Lisa Corva

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Oggi, sono una foglia. Non ho paura di cadere.

Domenica, 31 ottobre 2021 @05:33

"Cadi, foglia, cadi; appassite, fiori;

allungati, o notte, e accorciati, giorno

ogni foglia mi parla di pace soave

staccandosi con un sussurro dall’albero
autunnale". 

(Emily Brontë) 


Oggi, sono una foglia.

Mi sono tornati in mente questi versi di Emily Brontë -proprio lei, l’autrice di "Cime tempestose", che non rileggo da tantissimo tempo – in questi giorni in cui cammino tra le foglie cadute nei viali, con quel fruscìo che mi piace tanto. Sono anche i giorni in cui pensiamo ai nostri morti, a chi non c’è più. E allora forse le foglie ci possono insegnare questo: ad abbandonarci, senza paura. Intanto è così bello guardarle, fermarsi a raccoglierle, gialle, rosse, carminio, muschio, mattone. I colori dell’autunno in cui camminiamo, che a volte è anche l’autunno della vita.

Ecco i versi in inglese: 


"Fall, leaves, fall; die, flowers, away;

Lengthen night and shorten day

Every leaf speaks bliss to me

Fluttering from the autumn tree".

L’inizio di una speranza.

Domenica, 24 ottobre 2021 @12:20

"Tutti abbiamo perso qualcosa o qualcuno. Un amore, una battaglia, un’illusione, o semplicemente un senso, una direzione, un significato"
(Camille Laurens)
Perdere significa aver avuto. E poter avere ancora. È l’inizio di una speranza.

A volte mi capita, di un libro, di ricordare solo una frase, perché l’ho sottolineata, perché ha risuonato nel mio cuore e nei miei pensieri. Così è successo con questa frase della scrittrice francese Camille Laurens, tratta dal suo romanzo "Quella che vi pare" (edizioni e/o), che poi è diventato un film, decisamente più inquietante e più bello del libro, con Juliette Binoche: "Celle que vous croyez", "Il mio profilo migliore", storia di una donna over 50 che apre un falso account Facebook dopo una delusione d’amore. Con una grande Juliette Binoche.
Il libro l’ho messo in qualche bookcrossing o regalato. La frase è rimasta con me. Insieme a quello che ha smosso, come un sasso che si butta nell’acqua. Riflessi. Speranza.

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Quel che mi accendevi dentro.

Venerdì, 22 ottobre 2021 @13:08

"E poi quello che stavi leggendo era il mio cuore"
(Murakami)
E poi quello che tieni in mano è il mio cuore.

"Stasera ti chiamo
per chiederti
se ero proprio io
quello che amava
così tanto"
(Sanlordseastate)
Quel che mi accendevi dentro.

In queste settimane ho affidato due Buongiorno al vento. Dico vento non a caso, perché il Buongiorno – come ormai vi siete accorti – lo scrivo ogni domenica, ed è un appuntamento prezioso anche per me, come una tazza di tè nel silenzio del mattino, mentre guardo il mare (bellissimo, piacere solitario quando mi sveglio a Trieste).
La frase di Murakami è tratta da un suo vecchio romanzo che ho appena finito di leggere, "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" (Einaudi). Un viaggio onirico in un mondo parallelo, come sempre nelle sue pagine. E un po’ di dispiacere perché anche quest’anno non ha vinto il Nobel.
Mentre la poesia con una strana firma, Sanlordseastate (che in realtà è uno pseudonimo, di un poeta che vuole rimanere segreto), l’ho scoperta attraverso l’account Instagram di un uomo geniale che fa moda e non solo, Antonio Marras. E mi ha fatto pensare a quando una persona – di cui magari eravamo perdutamente innamorati – non ci "accende" più, non ci smuove più niente dentro. Ci ricordiamo com’eravamo: ma non c’è più elettricità. E un po’ ci dispiace…
Mi piace raccogliere belle parole, belle frasi ovunque, come le foglie che in questi giorni stanno cominciando a cadere per terra nei viali. L’importante è fermarsi, prenderle in mano – anche le poesie si tengono in mano, non trovate? – e lasciare che ci accarezzino.

Chiedilo al vento.

Venerdì, 8 ottobre 2021 @14:52

"È un momento difficile per essere umani. Sappiamo troppo e troppo poco.
La brezza ha bisogno di noi? E la scogliera? I gabbiani?"
(Ellen Bass)
Chiedilo al vento.

Mi sono messa in tasca queste parole per questi primi giorni d’ottobre: in Sicilia. Taormina, i vigneti dell'Etna, Noto, e finalmente Ortigia. Già, perché ho sognato per anni di andare a Ortigia, e finalmente ci sono arrivata, ho camminato per le strade tra le case barocche, mentre la luce si faceva bianca e rosata. Lo sognavo da quando ho trovato, anni fa, in un albergo (sembra una cosa frivola ma è successo anche a uno scrittore che amo e conosco, André Aciman) i primi prodotti Ortigia con quei profumi e quel packaging stupendo... e alla fine ho intervistato la fondatrice, una simpatica talentuosa inglese. Questo solo per raccontarvi come a volte è una piccola cosa che ci guida a scoprire il mondo. Mi porto dentro non solo la luce e il vento, ma anche piatti da chef (lo spaghettone ai ricci di mare e burro alla liquirizia!), granite al caffè e mandorla (con la panna ovviamente), palazzi con il segno del passato, come un Grand Hotel per cui impazzirebbe Wes Anderson, e dove ho dormito, il Grand Hotel Timeo a Taormina, o le piastrelle segnate dal calpestìo della vita a  Palazzo Castelluccio, e poi la visione del futuro, con i giardini di  Radicepura... Sicilia a ottobre. Quanta luce. 
E poi la luce di Trieste, la Barcolana, la bora. Quanto vento e quanta luce.


I versi della poetessa americana li ho letti su Poesia, la bella rivista di Crocetti Editore. Sono tratti da "The World Has Need Of You", eccoli in inglese:

"It’s a hard time to be human. We know too much
and too little. Does the breeze need us?
The cliffs? The gulls?"

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.