Lisa Corva

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Scrivere un diario è mettere a posto l’armadio della vita.

Lunedì, 21 ottobre 2019 @10:16

"Quando finisco di scrivere sul diario, mi sento come se avessi finito di ripiegare tutta la biancheria e avessi lucidato i pavimenti".
(Auður Ava Ólafsdóttir)

Sono tante le frasi che mi sono rimaste dentro leggendo questo romanzo islandese. Ma forse quello che mi ha colpito di più è l’accostamento -diciamo "ardito" - tra scrivere e mettere a posto la casa. Probabilmente perché –anche per me, disordinata controvoglia – scrivere vuol dire mettere ordine nella vita. O almeno provarci. Penna e carta, o laptop acceso, e uno straccio per la polvere. O forse una eco crema al limone pulisci-tutto, che è la mia nuova ossessione. Come vorrei avere tutto a posto, biancheria ripiegata, armadi profumati, e anche i dispiaceri e i rimpianti spolverati via. Togliere i segnacci di calcare dal lavandino e dai miei anni. Domesticità e ispirazione? Possibile?

Intanto segnatevi il libro: "Miss Islanda", Einaudi, della bravissima Auður Ava Ólafsdóttir, che racconta il "making of", la vocazione di una scrittrice, una bionda bella ragazza nell’Islanda degli anni Sessanta, che parte alla scoperta del mondo, e dell’amore, con una macchina da scrivere. E fa window-shopping ogni giorno nelle librerie di Reykjavik, prima di partire: desidera libri, e non vestiti. Scrivere per scoprire se stessi e il mondo: per lei è una macchina da scrivere (sentivo ancora tra le pagine il rumore ormai antico dei tasti); per la sua migliore amica, mamma troppo giovane con due bambine, è il diario poetico nascosto nella cesta della biancheria. Anni Sessanta, quando ancora bisognava scegliere, quando bambini e scrittura (o arte, o carriera) erano incompatibili; quando ancora c’era chi usava un nome maschile pur di pubblicare, quando si scriveva sul tavolo della cucina, magari di nascosto. La ricerca di una "stanza per sé": ci siamo riuscite?

Ólafsdóttir, di cui avevo letto "Hotel Silence", sempre Einaudi, ha la grazia e l’incanto di certi cieli del Nord. Il nuovo romanzo mi è piaciuto così tanto che penso che la leggerò tutta, à rebours, tornando pian piano indietro negli anni. L’autunno è appena cominciato.

Vorrei vivere in una casetta di biscotti.

Venerdì, 27 settembre 2019 @09:32

"Domani
tappezzerò la camera
con carta da parati gialla
e vivrò
come in
una casetta
di biscotti"
(Andrej Sen-Senkov)

Allora, funziona così. È autunno – già, ve n’eravate accorti anche voi? – e io sono qui, immalinconita perché non posso più camminare scalza, perché sono lontana da ulivi e isole, perché le giornate sono sempre più corte e il buio avanza. Quindi, ho cominciato a pensare – come spesso faccio – che ho bisogno di parole talismano, che illuminino la strada; parole da tenere in mano, in tasca, per andare avanti. Ma dove trovarle? Ho aperto un libro che viene da un posto speciale, l’isola di Salina: un bookcrossing davanti alla chiesa di Santa Marina, in una giornata di pioggia (vi ho già detto che amo i bookcrossing, i libri che trovano nuove strade?). Questa è un’edizione economica Feltrinelli con le pagine già un po’ stropicciate, "Poesia del Novecento in Italia e in Europa". Ho aperto a caso ed ecco le parole che aspettavo, di un poeta russo, mai sentito prima, nato nel 1968 in Tagikistan (persino il Tagikistan non saprei neppure dov’è, sulla mappa). Ma questa casa di biscotti mi è piaciuta. È un posto piacevole, ho pensato, dove passare l’autunno. Al caldo. Certo, non è una vera poesia d’autunno. Non ci sono le foglie che cadono, le zucche al mercato, le prime sciarpe, le passeggiate nei parchi. Ma qui, in questa casetta di biscotti, c’è spazio per nuovi libri, la mia preziosa morbida copertina, tazze di tè (e anche qualche dolcetto?), il piacere di leggere a letto, mentre fuori forse piove e si alza la nebbia. Benvenuto autunno.

Je trouve le néant très comfortable.

Lunedì, 16 settembre 2019 @20:02

Je trouve le néant très comfortable.

Questa frase, di un poeta francese, Alain Bosquet, è scritta a mano su una gouache delicata, bellissima, nei toni del rosa, che ho appeso in bagno. "Trovo il nulla molto confortevole". È un regalo, il regalo di un uomo speciale che mi manca, un grande pittore dell’ex Jugoslavia, un uomo che amava il mio mare, le mie isole, e la vita. Jože Ciuha. Ora che non c’è più, ora che non ci sono più tante persone a cui ho voluto bene, tante persone che mi hanno tenuto in braccio, mi hanno sorriso, e mi hanno insegnato, direttamente o obliquamente, tante cose, ora questa frase in qualche modo mi consola. E’ vero che il nulla può essere confortevole? E’ quello il nulla a cui pensava Bosquet (che, ho scoperto solo oggi, si chiamava in realtà Anatole Bisk, ed era di origine russa), è quello il nulla a cui pensava Ciuha? E’ questo il vero regalo?

Il mondo è rugiada.

