Lisa Corva

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Primo giorno d’estate, pensieri gold (e i libri da leggere all’ombra e al sole).

Giovedì, 21 giugno 2018 @08:19

Primo giorno d’estate! Pensieri gold perché i miei piedi hanno le unghie laccate d’oro (lo smalto luccicante e metallico è il regalo di un’amica). E pensieri d’oro appena scendo dal letto, perché mi accoglie, in sala, il mazzo di elicriso raccolto sull’isola dove sono andata qualche giorno. Elicriso, il fiore selvatico, con l’oro nei petali e nell’etimologia (kouros!) che per me è l’essenza stessa – il profumo stesso – dell’estate.
Estate che per me è camminare scalza, preferibilmente in riva al mare; estate di ombra, quella degli ulivi o della barca, ma anche la penombra a casa, per non far entrare troppa luce e tenere le stanze fresche; è gelato al lampone, lamponi mangiati dalla ciotola, è caffè freddo, è spogliarsi degli abiti e dei pensieri pesanti.

E leggere, certo. Io sto mettendo da parte i libri che voglio leggere al mare, e anche questo è un piacere in sé. Come al solito un giallo: quest’anno provo una nuova giallista nordica, Viveca Sten, "L’estate senza ritorno", Marsilio (ma se non mi piacesse provo con il nuovo bestseller di Joel Dicker, La nave di Teseo). Poi, come al solito, un classico: e se tentassi Dostoevskij? Finora non ho mai osato leggerlo/rileggerlo, ma questo appena ripubblicato da Adelphi è breve, quindi ce la posso fare: "La mite". Come al solito, qualcosa d’amore: "Biografia involontaria degli amanti", di João Tordo (Neri Pozza). Come al solito, se non poesie (che preferisco leggere a casa, sono sempre accanto al mio letto, libri da aprire a caso, leggo una pagina appena sveglia o prima di dormire) qualcosa con della poesia dentro: "Meglio sole che nuvole", di Jane Alison, NN Editore; mi incuriosisce la trama: una donna e un matrimonio fallito, lei va a Miami e… traduce Ovidio. Come al solito, qualcosa in lingua originale: quest’anno un libro di una scrittrice australiana amica di amici, Catherine McNamara, che vive in Italia, e che ha appena pubblicato "The Cartography of Others". Sono molto curiosa. E qualcosa non ancora letto di un autore preferito: incredibile ma vero, c’è un libro di Elizabeth von Arnim che mi manca! Si intitola "Un’estate in montagna" e lo pubblica adesso Fazi. Infine, qualcosa per pensare: l’antologia Fandango della Paris Review of Books, tutta dedicata a interviste a scrittrici ( nomi mito: Dorothy Parker, Margaret Atwood, Joan Didion...). Non vedo l’ora.
Vi ho parlato solo di libri che non ho ancora letto, vero. Quelli che metterò in valigia. I libri che invece mi sono piaciuti quest’anno sono, innanzitutto, libri scritti dagli uomini dove si parla (anche, molto) di uomini. Li trovate qui: http://www.lisacorva.com/it/view/1815/
Aggiungo. Ironico e vero: "Dura la vita" (Mondadori), per chi si avvicina ai 50, ma non solo. Vi ricordate un libro di tanti anni fa, "Ma come fa a far tutto?", che diventò anche un film con Sarah Jessica Parker e Pierce Brosnan? L’autrice è la stessa, Allison Pearson, e mi chiedo davvero come fa a far tutto: come fa a parlare con leggerezza e verità di menopausa, genitori anziani, matrimoni e diete fallite e amanti che ricompaiono all’improvviso: bravissima. Ironico e vero, invece, per chi ha 30 anni e sta scivolando verso i 40, collezionando amori sbagliati: "Da grande", di Jami Attenberg (Giuntina). Intenso: "Il giorno uno di noi due", di Stefania Rossotti (Mondadori). Leggetene qui: http://www.lisacorva.com/it/view/1814/ E c'è anche un libro-villaggio: "Turbine", di Juli Zeh (Fazi), finalmente un romanzo che viene dalla Germania.
Mmmhh… Sicuramente dimentico qualcosa. Mi sento un po’ come la protagonista di un film delicato che ho visto ieri, "The bookshop", di una regista donna che mi piace molto, Isabel Coixet, tratto da un piccolo libro Sellerio (di Penelope Fitzgerald) che avevo molto amato. Per festeggiare l’arrivo dell’estate sono andata al cinema da sola, a un’ora improbabile (le due del pomeriggio), vacanza in città. Nel film mi ha commosso lei, la protagonista, che in un paesino in riva al mare del Nord (nel libro l’Inghilterra, nel film l’Irlanda), decide di aprire una libreria, negli anni Cinquanta. Quando accarezza i primi libri che arrivano, e li mette negli scaffali, le copertine colorate che ricordano le camicie a fiori e stampe stile Liberty che indossa. Ecco: è l’amore con cui accarezzo i libri che mi faranno compagnia. Buona estate!

