Lisa Corva

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Baciare qualcuno per la prima volta è sempre una specie di miracolo, un viaggio inebriante lungo le rapide di uno strano fiume.

Giovedì, 20 febbraio 2014 @10:33

"Baciare qualcuno per la prima volta è sempre una specie di miracolo, un viaggio inebriante lungo le rapide di uno strano fiume."
(Peter Cameron)
E io, io aspetto il tuo bacio, lo sai.

Questo è il mio #spillo di oggi sul nuovo Gioia in edicola, tratto dell'ultimo romanzo dello scrittore americano: "Andorra" (Adelphi). Cliccate sul suo nome, troverete altre frasi che gli ho sfilato, e la cronaca-intervista del nostro incontro a New York.

Così partii, lasciandomi alle spalle quel che mi era necessario lasciare – cioè tutto.

Martedì, 28 gennaio 2014 @08:55

"Così partii, lasciandomi alle spalle quel che mi era necessario lasciare – cioè tutto."
(Peter Cameron)
Dedicato a tutti quelli che hanno sognato, almeno una volta nella vita, la fuga.

Esce domani il nuovo romanzo dello scrittore americano Peter Cameron, "Andorra", che ho letto in anteprima (pubblicato da Adelphi, come tutti i suoi libri e long-seller). La storia di un uomo che fugge da un dolore, o forse solo da se stesso, e arriva in un Paese che non c’è, una piccola ricca repubblica affacciata sul mare… Lo seguiamo curiosi, sognando anche noi, forse, di lasciarci tutto alle spalle e ricominciare. Lontano, molto lontano. Lo seguiamo passo dopo passo, mentre lascia l’albergo con terrazza sul mare e cerca una casa in affitto; mentre conosce una nuova donna, anzi due; mentre incontra nuovi amici, mentre forse si innamora… fino al colpo di scena finale.

Riaverti, com’eri.

Martedì, 2 aprile 2013 @09:06

"E’ molto difficile commemorare i morti, pensò. Evocarne il ricordo senza indulgere al proprio dolore: quasi impossibile. Non li riavremo mai indietro incontaminati dalla nostra sofferenza".
(Peter Cameron)
Riaverti, com’eri.

La frase di oggi è tratta dall'ultimo libro di Peter Cameron, "Il weekend" (Adelphi).

Un pezzetto del tuo cuore, sempre con me.

Mercoledì, 27 marzo 2013 @09:04

"E qua, come un sasso che porto ovunque, c’è un pezzo di cuore altrui che ho conservato da un vecchio viaggio".
(Peter Cameron)
Un pezzetto del tuo cuore, sempre con me.

Anche il Buongiorno di oggi è tratto dall'ultimo libro di Peter Cameron, "Il weekend"(Adelphi).

Lasciarsi andare, caduta libera, senza rete. Amare è il piacere di rinunciare al controllo.

Mercoledì, 20 marzo 2013 @08:21

"Quando sei stato solo come lo sono stato io, sei triste, certo, senza nessuno al fianco, ma hai il controllo pressoché totale della tua vita. Poi incontri qualcuno – insomma, capita una cosa come questa, e uno si sente, ti senti… Io sento di perdere il controllo. E questo mi spaventa".
(Peter Cameron)
Lasciarsi andare, caduta libera, senza rete. Amare è il piacere di rinunciare al controllo.

Finalmente un nuovo romanzo di Peter Cameron, l’autore di "Un giorno questo dolore ti sarà utile" e "Quella sera dorata" (entrambi Adelphi, due libri che ho molto amato). Dunque grazie a Cameron, che ho incontrato e intervistato a Manhattan (cliccate sul suo nome per leggere l’intervista), per "Il weekend", da cui ho tratto questo Buongiorno, e grazie all’Adelphi che mi ha permesso di leggerlo in anteprima: il libro esce oggi. E grazie a tutti quelli che ci regalano frasi poetiche e poesie. Perché forse è vero, come mi ha scritto un’amica proprio stamattina, che la poesia ci aiuta perché ci offre un "pensiero laterale": una frase che ci regala uno sguardo diverso e obliquo sulla vita, una prospettiva improvvisamente diversa su ostacoli e problemi. O, semplicemente, su quello che confusamente viviamo. Uno sguardo obliquo di improvviso sollievo, consapevolezza e felicità. Funziona davvero? Mi piace pensarlo oggi, giornata internazionale della felicità.

