Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Quel che la pazienza di una donna può sopportare, e la determinazione di un uomo può ottenere.

Venerdì, 26 febbraio 2016 @16:12

"Questa è la storia di quel che la pazienza di una donna può sopportare, e che la determinazione di un uomo può ottenere".
(Wilkie Collins)
Oppure, il contrario: dateci più uomini pazienti, e più donne determinate!

Questa è anche la storia di uno #spillo che è uscito sbagliato su Gioia di questa settimana (nel senso: con la firma sbagliata!). Misteri del web, anche per Wilkie Collins, la mia nuova passione inglese (il romanziere dell’Ottocento amico di Dickens che Fazi sta ripubblicando, la frase che leggete è tratta da "La donna in bianco"). Io nel frattempo sono appena tornata da Amsterdam, un altro viaggio glamcheap (sì, come la protagonista del mio secondo romanzo) tra canali, musei, tulipani e molto, molto design. A presto le cronache olandesi!

Quel che mi ha insegnato, senza volerlo, un poeta della dinastia Sung.

Martedì, 5 giugno 2012 @08:58

"Questo poeta della dinastia Sung è così infelice.
Il vento sospira tra gli alberi,
un cigno solitario passa là in alto,
e lui è solo nella sua barchetta, sull’acqua.

Se soltanto apprezzasse quanto me
la vita nella Cina dell’undicesimo secolo:
niente cartoni animati a tutto volume in tv,
niente musica dal camioncino dei gelati,

solamente il richiamo orgoglioso degli uccelli
e lo scorrere regolare di un orologio ad acqua".
(Billy Collins)

Fermati. Ascolta. Sii felice.

(La poesia di oggi si intitola "Liu Yung" ed è del poeta americano Billy Collins, tratta dall’antologia "Balistica", Fazi. Cliccate sul suo nome per trovare gli altri Buongiorno che gli ho sfilato, e la sua intervista).

Quella luce del giorno che mette tutto in corsivo.

Martedì, 15 maggio 2012 @08:01

"Ma vorrei ricordare la luce
che entra dalle grandi vetrate a quest’ora del giorno
e mette in corsivo ogni cosa che tocca:
i piatti, le teiere, le tovaglie immacolate,
così come i morbidi capelli bruni della cameriera
con la camicetta bianca e la corta gonna nera,
quella che ora sorride mentre porta una tazza di riso
e carne affettata con aglio al mio tavolo preferito, nell’angolo."
(Billy Collins)
La luce della sera che mette in corsivo la mia vita. Non una sottolineatura: un morbido corsivo.

La poesia di oggi si intitola "Old Man Eating Alone in a Chinese Restaurant", e il vecchio signore (felice) che mangia nel cinese all’angolo è Billy Collins stesso, il poeta americano che mi piace tanto. I versi sono tratti dalla sua raccolta "Balistica", Fazi. Cliccate sul suo nome per trovare gli altri Buongiorno che gli ho rubato.

Ma la verità è che ci piaceva fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose.

Venerdì, 9 marzo 2012 @08:01

"Quel che ho dimenticato di dirvi in quell’ultima poesia
se avete prestato un minimo di attenzione
è che l’amavo davvero allora.
La luce marittima negli ultimi versi
poteva sembrare artefatta…
e lo stesso si poteva dire
delle molte lune immaginarie
che ho detto ruotavano sul nostro letto mentre dormivamo,
del cosmo racchiuso dalle pareti della stanza.
Ma la verità è che ci piaceva
fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose,
non le spiagge fra il mare di lei
e la terra simbolica di me,
ma le vere spiagge di conchiglie vuote,
mentre il sole sorge e l’acqua viene avanti e ritorna."
(Billy Collins)
Insieme, al mare.

La poesia di oggi si intitola "Aggiunta" ed è tratta dalla raccolta "Balistica", Billy Collins, Fazi. Anche in inglese, come ogni venerdì.

La mia idea di felicità è stare seduto per sempre a un caffè in piazza del Campo a Siena: intervista a Billy Collins, poeta.

Venerdì, 6 gennaio 2012 @17:19

A volte i libri portano ad altri libri. Così ho conosciuto Billy Collins, lui, e i suoi versi che sanno di pioggia, di caffè del mattino, dello stupore sempre intatto della prima neve "a revolution of snow"), e di amore coniugale. L’ho conosciuto quando, intervistando anni fa una scrittrice americana, mi raccontò che, per la sua cena di compleanno, aveva deciso di farlo lei, un regalo a tutti gli invitati. E aveva scelto di mettere accanto al piatto di ogni commensale non un suo romanzo, bensì un libro di Collins. Perché, disse, abbiamo tutti bisogno di amore e di poesia. E’ stata, credo, l’unica cosa memorabile dell’intervista (era l’autrice di un dimenticabile chick-lit, "Libri e amori a Los Angeles": idea carina, la storia di una divorziata che quando è in crisi si chiude a casa, entra nella vasca, stacca il telefono e legge, ma purtroppo il risultato è un romanzo quasi noioso). Ed è andata a finire che mi sono ritrovata anch’io fan di Billy Collins.
Ora, finalmente, in Italia è uscita una sua raccolta, "Balistica" (Fazi). Non una delle migliori, purtroppo. Ma con un doppio piacere: il testo a fronte. E la scusa per intervistarlo, lui, uno dei "poets laureate" più amati d’America. Poeti laureati: ovvero un incarico ufficiale che dura due anni, copiato dagli inglesi, che un tempo in questo modo commissionavano componimenti per l’incoronazione o la morte di un re. Poeti laureati: quelli a cui accennava Montale, "che si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi, ligustri o acanti". E concludeva: "Io, per me, amo i limoni". Ma anche Billy Collins, come Montale, preferisce i limoni. O l’ossobuco.