Leggere un uomo.

Venerdì, 15 giugno 2018 @11:39

"Vorrebbe trascorrere l’intero pomeriggio a parlare di lei, o ad ascoltare il suo nome ripetutamente pronunciato voce alta, quelle quattro sillabe che sembrano contenere tutto ciò per cui vale la pena di stare al mondo".
(David Szalay)
Se non ti posso vedere, almeno poter parlare di te.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia, è tratto da uno dei migliori libri che ho letto quest’anno: "Tutto quello che è un uomo", Adelphi. Di un giovane, riservato scrittore che è un incrocio di mondi (padre ungherese, cresciuto in Canada, vive – anche – in Inghilterra). Un incrocio di mondi come quello che troviamo nel suo libro, storie di maschi in un’Europa che è quella di oggi. Voci di maschi sul maschile, fotografati in un momento di snodo delle loro vite. La frase di oggi è del primo protagonista che incontriamo, un ragazzo inglese che va a Praga, backpacker, Interrail… e che incontreremo di nuovo, più avanti, nel libro (ma non vi dico niente: leggetelo).
Ho conosciuto David Szalay a Firenze, in primavera, per il premio von Rezzori. Mi ha colpito il suo sguardo serio. Dentro le cose, dentro le storie. E aspetto, con curiosità, il suo prossimo libro. Magari, chissà, con Firenze dentro.

In questo periodo, non so perché, mi interessano molto le storie di maschi scritte da maschi. Forse perché spero di capire qualcosa di più su di loro? Così ho letto anche un libro che mi ha consigliato un mio amico di Milano, M., super-manager ma con una vena ironica che mi piace molto. È il suo "livre de chevet": "La moglie che ha sbagliato cugino", un piccolo libro Sellerio blu (ho dovuto ordinarlo!), scritto da Umberto Domina, un siciliano che faceva il pubblicitario a Milano negli anni ’60! Mi sono proprio divertita. Una presa in giro del mondo e del progresso - che ormai è il nostro mondo.
Poi, ho letto, consigliato invece da G., un amico che vive a Londra, "Ogni cuore umano", di William Boyd (Neri Pozza). La Storia vista da un uomo. Nasce in Uruguay all’inizio del Novecento, poi c’è il college negli anni Trenta in Inghilterra, la scrittura, le donne, le amanti, la carriera, New York, la seconda guerra mondiale e una missione come spia… Una storia verosimilmente vera; fittizia ma assolutamente plausibile. E’ carne e sangue.
B., amico architetto, mi ha fatto leggere molto Murakami, tra cui "L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio" (Einaudi). E quando sono andata in Giappone, in primavera, mi sono ritrovata davvero dentro un pianeta Murakami: con simboli cifrati, codici onirici, misteri assolutamente spiegabili. O quantomeno quotidiani. Siamo circondati, da segni e misteri. (Anche i maschi sono dei misteri, no? A volte decifrabili, a volte no).
Al mondo Murakami aggiungo "L’uomo senza qualità" di Musil (nella traduzione Einaudi), consigliato dal mio amico artista O. Un libro ondivago, che finisce senza finire, uno "stream of consciousness", o forse di "unconsciousness" nella testa di un uomo, e di un’epoca. Cos’ho capito? Che devo continuare a leggere…

Quando la distanza che ci separa da un amore è solo la forza del filo che ci lega.

