Lisa Corva

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Abbandonati in braccio al buio, monti, m’insegnate l’attesa.

Giovedì, 9 agosto 2018 @07:00

"Abbandonati in braccio al buio, monti, m’insegnate l’attesa."
(Antonia Pozzi)
Perché, forse, l’unica cosa che si può fare mentre si aspetta è imparare ad aspettare.

Confesso di non sapere molto di Antonia Pozzi (morta suicida, giovanissima, nel 1938), tranne che è stata una delle più delicate poetesse italiane. Ma questi versi, che sono il mio #spillo della settimana su Gioia e mi sono arrivati via whatsapp da un’amica in montagna – i percorsi digitali della poesia – mi hanno fatto pensare. All’abbraccio della montagna, che non è l’abbraccio che più amo (e nonostante questo sto partendo per qualche giorno in quota – al fresco!). Ma anche al saper aspettare; anzi, al "che cosa si fa mentre si aspetta"? Si impara ad aspettare. Aspettare che cosa, mettetecelo voi…

Intanto, ecco l’articolo che è uscito sabato scorso su Repubblica. A proposito, anche qui, di attesa e desiderio.
E se il sesso fosse sopravvalutato? Pensiero molesto, di una giovane scrittrice giapponese da bestseller, Sayaka Murata, sostenuto da dati e ricerche che ci piovono addosso come temporali d’estate. Nel suo primo romanzo pubblicato in Italia - "La ragazza del convenience store", in uscita il 29 agosto per edizioni e/o - la protagonista le assomiglia molto. È una ragazza che lavora in un "konbini", uno di quei piccoli supermarket aperti 24 ore su 24 di cui è pieno il Giappone, e da quel mondo impacchettato non vuole uscire. Troppo rischioso. Poi conosce un uomo che le propone un’unione 100% casta. Neppure un bacio. E lei accetta... Nel romanzo successivo, "Dwindling World", Murata spinge il no-sex ancora più in là: immagina una società in cui i figli si fanno solo "in vitro", e il sesso coniugale è visto quasi come un incesto. Distopico, angosciante? Macché. "Agli under 40 un mondo senza sesso non fa paura, anzi: è un’utopia possibile", ha detto. Ma ci piace davvero vivere così? Incontrarsi on line, mettersi tanti like, vivere insieme senza toccarsi?
Per chi ha vissuto il ’68 e le "scopate senza cerniera" (o almeno ne ha assorbito i benefici), il no-sex è uno spreco, una follia. I giornali insistono: Le Monde sostiene che i rapporti platonici sono in crescita, e il colpevole è anche il digitale; l’orbiting è la nuova "malattia" per cui seguiamo sui social la persona di cui siamo invaghiti, senza mai interagire dal vero. El País riporta una ricerca di The Journal of Sexual Medicine: la percentuale di uomini sessualmente attivi diminuisce dall’81% al 73% nel 2016; mentre l’assenza di desiderio sale dall’8% al 13%. E poi certo, ci sono i famigerati "matrimoni bianchi" (che, almeno negli Usa, sono ormai il 15% delle unioni). Il caso classico: lei soffre di vaginismo o paura della penetrazione, lui è impotente. Ma la vera novità sono i millennials, i ragazzi e le ragazze che praticano un "fluid gender", una fluidità anche nelle scelte erotiche, che spesso si traduce in una non-scelta. Astenersi, aspettare.
E poi c’è chi prova e rinuncia… L., bella quarantenne divorziata, a cui non mancano i corteggiatori, non fa sesso da anni. "Sei, più o meno. Tanto? Il problema è che non mi piace nessuno. Io ci provo, accetto inviti, mi faccio corteggiare; lunghe corrispondenze via whatsapp, affinità elettive… Poi esco a cena e non scatta niente, neppure un brivido, se non di noia. Il mio corpo si rifiuta".
Sorpresa, la neo-castità è diffusa anche tra le coppie gay. Quelle di lunga durata, però. Dove ci si sposa, con matrimoni allegri e iper-social, dopo anni di complicità, ma… Dice G., 48 anni: "Ho dato al mio compagno libertà di caccia. Lui è la mia famiglia, il mio tutto. Sono io che non ho più voglia di fare sesso: né con lui, né con altri".
Poi c’è la castità temporanea, black-out di coppia. "Mi piace ridere, mangiare bene, uscire sotto la pioggia, vestirmi di rosso e dipingermi le unghie; il sesso è un modo – uno dei migliori che conosca - per sentirmi viva", dice O., 45 anni. "Per questo il mio anno di astinenza è stato un incubo. I primi mesi non ero preoccupata. Quando mio marito, la sera, crollava addormentato; o quando le mie avances finivano in sue défaillances, mi sono affrettata a rassicurare lui, e me stessa. Capita. Ma quando le settimane diventano mesi? Abbiamo risolto, sì, grazie alla pillolina blu che ha sbloccato la situazione. Però ricordo ancora quando mi ritrovavo a fissare le altre donne, al supermercato, o mentre aspettavo i bambini all’uscita da scuola, con uno "sguardo scanner": quanto sesso farà lei? Quand’è l’ultima volta che ha scopato?". Quasi una scena da romanzo, in quel "convenience store" giapponese che speriamo non diventi distopica realtà.

