Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Come quando le stelle appaiono da qualche spiraglio in un cielo coperto di nuvole.

Venerdì, 11 novembre 2016 @10:22

"Sentii che avrei anche potuto innamorarmi poco a poco, come quando le stelle appaiono da qualche spiraglio in un cielo coperto di nuvole."
(Banana Yoshimoto)
Aspetto che il tuo bacio faccia luce nel mio buio.

Il Buongiorno di oggi, che appare nel cielo annuvolato e piovoso del mio altrove, è anche lo #spillo su Gioia di questa settimana. Ed è tratto da "Kitchen" (Feltrinelli), il primo bestseller della scrittrice giapponese. Mi piace questa frase, mi piace l'invito: alzare gli occhi e trovare uno spiraglio di speranza.
La frase della Yoshimoto mi ha ricordato anche una mia intervista che trovate su How To Spend It Italia (il mensile del Sole24Ore su cui scrivo) in edicola. E’ un’intervista a Rossana Hu, dello studio di architettura e design Neri & Hu, a Shanghai. Lei, così minuta, e chic, sempre vestita di nero, anzi di "black on black on gray", come mi ha detto. Alla domanda sulla vista che la ispira, mi ha risposto: "Il cielo. Mi piace alzare gli occhi, e guardare il cielo, ovunque io sia. Viaggio molto per lavoro, ed è rassicurante sapere che se guardo in alto, in qualsiasi parte del mondo, incontro la vastità e la luce sempre cangiante dell’universo: una lezione di umiltà". Detto da una designer, mi è sembrato molto bello. E in fondo, sempre di corsa e a occhi bassi, quante volte alziamo davvero gli occhi al cielo?


La sera mi invadeva con dolcezza, come un bel sogno.

Giovedì, 23 giugno 2016 @19:56

"La sera mi invadeva con dolcezza, come un bel sogno".
(Banana Yoshimoto)
La struggente dolcezza della sera.

Questa, che è anche il mio #spillo su Gioia di questa settimana, è una frase tratta dal romanzo "Il giardino segreto", Feltrinelli. La ricopio adesso sul blog mentre nel mio altrove sta arrivando piano la sera, queste sere d’estate colme di profumi, erba tagliata, rose, il vento che racconta la voglia di mare. Lasciarsi andare, alla struggente dolcezza della sera, alle sue promesse.

0 commenti

Le luci azzurrine di un addio.

Martedì, 31 maggio 2016 @08:56

" Quelle luci laggiù brillano come puntini, la pioggia le ha sfocate. Sono belle, non è vero? ...
Erano davvero belle. Oltre i lampioni, le luci azzurre delle insegne lungo la strada emanavano dei bagliori dai contorni sfumati, come se fossero due punti sovrapposti. L’asfalto bagnato aveva i colori dell’arcobaleno.
Gli dei mi hanno voluto mostrare tutto questo per attenuare la mia tristezza, pensai. Il paesaggio sfocato piangeva al posto mio, e io potevo risparmiarmi le lacrime. Restava solo il cuore in mille pezzi, sanguinante. Tutte le aspettative erano state deluse, i cattivi presagi si erano avverati.
Che cosa stava succedendo? Eppure qualcosa, dentro di me, mi diceva che quella era la cosa giusta. Ed era proprio quello a farmi soffrire di più. Con un filo di voce, ma con un tono sicuro, il cuore mi raccontava che andava bene così, che era proprio così che doveva andare…
E fu così che, tra le luci azzurrine di quel paesaggio ammaliante, ci lasciammo per sempre".
(Banana Yoshimoto)

Non voglio aggiungere altro a questa pagina dell’ultimo libro di Banana Yoshimoto, "Il giardino segreto", Feltrinelli. Non voglio aggiungere altro perché i suoi libri sono sempre così delicati, come una persona che ti racconta una storia morbida a bassa voce, mentre fuori piove. Così è il racconto di questo addio, con le luci azzurrine sfocate dalla pioggia. E il cuore che sussurra che è giusto così. A volte lo sappiamo, anche mentre il paesaggio ci sembra vada in frantumi come il nostro cuore. Ma è giusto così…A volte è giusto dire addio, dirsi addio.

Quel che è inciso sul mio corpo. (E cronaca profumata del mio libro che è diventato un profumo).

Lunedì, 26 novembre 2012 @09:01

"Ma più importante ancora è che nel tempo del mio corpo è inciso il contatto con la mano di mio padre, che quel giorno stringeva la mia, ed è come se il quartiere intero portasse gli stessi segni. Il quartiere ci è stato a guardare, ed è grazie a questo che mi è rimasto il ricordo… Ciò che è inciso nel corpo non scompare"
(Banana Yoshimoto)
Quel che è inciso sul mio corpo.