Una delle sue più belle poesie si intitola "Ossobuco": un elogio della cucina italiana, del matrimonio, e delle calde serate casalinghe in cui "il leone della contentezza appoggia una zampa calda sul mio petto". Ma l’ossobuco le piace davvero?
"Ovviamente! Mia moglie ha fatto un corso di cucina in Italia, e questo è uno dei piatti che ha imparato. Adoro l’Italia; uno dei miei più bei ricordi è di un reading che ho tenuto a Ravenna, nello spazio teatrale ricavato nel monastero di Santa Chiara, a quanto pare una delle chiese preferite da Dante. Non credo mi capiterà di sentirmi più vicino "fisicamente", a lui, di così".

I suoi sono libri da tenere accanto a letto; da leggere piano, la sera, prima di addormentarsi. Ma sul suo comodino, che cosa troviamo?
"Un’antologia Oxford di prosa umoristica, i racconti di P.G. Wodehouse, e il saggio di Helen Vendler sulle poesie Emily Dickinson. Ah sì, e una piccola radio bianca con tre paperette di plastica sedute sopra. Mi chiedo se a volte lì non faccia troppo caldo per loro".

Leggo da "Dettaglio": "Si faceva tardi nell’anno/il cielo era basso e nuvoloso da giorni,/e io bevevo un tè in una stanza di vetro/con una donna senza bambini,/un cancello dal quale nessuno era entrato nel mondo"… Un’immagine dura, forte. Lei non ha figli?
"No, e mi sembra che in America non diventare genitori sia molto più diffuso, e in qualche modo normale: o perlomeno, non tragico. In quei versi volevo spiegare che non avere figli può essere appunto un’opzione, una possibilità; non è una condizione da compatire".

Qual è il suo posto del cuore nel mondo?
"Le sembrerà banale, ma in genere è quello dove mi trovo. C’è un haiku giapponese in cui il poeta dice quanto gli manchino le montagne anche quando è in montagna; il che rivela l’assurdità – e la frenesia – di desiderare sempre un luogo migliore. Ma se dovessi scegliere un posto, uno solo, dove stare per sempre, sceglierei un tavolino all’aperto di uno dei caffè in Piazza del Campo a Siena. Il cameriere saprebbe chi sono, ovviamente, e mi basterebbe un cenno per farmi portare un’altra grappa".

Cliccando su Billy Collins, trovate i Buongiorno che gli ho sfilato nel tempo.
Ma soprattutto, come ogni venerdì, trovate il post di oggi anche in inglese: stavolta, tutta l’intervista. Vi ricordo poi che iscrivendovi a Twitter avrete ogni giorno Daily Lisa, direttamente sul vostro telefonino!

I morti ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo, mentre remano lenti attraverso l’eternità.

Martedì, 1 novembre 2011 @11:39

I morti ci guardano sempre dall'alto, si dice,
mentre ci mettiamo le scarpe o facciamo un panino,
ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo
mentre remano lenti attraverso l'eternità.
Osservano le nostre teste muoversi in basso, sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o su un divano,
intontiti forse dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che stiamo ricambiando il loro sguardo,
e questo fa sollevare loro i remi e li fa restare in silenzio
ad aspettare, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.
(Billy Collins)

Ma oggi, almeno oggi, vorremmo chiudere gli occhi e sentire il loro sguardo scivolarci addosso. Sapere che ci guardano. Sentire un loro abbraccio, ancora.

(No, non è un Buongiorno di City: sono i versi del poeta americano Billy Collins per ricordare chi non c'è più e naviga lento nell'eternità. Cliccate in alto a destra, su English, e leggete come sono belli in inglese).

In questa chiara mattina di ottobre.

Venerdì, 21 ottobre 2011 @09:09

"Quella chiara mattina di ottobre
ero solo in cerca di un doppio espresso
e di una dose singola di antidepressivo,
eppure lì, sulla spiaggia della zona protetta
con le barche a remi capovolte,
mi sono sentito come se stessi passeggiando con Jane Austen…"
(Billy Collins)
In questa chiara mattina di ottobre, aspettando che ricominci il futuro.

(Il Buongiorno di oggi è tratto dalla poesia High, che trovate nella raccolta "Balistica", di Billy Collins, appena uscita per Fazi, con testo a fronte. Billy Collins, americano, è uno dei miei poeti preferiti!)