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Per capire di più l’assenza di desiderio, meglio chiedere a un uomo che il desiderio l’ha raccontato in tutti i suoi (struggenti) romanzi. Raggiungiamo André Aciman mentre è appena sbarcato dalla sua NYC in un Brasile, si spera, ancora ad alta gradazione erotica. E dunque, gli domandiamo, davvero è in aumento la neo-castità? Anche i protagonisti della torrida storia di "Chiamami con il tuo nome" (Guanda), ambientata negli anni Ottanta, che è diventata un film da Oscar, oggi si limiterebbero a mandarsi ore e ore di whatsapp?

Potrebbero certo cominciare così, ma finirebbero lo stesso a letto. Io non demonizzo il digitale, anzi: dichiarare a voce il proprio desiderio è difficile, mentre il "texting", in qualsiasi forma, che sia una chat o una mail, è molto più semplice. Come ben sappiamo, un gioco che può diventare velocemente erotico.
-Lei ha tre figli maschi, insegna, è a contatto con i millennials. Ma è vero che per le generazioni più giovani la castità non è più un tabù, anzi quasi un trend?
Quello che vedo è che i millennials si avvicinano al sesso senza scrupoli nè pregiudizi. Il sesso per loro è, certamente, fluido: straight, gay, bi, trans… O semplicemente curiosità verso l’altro. Del resto è il desiderio che è fluido, per sua natura; ma non penso che oggi si faccia meno sesso. Anzi: i millennials sono aperti a molte e molteplici possibilità.
-Innamorarsi oggi: ci si mette tanti like ma poi non si conclude. È d’accordo?
Direi invece che spendiamo molta più energia emozionale on line, questo sì. I social, o magari solo il cellulare da cui non ci stacchiamo mai, rende semplice intrecciare multiple relazioni platoniche. O anche non così platoniche.
-Lei sostiene che il desiderio è sempre un enigma. Ma lo è anche l’assenza di desiderio?  
Quando parliamo di desiderio parliamo solo di due cose: voglio toccarti, e voglio che mi tocchi. Forse è un po’ semplicistico: ma c’è questo alla base di ogni impulso erotico. La voglia di essere abbracciati dall’altro. L’assenza di desiderio è il non voler essere sfiorati.
-C’è chi ama eppure non fa sesso…
Magari all’inizio. Penso che chi ha molta esperienza erotica si renda conto di una semplice verità: che la miglior parte di una relazione non è necessariamente "toccare" l’altro, ma ciò che viene prima. È l’inizio, il momento in cui tutto è ancora possibile. La scintilla inspiegabile e miracolosa dell’intimità tra due sconosciuti. Ho cercato di raccontarlo in Notti bianche. Dove un uomo e una donna si incontrano, a Manhattan, e si girano intorno per notti e notti di neve…
-So che i suoi libri preferiti sull’amore sono "La principessa di Clèves" di Madame de La Fayette, e "Un nido di nobili" di Turgenev. Guarda caso, due amori casti: amori mai realizzati.
Forse perché quello che da scrittore mi affascina sono proprio gli amori irrisolti, incompiuti. Quello che poteva accadere e non è accaduto, e che ci girerà intorno per tutta la vita. Ma il desiderio c’è, anche in questi romanzi in teoria casti: c’è comunque, e non è silenzioso, in certe pagine… strilla.
-Ma insomma, vivere senza sesso è possibile?
Si può. Ma che senso ha?

