Lisa Corva

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Era come avere di nuovo 15 anni. Ma era solo Facebook.

Domenica, 22 settembre 2013 @12:13

E dire che a Facebook non volevo neppure iscrivermi. Mi è sempre sembrata una perdita di tempo, una cosa per ragazzini… Ed io non ho più l’età. Né Facebook, né Twitter, né Instagram: è già tanto se sono su Linkedin, pensavo, e anche lì, perché è utile dal punto di vista professionale. Ma chi ha tempo per i social network, se non riesco quasi a vedere gli amici "live", con la vita complicata che faccio, che facciamo tutti… Poi, l’inverno scorso, quando sono stata una settimana a casa con una brutta influenza, mia figlia mi ha creato un profilo (già: sono abbastanza vecchia da avere una figlia su Fb, primo; e non sono molto tecnologica, secondo), e mi ha insegnato un paio di cose. Con un avvertimento: "non chiedermi l’amicizia, mamma, ti dico già di no!". Mi ha fatto ridere: mia figlia ha le idee chiare, molto più di me alla sua età. E’ sveglia e determinata: il più bel regalo che mi abbia fatto mio marito. Perché sì, gli assomiglia tantissimo.
E allora: Facebook. E l’influenza. Accasciata a letto, non riuscivo a leggere, né a guardare un film. Mal di testa, cattivo umore. Però c’era Facebook… Mi ci è voluto poco per diventare una vera "addicted". Ho cominciato ad aggiungere tutti. Le mie amiche (ma guardala, che foto mette sulla bacheca), i musei che più mi piacciono (lo sapevate che c’è anche il Louvre?). Poi, emersa dall’influenza, ho cominciato a postare foto anch’io. No, non di gattini o di piedi al mare con le unghie dipinte (in primavera mi sembrava ci fossero solo quelli, su Facebook, come un’epidemia), ma di… caffè. Mi piace tutto, del rito del caffè. Mi piacciono quelli delle vecchie pasticcerie, con il nome del locale sopra la tazzina; mi piacciono i bar Sport, quelli design, pesino i bicchieri di carta di Starbucks. E mi piace fotografarli. Avete presente quei matti che ormai, anche a cena, fotografano il piatto col cellulare, prima di mangiarlo? Bè, io fotografo caffè. E cappuccini. E li posto sul mio profilo. Lo so, lo so. Non sono più un’adolescente. Ma ho capito una cosa dei social network, in questi pochi mesi di Facebook: che ci fanno sentire come se avessimo quindici anni ancora, e per sempre.
E, per la serie quindici anni, ovviamente è arrivato un lui. E’ apparso nella lista delle "persone che potresti conoscere". Io in realtà non lo conoscevo (avevamo cinque amici in comune, ma io ero sicura di non averlo visto prima in vita mia). Però la sua foto di profilo era un’immagine meravigliosa di cibo. Come resistere? Ho cliccato. Pensando: sarà un "food addicted" come me. Probabilmente trovo qualche ricetta da provare. E invece ho trovato lui, l’uomo che mi ha sconvolto la vita.
E’ successo tutto pian piano e velocemente insieme, come è Facebook, del resto. Prima: la richiesta accettata. Poi, le foto: tante, le mie e le sue, fatte con Instagram, di cibo e soprattutto di vino, bottiglie di vino con sotto tutti i commenti dei suoi amici. Io, non mi vergogno di dirlo, passavo ore a cercare qualcosa di spiritoso da scrivere, ero contenta se lui metteva "like" sotto il mio commento, postavo foto sempre più artistiche di caffè e tazze… Folle? Lo so. Ma su Facebook siamo tutti un po’ folli; e poi, non lo diceva anche Steve Jobs? "Be hungry, be foolish". Siate affamati, siate folli. E questo è stato un pessimo, lungo, freddo inverno; le preoccupazioni sul lavoro, la rata del mutuo sempre più pesante, la crisi, i clienti… E io avevo voglia di giocare, di dimenticarmi, almeno per mezz’ora al giorno, della mia sostenibile pesantezza dell’essere.
Poi, lui mi ha chiesto di uscire. Così, quasi per caso. Sotto la foto di un cappuccio con una stella disegnata col cacao, mi ha scritto: "Bello questo. Domattina?". Lì ho capito che non sapevo quasi niente di lui. Che stavo giocando con un uomo che non avevo mai visto in faccia. Ma di cui mi piacevano le battute, lo spirito ludico, la leggerezza: abbastanza per prenderci un innocuo caffè. Solo che quel caffè non è stato innocuo... Ho bevuto il mio cappuccio al banco, stordita da questo conosciuto/sconosciuto; da quest’uomo che è entrato e mi ha conquistato, solo sorridendomi. Abbiamo parlato; poco. In fondo sapevo già così tante cose di lui: che gli piace la Ribolla gialla e odia il Gewürztraminer… Scherzo. In realtà è stato come se lo conoscessi già. Diabolica intimità digitale. Da lì è scivolato tutto a velocità irrefrenabile. Sms, e poi altri appuntamenti; per il caffè del mattino, per un bicchiere di vino alla sera… Parlavamo. Di cibo, di lavoro, della recessione, molto; delle nostre famiglie, poco (io sposata, lui pure, certo).
Poi una sera mi ha invitato a cena. E io ho detto di no. Ho capito che stava per succedere qualcosa, che volevo che succedesse qualcosa; e allo stesso tempo, non volevo. Ho capito che quest’uomo di cui mi sono piaciute prima le foto, poi le parole, poi il profumo; quest’uomo che sentivo vicino, sempre più vicino, non mi era indifferente. Ma che non volevo tradire mio marito.
Ho smesso di flirtare, perché d’accordo, era un flirt, un corteggiamento, una cotta da teenager; ma se succede a 45 anni e non a 15, ti manca la terra sotto i piedi. Ho smesso di rispondere ai suoi sms e di cliccare sotto le sue foto. Lui deve aver capito. Volevo toglierlo dalla lista degli amici, poi non ho avuto il coraggio… E mi manca, tantissimo, ancora. Perché? Semplice, banale: con lui mi sentivo viva.
Ora sono qui in un caldissimo pomeriggio estivo, nella mia settimana di vacanza, e sento mia figlia che dice al padre: "Ma la mamma non smette mai di giocare con il telefonino? È peggio di me". E mio marito risponde: "Lasciala stare, sta controllando le mail…". Forse sa, forse sospetta. La verità è che non controllo le mail di lavoro, né gli sms che lui non mi manda più; apro Facebook per guardare lui cosa fa, dov’è. Mi manca terribilmente. Perché la vita senza di lui ha meno colori. Perché forse dovrei uscirci, a cena. Perché forse potrei passarci una notte, una notte soltanto. Perché lui era il mio sogno dentro un cellulare; e adesso che non c’è più, mi sembra di non avere più niente da aspettare. Neppure un clic.

