Lisa Corva

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Ascolto in questa notte 
il letargo invernale.

Domenica, 10 gennaio 2021 @10:46

"Ascolto in questa notte

il letargo invernale.

Pioggia sui monti". 

(Kobayashi Issa)
Dormo. O forse raccolgo forze, idee, desideri.

In questo letargo obbligato della pandemia, mi sono tornati in mente i versi di Kobayashi Issa (1763-1828), uno dei più famosi poeti, e pittori, giapponesi, tratti da "Il grande libro degli haiku", Castelvecchi. È considerato uno dei quattro grandi maestri di haiku. Conosciuto soprattutto come Issa, che vuol dire "tazza di tè": bello, vero?

Te lo ricordi il primo bacio?

Domenica, 3 gennaio 2021 @10:00

Te lo ricordi il primo bacio? Ve l’avevo chiesto in un sondaggio su Instagram. Così, per giocare. Mi avete scritto i vostri ricordi (ma c’è stato anche chi, il primo bacio, proprio non se lo ricordava): il bacio umido come una lumaca, il bacio di prova all’amico di sempre, quello di notte in piazza Navona o di nascosto in un armadio... Ecco, come promesso, il racconto che ho scritto ispirato alla storia "vincitrice", che mi ha raccontato Valentina. Su Instagram è tutto impaginato con i colori Pantone del 2021 (Ultimate Gray, il grigio della pandemia, e Yellow Illuminating, la luce del futuro), su idea di Valeria Settembre! Così il primo Buongiorno dell’anno è un racconto. E un bacio! Buon anno - e buoni baci - a tutti. Aspetto i vostri.

1998
Finisce il millennio, anche se non so ancora bene cosa sia un millennio. So solo che ho cinque anni ma sono già un po’ innamorata di te. Il gioco di questo pomeriggio è che io e mia sorella ti abbiamo chiuso in un armadio, poi a turno entriamo al buio e ti diamo un bacio. Un bacio vero, per imparare. Lei è più grande e più bulla, e quindi sta molto più tempo con te. Io sono la sorella piccola dentro e fuori dall’armadio.

2011
Facebook: "persone che potresti conoscere". Ma sei tu! Ci scambiamo i cellulari, mi dai appuntamento, ci vediamo. Sei tu il regalo per i miei 18 anni? In ogni caso, ci ri-baciamo. Un bacio timido: sa un po’ d’infanzia e un po’ d’avventura.

2019
Anni che non ti sento, che non so più niente di te. Poi swipe, eccoti apparire su Tinder… Mi hai visto anche tu, vero? Non è un caso, se mi mandi un whatsapp il giorno dopo. Ci rivediamo, per curiosità, e perché se è questo che vuole il destino, allora vuole di sicuro che ci baciamo ancora.

2040
I baci si danno con un chip sulla punta delle dita, perché lo smartphone ormai è incorporato nella mano: arrivano direttamente sottopelle. Io sono a casa, tu anche; divisi da chilometri galassie e pandemie, e bè… ci ribaciamo. A occhi chiusi. Sembra quasi come stare di nuovo al buio dentro quell’armadio.

Per Natale regalami un pezzettino di te.

Domenica, 20 dicembre 2020 @09:30

"Tienimi ancora un po’ preziosa

mangiami

a Natale."
(Vivian Lamarque)

Per Natale regalami un pezzettino di te.

Vivian Lamarque: questa poesia, lieve come un fiocco di neve, è tratta dalla sua raccolta negli Oscar Mondadori. Ma di Vivian Lamarque è appena uscita anche una bella edizione per Crocetti, "Il signore d’oro" (che poi era il suo psicanalista!). Consiglio tutto! Brava Vivian, anche per come ha saputo intessere e trasformare in poesia la sua vita: nata nel 1946 in provincia di Trento, è stata data in adozione ancora piccolissima a una coppia a Milano. A dieci anni scoprì di avere due madri, e cominciò a scrivere i primi versi.
E questa poesia… bè, non so perché mi piace tanto, è da anni che la rileggo. Forse perché, in particolare questo Natale, sono golosa di gesti d’affetto, e non solo cioccolatini o marron glacé. Ho un calendario dell’avvento con dentro, a ogni finestrella, un cioccolato diverso (un omaggio, confesso, dell’ufficio del turismo austriaco), e quest’anno è davvero un piacere e un insegnamento quotidiano: cerca ogni giorno una piccola cosa che ti rende felice. Cerca e regala, pezzetti di te.


