Lisa Corva

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Perché la promessa segreta dell'inverno è sempre la primavera.

Lunedì, 13 febbraio 2017 @09:13

"Laggiù è eterno inverno, scrisse una volta William Blake a proposito di un luogo senza amore".
(Adam Gopnik)

Nel mio altrove è ancora inverno. Ma per questo mio Buongiorno, che ho sottolineato nelle pagine di "L’invenzione dell’inverno", il libro-saggio di Adam Gopnik (Guanda), ho scelto dei giacinti. Giacinti blu che ho comprato e che stanno fiorendo in questi giorni. Il loro profumo – lieve, delicato, persistente – mi ricorda che la promessa segreta dell’inverno è sempre la primavera.

I cieli grigi e le luci di dicembre sono la mia idea di gioia segreta.

Martedì, 20 dicembre 2016 @07:57

"I cieli grigi e le luci di dicembre sono la mia idea di gioia segreta."
(Adam Gopnik)
Mille luci nella sera. Il Natale, dentro.

Il mio #spillo su Gioia è tratto da un libro speciale, un saggio che è una dichiarazione d’amore per la stagione fredda: "L’invenzione dell’inverno" (Guanda), di Adam Gopnik, giornalista nato in Canada (lì sì che s’intendono dell’inverno). La tesi? Che a partire dal Settecento il mondo moderno e occidentale si è potuto garantire il lusso di ammirare l’inverno da dietro il vetro di una finestra, in una stanza finalmente riscaldata: avete presente, quando vi mettete alla finestra, e fuori nevica, o c’è la nebbia, la brina del mattino? Inverno come avventura sulla neve e lusso dei sensi: ce lo racconta Gopnik citando quadri, romanzi, mode. E, confesso, tornata dal caldo e dalle palme, guardo la brina dalla mia finestra, il cielo grigio e quasi soffice, e sì, mi piace. Per me che non amo il Natale, è la mia idea di Natale.

Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta.

Giovedì, 9 luglio 2015 @08:46

"Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,
le amicizie si fanno più profonde,
l’amore solleva attento il capo.
Perfino le cose diventano pure.
I rondoni danzano nell’aria,
a loro agio nell’abisso.
Tremano le foglie dei pioppi,
solo il vento è immoto.
Le sagome cupe dei nemici si stagliano
sul fondo chiaro della speranza. Cresce il coraggio."
(Adam Zagajewski)
Non perdi, se trovi te stesso.

Il Buongiorno di oggi è anche il mio #spillo su Gioia, ed è tratto dall'antologia di un poeta polacco che mi piace molto: "Dalla vita degli oggetti" (Adelphi, a cura di Krystyna Jaworska).
Su Gioia in edicola trovate anche una delle storie che raccolgo e racconto, la storia di un uomo gay che ha sposato la sua migliore amica. Perché? Leggete, scrivetemi…

Tanta vita. E quelle notti, quelle mattine in cui, nel silenzio del mondo, ci ripensiamo.

Mercoledì, 17 giugno 2015 @08:02

"Oggi non dormirai. Tanto è il chiarore alla finestra.
Sulla città s’innalzano i fuochi d’artificio.
Non dormirai, sono accadute troppe cose.
Su te vegliano i libri, in file ordinate.
A lungo penserai a ciò che è accaduto
e a ciò che non è stato. Oggi non dormirai."
(Adam Zagajewski)
Tanta vita. E quelle notti, quelle mattine in cui, nel silenzio del mondo, ci ripensiamo.

Il Buongiorno di oggi è di un poeta polacco e viene da un libro già pieno di sottolineature: "Dalla vita degli oggetti" (Adelphi, a cura di Krystyna Jaworska).

Ci trattennero prati primaverili, fiori di calendula. Ci trattenne la vita.

Lunedì, 25 maggio 2015 @07:59

"Ci trattennero prati primaverili, fiori
di calendula, lo sguardo delle ragazze di campagna,
assetato di amore straniero."
(Adam Zagajewski)
Ci trattenne la vita.

Ancora dei versi del poeta polacco Zagajewski, tratti da "Dalla vita degli oggetti" (Adelphi): ancora la vita, in primavera.

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All’alba sale dai prati bassi profumo di trifoglio.

Mercoledì, 20 maggio 2015 @07:27

"All’alba sale dai prati bassi profumo di trifoglio"
(Adam Zagajewski)
Oggi, fermati ad annusare (toccare, afferrare) la primavera.