Venerdì, 8 giugno 2018 @15:13

"Quando ti incontravo, nelle serate in mezzo agli altri, mi sembrava di essere un compasso. Mi sentivo inchiodata in un punto, con l’anima che ti seguiva ovunque tu andassi. Tenendoti a distanza".
(Stefania Rossotti)
Quando la distanza che ci separa da un amore è solo la forza del filo che ci lega.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia, è tratto da "Il giorno uno di noi due" (Mondadori), il piccolo intenso romanzo di una scrittrice, Stefania Rossotti. Piccolo perché è breve, ma ha dentro, concentrato, un mondo. Anzi ha dentro un amore, vertiginoso, potente, che comincia nella Milano degli anni Settanta. Il giorno uno di noi due: è il giorno in cui comincia tutto. Il giorno in cui inizia un amore.
Da Stefania, che è anche un’amica, ho imparato molte cose: che quando succede qualcosa di bello nella nostra vita è bello tornare a casa e "ripassarlo" da soli, sul divano, nella penombra; che ci sono sempre dei momenti di "semplice abbondanza", di piccole cose che ci rendono felici, anche solo dei fiori sulla scrivania o un glicine profumato per strada, e bisogna saperle guardare davvero ed esserne grati. Ma soprattutto ho imparato- e forse questa è la lezione più importante - che non bisogna avere paura del buio.

La nostalgia più struggente è per ciò che non è mai accaduto.

Lunedì, 4 giugno 2018 @08:36

"Gli innamorati si tengono per mano in romanzi mai aperti."
(Charles Simic)
La nostalgia più struggente è per ciò che non è mai accaduto.

Il Buongiorno di oggi - che è anche il mio #spillo su Gioia di questa settimana – è di Charles Simic, poeta tagliente: leggetelo nelle sue raccolte Adelphi. E nella mia intervista qui: http://www.lisacorva.com/it/view/504/

Su Gioia di questa settimana trovate anche un articolo a cui tengo molto: sulle donne architetto nel mondo, a partire dalle curatrici della Biennale Architettura appena aperta. E sul potere dell’immaginazione – che a volte costruisce grattacieli. Sul prossimo Gioia invece, che esce questo giovedì, ed è un numero tutto dedicato all’Italia, ci saranno due corvapezzi. Vi aspetto in edicola!

In/decisioni di primavera. (E il verde della Biennale).

Lunedì, 28 maggio 2018 @08:07

"Tu il ramo, io la foglia,
senza sapere però in quale stagione:
se staccarmi da te in silenzio
o lentamente verde crescere
vibrante nel vento"
(Enrico Testa)
In/decisioni di primavera.

Un Buongiorno verde, come la primavera. Viene da uno dei piccoli libri bianchi Einaudi di poesia che, come sapete, mi piacciono tanto: "Cairn", di Enrico Testa. Ed è diventato anche il mio #spillo su Gioia.
Verde, come quello che mi è piaciuto di più alla Biennale Architettura, da cui sono appena tornata. Ovvero le Vatican Chapels, posto magico nel bosco dimenticato sull’isola di San Giorgio. Perché anche il Vaticano ha un padiglione. Il curatore Dal Co ha incaricato dieci architetti da tutto il mondo; ognuno ha progettato una cappella, non necessariamente cattolica: ma una cappella con un segno, uno spazio sacro, di spiritualità e meditazione. La più bella, per me, quella di una donna, la brasiliana Carla Juaçaba: che ha messo tra gli alberi in quest'angolo che ha il respiro del Mediterraneo una grande croce trasparente, che riflette le foglie e la laguna; ti siedi davanti, sulle panche d’acciaio, nel prato. E sei lì, nel cuore del bosco, dell’isola, della laguna, del mondo.
Verde anche per il Padiglione Australia, che ha portato ai Giardini "Repair", un’installazione fresca delle piante wild delle praterie di "down under", per immergerci in una natura preziosa e minacciata.
Ma è il bosco dell’isola di San Giorgio il vero #freespace della Biennale. E’ aperto fino a fine novembre, in contemporanea con la Mostra Internazionale di Architettura http://www.labiennale.org/it/architettura/2018 : Vatican Chapels, andateci. E prendete il bel catalogo Electa. (Viva il verde, viva i libri!).

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.