Le pagine dei miei sogni.

Martedì, 2 febbraio 2010 @07:13

"Iniziai a capire che su di lei avevo dei diritti solo lì dove era sempre stata: sulle mie pagine, negli scritti dei miei sogni".
(Peter Manseau)
Ma in sogno ti posso stringere, ti posso abbracciare; posso immaginare la vita che avremmo potuto fare, che potremmo fare. Se solo, amore mio, tu sognassi lo stesso sogno…

(Trovate la mia intervista a Peter Manseau, che ha scritto "Ballata per la figlia del macellaio", Fazi, da cui è tratta questa frase, nel post del 25 gennaio).

Desiderio.

Venerdì, 18 dicembre 2009 @07:53

"Le mie poesie ora non sarebbero state scritte per lei o su di lei, per me sarebbero state lei. Se il mio desiderio di lei fosse stato tutto ciò che avrei conosciuto, lo avrei alimentato come se fosse stato il futuro che lei e io non avremmo mai avuto".
(Peter Manseau)
Le mie parole disegnano la città dove potremmo abitare, la casa dove potremmo entrare insieme, il letto dove potrei svegliarmi con te, ogni mattino. Vieni?

(La frase che ho scelto per City oggi è tratta da un romanzo che ho appena finito di leggere: "Ballata per la figlia del macellaio", dell'americano Peter Manseau, Fazi. Il protagonista? Un poeta yiddish all’inizio del secolo scorso, che sogna e cerca la sua "predestinata" da Odessa a New York… La cerca con il desiderio, il ricordo, la accarezza con le sue poesie. E poi - è la forza della poesia, del desiderio, del destino? - la troverà)

The city of your final destination.

Lunedì, 19 ottobre 2009 @16:14

The City of Your Final Destination è il titolo di un libro, intenso e lieve insieme, di Peter Cameron (in italiano tradotto come "Quella sera dorata", Adelphi) e dell’ultimo film di James Ivory, altrettanto intenso e lieve, tratto dal romanzo (film che ho visto in anteprima!). Ho incontrato lo scrittore Peter Cameron a New York: questa è l’intervista che ho scritto per Il Piccolo di Trieste, racconto del nostro incontro.

Finalmente. Finalmente il poetico, romantico, delicato bestseller di Peter Cameron, "Quella sera dorata", è diventato un film. Ed è stato presentato in anteprima mondiale al Festival del Cinema di Roma: regia di James Ivory, nel cast Charlotte Gainsbourg, Laura Linney e Anthony Hopkins (più Omar Metwally nel ruolo del protagonista, il giovane biografo di origine iraniana). Per adesso, il titolo è ancora quello del libro in originale: "The city of your final destination". Una buona notizia, soprattutto per i fan italiani del romanzo: che, uscito nel 2006, ha avuto più di dieci ristampe. Un piccolo bestseller sentimentale, un passaparola emozionale tra lettori. Io, che ho molto amato i due romanzi di Cameron, sono ancora più emozionata: perché posso parlarne direttamente con lo scrittore, che ho incontrato a casa sua, nel Village, a New York. Non solo, mentre mi prepara un caffè (ottimo, tra l’altro, e in una tazza di finissima porcellana, quasi di scura madreperla), posso anche curiosare tra gli scaffali, tra vecchie prime edizioni di libri, quadri di inizio Novecento, e ovviamente tutte le edizioni internazionali dei suoi romanzi. In bella vista, le copertine Adelphi: oltre a "Quella sera dorata", nel 2007 è uscito "Un giorno questo dolore ti sarà utile", seguito da una raccolta di racconti, "Chi ha paura della matematica". Ambientazioni diverse, e un tratto unico: l’ironica delicatezza con cui Cameron racconta, come mi dirà lui stesso, "lo spaesamento del diventare adulti, del diventare se stessi". Ma torniamo al film. "The city of your final destination", la città della destinazione finale. Di quale città stiamo parlando? Del viaggio in Uruguay, che il giovane protagonista decide d’impulso, per convincere gli eredi dello scrittore di cui si sta occupando a dare l’assenso alla sua biografia?

