Lisa Corva

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Quando i mobili parlano. Un tavolo di teak e il ricordo di un amore spezzato.

Mercoledì, 15 gennaio 2014 @07:25

"Allargò le mani sul ripiano e avvertì l’intenso odore del legno. Del teak. Appoggiò la faccia sul tavolo, inspirando profondamente, la gota premuta contro le assicelle. Il profumo era lo stesso dei mobili della sua stanza rimasta a Tollygunge, l’armadio e la specchiera, e il letto dalle colonnine sottili dove lei e Udayan avevano concepito Bela. Ordinato su un catalogo americano, scaricato da un camion delle consegne, quel profumo era tornato fino a lei".
(Jhumpa Lahiri)
Quando i mobili ci parlano.

Questo è uno dei momenti, nel nuovo libro di Jhumpa Lahiri, "La moglie" (Guanda), che mi è piaciuto di più: quando la protagonista, dopo aver ricominciato una nuova vita molto, molto lontano, tra le colline e il mare della California, ordina un mobile per la sua nuova vita solitaria, in cui non ha voluto ci fosse posto per il marito, né per la figlia. Ma improvvisamente i ricordi tornano a lei, ricordi di India e dei vent’anni, ricordi di un amore spezzato; torna tutto a lei, con il profumo di un tavolo di legno, il profumo del teak.
In Birmania, patria di alberi e di legno di teak, dove spesso le camere d’albergo sono tutte ricoperte di legno, pavimenti e pareti, mi sono ritrovata a passare anch’io la mano su quel legno liscio e paradossalmente morbido. Quando i mobili parlano.

La tristezza di sua madre, un segnale di sottofondo, come un sonar.

Mercoledì, 11 settembre 2013 @09:40

"Con lei sua madre non aveva mai simulato. Le trasmetteva una tristezza costante, un segnale di sottofondo che rimaneva stazionario. Lo diffondeva in modo furtivo, senza parole. Eppure lei lo percepiva, come si può percepire la presenza di una montagna. Inamovibile, insormontabile".
(Jhumpa Lahiri)
La solitudine delle madri.

Ci sono libri di cui è difficile raccontare la trama. Ma che ti catturano e che ti portano nel loro mondo, che entra a far parte di te, anche se è lontanissimo, e non solo geograficamente. Così è per "La moglie" di Jhumpa Lahiri (Guanda), che esce domani. I mondi sono due: l’oceano di Rhode Island, in America; e una "lowland" (era questo il titolo originale del romanzo), una pianura paludosa e acquitrinosa vicino a Calcutta.
Due mondi e due fratelli, che nascono accanto a quella palude con i rifiuti ma anche i gigli, a Calcutta, crescono insieme, studiano insieme, costruiscono insieme la prima radio per captare i segnali di un mondo lontano. E all’improvviso quel mondo arriva, sono gli anni Settanta e ci sono i Naxaliti, dei rivoluzionari comunisti, e una protesta soffocata nel sangue di cui noi, in Occidente, non abbiamo mai saputo niente. C’è un fratello che resta, e uno che parte per l’America, per studiare gli oceani. E c’è una moglie, una ragazza che rimane intrappolata tra loro due: quella che è nel titolo italiano. Perché in fondo la protagonista è lei, e il suo segnale di tristezza, come un sonar.
Jhumpa Lahiri, che è brava e bella, bellissima (perché non dirlo? è davvero stupenda), ha saputo raccontare lo spaesamento e l’essere in bilico tra i Paesi. Forse perché lo è lei stessa: bengalese, nata a Londra, vive a New York, dove ha sposato un giornalista del Guatemala ed ha avuto con lui due bambini. Non solo: questo libro è stato scritto a Roma, dove ha vissuto nell'ultimo anno. Una donna che cammina nel mondo, senza rimanere intrappolata nelle paludi. La seguo dal suo debutto, un toccante libro di racconti, "L’interprete dei malanni". Brava Jhumpa. Leggetela.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.