Questa è una delle storie che ho scritto per Gioia!, e che è uscita alla fine di agosto. Mentre in edicola, su Gioia! di questa settimana, trovate la storia di una ragazza di 17 anni. E di un abbandono: quello del padre. Sono storie ispirate a vite vere, le vite di tutti noi. Così, se avete una storia da raccontarmi, scrivetemi... Raccoglierò la vostra.

18 commenti

Susy Anne | Martedì, 1 ottobre 2013 @02:40

E' da un pò che manco ma rileggerti mi sembra di non essere mai mancata da qui.. leggendo queste tue parole volevo salutarti con questo: http://www.youtube.com/watch?v=FQukl9vXfz4 .."MI HA FATTO SENTIRE VIVA"... per te cara Lisa, un abbraccio.

? | Martedì, 24 settembre 2013 @10:50

sei forte , come dicono a roma ciao e buona giornata

Giusy | Martedì, 24 settembre 2013 @09:55

Ciao ?-una a caso, ti rispondo "parafrasando" il post della nostra brava giornalista e scrittrice: è autunno, chiudo la porta. Il piacere caldo di tacere...

? | Lunedì, 23 settembre 2013 @19:40

Giusy mi manchi

Noemi | Lunedì, 23 settembre 2013 @11:26

La donna fatua, cattivissima me, è uno dei cliché più vecchi e ritriti che viene tirato fuori spesso da pseudofemministe o donne cosiddette "impegnate" per parlare di ciò che è diverso da loro e che proprio non tollerano. Sei libera di vivere le chat come una stupidita, ma non esistono solo le tue opinioni, Lisa è altrettanto libera di raccontare dei modi di vedere diversi dai tuoi, ti pare? O esiste solo una verità, una realtà, una direzione? Mi chiedo poi, visto che dai così poca importanza ai contatti virtuali, perché tu abbia scritto un commento pubblico. Se il confronto con altri non ti interessa e volevi solo criticare lo scritto, perché non farlo a tu per tu con l'autrice? Non è che magari sei anche tu alla ricerca di un briciolo d'attenzione da parte di sconosciuti digitali?

? | Lunedì, 23 settembre 2013 @11:05

....hai bevuto la birra di max

fra | Lunedì, 23 settembre 2013 @10:42

?=cattivissima me=una a caso= casatiello depressi riuniti....

