Lisa Corva

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I piaceri di giugno, e la saggezza delle margherite.

Giovedì, 19 giugno 2014 @09:21

"La vita è una situazione ammirevole, non credi anche tu? Denota un tale ingegno avere un mese di giugno ogni anno e un mattino ogni giorno, per non parlare degli uccelli, di Shakespeare, e del proprio lavoro… Vedi quanto bene mi ha fatto un pomeriggio tranquillo al sole con le margherite?"
(Elizabeth von Arnim)
I piaceri di giugno, e la saggezza delle margherite.

Elizabeth von Arnim, lo sapete già; una delle mie scrittrici preferite. Cliccate sul suo nome per scoprire tutti i Buongiorno petalo che le ho ritagliato e i suoi romanzi di inizio Novecento (tutti Bollati Boringhieri). La frase di oggi è tratta da "La storia di Christine". Ma se non avete mai letto nulla, cominciate con "Un incantevole aprile", o "Il padre", o ancora "Il giardino di Elizabeth", tra i suoi migliori.

Gioia! Metti il punto esclamativo.

Giovedì, 13 giugno 2013 @08:32

"E’ la saggezza dell’erba in continuo rinnovamento, dell’erba bella e verdeggiante, dell’erba trapunta di splendore vivente che è entrata in me; la saggezza di un mattino ricolmo della gioia del presente".
(Elizabeth von Arnim)
La saggezza della primavera! Lasciala entrare dentro di te, mentre cammini per le strade di giugno.

L’avete riconosciuta? Sì, è proprio lei, Elizabeth von Arnim, la leggera e ironica scrittrice dei primi nel Novecento, una delle mie scrittrici preferite. Ho scelto lei (e queste frasi tratte dal suo romanzo "Un incantevole aprile") per il Buongiorno di oggi, che ritorna su carta: lo troverete infatti su Gioia. Con un nome diverso: non un Buongiorno, ma uno Spillo, uno di quegli spilli con cui le sarte fermavano i tessuti, o quegli spilli con cui appuntiamo le frasi che ci piacciono su una bacheca… Da oggi mi troverete in edicola, nel nuovo Gioia, che riprende il punto esclamativo, come quando nacque, nel 1937. Gioia dunque! Buona giornata con il punto esclamativo, a tutti voi. A proposito, io sto andando in edicola... Vi aspetto lì!

L’indicibile tristezza dei lacché.

Martedì, 12 marzo 2013 @10:08

"Eppure la vita tra le pareti di palazzo le appariva di una palese volgarità, sempre invasa da lacché e funzionari di ogni ordine e grado, da troppo cibo, troppi abiti, dallo spreco, corrotta da un febbrile sciupìo di tempo, da una spaventosa mancanza di intimità, da un’indicibile tristezza".
(Elizabeth von Arnim)
L’indicibile tristezza dei lacché.


La von Arnim scrisse "Una principessa in fuga" nel 1905: libro apparentemente frivolo, su una giovane principessa che fugge dalla corte e dai lacché, in cerca di un solitario cottage tra le rose e della vera se stessa (troverà molte cose, ma non quelle che si aspettava). Una favola ironica, e quanti lacché, anche oggi: che non hanno più "i polpacci inguainati di seta bianca", ma digitano forsennati sui loro cellulari. (E sì, ogni riferimento è voluto). Io intanto ho finito il romanzo, appena tradotto da Bollati Boringhieri, con una dorata sensazione di buonumore e leggerezza. Grazie Elizabeth, come sempre.

Un piacere improvviso e travolgente per quelle cose semplici: terra, cielo, sole e vento.

Lunedì, 12 marzo 2012 @08:45

"Si sporse dalla finestra respirando boccate avide, mentre il sole di marzo le batteva sul capo. Il giardino, uno spiazzo trascurato di erba incolta e grandi alberi, sfavillava di gocce di pioggia; ora la striscia di mare era di un azzurro intenso, con creste di spuma… Una sensazione di gioia si impossessò del suo cuore, un piacere improvviso e travolgente per quelle cose semplici: terra, cielo, sole e vento".
(Elizabeth von Arnim)
Il sole di marzo.