"In realtà è una frase che mi ha sempre colpito in aereo, quando, poco prima dell’atterraggio, vengono date le istruzioni per i passeggeri in transito o per quelli che sono arrivati alla loro "destinazione finale". L’ho sempre trovata molto poetica. Anche se - o forse proprio perché - la città della destinazione finale è la morte".
Il libro è ambientato in Uruguay. Sono quelli i paesaggi che vedremo nel film?
"No: James Ivory ha scelto, come set, l’Argentina. Tra l’altro, io in Uruguay non sono mai stato. Quando ho cominciato a scrivere il libro, ho pensato: parto. Vado. Poi ho deciso di no. Preferivo l’Uruguay della mia immaginazione".
E’ stato invece sul set del film di Ivory?
"Sì. E spero di poter andare presto sul set di un nuovo film: quello che Roberto Faenza (proprio lui, il regista italiano, quello di "Marianna Ucrìa" e "Sostiene Pereira", tanto per citare i suoi due film più famosi, ndr), dovrebbe girare dal mio secondo romanzo, "Un giorno questo dolore ti sarà utile". Ma sarà, spero, un set decisamente più vicino: il libro è ambientato a Manhattan".
Lei vive a New York da più di vent’anni. E’ questa la città che, forse, è la vera protagonista del secondo romanzo: la storia ironica di un ragazzo che lavora nella galleria d’arte della madre, il suo apprendistato sentimentale… Ma, soprattutto, "Un giorno questo dolore ti sarà utile" è una dichiarazione d’amore per Manhattan?
"Amo New York, certo. Ma non posso fare a meno di sognare altre città".
Non ha mai sognato Trieste?
"Confesso: Trieste è nella mia immaginazione, nei miei sogni, già da molto tempo. Chissà, forse semplicemente mi aspetta. O aspetta che ci ambienti il mio prossimo romanzo".
Potrebbe scriverlo proprio a Trieste, il suo prossimo libro.
"Ho un rapporto talmente privato, interno, con la scrittura, che posso davvero scrivere ovunque. Qui a casa, sul tavolo della cucina. Oppure a un caffè, per esempio da Dean & De Luca (la catena di delicatessen dove, a New York, si va con un libro in mano o con il laptop aperto, quasi come nei vecchi caffè mitteleuropei, ndr). Ma soprattutto nelle "writers’ colony": veri e propri rifugi per scrittori nella campagna americana. Niente Internet, isolamento totale; con la possibilità, la sera, di cenare e chiacchierare con artisti e intellettuali. Ci vado ogni anno: sono la MacDowell e la Yaddo. E lì, anche, che è nato il mio prossimo romanzo".

Questo invece è il Buongiorno che ho scelto per City lunedì 19 ottobre:

"Ed eccola, la tua risposta. E’ strano che di notte non brilli di luce fosforescente".
(Boris Pasternak)
Ed eccola, la tua risposta. Eccolo, il tuo sms. Ho aspettato tanto che arrivasse. Che comparisse, sul video del computer. Del mio telefonino. Adesso, mentre leggo e rileggo, mentre quello che hai scritto si incide nel mio cuore, mi sembra che le tue parole prendano luce: la luce è anche quella della mia lunga attesa.

(La frase di Pasternak è tratta da una sua lettera a Marina Cvetaeva – bè, ormai li conoscete, no? Il libro da cui attingo è sempre "Il settimo sogno", Editori Riuniti, epistolario a tre: Pasternak, Rilke, e la Cvetaeva)

Mentre il Buongiorno del 20 ottobre è:

"Francesco ha un magnifico cappotto e molta fiducia nella vita. Io lo stesso cappotto e la stessa fiducia dell’anno scorso".
(Ennio Flaiano)
Questo è il segreto degli oggetti. La sicurezza degli oggetti. Un paio di scarpe, un cappotto, una borsa. Sono nuovi: ci aspettavano. In vetrina, o sugli scaffali di un negozio. E mentre li proviamo, li compriamo, li portiamo a casa, ci crediamo. E crederemo ogni volta, alle loro promesse di felicità.

(La frase di Flaiano è tratta da "Lettere a Lilli e altri segni", Rosellina Archinto Editore)

Infine, il Buongiorno del 21 ottobre:

"Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire".
(Banana Yoshimoto)
Qui, dove cucino e mescolo cibo ed emozioni.

(La frase della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto è tratta dal suo romanzo "Kitchen", Feltrinelli)

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.