Vi ricordo anche che cliccando sul nome dell'autore, troverete automaticamente in archivio gli altri Buongiorno; che il venerdì trovate sempre sulla parte globish il Buongiorno in inglese; e che con Twitter potete avere Daily Lisa direttamente sul vostro telefonino, ogni mattina!

Silenzio e nuvole.

Venerdì, 20 maggio 2011 @06:17

"Basta, voglio andare via, lontano dalle rive del linguaggio,
una barca senza nessuno a bordo,
persa in mare,
niente lettere, niente vocabolario,
neppure un nome dipinto sulla prua.
Nient’altro che silenzio, quel silenzio che scende
ogni volta che esco con un notes
e una nuvola improvvisa getta un’ombra sulla mia pagina."

(Billy Collins)

Finalmente, silenzio.

I versi di oggi sono del poeta americano Billy Collins, che mi piace molto, e sono tratti da "The Art of Drowning", University of Pittsburgh Press. Traduzione, molto imperfetta, mia.
Trovate, come ogni venerdì, i versi anche in originale nella parte globish del sito: Friday Poetry!

Espresso.

Lunedì, 12 luglio 2010 @10:04

"Ma cosa ci importa del resto del giorno
il languore del pomeriggio,
l’improvviso balzo nella sera,
la notte con i suoi conosciuti profumi,
le sue stelle a punta?
Questo è il meglio: scostare le lenzuola
i piedi sul pavimento freddo,
e svegliarsi per la casa a ritmo di espresso".
(Billy Collins)

Estate, luce e caffè.

(I versi del poeta americano Billy Collins sono tratti da "Picnic, lightning", University of Pittsburgh Press. Traduzione purtroppo mia. Purtroppo perché mi sono arrovellata per settimane sull'ultimo verso, "buzzing around the house on espresso", ma "ronzare" per la casa mi sembrava così fastidioso, che mi sono presa una licenza poetica e ho preferito un più fresco svegliarsi. E mi piace l'idea di mettere i piedi sul pavimento freddo, adesso che fa così caldo... Mi vengono in mente certi pavimenti di terracotta in Toscana, un piacere camminarci scalzi)

Il silenzio dell’orchidea.

Mercoledì, 16 settembre 2009 @09:21

"C’è l’improvviso silenzio della folla
quando un giocatore è immobile, nello stadio
e il silenzio dell’orchidea.
Il silenzio del vaso che sta cadendo
poco prima che tocchi il pavimento…
Il silenzio quando ti stringo a me,
il silenzio della finestra sopra di noi,
il silenzio quando ti alzi e ti allontani."
(Billy Collins)

E il silenzio nel quale scrivo queste parole; il silenzio in cui, in questo momento, entrano nella tua vita: mentre tu, stai leggendo.

(Anche Billy Collins è un poeta americano. I versi di oggi – un’altra vacillante traduzione mia – sono tratti da un volume che ho appena comprato a New York, "The trouble with poetry". Un poeta poco conosciuto in Italia, che ho scoperto assolutamente per caso, anni fa, intervistando una scrittrice di chick-lit americana; mi raccontava che a una cena aveva fatto trovare a tutti gli ospiti, accanto al piatto, un suo libro. Perché tutti abbiamo bisogno di poesia nella vita, mi ha detto. Mi ha così incuriosito che mi sono segnata il nome e sono andata a comprarmi qualcosa di suo. E, davvero, non è bellissimo quell'immagine così semplice, "il silenzio dell’orchidea"?)

A New York sono andata al cinema. Quello che in realtà volevo vedere era "Bright Star", il nuovo film di Jane Campion, la regista australiana che ci ha regalato, anni fa, "Lezioni di piano"; ma soprattutto lo stregante "Ritratto di signora", lo ricordate, dove John Malkovich e Nicole Kidman ci raccontavano sullo schermo il romanzo di Henry James? Con un finale aperto, come speravo. Bene. Dopo anni di silenzio, Jane Campion si è ritrovata per le mani un libro di poesie: di Keats. E ha portato sullo schermo una storia d’amore demodé e romantica, quella che legò il poeta inglese (morto ad appena 25 anni) a una giovanissima ragazza. Nei giorni passati ho letto moltissimi articoli, ma purtroppo il film esce quando sarò già partita… Coincidenza poetica, però, che mi piace: l’idea che una regista che ho molto amato si sia chiesta, anche lei, quale sia il potere e il senso della poesia.
Invece sono andata a vedere "Julie and Julia", un vero film Hollywood, e una storia vera. Quella di una ragazza americana, insoddisfatta del lavoro e della sua vita, che decide di aprire un blog e cucinare, per un anno intero, tutte le ricette di una cuoca-mito, sconosciuta a noi ma amatissima in America soprattutto negli anni Sessanta: Julia Child. Il film è un continuo saltare dalla New York di oggi alla Parigi anni Cinquanta, dove un’incredibile Meryl Streep scopre la consolazione del cibo e della cucina… E confesso: vedendo la blogger che apre il suo laptop in un angolo della casa disordinatissima alle ore più impossibili, scrive e si chiede, ma ci sarà qualcuno che mi legge?, mi sono identificata. E commossa.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.