Lisa Corva

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La speranza è un giardino.

Domenica, 28 marzo 2021 @14:07

"La primavera è tornata. La terra è come un bambino che conosce poesie a memoria"
(Rainer Maria Rilke)
La speranza è un giardino.

Ogni tanto leggo Rilke (soprattutto le Elegie Duinesi, che mi sono care perché cominciò a scriverle ospite nel castello di Duino, accanto a Trieste, nel 1912), ma lo trovo sempre molto difficile, rarefatto, bello e lontano insieme. Però questo frammento – tratto dai Sonetti a Orfeo - mi piace, mi torna sempre in mente, quando torna la primavera. Quando la terra è come un bambino che conosce poesie a memoria: i crochi, le margherite, gli alberi che pian piano, ogni giorno, si illuminano di petali. La speranza è davvero, forse, in un giardino. E quindi:

"Frühling ist wiedergekommen. Die Erde ist wie ein Kind, daß Gedichte weiß…"

Qui, ora.

Domenica, 21 marzo 2021 @21:28

"Avevi l’abitudine di andare ogni mattina a spiare l’arrivo della luce in giardino. Con in mano la prima tazza di caffè, coglievi la fortuna di esistere, di risvegliarti con la natura qui, in questo angolo del pianeta, di rianimarti e di toccare terra, prima di affrontare lo sforzo di vivere… Respiri avidamente il giorno nuovo, inedito, e capisci che questo, niente più di questo rappresenta ancora la felicità: bere l’aria scura". 

(Colette Nys-Mazure) 
Qui, ora.

Il primo caffé del mattino, che poi per me è una tazza di té. Le frasi di Colette Nys-Mazure (una scrittrice belga di lingua francese, nata nel 1939), tratte da un libro di suoi pensieri regalato da una cara amica, mi seguono da anni; le ho usate spesso per le mie rubriche di frammenti poetici. E mi sono tornate in mente adesso, quando "l’affrontare lo sforzo di vivere", in quest’anno di pandemia, sta diventando sempre più faticoso. Ma quella tazza è un momento solo per noi. "Bere l’aria scura", fermarsi nel buio o nelle prime luci del mattino, sorseggiare l’attesa. Toccare terra. Dirsi: siamo qui.

Quanto manca. Fino a te.

Domenica, 14 marzo 2021 @17:31

"Amore, quante strade per giungere a un bacio

che solitudine errante fino alla tua compagnia.

I treni continuano a rotolare soli con la pioggia.

A Taltal ancora non albeggia la primavera".
(Neruda)
Quanto manca. Fino a te.

Neruda, il poeta dei miei 15 anni. Rileggo le sue parole e mi sento ancora lì, ad aspettare che albeggi la primavera.
Mi sono sempre chiesta dove fosse Taltal, un nome che sembra un luogo di fiaba, e oggi l’ho googlato: una località al mare, in Cile (Pablo Neruda, 1904-1973, infatti era cileno), con lunghe spiagge di sabbia e vento. E una lunga storia di miniere di rame e nitrato di potassio. Dall'altra parte del mondo... Ma quella "solitudine errante", quei "treni che continuano a rotolare soli con la pioggia", erano anche i miei, sognando un primo amore, sognando un amore.
Anche se adesso, confesso, rileggendolo, più che altro mi chiedo quanto manchi alla fine della pandemia!

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Del resto anche l’amore è un imprevisto.

Domenica, 7 marzo 2021 @18:53

"Marzo: mese d’attesa.

Le cose che ignoriamo

E le persone del nostro presagio

Sono in cammino".
(Emily Dickinson)
Del resto anche l’amore è un imprevisto.

Emily Dickinson mi affascina, anche la sua storia, poetessa reclusa, l’abito bianco abbottonato fino al collo, ma trovo sempre molto criptiche le sue poesie. Che erano, del resto, volutamente criptiche. Questa – la numero 1404 – che ho scelto per il Buongiorno di questa settimana mi piace per l’attesa che c’è dentro il mese di marzo. I bucaneve, i crochi viola accanto a casa mia, i primi alberi in fiore. L’attesa della primavera, certo. Ma anche l’attesa forzata di questa pandemia.
E poi ho pensato: l’attesa è anche perché il futuro contiene cose che ignoriamo, le persone del nostro presagio… Ma anche innamorarsi è inimmaginabile, imprevedibile. Un meraviglioso imprevisto. Perché:


March is the Month of Expectation.

The things we do not know—

The Persons of prognostication

Are coming now—

L’arte di perdere senza perdersi.

Lunedì, 1 marzo 2021 @09:57

"Perdi qualcosa ogni giorno.
Accetta il turbamento delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare"
(Elizabeth Bishop)
Sciarpe, orecchini, amici. Amori.
L’arte di perdere senza perdersi.

Tutto è cominciato con un orecchino perduto. Un piccolo orecchino d’oro a forma di anello. Sapete com’è con i gioielli, no? Li metti tanto, poi ti stufi e li dimentichi… Questi li avevo riscoperti e messi sabato, felice perché tornavo a Trieste dopo mesi di lockdown. E a un certo punto mi sono accorta che uno l’avevo perso. Ho rifatto tutta la strada con la bora, sperando che riapparisse con un luccichìo. E invece no. Sì, lo so, gli orecchini si portano anche spaiati, ma è sempre triste perdere qualcosa, vero? Qualcosa che hai amato, anche fosse solo una sciarpa, un anello…
Così, camminando nel vento, ho pensato a delle frasi che mi consolassero. E mi è venuta in mente una poesia, The Art of Losing, della poetessa americana Elizabeth Bishop (nata nel 1911, morta nel 1979). Me ne aveva parlato tanti anni fa la mamma di una mia cara amica americana. Ma, sinceramente, non l’avevo mai capita davvero. Io che rimango aggrappata alle cose, e alle persone. Agli amori, agli amici…
Però, rileggendola, ho pensato che questa è una poesia che si capisce solo crescendo, invecchiando, quando le cose che perdi sono davvero tante. E quindi bisogna imparare a lasciarle andare. Se possibile conservandone il ricordo. Sapete che ricordo ancora una sciarpa di cachemire che ho perso anni fa? Sento ancora la leggerezza, la sofficezza, al tatto. Sarebbe bello, ho pensato, viaggiare in un pianeta delle cose perdute, un po' come un racconto di Murakami. (E poi, certo, l’orecchino si può portare anche spaiato).

Ecco la poesia in inglese:
The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.

—Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing’s not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.


Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.