Lisa Corva

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Ti tengo in mano, mio paesaggio del cuore.

Mercoledì, 27 maggio 2020 @09:26

"Com’è bello questo piccolo paesaggio

Questi due scogli questi pochi alberi

e poi l’acqua e poi il fiume

com’è bello

Pochissimo rumore un po’ di vento

e molta acqua

E’ un piccolo paesaggio di Bretagna

può stare nel palmo della mano

quando lo si guarda da lontano"

(Jacques Prévert) 
Ti tengo in mano, mio paesaggio del cuore.

Prévert, che leggevo da ragazza, su dei tascabili Newton Compton con le copertine dai disegni un po’ psichedelici anni Settanta. Il titolo del primo era proprio il titolo di quegli anni: "Poesie d’amore e di contestazione". Prévert, che nasce con l'inizio del secolo scorso, nel febbraio del 1900. E quel piccolo paesaggio di Bretagna è il suo, dell'infanzia, delle vacanze d'estate in campagna, nel paese da cui viene il padre. E poi una casa molto bohème, quella di rue du Château a Parigi, dove vive, negli anni Venti, i gloriosi anni Venti parigini, con il pittore Yves Tanguy e Marcel Duhamel. Casa atelier aperta a tutti, dove passano, a volte vivono per un periodo, scrittori e artisti, molti surrealisti: Aragon, Queneau, Giacometti, Breton... Anni di sperimentazioni, Prévert comincia a lavorare per il teatro, per il cinema, scrive canzoni.
E poi c'è questo piccolo paesaggio da tenere in mano, e io sul palmo della mano tengo, come sempre, una piazza con orizzonte di mare: quella di Trieste.
Ecco la poesia in francese:


Comme il est beau ce petit paysage
Ces deux rochers ces quelques arbres
et puis l’eau et puis le rivage
comme il est beau
Très peu de bruit un peu de vent
et beaucoup d’eau

C’est un petit paysage de Bretagne
il peut tenir dans le creux de la main
quand on le regarde de loin
Mais si on s’avance
on ne voit plus rien
on se cogne sur un rocher
ou sur un arbre
on se fait mal c’est malheureux
Il y a des choses qu’on peut toucher de près
d’autres qu’il vaut mieux regarder d’assez loin
mais c’est bien joli tout de même
Et puis avec ça
le rouge des roses rouges et le bleu des bluets
le jaune des soucis le gris des petits gris
toute cette humide et tendre petite sorcellerie
et le rire éclatant de l’oiseau paradis
et ces chinois si gais si tristes et si gentils…
Bien sûr
c’est un paysage de Bretagne
un paysage sans roses roses
sans roses rouges
un paysage gris sans petit gris
un paysage sans chinois sans oiseau paradis
Mais il me plaît ce paysage-là
et je peux bien lui faire cadeau de tout cela
Cela n’a pas d’importance n’est-ce pas
et puis peut être que ça lui plaît
à ce paysage-là
La plus belle fille du monde
ne peut donner que ce qu’elle a
La plus belle fille du monde
je la place aussi dans ce paysage-là
et elle s’y trouve bien
elle l’aime bien
Alors il lui fait de l’ombre
et puis du soleil
dans la mesure de ses moyens
et elle reste là
et moi aussi je reste là
près de cette fille-là
A côté de nous il y a un chien avec un chat
et puis un cheval
et puis un ours brun avec un tambourin
et plusieurs animaux très simples dont j’ai oublié le nom
Il y a aussi la fête
des guirlandes des lumières des lampions
et l’ours brun tape sur son tambourin
et tout le monde dans une danse
tout le monde chante une chanson.

Quanti desideri congelati nel freezer.

Lunedì, 25 maggio 2020 @08:50

"Nel frigorifero della mia anima
il contenuto è in disordine
scade
senza che nessuno lo apra"
(Saaddiyya al-Mufarrih)

Quanti desideri congelati nel freezer.

I versi di oggi sono di Saaddiyya al-Mufarrih, nata in Kuwait nel 1964, e sono tratti da "Non ho peccato abbastanza", Mondadori, una bella antologia di poetesse arabe contemporanee. Inutile dire che anch’io ho dei desideri congelati nel freezer. Speriamo che non scadano. O di non scadere io.