Il Buongiorno di oggi è del poeta polacco Zagajewski, ed è tratto dall’antologia "Dalla vita degli oggetti" (Adelphi), a cura di Krystyna Jaworska.

Sulle mie scarpe, polvere e nostalgia.

Martedì, 18 novembre 2014 @09:11

"Saremmo giunti in tempo se la nostra nostalgia non si fosse fusa con la polvere delle strade."
(Adam Zagajewski)
Sulle mie scarpe, polvere e nostalgia.

Il Buongiorno di oggi sono i versi in cammino di un poeta polacco, e sono tratti da "La vita degli oggetti" (Adelphi, a cura di Krystyna Jaworska).

Verso la città nessuno, sul fiume mai.

Martedì, 23 settembre 2014 @09:45

"Piegati da un peso
che non sempre si vede
avanzano nel fango o nella sabbia del deserto,
chini, affamati,

uomini di poche parole dai pesanti caffetani,
adatti a tutte le stagioni,
donne vecchie dai volti sciupati
che portano qualcosa, un neonato, una lampada
-un ricordo – oppure l’ultimo tozzo di pane.

Può essere la Bosnia, oggi,
la Polonia nel settembre ’39, la Francia
otto mesi più tardi, la Turingia nel ’45,
la Somalia, l’Afghanistan o l’Egitto.
C’è sempre un carro, o almeno un carretto,
colmo di tesori (il piumino, la tazza d’argento
e il profumo di casa che presto svanisce),
un’auto senza benzina abbandonata nel fosso,
un cavallo (che sarà tradito), la neve, molta neve,
troppa neve, troppo sole, troppa pioggia,
e quel caratteristico curvarsi,
come verso un altro pianeta, migliore,
con generali meno ambiziosi,
meno cannoni, meno neve, meno vento,
meno Storia (purtroppo un simile pianeta
non esiste, esiste solo il curvarsi).

Trascinando i piedi,
vanno lentamente, molto lentamente,
verso il paese da nessuna parte,
verso la città nessuno,
sul fiume mai."
(Adam Zagajewski)

Penso a chi è in fuga, a chi è in cammino, oggi. Verso la città nessuno, sul fiume mai.

Adam Zagajewski, poeta polacco ma nato in realtà a Leopoli (ora Ucraina), ha scritto questa poesia anni fa, ai tempi della guerra in Bosnia. I profughi continuano a fuggire, lentamente, curvi, come la linea della terra, con il peso della disperazione e dell’esilio. Penso alle genti in fuga dalla Siria in guerra… Penso a chiunque cerchi oggi una nuova patria. E penso ai poeti che cercano di raccontarlo. La poesia è tratta da "Dalla vita degli oggetti" (Adelphi).

Lontano, in alto, un piccolo aeroplano gioca come un delfino.

Giovedì, 27 marzo 2014 @10:06

"Si smorzano le voci degli uccelli.
La luna si mette in posa per le foto,
luccicano le umide guance delle vie.
Il vento porta il profumo di campi verdi.
Lontano, in alto, un piccolo aeroplano
gioca come un delfino."
(Adam Zagajewski)
Lasciati andare al profumo della primavera.

La poesia-primavera di oggi è anche il mio #spillo della settimana su Gioia. Ed è tratta dall'antologia del poeta polacco "Dalla vita degli oggetti", Adelphi, tradotta da Krystyna Jaworski. Ricordate "la gioia sconosciuta delle città straniere"? E' sempre lui.

La gioia sconosciuta delle città straniere. E cronache da Varsavia, tra bar mleczny e arte nel parco.

Venerdì, 14 marzo 2014 @08:49

"Nelle città straniere c’è una gioia sconosciuta,
la fredda felicità di un nuovo sguardo."
(Adam Zagajewski)
Nelle città straniere, dove possiamo essere altro da noi.

Grazie a Elena, lettrice del blog, che mi ha mandato dei versi che – vera coincidenza poetica – collegano i due poeti polacchi che ho portato con me in viaggio. Perché questi versi di Zagajewski (tratti da "Dalla vita degli oggetti", Adelphi, e tradotti da Krystyna Jaworski) sono dedicati a Zbigniew Herbert, ovvero i poeti dei miei ultimi Buongiorno.
E quello sguardo freddo e felice di chi viaggia è il nostro. Il mio, nei giorni appena passati a Varsavia.