Giovedì, 29 agosto 2019 @08:57

"La mattina in cui dovevo sposarmi, a New York, entrai in una libreria: lo facevo sempre nei momenti di crisi o di estasi, finché non le hanno chiuse tutte – e allora, come un monaco, mi è toccato cercare un po’ di conforto o di ispirazione da qualche parte nell’etere. Ci trovai qualcosa che speravo avrebbe fatto da epigrafe al nostro imminente matrimonio: era di Issa – poeta giapponese del Settecento, il più sensibile e spiritoso degli autori di haiku – e diceva semplicemente:

Il mondo di rugiada è
un mondo di rugiada;
eppure…


Questo è l’incipit di un libro che racconta una vita a New York, e che sto leggendo adesso: "Io, lei, Manhattan" (Guanda), di Adam Gopnik (uno scrittore/saggista di cui avevo già ritagliato una frase-spillo, "i cieli grigi e le luci di dicembre sono la mia idea di gioia segreta") . L’ho cominciato a leggere, il nuovo libro, mentre preparavo la valigia per New York, e mi è piaciuto questo entrare in libreria nei momenti importanti, affidarsi alle pagine, alle parole trovate per caso come oracolo, oroscopo, scia luminosa. Quello che faccio io, quello che facciamo noi, vero? Ed è vero che a Manhattan non ci sono quasi più librerie: mi considero fortunata, una cittadina europea che può farsi ispirare curiosando tra gli scaffali (e penso anche a Trieste, dove ci sono tanti rigattieri con libri usati). Ma in fondo è bello anche trovare le parole su Instagram, su Facebook, su un blog, così come state facendo voi... Le scie luminose delle parole sono ovunque.

E dunque, la rugiada? Per Issa, e per Gopnik, il mondo è di rugiada perché è fragile – eppure affiorano, scrive Gopnik, "piaceri ed epifanie". Per me è di rugiada perché al mattino presto l’erba bagnata sa di infinita possibilità. Di apertura al mondo.

Perché vorrei i superpoteri delle piante.

Sabato, 3 agosto 2019 @11:10

"Ma poi gli anni mi sono cresciuti addosso come spine".

Mi gira in testa questa frase da mesi, da quando l’ho letta, e sottolineata, in un libro (il giallo di una scrittrice colombiana, Melba Escobar, "La Casa della bellezza", Marsilio; non mi è piaciuto, ma la frase sì, mi è rimasta appiccicata addosso: una spina?).
Ed è da mesi che ci penso. Perché ci sono giorni come spine: lo sappiamo. Giorni in cui inciampiamo in cose brutte e a volte inaspettate, e ci facciamo male, rifiuti, dispiaceri e delusioni che tagliano come pezzi di vetro. Ma non avevo mai pensato agli "anni che ci crescono addosso come spine". Spine che graffiano. E proteggono. Spine di una rosa, spine di un cactus. Dunque nelle piante c’è una saggezza che possiamo ascoltare?
Ci ho pensato in questi mesi nel mio "cammino verde" tra i salici, accanto a un canale, vicino a casa. È quello che chiamo il cammino dei partigiani, perché è dedicato a un momento di resistenza della seconda guerra mondiale; ed è la mia passeggiata preferita. Lì, tra i salici, ripensavo alle spine. E a tutte le letture green di questo periodo, necessarie, in questo momento di emergenza climatica e global warming ignorato dai potenti. Tutto è nato con "Broken Nature" alla Triennale di Milano, l’avete vista la mostra? Lì, nella parte sulle piante curata da un geniale Stefano Mancuso, "La nazione delle piante", sono rimasta affascinata da questa semplice dichiarazione: le piante hanno dei superpoteri. "Non è forse un superpotere la capacità di ricavare tutta l’energia di cui si ha bisogno dal sole?", mi ha detto Mancuso, che è direttore del Laboratorio internazionale di Neurobiologia vegetale, in un’intervista che uscirà presto. "Ci basterebbe metterci alla luce, e non avremmo più bisogno di mangiare". È vero: la magia della fotosintesi!
Quali altri superpoteri vorrei copiare dalle piante? Penso alle Metamorfosi di Ovidio: mi piacerebbe ricoprirmi di muschio, non di spine. Stavolta niente petali: sono bellissimi, profumati, certo, ma effimeri e caduci. Invece vorrei che gli anni mi coprissero di muschio come sulle cortecce di certi alberi, nei boschi, nelle foreste ombrose. Forse perché li vedo quasi ogni giorno: gli alberi sul cammino accanto a casa. Sono piante vecchie, ma toccarle dà una sensazione di forza, di resistenza; il muschio, soprattutto se ha piovuto, è umido, morbido. Anni che non pungono, ma che mi trasformano e, forse, mi proteggono. Anche questa è una cosa bella da imparare.

Ma ancora a proposito della saggezza delle piante. Nel libro di un giovane filosofo, Emanuele Coccia, "La vita delle piante-Metafisica della mescolanza" (Il Mulino), che tra l’altro è tra i curatori della mostra "Nous les arbres" alla Fondation Cartier di Parigi, ho trovato una frase che mi ha colpito molto. Poetica, illuminante, consolatoria. È un intero capitolo dedicato alle foglie. "La foglia è la forma paradigmatica dell’apertura; la vita capace di essere attraversata dal mondo senza esserne distrutta". E io che ho sempre pensato alle foglie malinconicamente: foglie d’autunno. E invece: "L’origine del nostro mondo sono le foglie: fragili, vulnerabili, eppure capaci di ritornare e rivivere dopo aver attraversato la cattiva stagione". Non è un bel pensiero di compleanno?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.