Azzurrità. Voglio un po' di Grecia nella mia vita.

Sabato, 23 maggio 2020 @10:31

"Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli dell’arte greca. Sempre l’azzurro
di fianco al quotidiano"
(Ghiannis Ritsos)
Voglio un po’ di Grecia nella mia vita.

Sì, voglio un po’ di Grecia nella mia vita. Ulivi, isole, mare, il biancore accecante delle case, l’azzurrità. Ma anche gli insegnamenti della classicità, gli antichi dei ed eroi, "l’azzurro accanto al quotidiano", appunto. La poesia di Ritsos, tratta da "Pietre, ripetizioni, sbarre" (Crocetti) è così bella che ve la riporto per intero.

"Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli
dell’arte greca. Sempre l’azzurro di fianco
al quotidiano. Di fianco all’uomo: l’animale e l’oggetto –
un braccialetto al braccio della dea nuda; un fiore
caduto al suolo. Ricordate le belle raffigurazioni
sui nostri vasi di terracotta – gli dèi con gli uccelli e gli animali,
e insieme la lira, un martello, un pomo, la cassa, le tenaglie;
ah, e quella poesia in cui il dio, finito il suo lavoro,
tira dal fuoco i mantici, raccoglie gli attrezzi uno per uno
nella sua cassa d’argento; poi, con una spugna, s’asciuga
il viso, le mani, il collo muscoloso e l’irsuto petto.
Così, pulito e ordinato, esce la sera, appoggiandosi
sulle spalle degli adolescenti d’oro – opera delle sue mani
dotate di forza, pensiero e voce; esce per strada,
più maestoso di tutti, il dio claudicante, il dio lavoratore".
(Ghiannis Ritsos)

L'elasticità del cuore.

Giovedì, 21 maggio 2020 @09:30

"Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova
Ve lo dico dal mio cuore sconosciuto"
(Wislawa Szymborska)
Ma quanto sei elastico, cuore?

Lei, Wislawa. Che viveva "appartata ma non in disparte" a Cracovia. Premio Nobel nel 1996, morta nel 2012. Le sue poesie, i gatti, i graffi nel cuore, la capacità di stupirsi e meravigliarsi (cliccate sul suo nome, in verde, per leggere tutto quello che ho ritagliato e trasformato in un Buongiorno). Se dovessi dire un poeta a cui ritorno sempre, è lei, insieme a Neruda. Forse perché nei loro libri c’è un mondo in cui mi piace stare. E le parole di oggi – che sono tratte da "Un minuto di silenzio" – mi sono tornate in mente pensando a questi mesi di lockdown, questi mesi che ci hanno messo alla prova. Che ci hanno fatto misurare l’elasticità del cuore, e forse tendere ancora un pochino l’elastico, per resistere a tutto.

Ricominciare. Mi troverò per strada.

Martedì, 19 maggio 2020 @09:10

"Partii, lasciandomi alle spalle quel che mi era necessario lasciare – cioè tutto"
(Peter Cameron)
Ricominciare. Mi troverò per strada.

Uno degli incipit più belli (da "Andorra", Adelphi) di uno scrittore che mi piace molto: Peter Cameron. L’ho risentito adesso, lui nel suo lockdown in Vermont, per un articolo che è uscito ieri sul Piccolo di Trieste. Eccolo:

Proprio adesso, che viaggiare è impossibile, e i confini sono chiusi, è intrigante l’idea di una guida a un viaggio impossibile. È "Andorra - Una guida turistica", di Peter Cameron: ricordate i suoi longseller, veri passaparola emozionali, a partire da "Quella sera dorata" (più di dieci ristampe), o "Un giorno questo dolore ti sarà utile"? Questa piccola guida impossibile è invece uno dei nuovi Microgrammi di Adelphi, collana lanciata durante il lockdown: libri brevi, racconti, solo in digitale (l’e-book costa 1,99). Andorra esiste davvero (è un minuscolo stato nei Pirenei orientali), ma non "questa" Andorra. Che lo scrittore americano ha inventato, con tanto di piazza sul mare, e dove ha ambientato il suo romanzo con il passo di un misterioso thriller (intitolato, semplicemente, "Andorra", è uscito per Adelphi nel 2014). Con un incipit indimenticabile: "Partii, lasciandomi alle spalle quel che mi era necessario lasciare – cioè tutto".
Questo il romanzo. La guida invece è un divertissement, con disegni e foto d’epoca "fake", come se in quel paese inventato potessimo andarci davvero. E quindi, prima cosa, dove andare a dormire? All’Hotel Excelsior, come il protagonista del libro: fondato nel 1872, vanta addirittura a sette stelle, e dalle foto sembra perfetto per un film di Wes Anderson. Dentro l’albergo, spiega la guida, a parte la fastosa sala da pranzo c’è una biblioteca. Perché i libri qui sono molto importanti, e infatti c’è la Biblioteca di Andorra, che è in realtà un centro di scambio. "Il sistema è semplice: la gente vi porta i libri che non vuole più e bibliofili qualificati li valutano attribuendo loro un valore (espresso in un certo numero di punti) in base alla rarità, alla qualità e alle condizioni generali". E poi, come in ogni guida che si rispetti, ecco i consigli shopping: "La página pasada", al "numero 12 del porticato", è il negozio giusto per comprare carta artigianale, inchiostri, diari e agende fatte a mano, e ci va infatti il protagonista del romanzo. Cibo? Niente di memorabile, in un paese dove sono tutti magri, anzi "snelli", e l’obesità non esiste. E dove non c’è una lingua ufficiale, perché gli abitanti sono poliglotti. Il surreale continua: in piazza c’è una fontana in memoria dei quattro pescatori scomparsi in mare durante la tempesta del 1819: "rappresentavano l’intero settore ittico andorrano, l’industria ha ricevuto un colpo mortale dal quale non si è più ripresa". E da allora il pesce arriva dall’estero. Già, a proposito, come si arriva ad Andorra? A parte a bordo della fantasia, niente aerei, solo treni: "Ci sono due corse giornaliere: una al mattino e una alla sera. Il treno del mattino proviene da Parigi, quello della sera da Barcellona".
Grazie allora a Peter Cameron che ci porta ad Andorra. Però una curiosità ci è rimasta, e abbiamo intervistato lo scrittore che è dall’altra parte dell’oceano, nel suo personale lockdown. La nostra è una domanda di fuga: quando finirà la pandemia, dove le piacerebbe andare? "Per il momento sono felice di essere esattamente dove sono", risponde. "Sto aspettando la fine della quarantena a Sandgate, un minuscolo villaggio nel Vermont. La primavera è arrivata molto tardi quest’anno, ha nevicato appena una settimana fa. Ma ora è tutto uno sbocciare: qui ci sono piante "perenni", che tornano a fiorire anno dopo anno. E, in questo momento difficile e cupo, vedere foglie e petali che riappaiono mi dà speranza e fiducia". Dunque non ha in mente un viaggio segreto? "Sì, ma è un viaggio nel tempo: mi piacerebbe vedere l’isola di Manhattan com’era cinque secoli fa, abitata solo dai Nativi Americani, prima che arrivassero i colonizzatori europei. È difficile anche solo immaginarla, quand’era solo boschi e foreste. La terra di New York, ora ricoperta da marciapiedi e grattacieli, chissà quale bellezza e mistero ricorda… Ma in fondo, il mio modo preferito di viaggiare è leggere un libro. E in questi giorni di quarantena, siamo fortunati, perché possiamo fuggire aprendo le pagine di un romanzo". Lei è venuto a Trieste per un reading qualche anno fa. Che ricordo ha portato con sé? "Difficile scegliere, tra i momenti che mi ha regalato la vostra bella città. Ma forse direi: piazza Unità. C’è qualcosa di esaltante nelle dimensioni, e nella vicinanza all’acqua: la piazza sembra essere in parti uguali cielo, città e mare. Un giorno sono partito da lì, e sono arrivato, a piedi, al Castello di Miramare: una delle passeggiate più piacevoli della mia vita".

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.