Varsavia, Polonia. Ci sono arrivata con poche immagini (il bambino del ghetto di Varsavia, mani alzate) e qualche verso in tasca, anzi nel mio iPhone. Ho trovato una vista dalla mia camera d’albergo, la prima notte, che riassume per me la città: il gigantesco palazzo della scienza e della cultura, regalo staliniano del 1955; proprio davanti, la silhouette curva di un nuovissimo grattacielo da archistar, quello di Daniel Libeskind (sì, lo stesso che sta costruendo, sul terreno di ground zero a Manhattan, il nuovo One World Trade Center, e che è polacco, figlio di ebrei polacchi sopravvissuti allo sterminio), con accanto un grande shopping center a bolle illuminate. Questa è Varsavia per me: il passato dell’Ottocento completamente distrutto (la città è stata rasa al suolo, a cominciare dal ghetto), e ricostruito dopo il 1944 praticamente uguale, quasi Disneyland, ossessivamente; ma soprattutto i palazzi e la vita soviet con, accanto, la nuova ricca Varsavia che costruisce grattacieli e futuro. E se tutta la città è piena di Starbucks e sushi bar, è anche vero che i "bar mleczny", le vecchie latterie soviet dove si mangiano a poco prezzo "pierogi" (i ravioloni polacchi, ripieni di funghi e cavoli, o formaggio), sono state salvati, restaurati, e ancora adesso c’è la fila a ora di pranzo, vecchie signore con la borsa della spesa e ragazzi con il telefonino in mano. L’amica Klara mi ha portato in quello che si chiama "Prasowy", ovvero "per la stampa" (accanto c’era la sede di un giornale). Mentre a Mysia 3, indirizzo un tempo cupo, il vecchio palazzo-ministero della censura è stato trasformato in un concept store di design e moda, con caffè all’ultimo piano. Una bella vendetta della storia. E poi? Poi l’arte: il museo di arte moderna dentro un vecchio negozio di mobili anni Sessanta, ad esempio. E il centro di arte contemporanea all’interno di un castello, in un parco cittadino, motivo del mio viaggio a Varsavia: www.csw.art.pl/ e http://csw.art.pl/index.php?lang=eng . Perché il direttore, Fabio Cavallucci, è un italiano, trasferito qui (anche) per amore: di un’artista polacca, Katarzyna Kozyra, e dell’arte polacca in generale. Il castello Ujazdowski nel parco ha un bistrot e un ristorante iper-design che non stonerebbero a Berlino o Londra, e in questo momento ben tre mostre. Quella che mi è piaciuta di più è quella appena inaugurata, "A few grams of red, yellow, blue", ovvero i colori della bandiera nazionale della Romania, visto che è una collettiva di giovani artisti rumeni. Mitteleuropa forever.

In Friday Lisa, la poesia di Zagajewski in inglese, non in polacco, per farla viaggiare più velocemente nel mondo. E, visto che mi piace tanto, lì trovate tutta la poesia in italiano.

Dalla mia finestra, vedo la Polonia.

Lunedì, 10 marzo 2014 @07:29

"Da dove viene?", mi chiese.
"Dalla Polonia", confessai.
"Oh, beato lei, beato lei!", esclamò in preda a genuino entusiasmo mediterraneo. "Il lutto! Soprabiti neri. Gioielli funebri. Versi commoventi sulla morte di un soldato. Ne ho sentito parlare, ne ho sentito parlare. Nebbia, stoppie e cavalleria. Croci nei campi. Un migliaio di valorosi. Trombe, segnali e il silenzio. Bello, bello. Lei è un uomo fortunato…"
(Adam Zagajewski)
Oggi sono, per la prima volta, in Polonia.

Per l'esattezza, a Varsavia. E prima di partire ho aperto il libro di un poeta polacco, cercando qualche parola che mi accompagnasse nel viaggio, verso questo Paese di cui so così poco. No, non l'amata Szymborska. Ma "Tradimento" di Zagajewski, Adelphi. Dalla mia finestra su Varsavia, oggi, il sole.

Era l’infanzia, che non torna più - le more così nere da fare invidia alla notte.

Mercoledì, 18 settembre 2013 @06:55

"Era l’infanzia, che non torna più -
le more così nere da fare invidia alla notte"
(Adam Zagajewski)
Una manciata di more, una manciata di anni.

Sto scoprendo un nuovo poeta: polacco, nato a Leopoli (ora Ucraina, per la serie confini che si muovono), Zagajewski sarà a Pordenonelegge il 22 settembre. E i versi di oggi sono tratti da "Dalla vita degli oggetti", Adelphi.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.