Saper amare il frammento e la cicatrice: vivere è essere imperfetti.

Lunedì, 6 agosto 2018 @10:44

"Oggi, seduta davanti alla mia casa, mentre guardavo il vento nel grande tiglio, ho capito che tutto è già perfetto, meglio: che niente è ancora perfetto."
(Christiane Singer)
Saper amare il frammento e la cicatrice: vivere è essere imperfetti.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia, è tratto da un piccolo libro meditativo ("Dove corri? Non sai che il cielo è in te?", Servitium Editrice) che mi ha regalato un’amica. Lo tengo vicino al letto, per leggerne qualche pagina nella penombra, nel buio.

Riguardo invece al coraggio di essere felici, che era lo #spillo della settimana scorsa.
In risposta a un amico che chiedeva perché ci vuole coraggio, e perché coraggio nonostante, gli ho scritto questo, e mi faceva piacere condividerlo con voi. In qualche modo la felicità è anche il coraggio di amare le proprie cicatrici, quelle vere e quelle dell'anima. E quindi:
Nonostante le diagnosi mediche che ti ribaltano la vita, nonostante i sogni calpestati, le illusioni perdute, le amicizie sfilacciate o infrante; nonostante le perdite delle persone care che speriamo vengano a trovarci almeno nei sogni; nonostante la fatica,la stanchezza, l’amarezza del rifiuto, la paura del buio. Ci vuole coraggio a essere felici. Nonostante, appunto. E la felicità per me da sempre è anche nelle piccole cose. Forse sono quelle che mi danno più coraggio.

Ci vuole coraggio per essere felici.

Giovedì, 2 agosto 2018 @07:50

"A volte la dichiarazione più forte che possiamo fare al mondo è una sfidante espressione di gioia."
(Terry Tempest Williams)
Ci vuole coraggio per essere felici.

E’ cominciato agosto, un mese che mi piace perché racchiude il mio compleanno. Ed è mese di sole e penombra, cicale e isole (spero!). Per questo mi piace anche lo #spillo su Gioia di questa settimana, che è una frase che ho visto… su Facebook.
Ebbene sì, era la frase che accompagnava la foto di Andrew Sean Greer, il premio Pulitzer di quest’anno, che ho intervistato a Firenze (la mia intervista è qui: http://www.lisacorva.com/it/author/Andrew+Sean+Greer/ ). La foto che ha postato era alla consegna del Pulitzer, con uno di quegli abiti di sartoria dal colore vivido che gli piacciono tanto (è un fashionista!). La frase - che è di una scrittrice e ambientalista americana che frequenta, come Greer, la writers retreat Santa Maddalena in Toscana - è ancora più forte in inglese, forse perché non sono riuscita a tradurre bene quel "defiant": "Sometimes the most powerful statement we can make is a defiant expression of joy".
Sfidante, certo, ma in senso positivo: perché ci vuole coraggio per essere felici.

E a proposito di abiti che raccontano storie: in autunno terrò, per due weekend, due workshop di moda e scrittura a Venezia, insieme a Scuola Holden. Venite? Ecco come iscriversi: http://scuolaholden.it/scrivere-di-moda/

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.