E dunque, venerdí a Firenze, il mio libro è diventato un profumo. Sileno, nel suo laboratorio Aquaflor, un posto davvero magico, tutto boiserie e boccette, ha scelto per ogni elemento una nota fragrante: la cera d'api e un tocco d'arancia per la cera per pavimenti, vaniglia e zucchero per la torta di mele, cuoio per i vecchi libri... Una ballerina (scelta da Sileno, profumiere un po' zingaresco che sembrava uscito da un film) spruzzava il profumo sul pubblico, nota per nota. Abbiamo votato tutti insieme, e alla fine della profumatissima serata i desideri sospesi sono finiti in boccetta. Con il nome inciso su vetro. È stato emozionante. Così come è stato emozionante vedere le mie lettrici con le unghie blu: Hermione con gli occhi blu, appunto; Nura che oltre ad avere le unghie azzurre ha portato il suo vecchio diario di scuola con i Buongiorno che aveva incollato, settimana dopo settimana; chi mi ha portato in regalo una limetta per unghie glitter e blu, chi è venuta con delle scarpe da collezione e chi è venuta con unghie blu addirittura da Assisi... Presto le foto sul blog.
Io sono ripartita da Firenze con la boccetta dei desideri sospesi in valigia (cosa succederà quando la aprirò?), e dopo aver rivisto uno dei miei quadri preferiti di Artemisia, la pittrice seicentesca che amo tanto (lo raccontavo anche nella bella intervista che è uscita sul Corriere Fiorentino, ovvero il Corriere della Sera edizione fiorentina). E per profumata coincidenza, Artemisia mi aspettava proprio accanto ad Aquaflor, a Casa Buonarroti: dove, sul soffitto, c'è la sua Allegoria dell'Inclinazione, inclinazione artistica e creativa ovviamente... Ovvero una giovane donna bionda, vestita di drappi azzurri, sulle nuvole, con una stella lucente accanto ai capelli. Chissà, magari anche lei si sarebbe dipinta le unghie di blu. A tutti, un profumato lunedì.

Sembrava che il quartiere ci stesse insegnando l’importanza di non avere fretta.

Martedì, 2 ottobre 2012 @08:54

"Sembrava che il quartiere ci stesse insegnando l’importanza di non avere fretta."
(Banana Yoshimoto)
Quello che ci insegnano le città, certe città. Ascoltiamo.

Il Buongiorno di oggi è tratto dall’ultimo libro di Banana Yoshimoto, "Moshi moshi" (Feltrinelli). La storia di una madre e di una figlia ventenne, che ricominciano daccapo, dopo il suicidio del marito e padre, in un quartiere nuovo: la città insegnerà loro ad andare avanti, a diventare altro.

Quella riflessa negli occhi di mia madre dev’essere l’immagine di me bambina.

Giovedì, 20 settembre 2012 @07:36

"Quella riflessa negli occhi di mia madre dev’essere l’immagine di me bambina."
(Banana Yoshimoto)
La bambina che ero. Custodita dentro di lei. Come quando ancora mi teneva in braccio.

Sì, è l’ultimo libro di Banana Yoshimoto, "Moshi moshi" (Feltrinelli); e sì, mi è piaciuto. Rarefatto, quasi etereo, delicato. La storia di una madre e di una figlia ventenne, che ricominciano daccapo, dopo il suicidio del marito e padre, in un quartiere nuovo: la città insegnerà loro ad andare avanti, a diventare altro.

Quando il ciliegio in fiore avvolgeva in un abbraccio tutto ciò che c’era intorno.

Martedì, 11 settembre 2012 @09:00

"Ormai l’aria si era fatta fredda, era un giorno d’autunno. Sfiorai il tronco del ciliegio accanto al ristorante ed entrai nella stradina con i negozi. Mi venne in mente che in primavera, quando quel ciliegio era in piena fioritura, sulle pareti verdi del ristorante si rifletteva un colore rosa, e un’atmosfera dolce, diversa dal solito, avvolgeva in un abbraccio tutto ciò che c’era intorno. I passanti alzavano gli occhi verso il ciliegio e sorridevano, come spettatori felici davanti allo schermo su cui si proietta un film".
(Banana Yoshimoto)
Rosa.

Il Buongiorno di oggi è tratto dal nuovo libro della scrittrice giapponese: "Moshi Moshi", Feltrinelli.

Lei era sfolgorante, sembrava una peonia in boccio.

