Lisa Corva

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Neve, un ramo di bacche rosse, e le vetrine luminose ghiacciate.

Lunedì, 16 gennaio 2017 @09:03

"Passammo davanti alle saracinesche abbassate, alle sale da tè chiuse, alle case armene abbandonate e alle vetrine luminose ghiacciate, sotto i castagni e i pioppi coperti di neve, e camminando ascoltavamo il rumore dei nostri passi per le strade tristi illuminate da poche luci al neon".
(Orhan Pamuk)

Continuo il mio erbario improvvisato dentro le pagine dei libri. E stavolta, riprendendo in mano "Neve" di Pamuk (Einaudi, traduzione di Semsa Gezgin), ho appoggiato sulla pagina un ramo spinoso di bacche rosse che ho raccolto camminando qui nel mio altrove, per le strade e i giardini accanto a casa, ora coperti di neve. Pensavo che quel ramo fosse un agrifoglio: siamo in inverno, no? E invece - dopo aver controllato, indovinate un po’, su google, la nostra enciclopedia sul telefonino - ho scoperto che sono bacche di rosa canina. Mi piacciono i miei erbari cittadini, mi piace ricominciare a dare un nome alle piante, agli alberi che incontro per strada.
Il libro di Pamuk, che avevo comprato credo proprio per il titolo, è un libro in cui nevica, nevica dalla prima all’ultima pagina: nevica nella città turca di frontiera dimenticata (quella del pezzettino che vi ho sfilato), nella Germania dell’emigrazione. E’ un libro che ho letto lentamente, e ci ho messo anni; lentamente come la neve che cade e ricopre la città di Kars mentre il protagonista si innamora, scrive poesie, si scontra con i fanatici sia laici che islamici, rimane coinvolto in un attentato in un teatro… E dire che Pamuk, lo scrittore turco che ha vinto il Nobel Letteratura nel 2006, ha scritto "Neve" nel 2002, quando ancora il mondo non sapeva che cosa fosse l'Isis. Da allora forse l’unica cosa che è rimasta uguale è l’amore, e la neve.

Vivi. E’ l’unica risposta.

Venerdì, 13 gennaio 2017 @08:40

"Il passato che pensi di aver dimenticato è seduto sulla tua spalla, pronto a ricordarti che la vita è breve davvero ed è il caso di sfruttare al meglio quella che resta."
(Ian McEwan)
Vivi. E’ l’unica risposta.

No, non mi piace molto lo scrittore inglese Ian McEwan (anche se mi aveva molto colpito il film tratto dal suo romanzo "Espiazione", ricordate? Con una fantastica Keira Knightley). Ma ho letto su Repubblica, tempo fa, nel settembre del 2015, una sua intervista in cui c’era questa frase… che ho segnato subito. Ogni tanto inciampo in frasi, versi, parole, e non solo nelle pagine dei romanzi. Le tengo, ci penso, le rileggo(e a volte semplicemente le cancello). Ma questa no. Questa frase strana, con quel passato che sta sopra la spalla, inquietante, vero? Ma anche un monito a vivere dentro il presente. E adesso, è lo #spillo sull’ultimo numero di Gioia.
In fondo una frase che ti rimane dentro è come una canzone che continui a canticchiare. L’ultima? "City of Stars". Perché qui nel mio altrove c’è già "La La Land", il lievissimo musical jazz con Emma Stone e Ryan Gosling, che ha già vinto non so quanti Golden Globe e sta correndo verso l’Oscar. Siamo andati, eroici perché quando siamo arrivati il riscaldamento in sala era rotto! E’ stato buffo vedere un film col cappotto addosso (non eravamo gli unici e ci veniva da ridere). E’ da allora che sto canticchiando le canzoni del film. Contenta perché il jazz è la colonna sonora della mia vita, e perché un regista di soli 31 anni come Chazelle (che aveva già firmato "Whiplash"), ha saputo sognare di nuovo jazz, come fa, da sempre e per sempre, Woody Allen. Contenta perché c’è chi sa ancora regalare sogni.

Le donne che sanno cucire, e le bustine di Benedetta.

Martedì, 10 gennaio 2017 @10:36

Ma tu sai cucire? Io, che non so neppure attaccare un bottone, sono sempre ammirata quando incontro chi sa creare con ago e filo; o quando scopro che c’è chi a casa ha ancora (e usa) una macchina da cucire, oggetto per me misterioso come un’astronave. Come Benedetta Senin, quarantenne tutta riccioli che una volta a casa… cuce. Di suo ho due "bustine", nome in codice tra le amiche: pochette di stoffa, fatte magari con scampoli, spesso con parole ricamate, bottoni-decorazione, passamaneria… Si chiudono con una zip, così quel che c’è dentro è salvo. Io ne ho una con una peonia che ha accompagnato l’uscita del mio ultimo libro (che aveva, appunto, una peonia in copertina). Le tengo in borsa, per chiavi, rossetto, penne; o per il passaporto, quando viaggio. Ma non ho mai chiesto a Benedetta: l’idea come ti è venuta? Così è lei il mio terzo LisaIncontra.

