Lisa Corva

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La possibilità di un erbario. Meditazione quotidiana con i fiori che incontriamo.

Lunedì, 29 agosto 2016 @08:49

"Il tè del mattino era servito con una focaccia particolare; a ogni posto c’era un vasetto con garofani selvatici e persino rododendri che gli uomini s’infilavano all’occhiello."
(Thomas Mann)

Questo strano agosto mi ha portato in montagna, io che non amo le vette (mi sento che incombono, l’esatto opposto di come si sentono normalmente le persone). Casette di legno, l’unico rumore al mattino il ruscello, covoni di fieno nei campi… E molti fiori da raccogliere o semplicemente da guardare. E pagine, certo: ho pensato che la montagna fosse lo scenario perfetto per iniziare "Zauberberg", ovvero "La montagna incantata", capolavoro di Thomas Mann (quasi 700 pagine nella bella traduzione vintage di Ervino Pocar, edizione Corbaccio). Adoro leggere o rileggere i classici (è la stessa cosa, perché a distanza di anni dimentico tutto, ricordo solo l’atmosfera e certe scene al chiaro di luna come in "Guerra e Pace"), e il tempo sospeso dell’estate è perfetto per prenderli in mano. In questo caso si tratta proprio di una prima lettura: di Thomas Mann avevo letto, e riletto, piangendoci su tutte e due le volte (vogliamo parlare dei #librikleenex?), "I Buddenbrook". Ma nel sanatorio svizzero della Montagna incantata non avevo ancora messo piede. Ed eccomi qui, dunque, con Hans Cantorp, già a pagina 174; nelle pagine, ho infilato dei fiori di campo. Mi è venuta voglia di erbario, di infilare i fogli tra le pagine, petali e foglie di cui non so i nomi. (Anche se il consorte si è scaricato un’app sullo smartphone: basta fotografare il fiore enigmatico e il telefonino risponde con possibili "matches", abbinamenti, con sempre anche il nome in latino). Gli erbari… Una cara amica, S., mi ha raccontato che in Germania hanno appena pubblicato l’erbario che tenne in prigione Rosa Luxembourg, una delle grandi donne rivoluzionarie del Novecento. Herbarium. C’è un che di zen, di meditazione quotidiana in questo dialogo con i fiori che ci vengono incontro sul cammino. Voi lo fate mai?

Quel che è sogno diventa una realtà che richiede un nuovo sogno.

Venerdì, 26 agosto 2016 @08:10

"Quel che è sogno diventa una realtà che richiede un nuovo sogno".
(Jonathan Safran Foer)

Il Buongiorno di oggi viene da un libro che ho letto quest’estate, in anteprima, e che troverete in libreria tra qualche giorno, con la sua copertina yellow: "Eccomi" (Guanda), il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer, dopo i bestseller "Molto forte, incredibilmente vicino" (che ho molto amato), e "Ogni cosa è illuminata". Romanzone (sono 600 pagine), che arriva dopo dieci anni di silenzio (e un divorzio, dalla scrittrice Nicole Krauss), molto atteso dunque. Un romanzo che ho letto con curiosità anche perché dovevo intervistare Foer: non vi dico di più, se non che troverete la mia intervista sul numero di Vogue di settembre!

Intanto vi racconto di altri sogni… Sogni mitteleuropei. A proposito del Danubio blu che non è blu e di una chiesa blu a Bratislava. Perché quest’anno ho passato un Ferragosto non tra isole, ulivi e mare, come al solito, ma un Ferragosto mitteleuropeo. A casa di amici a Vienna, una casa proprio all’angolo con il Donau Kanal, il canale sul Danubio, abbiamo deciso di prendere il ferry del mattino per Bratislava, una gita sul fiume che volevo fare da anni. Caffè nel bar super design sull’acqua, e poi in un’ora e mezza, sul Danubio che non è blu ma direi di un grigio acciaio misto a verde, si sbarca a Bratislava, capitale della Slovacchia. Bella? Bè, non è Praga… Ma è una piccola città accogliente, piena di baretti e caffè, e ci sono due cose che mi sono piaciute tantissimo. La prima è un grande caffè-libreria, di quelli che vorrei avere all’angolo dietro casa mia, anche se è dentro un bruttissimo palazzo post socialista. Si chiama Gorila.Sk Urban Space, se mai vi capitasse di andarci (e se mi seguite su Instagram avete visto in diretta le foto). Dentro, bella musica, sedie e poltrone comodissime e scompagnate, un piccolo angolo di quaderni e borse design, scaffali e scaffali di libri, lampadari fatti di vecchie bottiglie… Mi è piaciuta molto! La seconda è una chiesa dedicata alla mia santa, sant’Elisabetta, la santa ungherese delle rose: una chiesa tutta blu, incredibilmente azzurra e blu, quasi kitsch. Fu progettata all’inizio del secolo scorso da Ödon Lechner, eccentrico architetto considerato un po’ il Gaudì ungherese, e oltre a sant’Elisabetta con le rose in grembo, sulla facciata, ha decorazioni blu su blu, azzurro su azzurro, fatte di micro-piastrelle e specchietti, che mi hanno vagamente ricordato la Birmania e la Thailandia. Altre terre, altri sogni.

