore si dice "sikvaruli". Una delle due parole che ho imparato. L’altra è "madloba", grazie. Forse bastano queste due parole, per sopravvivere, sempre, nel mondo?

Intanto, se volete sapere qualcosa di più di Tbilisi, la mia intervista alla gallerista Tamuna Gvaberidze, che mi ha invitato e fatto scoprire Tbilisi, con i suoi artisti in "vetrina" http://www.windowproject.ge , è su Vogue di novembre.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.