Lisa Corva

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Faccio scivolare le tue parole nel cassetto da aprire quando sono sola.

Martedì, 24 aprile 2018 @15:49

"Quindi si affretta a far scivolare il consiglio nel cassetto da aprire quando si è soli".
(Eliana Bouchard)
Stai parlando con un’amica e all’improvviso capisci: quelle parole sono un regalo. Hai bisogno di metterle via, per ripensarci con calma. Frasi calde che ti consolano. Ma anche osservazioni che tagliano, acuminate, affilate: e ti aiutano proprio perché ti fanno male.

Il Buongiorno di oggi – che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia – è tratto da un romanzo appena uscito, "La boutique", di Eliana Bouchard (Bollati Boringhieri). La storia di un negozio di abiti usati e delle storie che vi si intrecciano. L’ho letto volentieri perché sono affascinata dai negozi di vestiti, dalle storie di chi ci lavora, dalle storie cucite negli abiti…
Ho ritagliato questo pezzetto perché mi ci sono riconosciuta: certe frasi che ci dicono le amiche, o gli amici, sono proprio così; frasi, osservazioni, che mettiamo in un cassetto, per pensarci dopo, per pensarci più tardi.


L’abbraccio dell’infanzia, l’abbraccio delle isole.

Mercoledì, 11 aprile 2018 @20:56

"Poi quando la luce era spenta da un po’ mi infilai nel letto di mia sorella, in silenzio, e mi accovacciai stretta stretta a lei infilandole i capelli in bocca come facevo sempre. Caterina non protestava e ci addormentavamo incastrate come due cucchiaini nel cassetto delle posate."
(Lorenza Pieri)
L’abbraccio dell’infanzia.

Isole, isole, torno sempre al mare, torno sempre alle isole. Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia, è tratto da un romanzo che ho letto tempo fa: "Isole minori", di Lorenza Pieri (edizioni e/o). Una storia che sa d’estate, di sorelle, di famiglia, degli scogli a cui si torna, ogni estate, diventando grandi; una storia ambientata nella sua isola del Giglio.

E a proposito di isole, ecco la mia intervista – uscita su Gioia della settimana scorsa – a una giovane scrittrice danese che racconta le su Faer Oer.

Chi è nata in un’isola, o ha un’isola nel cuore, lo sa: quei luoghi circondati da acque sono magici, ci catturano per sempre. Anche per questo è bello leggere Isola (Iperborea), dove la giovane danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen ci racconta l’isola delle Faer Øer da cui viene la sua famiglia. Sono quelli gli scogli, le storie, i venti che ha nel sangue. Ce li racconta, in pagine delicatamente autobiografiche: una ragazza torna indietro, nell’isola della sua infanzia; e facendolo cerca le tracce, le voci del nonno, della nonna…
-Perché è importante, questo viaggio nella memoria, questo "colloquio" con le donne prima di noi?
"Bisogna leggere i capitoli del passato - la storia di cui facciamo parte -prima di scrivere le proprie pagine. Solo così abbiamo davvero il potere di andare avanti. Il mio consiglio a ogni ragazza è dunque: leggi, domanda, e soprattutto chiedi. E, se hai ancora una nonna, parla con lei".
-Il suo libro parla di una migrazione "nordica" e dimenticata: dalle Faer Øer alla Danimarca. È un modo per ricordare che anche in Europa siamo stati migranti?
"È nel nostro Dna di europei: quanti danesi, o italiani, o irlandesi, hanno lasciato il loro Paese? E quanti giovani adesso se ne vanno? La migrazione non è solo dal Sud del mondo, non sono solo i profughi per mare. Non è qualcosa di alieno, "contro" di noi. Tutti siamo o siamo stati migranti, ed è bene ricordarlo".
-Lei scrive: "Viveva nel futuro, finché non ha cominciato a vivere nel passato. In questo senso era un vero migrante".
"Chi se ne va vive sempre in due posti, il vecchio e il nuovo. Un equilibrio molto delicato."
-Faer Øer per lei: un colore, un luogo del cuore…
"Un colore: il grigio. Che non è un colore triste, anzi. Penso alle sfumature di grigio e piombo del mio mare in un mattino cupo, quando l’acqua è un gigantesco pavimento di vetro. Bellissimo. E un luogo: il parco di Tórshavn, con i suoi alberi eroici che resistono a vento e tempeste".
-Una reazione al suo libro che l’ha colpita?
"È successo proprio a un reading a Milano. Una donna mi ha chiesto di dedicare la copia che aveva in mano a "una ragazza che si sente un po’ persa e che sta cercando di trovare la strada di casa". Mi sono commossa".



Ancora isole? Su Repubblica di giovedì 12 aprile, nelle pagine Food con cui ho cominciato a collaborare, trovate il mio articolo sui sapori delle isole della laguna veneziana… Moeche e carciofi! Ma le moeche le avete mai mangiate? Io proprio qualche settimana fa, per scrivere questo pezzo…

Quelle mattine in cui apri l’armadio, cerchi (e non trovi) l’abito giusto. L’abito che potrebbe far accadere qualcosa...

Giovedì, 5 aprile 2018 @08:20

"Pensò che il mondo intero era compreso tra queste due sensazioni, nudità e vestiti, liscio e ruvido, dentro e fuori. Si mise la camicia e il maglione. La sua pelle nuda sembrava in attesa di qualcosa che non accadeva mai. Niente le stava bene addosso, avrebbe dovuto modificare tutti i suoi vestiti e tagliarli in modo diverso. Io voglio vivere, pensò, ma qui nessuno sa come si fa."
(Madeleine Thien)
Quelle mattine in cui apri l’armadio, cerchi (e non trovi) l’abito giusto. L’abito che potrebbe far accadere qualcosa...

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia, viene dal libro di una scrittrice interessante dal remoto Nord, Madeleine Thien. Nata a Vancouver da padre cino-malese e madre di Hong Kong, ha uno sguardo delicato e compassionevole sull’Asia. Mi era piaciuta con "L’eco delle città vuote", il viaggio di una giovane canadese alla ricerca delle sue radici cambogiane. Le frasi di oggi sono tratte invece dal suo nuovo romanzo, "Non dite che non abbiamo niente" (66th and 2nd), che si muove tra il Nord America di oggi e la Cina della Rivoluzione Culturale. Protagonisti, dei giovani musicisti. Il ritmo è frammentato, la narrazione a volte confusa, confesso di aver perso il filo ogni tanto… Ma ci sono pagine toccanti: insieme ai violini spezzati e ai dischi in frantumi della Rivoluzione Culturale, sono quelle di piazza Tien An Men nel 1989, i giorni delle proteste e del sogno di libertà.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.