L’amore a volte, nei mesi di vacanza.

Venerdì, 12 agosto 2016 @08:38

"Agosto
Mese tosto
Non trovarti in nessun posto
a nessun costo"
(Paola Sansone)
L’amore a volte, nei mesi di vacanza.

Questa poesia, che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia, viene da un piccolo libro di rime, che mi piacciono sempre!, in onore di Rodari ormai dimenticato: "Rime/scolando" (Edizioni Clichy), di Paola Sansone. E mi è arrivata dal mio amico nonché spacciatore di poesie Mauro Q.
Mi piacciono le rime, mi piace agosto in rima. E se per Ferragosto volete leggere qualche corvapezzo, passate in edicola: su How To Spend It (il mensile del Sole24Ore) c’è il mio topshop da Ragazza dallo Sguardo Prezzante (lo sapete vero che su quel giornale "recensisco" uno store ogni mese?), stavolta ad Alassio. Il che mi ha confermato che ad agosto è bello anche guardare le borse e le scarpe di cui ci innamoreremo in autunno… Per ora solo infradito o scalza, certo. Ma io non riesco a dimenticare le lace-up ballerina, le ballerine con i lacci alla caviglia, di cui ho scritto tempo fa: firmate Aquazzura, ovviamente sono state copiate da molti brand low cost. E sono ormai diventate un classico… Se le comprassi per quest’autunno? Su How To Spend It c’è anche la mia intervista-esteta a Lee Broom, giovane designer inglese. Alla domanda che libri ha sul comodino, mi ha detto che lui preferisce tenere un piccolo carnet da disegno, per schizzi e disegni, ispirazioni notturne. Bella idea, no?
E sabato non perdetevi D di Repubblica con uno speciale arte: dentro, se non sbaglio, anche qualche corvapezzo…
A questo punto, buon Ferragosto. E buone ispirazioni d’agosto.

Forse era così la gioia, vista da dentro: una valle di luci, un vento etereo.

Venerdì, 5 agosto 2016 @08:00

"Forse era così la gioia, vista da dentro: una valle di luci, un vento etereo."
(Barbara Kingsolver)
O un’estate - questa - con mille giochi d’ombra.

