Lisa Corva

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Perché ogni romanzo ha dentro una formula magica. Sta a noi decifrare il messaggio.

Venerdì, 11 maggio 2018 @10:15

"Il ruolo del romanzo era quello di mutare un problema, dandogli una forma diversa. E grazie alla natura e alla direzione di quel cambiamento, veniva suggerita, in chiave romanzesca, una soluzione alternativa… Tornava nel mondo della realtà portando con sé quel suggerimento. Era come una formula magica incomprensibile, scritta su un pezzo di carta."
(Murakami)
Perché ogni romanzo ha dentro una formula magica, qualcosa che ci può cambiare la vita: offre una nuova direzione, un nuovo significato. Sta a noi decifrare il messaggio.

Sono appena tornata dal Giappone: la prima volta in quell’isola-pianeta. Perché è stato come fare un viaggio dentro un pianeta, il pianeta Murakami: un pianeta chiuso, con delle regole precise, misteriose, un mondo con due lune (come nell’onirico "1Q84" dello scrittore giapponese, pubblicato da Einaudi, il romanzo in tre parti che ho iniziato in viaggio, e da cui ho tratto quello che è diventato lo #spillo di Gioia di questa settimana).
Cosa mi è piaciuto? Il bento box (la scatola con dentro il sushi per pranzo) che compri ovunque, anche sui binari della stazione, e costa pochissimo!; il "macha latte" (una specie di cappuccino fatto con tè verde e non caffè) e il kitkat al macha (c’è in tre versioni diverse, lo compravamo al supermarket, una droga); il tempio shintoista di Kyoto accanto al mio piccolo ryokan (un b&b in una casa di legno tradizionale) la mattina presto, niente si muoveva, solo le carpe rosse nel laghetto; le signore e le ragazze in kimono ovunque, anche nel traffico di Tokyo; dormire in un albergo design dentro un grattacielo a Tokyo, e fin qui niente di strano, ma quando entri è come varcare la soglia di un mondo a parte, ti togli le scarpe, sulla cima c’è un "onsen" (sono i bagni termali tradizionali, qui "interpretati" tutti black e con le acque di sorgente che arrivano fino al 36esimo piano) e la cena ti arriva in camera avvolta nei "furoshiki", le loro stoffe che hanno un nodo per ogni trasporto… L’estetica, le regole cifrate. E il water, sì: in Giappone è un miracolo di tecnologia, tiepido quando ti siedi, spruzzi d’acqua a comando, persino la musica. Questo lo racconto a voi perché credo che i giornali per cui collaboro non siano interessati a quest’argomento… Che invece è geniale, come molte cose del Giappone.


Quanto ai messaggi cifrati dentro i romanzi, sto ancora pensando a quello dentro il libro di Murakami. E a quello di "Less", il romanzo di Andrew Sean Greer che ha vinto il Pulitzer: lui, charmant come sempre, l’ho intervistato a Firenze e trovate l’incontro su Gioia di questa settimana. Mentre su Repubblica di sabato vi parlo di writers retreats, le residenze per scrittori (e su D, di viaggi...). Vi aspetto intanto in edicola!

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Posso darti una delle due cose. O il corpo o il cuore. Tutti e due non li puoi avere.

Martedì, 27 settembre 2016 @08:15

"Posso darti una delle due cose. O il corpo o il cuore. Tutti e due non li puoi avere".
(Murakami)

Nel romanzo che sto leggendo di Murakami, "L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio" (Einaudi), questa è una frase che una donna dice al protagonista, Tsukuru. E’ un sogno. Un sogno di gelosia: quella donna non esiste, nella sua vita. Ma la frase mi ha colpito, così come colpisce lui. Una donna potrebbe dire, pensare, una cosa del genere? No, io penso di no. Un uomo sì.
Il corpo, il cuore. Preferisco il cuore, mi viene da dire. Preferisco comunque il cuore. Ma non è vero. La verità è che in amore voglio tutto: il cuore e le carezze, la pelle nuda, gli abbracci. Il corpo e il cuore, insieme.

E tu nella mia vita, tu per sempre una domenica di primavera.

Venerdì, 10 giugno 2016 @08:48

"Izumi mi faceva sentire così, come in una mattina di domenica."
(Murakami)
Alzarsi tardi, il tempo è bello o piove sul tetto, non importa. Tutto è calmo. E tu nella mia vita, tu per sempre una domenica di primavera.

Sto scoprendo (tardivamente) Murakami. Questo è il terzo romanzo che leggo, e da qui ho tratto lo #spillo della settimana su Gioia: "A sud del confine, a ovest del sole" (Einaudi). Mi piace quella sensazione di pace che danno certe persone, questo farti sentire come una pigra domenica piena di promesse. Bello, vero?
Intanto mi potete trovare su How To Spend It di giugno (in edicola con Il Sole 24 Ore), con il mio solito topshop del mese da Ragazza dallo Sguardo Prezzante. E un’intervista a Giulio Filippo Bolaffi, quarta generazione dell’impero della filatelia; un bel quarantenne torinese che oltre a francobolli colleziona tecnologia vintage… Ed è un appassionato di Blackberry. Perché anche i cellulari ormai diventano da collezione!

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Lei raccontava la propria infanzia come se disfacesse i nodi di una corda, rivedendo lentamente i fatti uno a uno.

Lunedì, 2 maggio 2016 @19:48

"Lei raccontava la propria infanzia come se disfacesse i nodi di una corda, rivedendo lentamente i fatti uno a uno."
(Murakami)
Incontrarsi, raccontarsi.

Questo è il mio #spillo su Gioia, tratto da "L'uccello che girava le viti del mondo" (Einaudi), di Murakami. Uno scrittore che sto scoprendo adesso. Un piacere, sempre, leggere e scoprire con lentezza.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.