Lisa Corva

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Primo bacio. Te lo ricordi ancora?

Martedì, 29 ottobre 2019 @08:51

"Io mi lasciai andare. Mentre mi baciava mi sentii come sospinta sul fondo di una piscina, tutto era distorto e sfocato, eppure limpido come vetro. Mi parve di attraversare anni e anni, e riemergere a un tratto completamente diversa". 
(Madeleine Thien)
Primo bacio. Te lo ricordi ancora?

(Il Buongiorno di oggi è tratto da "Ricette semplici", un libro di racconti di Madeleine Thien: scrittrice canadese, ma di radici miste e asiatiche, padre malese-cinese, madre di Hong Kong. Pubblicato da 66thand2nd, come gli altri suoi libri, tra cui uno struggente "L’eco delle città vuote", ambientato in Cambogia. Qui non ci sono ricette, o forse sì: si inizia con un padre, i gesti antichi con cui cucina il riso. Ma forse la ricetta è come tenere insieme la propria vita…
Ho scelto questa frase perché il primo bacio – sempre – non è forse un lasciarsi andare? Magari sott’acqua, come racconta lei. Un’altra dimensione. E no, io il primo bacio non lo ricordo, o ricordo solo confusamente che non sapevo dove mettere lingua e denti. Come mi ha scritto una mia amica stamattina leggendo il post, è stato un bacio "sperimentale")

Scrivere un diario è mettere a posto l’armadio della vita.

Lunedì, 21 ottobre 2019 @10:16

"Quando finisco di scrivere sul diario, mi sento come se avessi finito di ripiegare tutta la biancheria e avessi lucidato i pavimenti".
(Auður Ava Ólafsdóttir)

Sono tante le frasi che mi sono rimaste dentro leggendo questo romanzo islandese. Ma forse quello che mi ha colpito di più è l’accostamento -diciamo "ardito" - tra scrivere e mettere a posto la casa. Probabilmente perché –anche per me, disordinata controvoglia – scrivere vuol dire mettere ordine nella vita. O almeno provarci. Penna e carta, o laptop acceso, e uno straccio per la polvere. O forse una eco crema al limone pulisci-tutto, che è la mia nuova ossessione. Come vorrei avere tutto a posto, biancheria ripiegata, armadi profumati, e anche i dispiaceri e i rimpianti spolverati via. Togliere i segnacci di calcare dal lavandino e dai miei anni. Domesticità e ispirazione? Possibile?

Intanto segnatevi il libro: "Miss Islanda", Einaudi, della bravissima Auður Ava Ólafsdóttir, che racconta il "making of", la vocazione di una scrittrice, una bionda bella ragazza nell’Islanda degli anni Sessanta, che parte alla scoperta del mondo, e dell’amore, con una macchina da scrivere. E fa window-shopping ogni giorno nelle librerie di Reykjavik, prima di partire: desidera libri, e non vestiti. Scrivere per scoprire se stessi e il mondo: per lei è una macchina da scrivere (sentivo ancora tra le pagine il rumore ormai antico dei tasti); per la sua migliore amica, mamma troppo giovane con due bambine, è il diario poetico nascosto nella cesta della biancheria. Anni Sessanta, quando ancora bisognava scegliere, quando bambini e scrittura (o arte, o carriera) erano incompatibili; quando ancora c’era chi usava un nome maschile pur di pubblicare, quando si scriveva sul tavolo della cucina, magari di nascosto. La ricerca di una "stanza per sé": ci siamo riuscite?

Ólafsdóttir, di cui avevo letto "Hotel Silence", sempre Einaudi, ha la grazia e l’incanto di certi cieli del Nord. Il nuovo romanzo mi è piaciuto così tanto che penso che la leggerò tutta, à rebours, tornando pian piano indietro negli anni. L’autunno è appena cominciato.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.