Ho sempre pensato che l’estate fosse "plein soleil", il piacere di stare a occhi chiusi, nella luce accecante del sole: su uno scoglio, accanto al mare. Quest’anno (ma forse già da qualche anno) ho iniziato a capire il piacere dell’ombra. Delle ombre. I giochi d’ombra tra le foglie, tra gli alberi; i pini accanto al mare, certo; ma anche i boschi, i sentieri tra i boschi; l’ombra di un caffè fresco in città, i tavolini a cui sedersi e ordinare qualcosa con molto ghiaccio. E ancora: l’ombra di una tenda che si muove leggera in casa e disegna giochi sul soffitto; l’ombra delle persiane chiuse della "controra", il primo pomeriggio, quando fa troppo caldo per uscire; l’ombra e l’onda fresca di un abito nuovo… Abiti nuovi! Ieri, che era il mio compleanno, ne ho indossati addirittura tre: tre regali che ho ricevuto e con cui ho giocato, molto Provincial Lady (che non a caso è uno dei miei "livres de chevet", il vero diario ironico di una Lady inglese negli anni Trenta, Lady Delafield: in italiano lo trovate da Neri Pozza).
Ma torniamo agli abiti. Il primo l’ho indossato per uscire a pranzo, un pranzo di compleanno: un abito leggerissimo a grandi fiori blu e bianchi, con un bordo di una stoffa diversa sul collo e sulle maniche, stoffa impalpabile e indiana che è la specialità di Lisa Corti, un brand milanese di cui ho anche mezzeri e tovaglie. Il secondo, un abito casacca rosa, dolcemente rosa, con un ricamo di fiori verdi e gialli sul bordo, della mia amica stilista Almira Sadar http://www.almirasadar.com ) che ho indossato con un paio di pantaloni bianchi larghi, per un aperitivo in quella che è la più bella piazza del mondo per me: piazza Unità, a Trieste. E infine, un abito bianco leggerissimo, ma con le maniche lunghe un po’ a pipistrello, e un piccolissimo ramo di corallo rosso sulla schiena: il mio nuovo "little white dress" dell’estate, regalo di un'amica, arrivato da Parigi. Indossato per andare a cena sul mare. E ancora qualcosa di bianco: come regalo di compleanno volevo le perle della mamma e della nonna, collane che si erano rotte, le volevo aggiustate e reinfilate. Le perle bisogna portarle e queste erano dimenticate in un cassetto da anni… Così due collane – in mano a un gioielliere - sono diventate una. Lunghissima. Perfetta su tutti i miei abiti. Ma anche con i jeans.


E dunque: luci e ombre. Soprattutto d’estate. Per questo mi piace rileggere questa frase, (tratta da un romanzo: "La collina delle farfalle", Neri Pozza), che è diventata il mio #spillo su Gioia di questa settimana: le luci, il vento, e l’ombra.

Primo di agosto, nuovi orizzonti. (A proposito di cappotti in arrivo, un viaggio a Santa Fe e la mia intervista a Li Edelkoort).

Lunedì, 1 agosto 2016 @10:56

Per la prima volta, quest’anno, entrando dentro un grande magazzino per curiosare tra i saldi, ho visto la collezione autunnale e non ho avuto un moto di malinconia, ma di sollievo… L’autunno in arrivo? Davvero? Che meraviglia. Forse perché quest’anno fa troppo caldo e sto diventando una donna d’ombra. Forse perché mi piacciono le stagioni ribaltate e invertite. Forse perché mi piace avere qualcosa da aspettare.
E a proposito di nuovi orizzonti. Una delle cose che più mi piace, facendo interviste per How To Spend It, l’allegato mensile del Sole24Ore (a proposito: questo weekend sarà in edicola il numero di agosto, con due miei corva-pezzi), è scoprire appunto nuovi orizzonti, nuovi pensieri, nuovi luoghi, nuovi oggetti del desiderio. O semplicemente nuove cose belle… Come mi è successo con Li Edelkoort,"trend forecaster", i suoi gusti sicuri, il suo occhio per quello che succede di nuovo e bello nel mondo. Ecco l’intervista che le ho fatto (è uscita sul numero di aprile). Parlandole, un desiderio: oltre ai cappotti, un viaggio a Santa Fe, così come l’ha raccontata lei, con un'improvvisa tempesta di neve, sulle tracce di Georgia O’ Keeffe (di cui è appena inaugurata, tra l’altro, una grande mostra alla Tate Modern di Londra). New Mexico, aspettami. Prima o poi…

