Lisa Corva

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Pioggia, buio, novembre.

Martedì, 12 novembre 2019 @08:39

"L’anno ha sedici mesi: novembre
dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre
ottobre, novembre, novembre, novembre, novembre."
(Henrik Nordbrandt)

Lo so, se mi seguite da tempo li avete riconosciuti. Henrik Nordbrandt è un poeta danese. E chi tra voi mi legge dai tempi del Buongiorno su City forse si ricorda questi versi: erano il Buongiorno del 3 novembre 2008. Sono tratti da "Il nostro amore è come Bisanzio", Donzelli Editore. Quanto a "svegliatemi quando finisce novembre", è un’autocitazione, una frase che mi piace così tanto che l’avevo infilata nel mio terzo libro, "Ultimamente mi sveglio felice". Mi perdonate la ripetizione? Del resto anche novembre si ripete e sembra non finire mai, giornate di pioggia e buio… E ci sono poesie che ci risuonano dentro; tornano, ogni stagione, come d’autunno le foglie per terra e le castagne nei viali.

Le notti di novembre, che sembrano fatte apposta per dormire con te.

Martedì, 5 novembre 2019 @19:59

"La notte quando non dormiamo diciamo che amarsi è comunicare in questo codice privato che neanche a occhi chiusi si abbandona, e come puoi perdere una persona, se non dimentichi la sua sintassi neanche nei tuoi sogni più stanchi".
(Claudia Durastanti)

Le notti di novembre, che sembrano fatte apposta per dormire con te.

In realtà era uno dei miei libri dell’estate, questo "La straniera" (La nave di Teseo). L’ho voluto leggere non solo perché è stato finalista al Premio Strega, ma perché è la storia di una ragazza figlia di genitori sordi, e assomiglia molto alla storia di una mia amica dei tempi del liceo, F., alla quale infatti ho consigliato il libro. (La scrittrice ha 35 anni, bravissima, anche a raccontare una storia così intima, una storia d'amore: quella dei suoi genitori, e la sua). L'ho letto quest'estate, eppure la frase mi è venuta in mente adesso, in queste notti di pioggia e primi freddi. Questo amarsi che è un "codice privato, che neanche a occhi chiusi si abbandona". Bellissimo. E vero.

Primo bacio. Te lo ricordi ancora?

Martedì, 29 ottobre 2019 @08:51

"Io mi lasciai andare. Mentre mi baciava mi sentii come sospinta sul fondo di una piscina, tutto era distorto e sfocato, eppure limpido come vetro. Mi parve di attraversare anni e anni, e riemergere a un tratto completamente diversa". 
(Madeleine Thien)
Primo bacio. Te lo ricordi ancora?

(Il Buongiorno di oggi è tratto da "Ricette semplici", un libro di racconti di Madeleine Thien: scrittrice canadese, ma di radici miste e asiatiche, padre malese-cinese, madre di Hong Kong. Pubblicato da 66thand2nd, come gli altri suoi libri, tra cui uno struggente "L’eco delle città vuote", ambientato in Cambogia. Qui non ci sono ricette, o forse sì: si inizia con un padre, i gesti antichi con cui cucina il riso. Ma forse la ricetta è come tenere insieme la propria vita…
Ho scelto questa frase perché il primo bacio – sempre – non è forse un lasciarsi andare? Magari sott’acqua, come racconta lei. Un’altra dimensione. E no, io il primo bacio non lo ricordo, o ricordo solo confusamente che non sapevo dove mettere lingua e denti. Come mi ha scritto una mia amica stamattina leggendo il post, è stato un bacio "sperimentale")

Scrivere un diario è mettere a posto l’armadio della vita.