Anche la frase di oggi è tratta dal delizioso "Il circolo delle ingrate" (Bollati Boringhieri). Cliccate sul nome dell’autrice per saperne di più, e trovare altri Buongiorno che sanno di marzo e di primavera.

Pensava di non aver mai visto prima un luogo in cui sarebbe stato tanto facile essere buoni.

Martedì, 6 marzo 2012 @08:48

"Anna, in fondo al giardino, guardava oltre la bassa siepe che la separava dal terreno paludoso e dal mare, e pensava di non aver mai visto prima un luogo in cui sarebbe stato tanto facile essere buoni."
(Elizabeth von Arnim)
No, non felici. Buoni, semplicemente buoni. Perché ci sono davvero luoghi così, che pacificano, che carezzano il cuore.

Un luogo in cui essere buoni. Strano concetto, vero? La frase di oggi è tratta dall’ultimo romanzo di Elizabeth von Arnim pubblicato in Italia, "Il circolo delle ingrate" (Bollati Boringhieri), uno dei suoi migliori. Lei la conoscete: anticonformista, ironica, donna dalle mille vite, sorridente scrittrice di inizio Novecento. Che dalla Nuova Zelanda per amore si trasferì nella sconosciuta e isolata Pomerania, ora divisa tra Germania e Polonia, dove scrisse il suo capolavoro, "Il giardino di Elizabeth". Buoni sentimenti, ma non solo: Anna, la protagonista, arriva in Pomerania con una piccola eredità. Siamo nel 1902: lei, che ha 25 anni e secondo i criteri dell’epoca dovrebbe sposarsi e basta, lei che oggi magari sarebbe partita con una Ong per l’Africa o Bagdad, decide di fare quello che può: aprire la sua casa a donne meno fortunate, la sua casa che dà sul mare e i crochi che spuntano in giardino. Lì sarà impossibile non essere buoni, pensa ingenuamente… E invece ci si mette di mezzo, bè, di tutto: invidie e maldicenze, un corteggiatore ottuso, un incendio, un uomo che la ama da lontano, e le donne che arrivano, "il circolo delle ingrate" appunto. Perché è difficile, com’è difficile essere buoni!

Qualcosa di meraviglioso.

Mercoledì, 22 febbraio 2012 @07:30

"Quando, all'etá di venticinque anni, Anna Estcourt cominciò a chiedersi se il piacere ricavabile dalla vita ne compensasse il tedio, accadde una cosa meravigliosa".
(Elizabeth von Arnim)
Forse, oggi? Perché le cose meravigliose accadono all'improvviso, non sono mai segnate sul calendario.

(Questo è l'incipit del nuovo romanzo di una delle mie scrittrici preferite, Elizabeth von Arnim. Si intitola "Il circolo delle ingrate", Bollati Boringhieri, ed è appena uscito in libreria. Per sapere qualcosa in più su di lei, cliccate sul suo nome).

In un tramonto sospeso.

Mercoledì, 17 novembre 2010 @07:53

"Dal momento della tua partenza fino a ieri sera ho camminato staccata da terra. E’ un esercizio alquanto piacevole, come forse già sai. Non solo si cammina in aria, ma lo si fa in una sorta di tramonto sospeso, in un avvolgente bagno di oro liquido che si può toccare e respirare…" (Elizabeth von Arnim)
Così mi sento. In un tramonto sospeso. Dimmi solo una cosa: ci sei anche tu?

E del resto, cos’altro potevo scegliere per oggi, che è il mio onomastico, Sant’Elisabetta d’Ungheria? Una frase di Elizabeth von Arnim, con cui, così volentieri, prenderei un caffè e un marron glacé… O anche un gelato al caco e marron glacé, i miei gusti preferiti in questo momento (nella mia gelateria preferita: Grom). Elizabeth apprezzerebbe. La frase è tratta da "Lettere di una donna indipendente", Bollati Boringhieri.

Matrimoni. (E il nuovo libro di Elizabeth von Arnim).

Martedì, 26 ottobre 2010 @08:50

"Un uomo, lo sapeva ormai da tempo, non doveva mai chiedere alla moglie se qualcosa non andava per il verso giusto, perché c’era il caso che lei glielo dicesse".
(Elizabeth von Arnim)
Ovvero, l’ineffabile, silenziosa saggezza di certi matrimoni.

