Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Non tutto è rammendabile, ma tutto (o quasi) è riciclabile.

Venerdì, 10 gennaio 2020 @09:20

Non tutto è rammendabile, ma tutto (o quasi) è riciclabile.

Questo vorrei dire alle protagoniste di due romanzi che hanno riscaldato le mie vacanze di Natale, e che passavano le serate a rammendare calze e attaccare bottoni perduti. Certo, succede perché siamo negli anni Trenta e Quaranta in Inghilterra, e Dorothy Whipple, oltre a scrivere, probabilmente sapeva (doveva) ben tenere in mano ago e filo. Qualità domestiche irrinunciabili, a quel tempo almeno - oggi vorrei proprio conoscere chi sa rammendare una calza – ma, nelle pagine della Whipple, anche stranamente zen. Le sorelle quarantenni, una bellissima, inquieta e piena di amanti, l’altra in un matrimonio tranquillo, si ritrovano dopo anni la sera in salotto, e la sorella bellissima pensa: c’è un che di consolante e pacificante in tutto questo. In queste ore insieme, in silenzio, con la scatola del cucito. (Oggi probabilmente le due sorelle sarebbero ognuna in camera propria a giocare con il telefonino o guardare Mrs Maisel). In ogni caso non lo pensa per molto, perché poi ritorna alla sua inquietudine e ai suoi amanti. Ma tant’è.
A loro vorrei dire, facendo un salto nei libri e nel tempo: non tutto è rammendabile. Ma tutto, o quasi, è riciclabile. Abiti distrutti dai lavaggi e dalle centrifughe, maglioni preziosi che si riempiono di buchi, federe strappate, calze da buttare. Qualcosa si può salvare, certo. Basta trovare una brava rammendatrice, o una sarta "aggiustatrice". Io una l’ho trovata, sono rare ormai: le ho dato delle vecchie lenzuola bianche, bellissime e con le cifre, ma ormai strappate, da cui ha ricavato delle tende.
E quello che non possiamo salvare? Si ricicla, e che soddisfazione. Già: non solo il vetro, la carta, il bio. Da anni porto sacchetti di abiti, asciugamani, tessuti non più utilizzabili da H&M (no, non è pubblicità, ma fiducia: riusciranno a rilavorare quasi tutto e farne maglie sostenibili e "conscious", io li sostengo e ci credo).
E ieri, mentre ho scoperto vari strappi per usura in un paio di leggings che quindi finiranno nella raccolta differenziata, ho pensato: ma se questo valesse anche per amicizie e amori? Possiamo rammendare, certo. Dobbiamo rammendare. Ma a volte ci sono amori e amicizie che si disfano, semplicemente. Troppi buchi, troppi strappi; relazioni molto amate, o forse molto consumate, che si sfilacciano, che mostrano la trama, la noia o il risentimento; persone che non ci "stanno" più, come certi abiti che non ci appartengono più. E allora, non ci rimane che buttare. Buttare bene. Regalare, anche: quello che non è più nostro può essere amato da qualcun altro (vale per un cappotto ma anche per un uomo). E riciclare! L’inaspettato piacere della raccolta differenziata delle emozioni, è questo che vorrei raccontare alle sorelle in quel salotto anni Trenta. Buttate quegli amori e quelle amiche e andate avanti. (Voi intanto provate a leggere Dorothy Whipple: "Greenbanks", Persephone Books; e "Le sorelle Field", pubblicato in italiano dalla piccola fantastica casa editrice Astoria: consiglio!)

Ho visto il futuro in sogno. (Ho visto un sogno nel futuro).

Mercoledì, 1 gennaio 2020 @19:26

Ho visto il futuro in sogno.
(Ho visto un sogno nel futuro).

Oggi, primo giorno di questo 2020 che mi sembra davvero un bel numero, mi sono svegliata dopo un lungo, lunghissimo sogno. (Parentesi: capita anche a voi di voler raccontare con tutti i dettagli i vostri sogni ma non sapere a chi infliggerli, se non alla persona che dorme a vostro fianco, e che vorrebbe continuare a dormire? O che è già uscita? Mio marito in genere rientra in entrambe le categorie. E io risolvo spesso scrivendo laboriosi whatsapp alle persone che sogno). Comunque. Negli ultimi fotogrammi del sogno sapevo che c’era qualcosa che volevo portarmi nel risveglio, un insegnamento, un’illuminazione. La tenevo ben stretta per non farmela scappare, perché era una frase, questa: "Ho visto il futuro in sogno". Poi mi sono svegliata e ho provato a rigirarla: "Ho visto un sogno nel futuro". Funziona? Funziona, come il 2020. E ho capito che è questo il mio 2020, almeno è questo che vorrei: non solo sognare frasi e scriverle, ma avere un sogno che mi porti nel futuro. Un sogno che sia il futuro. Un sogno piccolo o grande, non importa: non un buon proposito, no, ma proprio un sogno. Un nuovo cappotto (ne ho visto uno azzurro un po’ alla Mrs Maisel, qualcuno qui sta guardando il serial?), un viaggio, un lavoro nuovo, un progetto. Un sogno da costruire, realizzare, portare a casa. Un sogno che diventi casa. Perché tutti abbiamo bisogno di un sogno: è questo, il futuro.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.