Molti anni fa andavo spesso a Bordeaux (il mio compagno lavorava lì) e mi ero appassionata ad un’enorme libreria, Mollat. Mi piaceva l’atmosfera, la moquette per terra dove sedersi e sfogliare i libri, e tutto quello che potevo scoprire. E infatti ho scoperto un’intera sezione di libri dedicati al cucito, di cui pian piano ho fatto scorta. Francesi, quindi chic, ovviamente, ma semplici perché i progetti erano spiegati punto per punto con testi, disegni e foto, cosa che li rendeva assolutamente alla mia portata di sarta amatoriale. E così ho provato a realizzare la mia prima pochette.

La tua bustina preferita, quella che porti sempre con te in borsa?
In borsa non ne ho solo una, ma ben tre! Una per il make up, nell’altra i caricatori del telefono, nella terza le eventuali medicine. Insomma il survival kit metropolitano di ogni giorno. Fondamentale per me che sono una pendolare… E che affronto ogni giorno gli immancabili ritardi del treno e tutti gli inciampi di quelli che chiamo, cercando di riderci su, #mymondays.

Da chi hai imparato a cucire?
Confesso: sin da ragazzina avevo una passione per tutto quello che erano i cosiddetti "lavori femminili", quelli che una volta si insegnavano a scuola. Ma che io invece ho imparato dalla mamma di due mie amiche d’infanzia. Negli anni dell’università, ogni pomeriggio, quando tornavo a casa dalle lezioni attraversavo il cortile e salivo da lei. Le mie amiche stavano alla larga dalla macchina da cucire, io invece non vedevo l’ora di imparare… E ho imparato, grazie alla signora Giancarla: posso ringraziarla qui?
Adesso invece cucire per me è diverso, oscilla tra necessità e piacere, e sospetto che sia un po’ come per chi scrive: da un lato è un’urgenza, dall’altro una terapia. In ogni caso uno spazio solo mio. Uno spazio di grande, libera creatività.

Buffa la storia della mamma e della macchina da cucire dall’altra parte del cortile: buffa anche perché ora si impara guardando YouTube. Me l’ha appena raccontato un’amica, che voleva imparare a lavorare a maglia, e che si è appassionata a una youtuber che vive a Bologna. Ora è lì che "produce" fasce di lana per capelli (perfette con questo freddo!).

E nei romanzi, come siamo messi con ago e filo? Penso alla sarta spagnola che ci era tanto piaciuta, l’eroina, sarta e spia per caso, di "La notte ha cambiato rumore", Maria Dueñas.
Ah, il libro di Maria Dueñas mi ha fatto un po’ sognare. Mi immaginavo l’atelier che da stanza disadorna diventa il riferimento di tutte le signore dell’alta società e lei che dal niente diventa una sarta bravissima (e una spia!). No, direi che non mi è mai capitato di leggere un altro libro in cui ci sia una storia così avvincente, non nella prospettiva "sartoriale". Poi in tanti romanzi inglesi dell’Ottocento si incontrano miriadi di fanciulle che ricamano a piccolo punto, ma quella è un’altra storia, è contorno.

Le scarpe che più ami/hai amato.
Ci sono stati dei sandali, i primi Chie Mihara comprati tanti anni fa, piattissimi e con un cinturino che girava due volte intorno alla caviglia, che ho amato follemente, e che conservo tuttora nonostante non li possa più mettere.

Non hai mai sognato di uscire senza la borsa? Solo con quello che riesci a infilare in tasca?
Ma io adoro le borse! Dove metterei, altrimenti, le mie bustine? Al limite, se voglio sentirmi più libera, una piccola tracolla è perfetta. E per il resto, viva le borse grandi!

Non esci mai di casa senza…
Anelli e orecchini.

La tua icona femminile.
Vale Mafalda, la bambina del fumetto di Quino? Io mi sento un po’ come lei, facile all’indignazione di fronte alle ingiustizie, anche se la speranza di un mondo migliore in me è decisamente inferiore. E poi mi fa tanto ridere.

Io spesso nei quadri antichi vedo gioielli o scarpine che mi porterei volentieri a casa, tu immagino noti i ricami …
Una volta, alla Pinacoteca di Brera, a Milano, sono rimasta folgorata: il dettaglio delle stoffe dei vestiti delle dame cinquecentesche balzava fuori dalla tela e mi ricordo di aver pensato che sarei dovuta tornare per prendere ispirazione. Magari lo metto tra i buoni propositi dell’anno?

