Lisa Corva

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Credici: a te, a me, alla possibilità dell’amore.

Giovedì, 20 giugno 2013 @08:21

"Ti aspetto con gioia come se tu fossi un intero paese e completamente nuovo"
(Marina Cvetaeva)
Questo viaggio chiamato amore. Perché crederci – credere a te, a me, alla possibilità dell’amore – è come passare un confine, quel confine invisibile tra me e te. Credici, allora: e prendimi per mano.

Per il mio secondo #spillo su Gioia volevo un’altra frase con la parola "gioia" dentro. E ho scelto una voce che conoscete: quella di Marina Cvetaeva, poetessa russa degli anni Venti, appassionata, sognatrice, rivoluzionaria. La frase è tratta da una sua lettera a Rilke, e dall’epistolario "Il settimo sogno", Editori Riuniti (un epistolario a tre, tra lei, Rilke e Pasternak: e il sottotitolo è "Lettere 1926", perché le lettere furono scritte tutte nell'arco dello stesso anno: il 1926, appunto).
E oggi, cercatemi sul secondo numero di Gioia! C’è il mio pezzo su Venezia e la Biennale, raccontata... con tacchi bassi o tacchi a spillo.

11 commenti

Domo | Giovedì, 20 giugno 2013 @15:20

Lilabella, a me il cd e una piacevole chaccherata riguardo lavoro-figli-vino francese vs vini australiani-sicilia son bastati!

Lilabella | Giovedì, 20 giugno 2013 @14:42

Ah dimenticavo. Credo che stavolta comprerò Gioia!

Lilabella | Giovedì, 20 giugno 2013 @14:11

Annetta io credo che lì per lì la ferita d'amore brucia, per le persone giovani e quelle meno, però hai ragione: meglio fare i "funerali" sia ai piccoli che ai grandi amori :-)
@ Domo: io da Russel Crowe mi aspetterei qualcos'altro (sto scherzando un po') ma mi sarei aspettata anche le poesie e liriche cantate! Un sorriso al salotto verde. Lila

annetta | Giovedì, 20 giugno 2013 @13:53

Eh certo dai, prendiamola almeno in (sor)ridere, è uno dei principali regali dell'età che avanza! Ti dirò che anch' io ho amato alla follia Edith Wharton e L'età dell'Innocenza (tifavo per la Olenska però) e in effetti in quel periodo pativo ben più di adesso. Non ho mai letto Elisabeth von Arnim ma ne parlate tutte cosi bene che mi ci metterò quest'autunno, soprattutto se mi confermi che è uno spirito allegro e dotato di sense of humor :-)

Domo | Giovedì, 20 giugno 2013 @13:46

Della serie, quello che non ti aspetteresti: qualche giorno fa a Taormina al termine di un set di interviste Russel Crowe, disponibile rilassato e sorridente, dona ai tecnici presenti un cd di poesie e liriche cantate e raccontate da lui e da Alan Doyle (The Crowe/Doyle songbook, vol.III). Un dono inaspettato e ancor più bello per la bellezza del lavoro, a metà tra le praterie australiane e la brughiera irlandese, che parla di amore e dell'avvicinarsi con tutto se stesso a chi si ama, come scoprire un intero paese e completamente nuovo...

LISA | Giovedì, 20 giugno 2013 @13:26

Hai fatto ridere anche me, Annetta! Dubito che la Wharton riderebbe (era un'anima melodrammatica); ma sono sicura che la mia Elizabeth von Arnim apprezzerebbe. E ci offrirebbe una tazza di tè (con questo caldo, tè freddo, spero).

annetta | Giovedì, 20 giugno 2013 @12:25

Certo lisa, non ho detto che da grandi non si soffre e io non ne sono certo stata esente (nè lo sarò probabilmente); dico solo - bonariamente - che le pene di amore andrebbero prese con un pò più di leggerezza e sorriso. Mi spiace leggere troppo spesso di donne devastate dal dolore, davvero, soprattutto per amori non vissuti. Sai cosa mi disse mia mamma quando le comunicai in lacrime che era finito il mio primo grande amore? "beh beh, dai, su, su, se è morto un amore ghe faremm un bel funeral!". Riuscì a farmi ridere tra le lacrime con questa perla di saggezza, non l'ho mai dimenticata e questa frase è stata spesso un faro nei momenti bui che come tutti ho avuto anch'io.

LISA | Giovedì, 20 giugno 2013 @12:11

Non solo di chi è giovane, Annetta. Ho appena finito di leggere "L'età del desiderio" (Neri Pozza), la biografia sentimentale dove l'americana Jennie Fields racconta come, a 46 anni (e per l'epoca, i primi del Novecento, una donna era ormai vecchia), la scrittrice Edith Wharton perse la testa, lei donna infelicemente e gelidamente sposata, per un altro uomo. E scoprì tutto: il sesso, il turbamento, la meraviglia e il cuore che si infrange. Lui si chiamava Morton Fullerton. Avevo letto la loro corrispondenza anni fa, visto che la Wharton è stato uno dei miei miti da ragazza (vi ricordate "L'età dell'innocenza"?). Ve ne parlerò presto.

annetta | Giovedì, 20 giugno 2013 @12:00

Verissimo, infatti le infinite pene d'amore sono tipiche della gioventù; ma bisogna fare molta attenzione a pensare che se non è disperazione vuol dir che non era vero amore, perchè si rischia di cadere nella retorica romantica. Era vero amore, ma la vita continua. Si, in effetti sono cose che si apprendono col tempo e con gli anni...

elisa | Giovedì, 20 giugno 2013 @09:43

Annetta, l'amore non ha gli occhi saggi dell'età matura....

annetta | Giovedì, 20 giugno 2013 @09:39

Esatto, Lisa, hai colpito perfettamente nel segno e hai capito quello che volevo dire. Quando esorto le donne a non soffrire più di tanto per un amore finito o negato e a guardare avanti, vengo talvolta fraintesa come se volessi negare le sofferenze dell'amore. La sofferenza è un sentimento umano, ma ha il limite di essere sterile. Invece guardare avanti, pensare già al prossimo incontro vuol dire avere fiducia, crederci, sorridere alla vita, essere ottimisti e prepararsi così il terreno fertile - e non sterile - per amori migliori e soprattutto, corrisposti. Buona giornata a tutte!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.