Finalmente! Finalmente è arrivato il nuovo romanzo di una delle scrittrici che avrei voluto per amiche: Jane Austen, certo, ma soprattutto Elizabeth von Arnim. L’ultimo – ultimo solo in ordine di traduzione – si intitola "Colpa d’amore", pubblicato come tutti gli altri da Bollati Boringhieri. In inglese il titolo era ancora più crudo: "Expiation". Espiazione? Ma sì: apparentemente quella di Milly che a 45 anni si ritrova vedova, e senza un soldo, perché il marito, scoperto che lei aveva un amante, ha voluto vendicarsi, diseredandola… Ma, siccome il libro l’ha scritto l’impertinente von Arnim, non ci sarà espiazione: seguiamo meravigliate Milly, e la sua ironica, malinconica leggerezza, la vera cifra della scrittrice che mi piace tanto. Tutto è cambiato da quel 1929 in cui Elizabeth pubblicò il libro: non esistono più gli abiti da lutto; una donna sposata, e innamorata di un altro, divorzierebbe (in questo caso, con probabile sollievo del rancoroso marito); il marito peraltro non potrebbe diseredarla; e a 45 anni comunque una donna non considera la sua vita finita, scherziamo? E’ l’età di Sarah Jessica Parker! E quindi, a 45 anni, anche nella più nera delle delle crisi, ci si compra un nuovo paio di scarpe e si ricomincia daccapo. Vedi, Elizabeth? Puoi essere fiera di noi. Qualcosa abbiamo imparato.

Gli sms delle grafomani sentimentali.

Martedì, 14 settembre 2010 @08:37

"Caro Roger, come vedi non riesco proprio a lasciarti in pace. Devo scriverti. Non per questo devi necessariamente leggermi…".
(Elizabeth von Arnim)

No, non posso fare a meno di scriverti. Non posso fare a meno di pensarti, di desiderarti, disegnarti nel mio futuro. E voglio solo una cosa. Che tu finalmente riesca a vedere, pensare, leggere, desiderare: me.

(Anche questa frase di Elizabeth von Arnim è tratta da "Confessioni di una donna indipendente", Bollati Boringhieri: un romanzo sotto forma di epistolario. Tempi duri, nell’Ottocento come adesso, per le grafomani sentimentali: prima almeno ci si metteva un po’, per scrivere una lettera; si imbucava, si aspettava la risposta, e l'impresa durava, poste permettendo, almeno qualche settimana. Ora mandiamo un sms, e ci agitiamo perché la risposta non arriva nel giro di cinque minuti. Ma la von Arnim ci insegna – come Jane Austen, del resto – che prima o poi lo troveremo, qualcuno che capisce, legge, aspetta i nostri sms)

Oro. (E hoodies girls).

Venerdì, 10 settembre 2010 @07:36

"Il sole mi è entrato nelle vene e ha trasformato tutto in oro".
(Elizabeth von Arnim)
La luce mi accarezza, l’estate mi ha riempito il cuore; davanti agli occhi, ho nuovi orizzonti. Tutto brilla d’oro, tutto è oro: luccica dorata, lo sento, anche questa nuova forza che mi vibra, piano, dentro.

(La frase che ho scelto per la mia rubrica su City oggi è tratta da "Lettere di una donna indipendente", Bollati Boringhieri: ed Elizabeth von Arnim, lo sapete, è una delle mie scrittrici preferite, la donna di cui avrei voluto essere amica! Intanto mi consolo pensando che quest'autunno uscirà un suo nuovo libro. Piaceri dell'autunno)

A proposito di piaceri dell'autunno. Leggo su skype lo status di un'amica (eh sì, il social networking è l'equivalente della pausa caffè, per noi Casalinghe Telematiche) che dichiara: "devo uscire dal tunnel delle felpe col cappuccio". Spiegazione: si occupa d'arte e vive tra l'Italia e Berlino, dove, evidentemente, la miglior divisa per affrontare l'autunno è la felpa-con-cappuccio. Una specie di pigiama esistenziale. Basta chiamarlo, come fanno le fashioniste, "hoodie". Io non possiedo "hoodies", eppure mi sento dentro una felpa-con-cappuccio esistenziale, quest'autunno, non è male... Hoodie girls, dunque, oltre alle serotonina girls. (Ma qui denuncerò un'altra amica, fashionista vera: lavora per uno stilista, non dirò quale! Tempo fa mi ha raccontato che il suo abbigliamento per dormire prevede proprio "hoodies" di felpa. Il fidanzato ha avuto pietà e l'ha sposata lo stesso).

