Lisa Corva

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Le tue parole, il tuo profilo, il tuo sorriso. Porto tutto con me.

Lunedì, 20 febbraio 2012 @08:32

"Tuttavia provava il bisogno di udire parole, parole, come ai primi tempi, portarsele di là, in cucina, a farle compagnia durante la giornata"
(Alba de Céspedes)
Le tue parole, le porto in tasca, un amuleto per quando mi sento sola. Le tue parole. E il tuo profilo, quando guidi. Il tuo sorriso, quando mi vedi arrivare. Porto tutto con me.

Nella penombra della mia camera, le cose che amo mi riconoscono e mi sorridono, quando finalmente siamo sole.

Giovedì, 12 gennaio 2012 @08:33

"E’ così ogni sera, quando chiudo dietro di me l’uscio della mia camera per andare a dormire; compio questo gesto semplice e consueto con avida ghiottoneria, assaporandolo: conosco il cigolìo della maniglia… Rimango lì davanti per un lungo momento, a pensare; poi, adagio, mi volgo e ricerco nella penombra le cose che da anni amo vedere attorno a me; ed esse, poiché finalmente siamo sole, mi riconoscono e sorridono".
(Alba de Céspedes)

Il piacere della solitudine.

Alba de Céspedes, dimenticata scrittrice del Novecento (nata nel 1911, morta nel 1997), romana, cognome che le veniva dal padre, ambasciatore cubano in Italia. Pre-femminista, abilissima nel disegnare i chiaroscuri della vita delle donne di allora: e quell’allora sono gli anni Trenta, Quaranta… Come in "Quaderno proibito", che avevo amato moltissimo, o "Nessuno torna indietro", una sorta di Sex and The City in epoca fascista. La frase di oggi è tratta invece da "Fuga", racconti pubblicati da Mondadori nel 1940; un libro dalla copertina blu che mi si disfa quasi tra le mani, che viene da un robivecchi triestino e che mi è stato regalato da mio padre. Lo sto leggendo, stupita come sempre dalle parole ormai perdute (uno dei racconti, bellissimo, si intitola "Il pigionante", ma anche nella frase di oggi, avete notato "uscio" e "ghiottoneria"?). Perduto anche, per fortuna, molto di quello che stringeva le donne alla gola. Solo un esempio: una delle protagoniste ha quarant’anni e si sente vecchissima, non più in diritto né di amare né di desiderare… Com’è cambiato il mondo. E non solo nei sentimenti: nel 1940, quando esce "Fuga", le donne non potevano neppure votare; era vietato il divorzio, l'aborto, la pillola, decidere di sé e del proprio destino era ancora quasi impossibile. Sì, com'è cambiato il mondo. Alba, la battagliera Alba, sarebbe contenta. Per saperne di più cliccate sul suo nome, andate in biblioteca o libreria: l’anno scorso la Mondadori ha ripubblicato i suoi romanzi, ormai introvabili, in un volume dei Meridiani. Che non amo perché hanno le pagine troppo fragili. Ma dentro c'è tutta Alba.

La solitudine delle madri.

Martedì, 12 gennaio 2010 @07:33

"Se i figli possono confessare francamente di annoiarsi coi genitori, una madre non può mai confessare di annoiarsi coi figli senza sembrare snaturata".
(Alba de Céspedes)
Quante cose una madre non può dire, forse neppure a se stessa. E com’è profonda, a volte, la solitudine delle madri.

(La frase di oggi è tratta da "Quaderno proibito" di Alba de Céspedes, scrittrice purtroppo dimenticata. Ne ho parlato, per la prima volta, il 29 ottobre 2009)

Il colore della sua voce.

Giovedì, 10 dicembre 2009 @09:04

"Penso alle amiche che si vestono frettolose per uscire, che s’arrabbiano perché il vestito non cade bene, che fanno i conti, ordinano la spesa, che formano un numero al telefono e non risponde e, quando infine risponde, parlano, discutono, piangono nel riattaccare il ricevitore; che fanno dipendere tutto della loro vita dall’accento di un uomo".
(Alba de Céspedes)
E da che colore avrà, la sua voce, quando finalmente risponderà. Lui. Il suo sms. Quell’uomo.

(La frase di oggi è tratta da un racconto che Alba de Céspedes scrisse alla fine degli anni Quaranta; fa parte della raccolta "Invito a pranzo", un vecchio libro Mondadori. Una scrittrice purtroppo dimenticata: per conoscerla meglio, per saperne di più, andate al mio post del 29 ottobre).

Il matrimonio, è una traduzione.

Venerdì, 27 novembre 2009 @08:26

"Gli aveva chiesto: dimmi di quando saremo sposati. Lui, come sempre, le aveva detto: allora saremo sempre felici. Non era molto loquace, Giovanni; ma lei, con quel filo gettato, seguitava a ricamare nell’immaginazione. Capiva che sposarsi non voleva dire solo incontrarsi, come adesso facevano; voleva dire tradurre in realtà quella parola, famiglia, che fino allora le era sembrata astratta, come la parola poesia".
(Alba de Céspedes)
Il matrimonio, è una traduzione.