LI EDELKOORT
I segni distintivi del mio stile
Cappotti! Perché mi coprono… ed esprimono quella che sono. Per questo li cerco speciali, che si facciano notare ma al tempo stesso mi diano sicurezza. I miei preferiti sono di Dries van Noten, Marni, Alber Albaz; ma ho anche un vintage Balenciaga e un Comme des Garçons (forse il più bello). Sono cappotti disegnati partendo dal tessuto, e questa è la cosa che mi piace di più. Le forme oversize fanno risaltare il materiale, e sottolineano la parte più eccentrica di me.
L’ultima cosa che ho aggiunto al mio guardaroba
Un cappotto, ovviamente! Comprato a Berlino, da Annette Görtz. E’ un prototipo della collezione del prossimo inverno, ma molto generosamente mi ha permesso di averne già uno! E’ fatto di un materiale speciale, un "obi" giapponese jacquard dai colori metallici e cangianti. Non vedo l’ora di indossarlo.
Un posto indimenticabile che ho visitato di recente
Santa Fe. Sono stata invitata per una conferenza al Museo di International Folk Art: così ho scoperto la città, che è molto bella; l’architettura e l’artigianato, davvero da ispirazione; i tappeti Navajo, irresistibili. Un’improvvisa tempesta di neve ha reso il tutto ancora più magico.
Nel mio frigorifero non manca mai
Una bottiglia di vodka Clarity.
L’ultima cosa che ho comprato e amato
Il Kiddy Ride di Maarten Baas, che faceva parte della sua mostra al Salone del Mobile nel 2014, quasi un circo. Un oggetto-gioco, una scatola che risuona come un toro feroce se infili dentro una sterlina. Mi piace il design quando diventa performance.
L’oggetto che vorrei acquistare
Una sedia Carlo Bugatti, molto ornata, che ho visto da un antiquario. E’ semplice, quasi da outdoor, ma le decorazioni orientaleggianti sono incredibili.
L’ultimo pranzo che mi ha impressionato
La cena di Thanksgiving da Etthem, il mio albergo preferito, un hotel dall’atmosfera intima a Stoccolma, disegnato dalla mia talentuosa amica Ilse Crawford, dove si mangia su grandi tavoli in cucina o in biblioteca. Ma un altro pasto memorabile è stato sulla terrazza dell’Heure Bleu Hotel ad Essaouira, in Marocco, con la mia grande amica Dominique. Davanti a noi il mare, la città, l’orizzonte; e un’incredibile insalata con scampi e calamari freschi alla griglia, pomodori e capperi. Da allora è diventata la mia insalata preferita, che cerco sempre di copiare (e migliorare) a casa.
Un oggetto a cui non rinuncerei mai
I miei tappeti. Che passano di casa in casa. Soprattutto non rinuncerei mai a quello dell’Anatolia che ho comprato da Altai a Milano, il miglior negozio di tappeti nel mondo. E’ decorato con fiori che sembrano quasi disegnati da un bambino; è stato con me nella mia casa a Parigi, in Marocco, e ora a New York. I miei tappeti sono nomadi come me.
L’artista che collezionerei, se potessi
Catharina van Eetwelde: sto cominciando a collezionare i suoi disegni. Terrà una mostra a Basilea in autunno.
I prodotti di bellezza a cui non rinuncio mai
Rossetto! Chanel "Gabrielle" #9, MAC Russian Red #A45 oppure Dior Rouge #941. Inoltre mi piace lavarmi i capelli con del sapone, non shampoo: quindi dev’essere di ottima qualità e con una buona fragranza, come quello dell’Officina di Santa Maria Novella a Firenze o del negozio di Jurgen Lehl a Tokyo (raccomando quelli profumati allo zenzero). Ma credo molto allo skincare: e quindi Crème de la Mer e Skin Caviar Collection di La Prairie, sperando che qualcuna di queste creme magicamente funzioni.
Le mie icone di stile
Senza dubbio, Georgia O’Keeffe, per il suo stile forte e severo. Ma anche il modo di vestirsi di certe donne della Secessione Viennese.
I libri sul comodino
"The Witches Salem 1692" di Stacy Schiff, per capire meglio certi lati dell’America; "Fearless Girls, Wise Women & Beloved Sisters", eroine delle favole folk nel mondo, per capire la forza femminile nelle leggende; "Vie et opinions philosophiques d’un chat", del filosofo francese Hippolyte Taine, un classico di humor e cinismo; "The Rock of Tanios" di Amin Maalouf, uno dei miei scrittori preferiti.
Se non vivessi dove vivo, a Parigi e New York, vivrei…
A Capetown, in Sudafrica. Il Paese, la gente, il paesaggio, il cibo, la musica: mi piace tutto. E oltretutto ospita la migliore conferenza sul design del mondo: Indaba, che ogni volta mi ispira, momenti di conoscenza e di grazia.
Un piacere a cui non rinuncerei mai
Patate! Cucinate in ogni modo, tranne che bollite.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.