Lisa Corva

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Cronache da Roma: cacio e pepe reloaded, e altre ossessioni food.

Giovedì, 4 aprile 2013 @08:34

"Tamami, quando mangi qualcosa di buono, sorridi proprio come una bambina".
Mentre il mio fidanzato pronunciava quelle parole, il suo viso ha assunto un’espressione che era la quintessenza della dolcezza. Sembrava un’altra persona rispetto a quando è tutto nervoso e corrucciato in ufficio.
"Anche tu", gli ho risposto semplicemente. Il buon cibo ci tiene legati saldamente l’uno all’altra.
(Ito Ogawa)
Il piacere del cibo.

Oggi, come Buongiorno, non una poesia, non una frase, ma il dialogo di un racconto: tratto da "La cena degli addii" di Ito Ogawa (Neri Pozza). Mi piace la delicatezza della giovane scrittrice giapponese, di cui avevo già letto "Il ristorante dell’amore ritrovato": una storia di una madre, di una figlia, e del cibo che "cura". "La cena degli addii" è invece una raccolta di racconti, tutti intorno al tema del cibo: la granita per una nonna in ospedale e, nel racconto da cui ho tratto il dialogo, una giovane coppia a cena in un ristorante cinese, e una proposta di matrimonio…
Mi piace questa frase proprio oggi, tornata da Roma (un blitz romano per lavoro) come una vera migrante, con nella valigia solo cibo: una confezione di pasta meravigliosa (dei mezzi paccheri di Gragnano), comprata da Eataly, il super-store di food a Ostiense dove sono tornata a cena, insieme a una confezione di salsa siciliana al finocchietto selvatico (ma da Eataly, come sempre, mi sarei comprata tutto); vero casatiello napoletano regalato da un amico, e pastiera napoletana fatta in casa. Per non parlare delle fettuccine cacio e pepe. Così come a Vienna ordino sempre Wienerschnitzel, una vera ossessione food (mi dico che è una "field research", per confrontare il tipo di cottura, il burro, l'insalata di patate a lato e trovare la migliore, ognuno ha le sue scuse golose); così a Roma non riesco a resistere a cacio e pepe. Peccato non poterne mettere una porzione in valigia.

Se mi incontrassi.

Martedì, 13 luglio 2010 @09:33

"In quel preciso istante ebbi la sensazione d’imbattermi nel mio vecchio io. Durò solo per un breve attimo, eppure era lì, la ragazzina che dieci anni prima teneva il naso appiccicato al finestrino per ammirare le mille luci della città, come fosse un sogno. Sì, era lì, dietro il finestrino dell’autobus notturno che sfrecciava nella direzione opposta".
(Ito Ogawa)
E io cosa direi, alla me stessa di dieci, venti, trent’anni fa?

(La frase di oggi è tratta dal romanzo di una giovane scrittrice giapponese, Ito Ogawa: "Il ristorante dell’amore ritrovato", Neri Pozza. Storia: la protagonista, una ragazza che fa l'aspirante cuoca e vive a Tokyo, innamoratissima di un cuoco indiano, torna a casa una sera e trova la casa vuota. Lui si è portato via tutto, e non solo i mobili: persino le pentole, persino le spezie. Ha lasciato solo il prezioso recipiente, ben nascosto, con il "nukadoko" speziato della nonna (non avevo idea neppure io di cosa fosse, e dire che adoro il sushi!). Insomma, cosa fa l'intraprendente ragazza con il cuore spezzato? Torna nel villaggio da cui se n'era andata, anni prima: da lì aveva preso l'autobus notturno "nella direzione opposta" di cui parla la frase che ho citato. E apre un minuscolo ristorante, dove decide di cucinare solo per una coppia, o un cliente, alla volta. Ma ecco: ogni cena una storia, e a ogni cena, per i suoi clienti, si sprigiona un piccolo incantesimo dei sentimenti. Magie del cibo)

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.