Io. E te.

Mercoledì, 14 luglio 2010 @07:37

"Con che intensità desiderava di nuovo essere importante per qualcuno! Per una persona soltanto, nell’intimità, senza che nessuno lo sapesse o vi badasse. In un mondo così affollato, non sembrava pretendere troppo: chiedeva solo una persona, una tra tutti quei milioni, tutta per sé. Qualcuno che avesse bisogno di te, che ti pensasse, che fosse ansioso di vederti… Oh, com’era forte il desiderio di sentirsi preziosi!"
(Elizabeth von Arnim)
E il bisogno di un abbraccio.

(La frase di oggi, di Elizabeth von Arnim, è tratta dal suo romanzo "Un incantevole aprile", Bollati Boringhieri)

Che voglia di sbocciare, ancora.

Mercoledì, 16 giugno 2010 @09:25

"Era una sensazione che conosceva già, perché l’aveva provata in primavere così fugaci, quando sembrava che i gigli e i filadelfi s’affrettassero a fiorire tutti in una notte, ma era strano riviverla dopo cinquant’anni. Avrebbe voluto commentarla con qualcuno, ma si vergognava. Era così assurda per la sua età! Eppure, sempre più spesso, provava questa sensazione ridicola, come se presto avesse dovuto mettere le prime gemme".
(Elizabeth von Arnim)
Che voglia di sbocciare, ancora.

(Quella che parla è una delle quattro donne inglesi che in una Londra piovosa degli anni Venti decidono di affittare un castello in una Liguria all’epoca romantica ed esotica, in cerca di "glicine e sole"…Lei è la più anziana, la più burbera, la più delusa. Ma anche quella che, con grande stupore, si sente improvvisamente sbocciare. Perché la voglia di allargare le foglie sotto la pioggia, respirare, aprire i petali al sole ci prende e sorprende a tutte le età… La frase è tratta da "Un incantevole aprile" della mia amata Elizabeth von Arnim, Bollati Boringhieri)

La saggezza della primavera.

Venerdì, 14 maggio 2010 @07:53

"E’ la saggezza dell’erba in continuo rinnovamento, dell’erba bella e verdeggiante, dell’erba trapunta di splendore vivente che è entrata in me; la saggezza di un mattino di maggio ricolmo della gioia del presente". (Elizabeth von Arnim)

La saggezza della primavera. Impariamola, ripassiamola, mentre camminiamo per le strade di maggio.

(Conoscete ormai la mia passione per Elizabeth von Arnim, la scrittrice di inizio Novecento, e i suoi libri. La frase di oggi è tratta da "Un incantevole aprile", Bollati Boringhieri, come le frasi che ho usato per i Buongiorno di City del 16, 23, 30 aprile)

Chiedo la benedizione della primavera.

Giovedì, 29 aprile 2010 @22:13

Vi metto già on line il Buongiorno di venerdì 30 aprile, perché anche domani sarò in viaggio e lontana dal computer: parto per un matrimonio a Oslo, sperando che non nevichi (le previsioni meteo sono vicine allo zero) e che la nube vulcanica stia lontana… L’amico che si sposa, al secondo matrimonio, è parigino, e la nuova biondissima esilissima moglie è una ragazza norvegese (che, vivendo già a Parigi, mi sembra si nutra solo di cioccolato e champagne). Il Consorte fa da testimone, e gli è stato chiesto di leggere, alla cerimonia, una poesia. Indovinate chi l’ha dovuta cercare?
Ecco dunque il Buongiorno anticipato:

"Maggio scottava e inaridiva, marzo era irrequieto, e poteva essere freddo e rigido nel suo splendore, ma aprile arrivava dolce, come una benedizione, e quando il tempo era favorevole, era così bello che diventava impossibile non sentirsi diversi, non sentirsi emozionati e commossi."
(Elizabeth von Arnim)

Chiedo la benedizione della primavera.