Mercoledì, 7 marzo 2012 @07:30

"Nei suoi vestiti c’era tanta stoffa di un rosa insolito e molto bello. Lei era sfolgorante, sembrava una peonia in boccio".
(Banana Yoshimoto)
Quanta voglia di rosa.

Ebbene sì. E’ stato un lungo inverno, e adesso vorrei qualcosa di rosa. Niente Hello Kitty, per carità, niente di troppo pink, appena un’ombra: cenere di rosa, rosa cipria, rosa petalo caduto. Ho aperto l’armadio e ho scoperto di avere, nell’ordine: un abito vintage anni Cinquanta di shantung, regalo di un’amica (era di un’amatissima zia); una camicia con bottoni gioiello di Colomba Leddi; una sciarpa di velluto. Le sorprese secessioniste degli armadi! Così oggi mi sento un po’ sbocciare anch’io. In attesa che fioriscano le peonie.
Dimenticavo: la frase di oggi è tratta dal romanzo "High & Dry. Primo amore", Feltrinelli, da cui ho già sforbiciato tanti Buongiorno.

Chiudo gli occhi e vedo te.

Martedì, 31 gennaio 2012 @08:06

"Se qualcuno ci avesse osservato da un punto altissimo, come il cielo, avrebbe visto solo due essere umani felici, insignificanti, piccoli, uno accanto all’altro; ma della nostra età, di quello che avevamo fatto fino a quel momento, non avrebbe percepito assolutamente nulla; così, per un attimo, pensai di essere sul punto di sollevarmi da terra. Chiusi gli occhi per vedere lo scintillio lieve che mi percorreva la punta delle ciglia".
(Banana Yoshimoto)
Chiudo gli occhi e vedo te.

(La frase di oggi è tratta dal romanzo "High & Dry. Primo amore", Feltrinelli. Se cliccate sul nome dell'autrice trovate gli altri Buongiorno che le ho sforbiciato).

Toccare il mondo, tenerlo in mano.

Mercoledì, 11 gennaio 2012 @09:08

"L’aria fredda, le montagne rosse e gialle che brillavano in lontananza, il cielo limpido e azzurro. Nelle mani il tepore del bicchiere, come un uccellino. La superficie tremolante col suo colore intenso, ruvida… Di ogni cosa distinguevo la sola sensazione tattile, un po’ come quando, da bambina, giocavo in mezzo al fango".

(Banana Yoshimoto)

Toccare il mondo, tenerlo in mano.

(La frase di oggi è tratta da "High & Dry. Primo amore", Feltrinelli. Se cliccate sul nome dell'autrice trovate gli altri Buongiorno che le ho sforbiciato).

Tu, che, come con due puntine da disegno, mi fissi saldamente al mio posto nel mondo.

Giovedì, 1 dicembre 2011 @10:43

"Se anche solo per un istante pensavo di essere strana, gli occhi di mia madre mi guardavano da sopra gli occhiali, e come due puntine da disegno mi fissavano saldamente al mio posto nel mondo."
(Banana Yoshimoto)
Per fortuna ci sono loro, le persone che ci ancorano alla realtà, che ci fissano saldamente al mondo.

(Il Buongiorno di oggi è tratto da "High & Dry. Primo amore", della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, Feltrinelli. I primi amori. Il cercare un posto nel mondo)

Nelle giornate di attesa, fuori dalla finestra ė sempre buio.

Martedì, 22 novembre 2011 @07:29

"Ogni sera andavo a dormire senza spegnere il cellulare. La mattina seguente vedevo che non c’erano state chiamate e mi rattristavo. L’umore si faceva nero, e cominciava un’altra giornata di attesa. Attesa di qualcosa che non arrivava mai. Nelle giornate di attesa, fuori dalla finestra è sempre buio."
(Banana Yoshimoto)
Il meteo del mio cuore.

(Il Buongiorno di oggi è tratto da "High & Dry", della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, Feltrinelli. Il primo amore di una ragazza di 14 anni. E un dorato autunno)

Se mi piaci solo tu.

Giovedì, 20 ottobre 2011 @07:49

"Ci sarà da preoccuparsi, se ci piacciono così tante cose di una persona sola?"
(Banana Yoshimoto)
Ci sarà da preoccuparsi, se mi piaci solo tu?


(Anche il Buongiorno di oggi è tratto da "High & Dry. Primo amore", di Banana Yoshimoto, Feltrinelli. Il primo amore di una ragazza di 14 anni. E un indimenticabile autunno).

Pensai che l’autunno mi sarebbe piaciuto per sempre.