La vita, scoprire nel verde più fragile riflessi d’acciaio.

Domenica, 13 dicembre 2020 @11:10

"Attraversammo il giardino, reso metallico dall’inverno".
(Rebecca West)
La vita, scoprire nel verde più fragile riflessi d’acciaio.

È una piccola frase, ma spero vi faccia venire voglia di leggere Rebecca West, che ho scoperto per caso, in questo grigio, complicato autunno. È tratta da "La famiglia Aubrey", pubblicato da Fazi, primo libro di una trilogia che, stranamente, non avevo mai letto. Strano perché lei ha tutte le caratteristiche che mi piacciono: scrittrice inglese, inizio Novecento, spiritosa, anticonformista, vita avventurosa. E, guarda caso, quasi rivale in amore di un’altra scrittrice del cuore, Elizabeth von Arnim (amarono lo stesso uomo, H.G.Wells).
Perché leggere Rebecca West, e soprattutto, perché leggere la trilogia Aubrey? Perché in questo momento un libro-saga è un’astronave, che porta direttamente in un altro pianeta, dove spero di rimanere finché la pandemia sarà, più o meno, finita. E la saga delle sorelle Aubrey è la storia (quasi vera, ispirata dalla sua famiglia) di una famiglia resiliente, felice nonostante i debiti, i traslochi, le disavventure; una famiglia dove si impara che la fantasia, la musica, la pittura, la bellezza insomma, è quello che conta.
Aggiungo un altro libro-saga, "L’ottava vita", di Nino Haratischwili (Marsilio), storia di un secolo attraverso le donne di una famiglia di Tbilisi. C’è di tutto: Tbilisi esotica e misteriosa, una città dove sono stata qualche anno fa; l’Armata Rossa, l’assedio di Leningrado, una cioccolata che è una pozione, tradimenti e amori, fughe… E soprattutto 800 pagine che vi possono accompagnare nel letargo di quest’anno.
....
Ecco anche la recensione del primo libro che ho letto di Rebecca. L'ho scritta per Il Piccolo di Trieste.
Non sarebbe meraviglioso avere un super-potere che ci permetta di leggere i pensieri della persona che amiamo? Anche quelli più cupi e inconfessati? Per vedere che effetto fa, basta leggere un romanzo del 1929, scritto da un’autrice cult, Rebecca West: "Quel prodigio di Harriet Hume" (traduzione di Francesca Frigerio, Fazi Editore, 262 pagine). Chi ha amato la saga della famiglia Aubrey, sempre tradotta da Fazi, si deve preparare, però, a qualcosa di completamente diverso. Questo è un libro-divertissement: "A London Fantasy", come dice il sottotitolo dell’originale. E anche una piccola vendetta contro i maschi pomposi, egocentrici, concentrati solo su di sé. La protagonista è Harriet, ragazza evanescente che vive a Kensington, bella ed eccentrica pianista. Lui è Arnold Condorex, che la guarda così: "di tutte le donne che aveva conosciuto lei era la più eterea: amarla era come avvolgersi in una sciarpa di puro spirito". Una favola romantica? Non proprio. Arnold, con quel cognome che fa tanto venire in mente un analgesico, è un arrampicatore sociale senza scrupoli. Il romanzo si apre nel languore di un pomeriggio d’amore, ma Condorex non pensa ad altro che alle sue prossime mosse, agli imbrogli e ai sotterfugi che ha in mente per la sua carriera politica, alla donna ricca ma noiosa che gli toccherà sposare, per essere sicuro di entrare nel bel mondo che brama… Così, esce dalla porta del giardino, pensando di lasciarsi dietro Harriet per sempre. E invece no. Perché il destino gliela farà incontrare ancora, inaspettatamente, negli incroci della sua vita, in una Londra di palazzi, club e giardini aristocratici. E ogni volta Harriet farà qualcosa che lo spaventa e lo affascina allo stesso tempo: gli legge nel pensiero. Anzi, lo passa ai raggi X, come una radiografia, mettendolo di fronte ai suoi inganni, ai suoi segreti. Forse, quando lui la va a cercare con una pistola in mano per eliminare lei (che è anche la sua coscienza), ci sarà un lieto fine... Ma forse il lieto fine è semplicemente Harriet, questa donna vestita sempre di colori chiari, che vive da sola, segue la sua passione e la sua musica. E ha altri uomini, certo, non sta seduta in salotto a bere tè ed aspettare Condorex. Sospettiamo che dentro Harriet ci sia molto di Rebecca West. Che nasce in realtà come Cicily Isabel Farfield, da una madre pianista e un padre giornalista e inaffidabile (ed è la sua infanzia che, rielaborata, diventa la materia della saga della famiglia Aubrey, che in Italia ha incantato anche Baricco). Si trasferisce a Londra, diventa un’attrice, si cambia il nome in Rebecca West in omaggio all’eroina di un dramma di Ibsen, lotta insieme alle suffragette… E incontra H.G. Wells, il fascinoso scrittore sciupafemmine, 26 anni più di lei, con il quale avrà un figlio (illegittimo), e un’amicizia lunga una vita. Una relazione scandalo che avrebbe polverizzato molte donne, all’epoca. Ma Rebecca, come Harriet, non si scoraggia, ha un’incrollabile fiducia in se stessa, e tutto sommato anche negli uomini. Nel 1930, poco dopo aver scritto Harriet Hume, sposa un ricco banchiere, che le porta in dote una Rolls Royce, una casa avita in campagna e un confortevole benessere. Oltre alla possibilità di viaggiare: nel 1937 andrà nell’allora Yugoslavia, e la racconterà in un’incredibile testimonianza di viaggio, "Black Lamb and Grey Falcon", mai ancora tradotta in italiano.
Rebecca West ha saputo vivere con la stessa leggerezza e sfrontatezza di Harriet, "consapevole del fatto che una donna per essere elegante deve camminare con i tacchi alti oppure senza tacchi del tutto". Una femminista che è stata anche un concentrato di femminilità. Del resto, come scrisse nel 1913, "non sono mai riuscita a capire che cosa significhi con precisione femminismo. So soltanto che mi definiscono femminista tutte le volte che esprimo sentimenti che mi differenziano da uno zerbino o da una prostituta". E in questo è così vicina a noi e alle ragazze del nostro tempo. Superpoteri compresi.