(Anche la frase che ho scelto per il Buongiorno di venerdì 30 aprile, come quella di venerdì 23 aprile, è tratta da "Un incantevole aprile" di Elizabeth von Arnim, che ho appena finito di leggere, con un profumo di acacia finale che rimane nell’aria)

Peccato però lasciare la primavera… Oggi ero a Trieste, sul Molo Audace, in pieno sole, il mare luccicava. E sul molo tanti coriandoli bianchi a forma di cuore. Mi sono chiesta chi li abbia lasciati, chi li abbia lanciati. Ma alla fine è bello pensare che fossero lì, come il mare, come il sole, come i glicini fioriti, un po' anche per me.

Un aprile italiano.

Venerdì, 23 aprile 2010 @09:20

"Lo splendore dell’aprile italiano era ai suoi piedi. Il sole la inondava di luce e il mare giaceva addormentato… Che meraviglia, che splendore! Non esser morta prima… aver avuto la possibilità di vedere, respirare, sentire tutto questo…"
(Elizabeth von Arnim)
Ma bisogna venire da lontano, ci vogliono occhi stranieri per amare quest’aprile italiano? O bastano i nostri occhi?

(Come avete capito, ho appena riletto "Un incantevole aprile" di Elizabeth von Arnim: la storia di quattro donne che negli anni Venti, in un piovoso marzo londinese, decidono di affittare un castello in Liguria. L’ho finito qualche giorno fa, con un sottile profumo di acacia nell’ultima pagina. E mi è venuta una grande nostalgia: nostalgia delle finestre aperte sul mare della Liguria in primavera, dei primi fiori sui sentieri, dei corzetti con la maggiorana – qualcuno li ha mai mangiati? -, della focaccia, di fave e pecorino… Nostalgia di glicini. Sono a Milano da qualche giorno e tutti i glicini sono in fiore, si sente il profumo passando per strada).

Stirami, per favore.

Giovedì, 11 marzo 2010 @07:37

"Gli uomini pubblici pagano caro il prezzo del successo diventando vittime dei nervi a casa, e le loro mogli, il cui dovere è di essere sempre amabili, possono essere paragonate al ferro da stiro caldo e distensivo che scorra su una camicia appena lavata, con movimenti abili e persistenti, così da spianare ogni grinza".
(Elizabeth von Arnim)
Ma non vorremmo forse tutti trovare la sera, a casa, qualcuno che ci stiri e ci accarezzi?

(Elizabeth von Arnim è una delle mie scrittrici preferite, una donna che – all’inizio del Novecento – ha saputo vivere tante vite. Con ironia e leggerezza. La frase di oggi è tratta dal suo romanzo "Lettere di una donna indipendente", Bollati Boringhieri. Ma se non avete mai letto niente, vi consiglio di cominciare con "Un incantevole aprile" oppure "Il padre". Libri che sorridono. E ci fanno sorridere)

C’è un non so che nel mese di settembre...

Lunedì, 28 settembre 2009 @08:52

Milano Glam Cheap. Tra una it-bag e un paio di scarpe tortura mi sembra di aver visto Stella, o mi sono sbagliata? Intanto guardo le prime foglie d’autunno per terra, le prime castagne cadute nel parco, e penso al mio altrove straniero con la frase che ho scelto per City di oggi, lunedì 28 settembre:

"Settembre. C’è un non so che in questo mese che mi ricorda marzo e i primi giorni d’aprile, quando la primavera ancora esita sulla soglia e il giardino trattiene il respiro in attesa. C’è nell’aria la stessa dolcezza, il cielo e l’erba paiono uguali ad allora; ma le foglie raccontano una storia diversa, e il rampicante che si colora di rosso sul muro della casa si avvicina in fretta al suo ultimo e più splendido momento di gloria".

(Elizabeth von Arnim)

Autunno.

(Elizabeth von Arnim, come probabilmente già sapete, è una delle mie scrittrici preferite. La frase di oggi è tratta da Il giardino di Elizabeth, Bollati Boringhieri: la storia – ironica, appassionata – del suo giardino in Pomerania. Erano gli anni Venti, in Germania, e lei veniva da lontano, dalla Nuova Zelanda…)

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.