Giovedì, 6 ottobre 2011 @07:51

"Pensai che l’autunno mi sarebbe piaciuto per sempre. Era la prima volta che condividevo qualcosa con qualcun altro… e con un uomo, soprattutto. Qualcosa di importante. Potevo credere in lui. Volevo conoscerlo meglio… Ma quello era un momento sfavillante, necessario alla mia esistenza. Uno sfavillìo magico, come di luce riflessa in pienezza".
(Banana Yoshimoto)
Conoscersi, è luce improvvisa.

(La frase che ho scelto oggi per City è tratta da "High & Dry. Primo amore", Feltrinelli, di . Banana Yoshimoto. Dove la scrittrice giapponese racconta delicatamente il primo amore di una ragazza di quattordici anni. E i piccoli miracoli dell'autunno. Ma anche il mio commento, oggi, è una frase rubata: è un verso di Pedro Salinas, che era il Buongiorno del 18 settembre 2009, ricordate?).

Nei primi giorni dell’autunno dei miei quattordici anni, come se presagissi qualcosa, il mondo mi sembrava risplendere di un colore ben preciso.

Martedì, 27 settembre 2011 @08:44

"Nei primi giorni dell’autunno dei miei quattordici anni, come se presagissi qualcosa, il mondo mi sembrava risplendere di un colore ben preciso. Sarà stato il marrone brillante delle castagne… Le foglie morte color dell’oro danzavano al soffio del vento nella luce anch’essa dorata, e l’aria era satura dell’odore che sprigionavano, un odore puro, come di qualcosa che è bruciato. Tutto sembrava tempestato di grani d’oro, molto più del normale."
(Banana Yoshimoto)
Autunno.

(Questa frase è tratta da un libro che ho appena finito di leggere: "High & Dry. Primo amore", Feltrinelli. Non sono una fan di Banana Yoshimoto, ma questo piccolo romanzo, che parla del primo amore di una ragazza di quattordici anni, è come un soffione, o tarassaco, quelli che troviamo nei prati a primavera: morbido, leggero, viene voglia di soffiarci sopra, soffiare via e sparpagliare tutte le piccole frasi luminose che contiene. Un libro che mi ha lasciato con la voglia di guardare il mondo con lo stesso stupore).

The city of your final destination.

Lunedì, 19 ottobre 2009 @16:14

The City of Your Final Destination è il titolo di un libro, intenso e lieve insieme, di Peter Cameron (in italiano tradotto come "Quella sera dorata", Adelphi) e dell’ultimo film di James Ivory, altrettanto intenso e lieve, tratto dal romanzo (film che ho visto in anteprima!). Ho incontrato lo scrittore Peter Cameron a New York: questa è l’intervista che ho scritto per Il Piccolo di Trieste, racconto del nostro incontro.

Finalmente. Finalmente il poetico, romantico, delicato bestseller di Peter Cameron, "Quella sera dorata", è diventato un film. Ed è stato presentato in anteprima mondiale al Festival del Cinema di Roma: regia di James Ivory, nel cast Charlotte Gainsbourg, Laura Linney e Anthony Hopkins (più Omar Metwally nel ruolo del protagonista, il giovane biografo di origine iraniana). Per adesso, il titolo è ancora quello del libro in originale: "The city of your final destination". Una buona notizia, soprattutto per i fan italiani del romanzo: che, uscito nel 2006, ha avuto più di dieci ristampe. Un piccolo bestseller sentimentale, un passaparola emozionale tra lettori. Io, che ho molto amato i due romanzi di Cameron, sono ancora più emozionata: perché posso parlarne direttamente con lo scrittore, che ho incontrato a casa sua, nel Village, a New York. Non solo, mentre mi prepara un caffè (ottimo, tra l’altro, e in una tazza di finissima porcellana, quasi di scura madreperla), posso anche curiosare tra gli scaffali, tra vecchie prime edizioni di libri, quadri di inizio Novecento, e ovviamente tutte le edizioni internazionali dei suoi romanzi. In bella vista, le copertine Adelphi: oltre a "Quella sera dorata", nel 2007 è uscito "Un giorno questo dolore ti sarà utile", seguito da una raccolta di racconti, "Chi ha paura della matematica". Ambientazioni diverse, e un tratto unico: l’ironica delicatezza con cui Cameron racconta, come mi dirà lui stesso, "lo spaesamento del diventare adulti, del diventare se stessi". Ma torniamo al film. "The city of your final destination", la città della destinazione finale. Di quale città stiamo parlando? Del viaggio in Uruguay, che il giovane protagonista decide d’impulso, per convincere gli eredi dello scrittore di cui si sta occupando a dare l’assenso alla sua biografia?