Oppure, racconto a Benedetta, puoi seguire su Instagram @ArtGarments: un account incredibile che fa scoprire quadri antichi e il dettaglio moda perduto: un fiocco, un gioiello, una bordura dell’abito…

La frase (mantra, slogan, verso di una poesia) che più ti riassume.
Sono pochi i versi che ricordo a memoria, tra questi García Lorca: "Vi en tus ojos / dos arbolitos locos/ de brisa, de risa, de oro…". Bellissimo, vero? "Vidi nei tuoi occhi /due alberelli pazzi. Di brezza, di risa e d’oro". Tutto in questa poesia brilla ed emana vita.

Apri il tuo armadio. Un abito con una storia dentro, che non butterai mai, e perché.
In realtà sono poco sentimentale: credo che i vestiti abbiano una loro vita limitata, e per me arriva quasi sempre il momento in cui me ne separo, senza troppe difficoltà. Tuttavia posso dirti che il capo a cui sono più affezionata è una giacca di pelle che mi ha regalato il mio compagno per i miei 40 anni, e che finora mi ha accompagnato in un sacco di viaggi, di quelli che ricorderò.

L’insegnamento dei tuoi genitori che più hai fatto tuo.
La cosa che ammiro moltissimo nei miei genitori è l’essere sempre rimasti se stessi, la loro capacità di mantenere i principi saldi, ed è una cosa che spero di riuscire a fare anch’io. In altre parole: non perdere la bussola.

Il tuo posto del cuore nel mondo, quello dove ti senti più tu.
Non credo di sorprenderti se ti dico che vedere il mare dalla strada costiera che porta a Trieste è sempre una grande gioia!

Un libro che hai amato, riletto, stropicciato, regalato.
"La versione di Barney", di Mordechai Richler, che ci strappavamo di mano io e il mio compagno un’estate in Grecia. E che al rientro dalla vacanza (in moto) ho dovuto aggiustare con lo scotch per tenerlo insieme.

L’ultimo libro che ti ha fatto ridere.
Devo per forza dirti un altro Adelphi! "La mia famiglia e altri animali", di Gerard Durrell. In realtà l’ho letto molto tempo fa, ma lo consiglio sempre a chi mi chiede un anti-depressivo formato libro.

Il tuo prossimo progetto ago e filo.
Appena finito: l’ennesima bustina, e visto che siamo appena entrati nel 2017 ha – come da tradizione - l’anno ricamato a punto croce.

Io invece da Benedetta ho appena ordinato due bustine per due amiche del liceo, regalo a cui tenevo molto, consegnate a Milano davanti a una tazza di tè: così, ora che viviamo sparpagliate nel mondo, so che in borsa abbiamo qualcosa che ci unisce. Ago e filo attraverso i confini. Dimenticavo! Potete guardare (e ordinare) le bustine di Benedetta qui: http://plazadelavirgen.blogspot.si
Plaza de la Virgen come la piazza, mi ha raccontato, dove abitava anni fa in Spagna. Di nuovo, ago filo e confini.

Mattine di freddo, e un pensiero caldo: qualcosa di bello da aspettare.

Lunedì, 9 gennaio 2017 @08:16

"Amore mio, nei vapori d’un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti!"
(Giorgio Caproni)
Mattine di freddo, e un pensiero caldo: qualcosa di bello da aspettare.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia, è tratto da un piccolo Einaudi bianco: "Il terzo libro e altre cose". Mattine fredde e pensieri caldi. E quei bar rifugio aperti al mattino presto...

Parlò dei viaggi invernali nel vasto impero, coricato nella slitta...

Mercoledì, 4 gennaio 2017 @08:24

"Parlò dei viaggi invernali nel vasto impero, viaggi durati notti intere con freddi tremendi, coricato nella slitta, sotto pelli di pecora, e raccontò di aver visto, svegliandosi, gli occhi dei lupi, fiammeggianti come stelle sopra la neve."
(Thomas Mann)

Chi parla è Anton Karlovic Ferge di Pietroburgo, coi "grandi baffi bonari", una vita da viaggiatore per una compagnia d’assicurazione contro gli incendi, ma era la sua vita precedente, prima di finire nel sanatorio svizzero sulla montagna incantata.
Mi piace questa frase che sa di nevi d’antan letta adesso, in quest’inverno ancora senza neve. Mi piacciono quelle slitte dove si viaggiava coperti di pelli, il ghiaccio infinito, gli occhi fiammeggianti dei lupi, la Grande Madre Russia. Mi piace pensarci al caldo della mia casa, pensare all’inverno, stare dentro l'inverno. ("La montagna incantata" di Thomas Mann l’ho letta in edizione Corbaccio. Amo leggere/rileggere i classici).

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.