Lisa Corva

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Mi allontano, per vederti meglio.

Domenica, 13 settembre 2020 @04:30

"Roma ha i suoi difetti, come tutti gli individui, e per la città è come in amicizia o in amore, bisogna a tratti allontanarsi e così reinventarla."
(Goliarda Sapienza)
Mi allontano, per vederti meglio.

La frase di oggi è tratta da "Il vizio di parlare a me stessa" (Einaudi), appunti di diario, pensieri sparsi della scrittrice che ci ha regalato un libro straordinario, "L’arte della gioia". E poi c’è Roma. Roma che è cacio e pepe in una trattoria vicino a Campo dei Fiori, tornare a vedere l’estasi di Santa Teresa del Bernini, camminare a caso per la città, girare l’angolo e trovarsi di fronte piazze eterne, Trinità dei Monti o Piazza Navona, Roma dall’alto di una terrazza, i pavimenti dei Musei Vaticani tutti diversi e tutti bellissimi, il trionfo del barocco, il trionfo della storia, Roma.

Tenersi addosso un pensiero prezioso, come un gioiello.

Mercoledì, 16 settembre 2020 @08:40

"I pensieri si allineano come perle in fila su una collana"
(Maria Adolfsson)
Tenersi addosso un pensiero prezioso, come un gioiello.

Ho trovato questa frase in un posto inaspettato, un giallo. È di Maria Adolfsson, e della sua poliziotta che vive su un’isola in Svezia, di cui ho appena letto la terza avventura. Mi ha colpito forse perché ogni tanto ritrovo la collana di perle che era stata di mia madre, e mi chiedo se e come usarla. Poi, stranamente, non riesco mai a indossarla. Ma i gioielli, anche se non così preziosi, e i pensieri da accarezzare e tener vicino come gioielli, sì, quelli li ho.

Ecco intanto l’intervista a Maria Adolfsson che è uscita sul Piccolo di Trieste quest’estate.

Come resistere a una poliziotta umana, troppo umana, cinquanta e dintorni, che si sveglia la mattina ubriaca dopo essere andata a letto con l’unico uomo che avrebbe dovuto evitare, ovvero il suo capo? Così abbiamo incontrato Karen nel primo giallo della svedese Maria Adolfsson, "Inganno". L’abbiamo seguita nel secondo, "Avviso di burrasca". E adesso è uscito il terzo, "Tra il diavolo e il mare" (tutti SEM Editore, con la traduzione di Stefania Forlani). Una serie che ha superato le 200mila copie solo in Svezia.
Già, non c’è niente da fare: le gialliste nordiche sono proprio brave. E Karen è davvero simpatica, nella sua ruvidezza. Ormai la conosciamo bene, anche il lutto terribile nel suo passato: il marito e il figlio ancora piccolo, morti in un incidente d’auto. Ma soprattutto ci sembra di conoscere le sue terre, una ventata d’aria fresca nella nostra calda estate. Perché Karen si muove a Doggerland, un’isola immaginaria tra Inghilterra e Scandinavia, ricalcata sui luoghi dell’autrice, sul suo Nord. E quindi ecco la casa con il pontile sul mare, e il capanno da pesca; i tetti neri di ardesia, il pizzicore del sottozero, le nevicate improvvise. Il gruppo di amici che le stanno intorno, tutti spaiati come lei. Ecco i delitti, la stazione di polizia, il pericolo, la solitudine amata e odiata. Non è una superwoman, Karen: anzi. Beve, fuma. È piena di acciacchi: un po’ l’età, un po’ gli incidenti "di servizio", quando impreca perché le fa male un ginocchio ci strappa un sorriso. Si arrabbia. Ma è leale e coraggiosa. E affronta i criminali senza paura, come nell’ultimo libro, dove una fascinosa cantante pop dai capelli di platino, Luna, arrivata a Doggerland a registrare un album, scompare…
Ma non vogliamo svelare troppo. Alla scrittrice invece abbiamo chiesto: vive davvero così, in una casa con un pontile sul mare, su un’isola del Nord? "In realtà no. Abito a Stoccolma, in pieno centro. Però, sin da bambina, passavo le estati su un’isola a nord di Stoccolma, dove la mia famiglia aveva una casa molto simile a quella dove vive Karen". Che cosa le piace della sua eroina? "Il suo non essere perfetta. È sveglia, ha un grande cuore, ma è anche irascibile, gelosa. E per questo mi sta simpatica". Come si "inventano" dei gialli, che rituali ha? "Scrivo a casa, in genere sdraiata sul mio divano. Il che alla fine mi fa venire mal di schiena, così ogni tanto provo a sedermi compostamente al tavolo. D’estate scrivo sul mio terrazzo, dove – lo so che voi italiani non potrete crederci – ho alberi di pesche, uva e una bellissima Bougainvillea. Diciamo che faccio finta di essere nel Mediterraneo… E a volte, per lavorare al mio romanzo, vado in un caffè. Mi piace il rumore di fondo della vita, voci di sconosciuti, musica che non scelgo io". I diritti dei suoi libri sono stati venduti in 15 diversi Paesi: un’emozione. "E la sola idea che in questo esatto momento qualcuno in Italia, in Brasile, o in Francia, legga un mio romanzo ed entri nel mondo che ho creato dal mio divano, mi sembra fantastica. Molti mi hanno detto che vorrebbero che Doggerland esistesse davvero, e che aspettano la prossima avventura di Karen per tornarci: non è bellissimo?". Ma a parte il suo divano, il suo posto del cuore? "Potrei essere felice in qualunque luogo con vista mare, buon cibo e buon vino! E buona compagnia. Ma confesso che ho paura di volare. Forse per questo ho inventato Doggerland, l’isola immaginaria dove posso andare quando voglio, senza spostarmi da casa". E quindi non verrà mai a Trieste? "Penso che la vostra città mi possa offrire esattamente quello che desidero: vista mare, buon cibo e buon vino. Appena riuscirò a trovare il coraggio di salire su un aereo, mi vedrete". Intanto, ci vediamo a Doggerland, la fredda, bella isola che non c’è.