"In realtà è una frase che mi ha sempre colpito in aereo, quando, poco prima dell’atterraggio, vengono date le istruzioni per i passeggeri in transito o per quelli che sono arrivati alla loro "destinazione finale". L’ho sempre trovata molto poetica. Anche se - o forse proprio perché - la città della destinazione finale è la morte".
Il libro è ambientato in Uruguay. Sono quelli i paesaggi che vedremo nel film?
"No: James Ivory ha scelto, come set, l’Argentina. Tra l’altro, io in Uruguay non sono mai stato. Quando ho cominciato a scrivere il libro, ho pensato: parto. Vado. Poi ho deciso di no. Preferivo l’Uruguay della mia immaginazione".
E’ stato invece sul set del film di Ivory?
"Sì. E spero di poter andare presto sul set di un nuovo film: quello che Roberto Faenza (proprio lui, il regista italiano, quello di "Marianna Ucrìa" e "Sostiene Pereira", tanto per citare i suoi due film più famosi, ndr), dovrebbe girare dal mio secondo romanzo, "Un giorno questo dolore ti sarà utile". Ma sarà, spero, un set decisamente più vicino: il libro è ambientato a Manhattan".
Lei vive a New York da più di vent’anni. E’ questa la città che, forse, è la vera protagonista del secondo romanzo: la storia ironica di un ragazzo che lavora nella galleria d’arte della madre, il suo apprendistato sentimentale… Ma, soprattutto, "Un giorno questo dolore ti sarà utile" è una dichiarazione d’amore per Manhattan?
"Amo New York, certo. Ma non posso fare a meno di sognare altre città".
Non ha mai sognato Trieste?
"Confesso: Trieste è nella mia immaginazione, nei miei sogni, già da molto tempo. Chissà, forse semplicemente mi aspetta. O aspetta che ci ambienti il mio prossimo romanzo".
Potrebbe scriverlo proprio a Trieste, il suo prossimo libro.
"Ho un rapporto talmente privato, interno, con la scrittura, che posso davvero scrivere ovunque. Qui a casa, sul tavolo della cucina. Oppure a un caffè, per esempio da Dean & De Luca (la catena di delicatessen dove, a New York, si va con un libro in mano o con il laptop aperto, quasi come nei vecchi caffè mitteleuropei, ndr). Ma soprattutto nelle "writers’ colony": veri e propri rifugi per scrittori nella campagna americana. Niente Internet, isolamento totale; con la possibilità, la sera, di cenare e chiacchierare con artisti e intellettuali. Ci vado ogni anno: sono la MacDowell e la Yaddo. E lì, anche, che è nato il mio prossimo romanzo".

Questo invece è il Buongiorno che ho scelto per City lunedì 19 ottobre:

"Ed eccola, la tua risposta. E’ strano che di notte non brilli di luce fosforescente".
(Boris Pasternak)
Ed eccola, la tua risposta. Eccolo, il tuo sms. Ho aspettato tanto che arrivasse. Che comparisse, sul video del computer. Del mio telefonino. Adesso, mentre leggo e rileggo, mentre quello che hai scritto si incide nel mio cuore, mi sembra che le tue parole prendano luce: la luce è anche quella della mia lunga attesa.

(La frase di Pasternak è tratta da una sua lettera a Marina Cvetaeva – bè, ormai li conoscete, no? Il libro da cui attingo è sempre "Il settimo sogno", Editori Riuniti, epistolario a tre: Pasternak, Rilke, e la Cvetaeva)

Mentre il Buongiorno del 20 ottobre è:

"Francesco ha un magnifico cappotto e molta fiducia nella vita. Io lo stesso cappotto e la stessa fiducia dell’anno scorso".
(Ennio Flaiano)
Questo è il segreto degli oggetti. La sicurezza degli oggetti. Un paio di scarpe, un cappotto, una borsa. Sono nuovi: ci aspettavano. In vetrina, o sugli scaffali di un negozio. E mentre li proviamo, li compriamo, li portiamo a casa, ci crediamo. E crederemo ogni volta, alle loro promesse di felicità.

(La frase di Flaiano è tratta da "Lettere a Lilli e altri segni", Rosellina Archinto Editore)

Infine, il Buongiorno del 21 ottobre:

"Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire".
(Banana Yoshimoto)
Qui, dove cucino e mescolo cibo ed emozioni.

(La frase della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto è tratta dal suo romanzo "Kitchen", Feltrinelli)

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.