(Lo so che quella virgola è grammaticamente sbagliata: ma mi piaceva, come un sospiro, un respiro, dopo la parola matrimonio. La frase di oggi è tratta da un racconto di Alba de Céspedes scritto alla fine degli anni Quaranta, che si intitola "La sposa"; fa parte della raccolta "Invito a pranzo", un vecchio libro Mondadori. Una scrittrice purtroppo dimenticata: per conoscerla meglio, per saperne di più, andate al mio post del 29 ottobre).

Ieri era Thanksgiving. Una delle piu`belle feste americane: fermarsi, nelle vite troppo di corsa, e rendere grazie. Ieri, come dicono gli americani, I counted my blessings. Piccolo esercizio di gratitudine: perche`tutti abbiamo qualcosa di cui rendere grazie. Non dimentichiamolo.

Sottolineature.

Giovedì, 12 novembre 2009 @09:14

"E’ strano: la nostra vita intima è ciò che più conta per ognuno di noi, eppure dobbiamo sempre fingere di viverla senza quasi avvedercene, con disumana sicurezza".
(Alba de Céspedes)
Forse a questo serve la poesia, anche le piccole schegge di poesia: a raccoglierci, a raccogliere il pensiero. A fermare lo sguardo. A dirci: questo è quello che sono, questo è quello che sto diventando. Ora.

(La frase di Alba de Céspedes è tratta da "Quaderno proibito", Mondadori. Ricordate? Vi avevo raccontato la storia della de Céspedes, famosissima negli anni Quaranta e Cinquanta, ora scandalosamente, tristemente dimenticata. Avevo letto "Quaderno proibito" molto tempo fa, ma questa frase mi è stata regalata da un altro sguardo, un’altra lettrice. Perché viene dal libro vintage, usato, antico (scegliete l’aggettivo che preferite), che mi aspettava a Roma, in una piccola libreria che si chiama Libri necessari. L’ho comprato per l’amica che era con me. Per farglielo leggere. E per salvarlo. A casa, sfogliandolo, mi hanno colpito le frasi sottolineate, in matita, da una donna che rimarrà per sempre sconosciuta, una donna che non ha neppure scritto il suo nome in prima pagina. Questa è la prima, ve ne regalerò altre).

La primalba.

Giovedì, 29 ottobre 2009 @08:24

"Poi, quando la primalba aveva rischiarato la camera, s’era rialzata sul gomito per guardare Giovanni che dormiva: nel tenue chiarore il viso bruno di lui si distingueva appena, ed ella lo contemplava come un paesaggio amato nell’infanzia dal quale dovesse staccarsi per sempre".
(Alba de Céspedes)
Il tuo viso: le strade, la città da cui non riesco a staccarmi. Non voglio sentirmi esule da te. Eppure devo andare, vero? Mi aspettano, lo so, altri paesaggi; altri confini.

Primalba. Una bellissima parola, desueta, dimenticata; una parola che non si usa più. Provate a pronunciarla. Sentite anche voi? E’ uno dei piaceri che provo nel leggere scrittori italiani dimenticati; il piacere di sentire rotolare le parole in bocca, come vecchie mentine colorate, come le caramelle che tenevano nella borsetta le nonne. La frase è tratta da un racconto di Alba de Céspedes scritto alla fine degli anni Quaranta, che si intitola "La sposa"; fa parte della raccolta "Invito a pranzo". Questi i dettagli. Ora la storia.
Alba de Céspedes scrisse, alla fine degli anni Trenta, un romanzo strepitoso, anzi due. "Nessuno torna indietro" e "Quaderno proibito", che diventò uno sceneggiato televisivo nel 1980 con Lea Massari, magari qualcuna di voi se lo ricorda… Anni dopo, per caso, o forse non per caso – sono convinta che certi libri ci aspettano, aspettano proprio noi – ho letto prima "Quaderno proibito", storia di una donna, sposata, madre di figli già grandi, che inizia a tenere un diario, nascosto nella cesta della biancheria: il quaderno proibito, appunto. E poi "Nessuno torna indietro", otto ragazze in un collegio a Roma negli anni Trenta, quasi un Sex and the City in epoca fascista. Pagine straordinarie. Libri ahimé dimenticati, anche se Alba de Céspedes all’epoca era molto amata. E poco tempo fa, a Roma, passando davanti a una piccola libreria di libri usati che si chiama "Libri necessari", sono entrata: ero con un’amica, e Alba ci aspettava. Abbiamo trovato "Nessuno torna indietro", con una bellissima edizione degli anni Quaranta, e "Quaderno proibito", per lei. "Invito a pranzo" e un altro romanzo per me, nelle vecchie edizioni Medusa, con la Medusa verde e dardeggiante in copertina. Alba ci aspettava, dunque... Ne riparleremo ancora. Intanto, vi lascio con Alba. E la primalba.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.