Lisa Corva

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Provo a scrivere il tuo nome. Scrivo sull’acqua. Scrivo sul corpo.

Venerdì, 8 febbraio 2013 @08:29

"Qui giace chi aveva il suo nome scritto sull’acqua".

Provo a scrivere il tuo nome. Scrivo sull’acqua. Scrivo sul corpo.

Il Buongiorno di oggi è di Keats. O meglio: è la frase che Keats, il giovane poeta inglese morto a Roma nel 1821, volle scritta sulla sua tomba, senza neppure il suo nome. L'ho letta ieri, al cimitero dei non cattolici, un luogo di calma, pietre e cipressi nel mezzo del caos di Roma, accanto alla Piramide Cestia. Davanti alla tomba ho ripensato a Keats come lo immaginò Jane Campion qualche anno fa in "Bright Star", un film di luce e leggerezza, un giovane poeta che si innamora di una ragazza che cuce vestiti e sentimenti. Ripensavo alle farfalle del film, ai prati fioriti. Agli stranieri che sono venuti a Roma per caso e qui sono rimasti, come Henrik Christian Andersen, lo scultore norvegese, amico di Henry James, che lasciò poi alla città l'atelier costruito da lui nel 1920, tra Piazza del Popolo e il Lungotevere: http://www.museoandersen.beniculturali.it/ . Ci sono stata ieri, perché un amico, Luca Lo Pinto, ha curato una mostra (aperta fino a fine febbraio) facendo "dialogare" le grandi, bianche, eroiche statue di Andersen con maschere e opere colorate di Luigi Ontani, artista fiorentino ora settantenne. E lì, in quest'atelier straordinario e quasi dimenticato dal tempo, ho visto, proprio ieri pomeriggio, il mio Buongiorno di ieri: un uomo e una donna che si abbracciano stretti, come se volessero rinchiudersi nel guscio e rinascere. Così, cent'anni dopo, una statua è diventata un verso di una poesia e una foto nel mio iPhone e un post su Facebook... Come viaggiano le poesie e le emozioni, attraverso i secoli.

A Roma sono stata anche in un "museo" speciale, quello del cibo: ovvero Eataly, a Ostiense. Tre piani di pasta e caffè e dolci, ristoranti slow food, pizze e carpacci: il meglio della produzione gastronomica e golosa in Italia. Quasi, appunto, un museo: da mangiare. Ero stata anni fa nel primo Eataly, in un luogo ancora più suggestivo, l'ex fabbrica Campari a Torino. Ma questo, tra i gasometri e i magazzini di Ostiense, ha un suo fascino quasi fantascientifico. Un'altra Roma. E per me, una nuova Roma.

E, come ogni venerdì, Friday Lisa.

Una lettera dell\'Ottocento, un sms, un bacio.

Venerdì, 8 aprile 2011 @07:52

"Bacerò il tuo nome e il mio, lì dove si sono posate le tue labbra – labbra! Perché mai un prigioniero come me dovrebbe parlare di baci, e labbra?"

(Keats)

E adesso che non scriviamo più lettere a mano, che non conosco neppure la tua calligrafia, che cosa posso baciare? Terrò in tasca, prezioso amuleto, il tuo sms: nel mio telefonino.

La frase di oggi è di una lettera di Keats a Fanny Brawne: una lettera appena venduta all’asta, in Inghilterra, per più di centomila euro. Keats prigioniero: perché il poeta inglese, morto di tisi nel 1821 ad appena 24 anni, era prigioniero della tubercolosi, prigioniero dei pochi soldi che non gli permettevano di sposarsi, mentre avrebbe voluto essere solo prigioniero d’amore, prigioniero dei baci. Come racconta il lievissimo "Bright Star", lo struggente film del 2009 in cui Jane Campion ha raccontato la loro storia. La storia di un poeta innamorato di una ragazza che si cuce i vestiti da sola, una fashionista dell'Ottocento; una storia di petali, di primavera e farfalle. E baci...
E, visto che oggi è venerdì, trovate Keats in inglese, nella parte "globish" del blog.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.