Cerco luci nel buio.

Domenica, 6 dicembre 2020 @10:32

"I cieli grigi e le luci di dicembre sono la mia idea di gioia segreta."
(Adam Gopnik)
Cerco luci nel buio.

Il Buongiorno di questa settimana è tratto da un libro speciale, un saggio che è una dichiarazione d’amore per la stagione fredda: "L’invenzione dell’inverno" (Guanda), di Adam Gopnik, giornalista e saggista nato in Canada (lì sì che se ne intendono, dell’inverno). La tesi? Che a partire dal Settecento il mondo moderno e occidentale si è potuto garantire il lusso di ammirare l’inverno da dietro il vetro di una finestra, in una stanza finalmente riscaldata: avete presente quando fuori nevica, o c’è la nebbia, la brina del mattino? E poi, inverno come avventura sulla neve e lusso dei sensi: ce lo racconta Gopnik citando quadri, romanzi, mode.
E ricorda gli Eisblumen, i fiori di ghiaccio citati anche da Goethe: "Noi viviamo in un’epoca in cui i fiori di ghiaccio appaiono molto raramente sulle finestre, anche nei paesi freddi. Ma quando non c’era ancora il riscaldamento centralizzato e le finestre erano fatte con vetro fuso pieno di impurità, intorno alle minuscole irregolarità presenti sulla superficie non uniforme della vetrata "crescevano" i motivi formati dai cristalli di ghiaccio… I poeti e gli scienziati romantici tedeschi, in un’epoca in cui i due ambiti non erano ancora isolati, rimasero affascinati da quelle forme e continuarono a chiedersi se fossero davvero vive, create dalla mano di Dio, oppure una mera imitazione, un accidente, una costellazione casuale di cristalli che sembravano, ma sembravano soltanto, essere vivi".
I cieli grigi e le luci di dicembre, dunque. Ho ripensato a questa frase adesso, con questi cieli grigi, pandemici: è importante trovare sempre delle luci nel buio. E mai come quest'anno, forse, cerchiamo consolazione nelle luci di Natale in città.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.