Lisa Corva

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Svegliatemi quando finisce novembre. (Per fortuna manca poco).

Mercoledì, 27 novembre 2013 @09:25

"L’anno ha sedici mesi: novembre
dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre
ottobre, novembre, novembre, novembre, novembre."
(Henrik Nordbrandt)

Come sono corte le giornate di novembre, com’è lungo il buio.

Henrik Nordbrandt è un poeta danese. Chi tra voi mi segue dai tempi del Buongiorno su City forse si ricorda questi versi: erano il Buongiorno del 3 novembre 2008. E sono tratti da "Il nostro amore è come Bisanzio", Donzelli editore. Quanto a "svegliatemi quando finisce novembre", è un’autocitazione, una frase che mi piace così tanto che l’avevo infilata nel mio terzo libro, "Ultimamente mi sveglio felice". Mi perdonate la ripetizione? Del resto anche novembre si ripete e sembra non finire mai…

Per le mattine estive in cui ci svegliavamo in porti stranieri...

Lunedì, 11 luglio 2011 @10:11

"Ti prego, ti prego per tutto ciò che abbiamo amato.
Per le mattine estive in cui ci svegliavamo in porti stranieri che nemmeno avremmo potuto immaginare,
con una tale sensazione di benessere, con una tale gioia di non sapere cosa ci fosse dietro le montagne.
Ti prego per i porti in cui la brezza è piena di spezie, che rivelano
la presenza di deserti e strani rituali funebri.
Per le notti sul Mediterraneo…"

(Henrik Nordbrandt)

E per le notti d’estate che ci aspettano. Se vorrai.

I versi di oggi sono del poeta danese Henrik Nordbrandt, tratti dalla sua antologia: "Il nostro amore è come Bisanzio", Donzelli Editore.

Il nostro amore è come Bisanzio. (E un pensiero sui secondi matrimoni).

Giovedì, 6 maggio 2010 @09:05

"Il nostro amore è come Bisanzio
dev’essere stata
l’ultima sera. Dev’esserci stato
immagino
un alone sui volti
di chi si affollava nelle vie
o sostava in piccoli gruppi
agli angoli delle strade e delle piazze
e parlava a bassa voce
un alone che doveva ricordare
quello che ha il tuo volto
quando scosti i capelli
e mi guardi".
(Henrik Nordbrandt)

Quel bagliore di una città che sta per andare in fiamme, sul tuo viso, m’innamora.

(I versi di oggi sono del poeta danese Henrik Nordbrandt, tratti dalla sua antologia, che amo molto: "Il nostro amore è come Bisanzio", Donzelli Editore)

Coincidenza danese. Stamattina, prima di postare i versi sul blog, ho chiacchierato via chat con la mia (unica) amica danese, che ora vive in Cina, ex moglie del parigino che si è sposato a Oslo… Scusate ma la storia è troppo bella, e come direbbe Emma, la protagonista del mio primo romanzo, non posso fare a meno di dilungarmi e Fare Trama. Anzi no. Per una volta cercherò di essere concisa e di riassumere tutto in pochi punti. Diciamo tre.
- L’amico parigino prima si innamora di una danese, poi di una norvegese. Forse ci sono uomini che si innamorano sempre della stessa latitudine geografica?
- Dopo qualche anno di matrimonio, riceviamo, dal parigino e dalla danese (expat vagabondi anche loro), una mail intitolata "family update". Visto che lei era - come Emma, la protagonista del mio primo libro - un’Aspirante Madre, pensavo che l’aggiornamento famigliare fosse un’altra adozione (in effetti avevano adottato dei bimbi vietnamiti), o un’Annunciazione, uno dei tanti Miti di Concepimento: incinta dopo l’adozione? E invece no. "Family update" era l’annuncio del loro divorzio, mandato via mail circolare a tutti gli amici.
- Al matrimonio a Oslo, dove non c’era l’ex moglie danese ma in compenso c’erano i bambini, ormai grandi e bellissimi, ho ricevuto, mentre chiacchieravo con un bicchiere di champagne in mano, la seguente incredibile domanda: "E tu, quante volte sei stata sposata?". Domanda perfettamente comprensibile, intendiamoci, visto che comunque si trattava di un secondo matrimonio, e visto che la ragazza francese che me l’ha posta a bruciapelo aveva sposato da poco un uomo divorziato. Mi è rimasto un dubbio. Forse sono fuori moda, visto che mi sono sposata una volta sola? Quanto alla ragazza francese, l’ho minacciata che avrei riciclato l’episodio in qualche nuovo romanzo. Ma era davvero simpatica: finalmente ho trovato qualcuno che, come me, parla prima di pensare. (Spero di rivederla, prima o poi. Sono sicura che una ragazza così mi può offrire molto materiale da romanzo…)

Talvolta, delle piccole cose.

Mercoledì, 7 aprile 2010 @07:30

"Talvolta delle piccole cose ci fanno felici senza motivo:
il secchio di latta ammaccato nella pioggia di primavera
sotto il ciliegio in fiore
subito prima che il cielo schiarisca.
O le bottiglie di vino rosso
che abbiamo gettato dalla finestra ubriachi la notte scorsa
subito dopo…
E talvolta le stesse cose ci rendono infelici
per lo stesso motivo".