Lunedì, 21 ottobre 2019 @10:16

"Quando finisco di scrivere sul diario, mi sento come se avessi finito di ripiegare tutta la biancheria e avessi lucidato i pavimenti".
(Auður Ava Ólafsdóttir)

Sono tante le frasi che mi sono rimaste dentro leggendo questo romanzo islandese. Ma forse quello che mi ha colpito di più è l’accostamento -diciamo "ardito" - tra scrivere e mettere a posto la casa. Probabilmente perché –anche per me, disordinata controvoglia – scrivere vuol dire mettere ordine nella vita. O almeno provarci. Penna e carta, o laptop acceso, e uno straccio per la polvere. O forse una eco crema al limone pulisci-tutto, che è la mia nuova ossessione. Come vorrei avere tutto a posto, biancheria ripiegata, armadi profumati, e anche i dispiaceri e i rimpianti spolverati via. Togliere i segnacci di calcare dal lavandino e dai miei anni. Domesticità e ispirazione? Possibile?

Intanto segnatevi il libro: "Miss Islanda", Einaudi, della bravissima Auður Ava Ólafsdóttir, che racconta il "making of", la vocazione di una scrittrice, una bionda bella ragazza nell’Islanda degli anni Sessanta, che parte alla scoperta del mondo, e dell’amore, con una macchina da scrivere. E fa window-shopping ogni giorno nelle librerie di Reykjavik, prima di partire: desidera libri, e non vestiti. Scrivere per scoprire se stessi e il mondo: per lei è una macchina da scrivere (sentivo ancora tra le pagine il rumore ormai antico dei tasti); per la sua migliore amica, mamma troppo giovane con due bambine, è il diario poetico nascosto nella cesta della biancheria. Anni Sessanta, quando ancora bisognava scegliere, quando bambini e scrittura (o arte, o carriera) erano incompatibili; quando ancora c’era chi usava un nome maschile pur di pubblicare, quando si scriveva sul tavolo della cucina, magari di nascosto. La ricerca di una "stanza per sé": ci siamo riuscite?

Ólafsdóttir, di cui avevo letto "Hotel Silence", sempre Einaudi, ha la grazia e l’incanto di certi cieli del Nord. Il nuovo romanzo mi è piaciuto così tanto che penso che la leggerò tutta, à rebours, tornando pian piano indietro negli anni. L’autunno è appena cominciato.

Vorrei vivere in una casetta di biscotti.

Venerdì, 27 settembre 2019 @09:32

"Domani
tappezzerò la camera
con carta da parati gialla
e vivrò
come in
una casetta
di biscotti"
(Andrej Sen-Senkov)

Allora, funziona così. È autunno – già, ve n’eravate accorti anche voi? – e io sono qui, immalinconita perché non posso più camminare scalza, perché sono lontana da ulivi e isole, perché le giornate sono sempre più corte e il buio avanza. Quindi, ho cominciato a pensare – come spesso faccio – che ho bisogno di parole talismano, che illuminino la strada; parole da tenere in mano, in tasca, per andare avanti. Ma dove trovarle? Ho aperto un libro che viene da un posto speciale, l’isola di Salina: un bookcrossing davanti alla chiesa di Santa Marina, in una giornata di pioggia (vi ho già detto che amo i bookcrossing, i libri che trovano nuove strade?). Questa è un’edizione economica Feltrinelli con le pagine già un po’ stropicciate, "Poesia del Novecento in Italia e in Europa". Ho aperto a caso ed ecco le parole che aspettavo, di un poeta russo, mai sentito prima, nato nel 1968 in Tagikistan (persino il Tagikistan non saprei neppure dov’è, sulla mappa). Ma questa casa di biscotti mi è piaciuta. È un posto piacevole, ho pensato, dove passare l’autunno. Al caldo. Certo, non è una vera poesia d’autunno. Non ci sono le foglie che cadono, le zucche al mercato, le prime sciarpe, le passeggiate nei parchi. Ma qui, in questa casetta di biscotti, c’è spazio per nuovi libri, la mia preziosa morbida copertina, tazze di tè (e anche qualche dolcetto?), il piacere di leggere a letto, mentre fuori forse piove e si alza la nebbia. Benvenuto autunno.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.