Vite che sono la mia.

Lunedì, 7 settembre 2020 @08:19

"Da tempo ormai fantasticava di una vita diversa, ma mai fino a quel momento si era sentita abbastanza stufa, forte o anche abbastanza incosciente per iniziarla. Poi all’improvviso il coraggio era arrivato: tutto insieme, senza avvisare e neppure promettere che sarebbe durato a lungo".
(Eleonora Marangoni)
Vite che sono la mia.

"Dopo undici anni di matrimonio e altrettanti di moderata infelicità, qualche giorno fa la mia amica Anne ha preso coraggio e se n’è andata di casa. E’ successo tutto abbastanza in fretta perché, come ha letto Anne in un libro che non ha mai finito, le risoluzioni definitive si prendono sempre in uno stato che non è destinato a durare".
Inizia così "Rue du Vertbois", il racconto da cui ho tratto questo Buongiorno. È ambientato a Parigi ma è di una giovane scrittrice italiana, Eleonora Marangoni, e fa parte dell’antologia appena uscita "L’allegra brigata" (Neri Pozza), dove dieci scrittori, durante il lockdown, hanno provato a raccontarsi, a distanza, delle storie. Di Eleonora Marangoni sto leggendo - e la intervisterò presto – "Viceversa- Il mondo visto di spalle" (Johan & Levi), un libro davvero curioso sulle "figure di schiena" nei secoli, un viaggio tra dipinti, affreschi, fotografie, nato anche da tre foto comprate per caso, che Eleonora ha sempre tenuto nella sua camera. Una stampa in bianco e nero di una donna davanti a un’isola greca, presa in una libreria a Parigi; una cartolina trovata in un mercatino di Parma; una stampa di sfondo americano comprata su Internet. Tratto comune: le persone, sconosciute, delle foto, sono tutte riprese di schiena, non ne vediamo il volto. E un giorno Eleonora, "nell’imprevedibile nitore che i traslochi portano con sé", guardando anche la copertina del libro che sta rileggendo, i racconti di Salinger, se ne accorge: quel che la affascina è proprio che sono tutte di schiena. Da qui nasce il libro. Bello, vero? Quando gli oggetti delle nostre case ci invitano a un viaggio.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.