(Henrik Nordbrandt)

Felicità/infelicità. Ma possiamo scegliere?

(La poesia di oggi, del danese Henrik Nordbrandt, è tratta da "Il nostro amore è come Bisanzio", Donzelli Editore, una raccolta che amo molto. Ho rubato spesso dei versi di Nordbrandt, anche per il Buongiorno del 7 settembre, che trovate in archivio - bisogna cliccare a sinistra, il post si intitola "Airport Look")

Airport look.

Domenica, 6 settembre 2009 @17:56

Ci sono donne che hanno un segreto. No, non sto parlando di un amante, per carità: almeno su Grazia (per cui ho scritto questo articolo), mi limito a dilemmi fashionisti e non sentimentali. Il segreto su cui mi sto arrovellando è quell’incredibile talento nel scegliere il look giusto day/night: che resista a una mattina di ufficio, un pranzo fuori (in cui io spesso mi accorgo che la mia camicia ha acquistato un’imbarazzante macchia di qualsiasi-cosa-che-non-va-via), uno spiegazzamento di abiti in macchina o in metropolitana, per arrivare perfette, pulite e stirate all’appuntamento serale. Bene, questo non è il mio caso. Non sono una donna 24 ore. Neppure 12. Se ho una cena importante (o anche, semplicemente, una cena), devo, assolutamente devo, passare a casa a cambiarmi. Non solo perché addosso a me gli abiti accumulano stanchezza e macchie, come il mitico Pig-Pen dei Peanuts, che camminava in una nuvola di polvere. No. E’ che in genere al mattino non riesco a scegliere il look strategico che andrà bene anche per la sera. Per quello, sarete d’accordo con me, ci vuole un talento segreto.
La prima rivelazione l’ho avuta osservando un’amica. Che parte avvantaggiata perché si veste sempre di nero. Il che, come ben sappiamo, è un modo furbissimo per: a) mimetizzare il più possibile eventuali macchie; b) non avere indecisioni mattutine. In più, lei ha un piccolo trucco: il gioiello che "fa sera". Ovvero, prima della cena si infila un bracciale importante, un bijou che attrae l’attenzione: et voilà. L’importante, in fondo, è sentirsi vestite da sera "dentro"; e se per farlo basta mettersi una collana, perché no?
Il secondo trucco è altrettanto semplice: una borsa capiente dove stivare quei due o tre accessori che ci cambieranno il look. Il gioiello, abbiamo detto. Oppure, d’inverno, un paio di guanti-gioiello con decorazioni applicate (ci saranno, ci saranno). Chi non resiste 12 ore sui tacchi li terrà in borsa, pronta a togliersi le ballerine o le sneakers da ufficio (ma qui non vi racconto niente di nuovo, basta aver visto almeno una volta il mitico "Una donna in carriera"). Infine, c’è la strategia borsa-dentro-la-borsa: ovvero, dalla capiente sacca, che viene abbandonata in auto, si estrae una "clutch", quelle mini-bags deliziose ma così scomode, in cui si riesce a incastrare a malapena il cellulare (e le chiavi della macchina).
Fin qui gli accessori. Ma che cosa indossare? Un abito nero, of course, consigliano le modaiole: non si sbaglia mai (e io, che non mi vesto mai di nero, rimango qui ad arrovellarmi)l. Però, per fortuna, le leggi fashioniste ammettono anche i jeans: basta che siano baggy e sapientemente bucati. In fondo, per trasformarli in jeans da sera basta un bracciale.

In questo momento, però, mi sto interrogando su un altro dilemma da guardaroba: cosa mettersi per un (lungo) viaggio in aereo, quali sono gli abiti più comodi per riuscire eventualmente a dormirci dentro, senza per forza avere un’aria troppo stropicciata? Una sorta di look day/night da viaggio. Dilemma su cui mi sono a lungo interrogata (e ho scritto svariati pezzi finto glam), guardando le foto delle solite celebrities che vengono paparazzate all’aeroporto con jeans e tacchi altissimi. Ma, è ovvio, loro non contano: viaggiano sempre in prima classe. Io invece domattina prenderò un aereo (non in prima classe) per New York; e ho deciso di testare sul volo transoceanico, non i tacchi, ma i miei primi jeans. Morbidi e boyfriend look. Vedremo.
E dunque, visto che sarò in aereo, vi lascio anche il Buongiorno di lunedì 7 settembre:

"Del mare dell’estate c’è ora solo
il riflesso del tramonto,
del riflesso solo i volti
e dei volti solo l’attesa".
(Henrik Nordbrandt)

Il mare ora è lontano. E’ solo una foto nel telefonino. Un salvaschermo sul computer. Però. Però il mare è dentro di noi. Un ricordo, certo, ma soprattutto una promessa. Ritorneremo.

(I versi del poeta danese Henrik Nordbrandt sono tratti da "Il nostro amore è come Bisanzio", Donzelli)

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.