Lisa Corva

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Il sonno delle stagioni, il sonno delle mele.

Domenica, 18 ottobre 2020 @10:05

"Voglio dormire il sonno delle mele."
(Federico García Lorca)
Voglio dormire, e risvegliarmi, così: felice, rotonda e intera, come una mela. Dentro avrò la saggezza dell’albero.

Ho ritrovato queste parole di Lorca e ho pensato che in questi tempi incerti, tempi pandemici, vorrei dormire proprio così: un sonno senza pensieri e antico, il sonno delle stagioni, il sonno delle mele. Ma poi mi è venuto in mente che anche Lorca ha vissuto in tempi incerti. Poeta ma anche impegnato politicamente durante la Guerra Civile spagnola, fu catturato a Granada, sua città natale, a casa di amici, e fucilato da uno squadrone della milizia franchista. Era il 1936. Non perdiamo mai i sogni, le speranze, la saggezza degli alberi, la felicità delle piccole cose: è questo che mi dice il Buongiorno di oggi.

Una sciarpa, per avvolgersi nella consolazione.

Domenica, 11 ottobre 2020 @07:47

"C’è sempre qualcosa che si può fare con il dolore.

Tua madre lavora a maglia.

Fa sciarpe in tutte le tinte di rosso.

Erano per Natale, e ti hanno tenuto al caldo

mentre lei si risposava

e poi divorziava

e si risposava

e ti portava con sé." 
(Louise Glück)

Avvolgersi nella consolazione.

Quando ho saputo che Louise Glück, la poetessa americana che leggo dal 2003 (da quando mi hanno regalato l’ormai introvabile "Iris selvatico"), aveva vinto il Nobel Letteratura di quest’anno, sono andata a rileggermi tutto quello di suo che nel tempo le ho sfilato e tradotto per i miei Buongiorno. Forse questi versi, tratti da "Love Poem", sono quelli che mi piacciono di più: c’è il dolore ma anche la consolazione, c’è il "fare altro" della propria tristezza, anche sciarpe, perché no; ci sono i mesi freddi e la morbidezza di tutto quello con cui ci avvolgiamo (io ho tante cose: una sciarpa morbida sempre con me in borsa, un plaid di cachemire a casa, vero lusso).
Louise Glück, che ora ha 77 anni, pubblica da almeno 50, e ha vinto in America tutti i premi possibili, compreso il Pulitzer. Scrive intrecciando ai suoi versi figure della mitologia greca: cosa che me la rende ancora più vicina. Perché i genitori, cosa abbastanza inusuale in America, le leggevano le storie degli dei e degli eroi greci quand’era piccola. A proposito, il nome Glück viene dai nonni paterni, ebrei ungheresi, che emigrarono a New York dove aprirono un grocery store, praticamente un ortolano o negozio di alimentari, di quelli di una volta. Guardo le sue foto di quand’era giovane: capelli nerissimi, sguardo fiero. Bella, elegante.
E oggi, che ha 77 anni, mi piace quello che ha appena raccontato di sé al New York Times. La sua ultima raccolta di poesie, spiega, parla dell’invecchiare, e del lutto. "Ho scritto di morte da sempre, da quando ho cominciato a scrivere: letteralmente, da quando avevo 10 anni. E sì, invecchiare è complicato. Non solo perché sei più vicina alla morte ma perché tutte le facoltà su cui contavi – la grazia fisica, l’energia, l’agilità mentale – cominciano ad essere compromesse, minacciate. Ed è molto interessante scriverne. Anche perché si scrive per avventura. Io scrivo perché voglio essere portata in un luogo di cui non so nulla, voglio essere straniera in un nuovo territorio". La vecchiaia come nuovo territorio? Solo un poeta poteva essere così convincente. Non a caso la sua poesia è un lungo dialogo con Persefone, la ragazza rapita e portata nell’Ade, la donna che sa passare dal regno dei morti alla terra, ogni anno, portando con sé la primavera. E non a caso il suo ultimo libro – che ora voglio ordinare – si intitola Averno (o Ade, il regno dei morti, delle ombre, dell’aldilà). Anche questo è un nuovo territorio. Grazie, Louise Glück.

Quel pezzetto di notte dentro di me.

Venerdì, 2 ottobre 2020 @09:57

"Non si trattava di insonnia nel senso comune del termine, piuttosto di una piccola incrinatura, un punto in cui il suo sonno si era rotto una volta per tutte e non poteva più essere riparato. Era fra le tre e le quattro del mattino. Lui la chiamava la sua "lesione del sonno" e sapeva esattamente quando e come era successa. Ma questa è un’altra storia… Chi si ritrova ad avere un buco del genere nel sonno, acquisisce naturalmente negli anni qualcosa di simile a una vita segreta."
(Lars Gustafsson)
Quel pezzetto di notte dentro di me.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Storie di gente felice" (Iperborea, traduzione di Carmen Giorgetti Cima), dello svedese Lars Gustafsson. Racconti in giro per il mondo, passato semplice: anni 60 e 70, un mondo senza cellulari…
Di solito non mi piacciono i racconti, però questi sono come delle gite, non solo nel passato, ma in un’Europa e in un mondo che non c’è più. Il protagonista di "La ragazza dal berretto blu", da cui ho tratto il Buongiorno, soffre di insonnia, e sveglio nelle camere d’albergo legge gli elenchi telefonici (l’avevo fatto anch’io, una volta, in un viaggio in Groenlandia, quando non esistevano gli ebooks d’emergenza ed ero rimasta senza nulla da leggere). Solo che lui scopre il nome di una ragazza dal berretto blu di cui un tempo era innamorato, e decide di andare all’indirizzo, per vedere se è proprio lei… Sarà l’inizio o la fine di una storia?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.