? | Lunedì, 23 settembre 2013 @10:37

il tuo racconto mi ricorda un pò "quando soffia il vento del nord " ma qui oggi si è scatenata una bufera .... da una favoletta ....

LISA | Lunedì, 23 settembre 2013 @10:14

Mi sa che l'unica risposta sensata è quella di Max. Jane (Austen, con tanto di galline piumate) proteggici tu!

Cattivissima me | Lunedì, 23 settembre 2013 @09:59

Mamma mia quanto prevedibilità e quanto vecchiume nei vostri commenti!
Comunque, per chi me lo chiedeva:
no, non sono stata scottata da una chat, anche perché trovo le chat una grandissima stupidaggine. Io le amicizie le voglio vivere davvero, non da dietro lo schermo di un pc.
Elisa: io frustrata? E da dove lo deduci? Da quello che ho scritto? Guarda secondo me è frustrato chi trova in fb e luoghi simili ciò che nella realtà non trova.
All'autrice di questo post: d'accordo non è la tua storia. . In ogni caso leggendo quello che hai scritto la donna ne esce come una gallina fatua. Mi domando dove siano le donne che per una volta provano a concentrarsi su qualcosa di diverso dai soliti clichè. E' esattamente lo stesso gioco della moda. Dapprima se ne criticano i canoni, ma poi alle sfilate continuano a sfilare modelli di donna tanto falsi quanto vuoti. Oppure la tv col suo uso indiscriminato del corpo della donna. Fino a quando ci saranno donne che scriveranno solo di questo, di donne vanesie, eterne Madame Bovary (personaggio che detesto) niente cambierà. E non c'è bisogno di andare a scomodare Jane Austen. Per lo meno lei denunciava il triste teatrino della società in cui viveva. Io in questo racconto, non vedo ombra di denuncia sociale. Provo solo pena per quel finale in cui una donna si dimostra identica allo stereotipo più squallido e facile.

? | Lunedì, 23 settembre 2013 @09:32

ma una volta non c'era la libertà di parola ?

Domo | Lunedì, 23 settembre 2013 @09:03

Vorrei citare, credo fosse Fra, che coniò questa spettacolare definizione:"casatielli depressi". Ecco...a volte tornano, ma non lasciano mai traccia....

elisa | Lunedì, 23 settembre 2013 @08:45

Per cattivissima: ci racconti come si vive così frustrata?

max | Lunedì, 23 settembre 2013 @08:42

A cattivissima, te sei scottata co quarche chat....daje, se beccamo alla garba e te offro na birretta e du recchie pe ascortà li guai tanti che hai. Namo!

Elisa | Lunedì, 23 settembre 2013 @08:39

Lisa...ho letto e riletto il tuo racconto...ma certo, parla(anche) di me! L'età non combacia, i figli adolescenti ancora non ci sono...ma per il resto, la tua sensibilità e il tuo intuìto hanno fatto bingo! Quel senso di attesa...sai, al principio mi mancava tantissimo, ora non più, anzi, lo vivo come una liberazione. Ho adorato risentirmi viva, mi è piaciuto pensare di poter essere nuovamente...non lo so? Desiderabile? Speciale? Notata tra le tante? Eppure, non mi manca niente, sono contornata da affetti veri, non ho bisogno di amicizie virtuali da Facebook. Però, mi è successo. È capitato a me, mamma iper presente e compagna affidabile.
La cosa buona è che dopo quest'avventura da tastiera mi sono iscritta in palestra, mi sono messa a dieta e mi sono sentita effettivamente molto più carina. Quindi, qualche merito ce l'ha avuto, questo compagno di chat! Chissà se anche la sua vita ha avuto qualche minimo cambiamento dopo avermi conosciuta? Vorrei chiederglielo, ma come puoi immaginare l'ho tolto dai miei contatti di FB...

LISA | Lunedì, 23 settembre 2013 @08:13

Perbacco, Cattivissima me: sei così trascinata dalla foga antiFb che hai , decisamente, travisato. La storia che hai letto non è la mia storia (non solo non ho mai incontrato un uomo su Facebook, ma non ho neppure una figlia adolescente); è, come ho scritto, una delle storie che raccolgo e che scrivo per Gioia. Quanto ai miei libri, indovina?, posso scriverci quello che voglio. Jane Austen ti avrebbe rovesciato il calamaio in testa o ti avrebbe fatto sposare, per vendetta, a un uomo incontrato su Fb. Medita, medita...

Cattivissima me | Lunedì, 23 settembre 2013 @07:54

Per la serie la grandissima banalità di Fb e delle sue più ovvie conseguenze. Nonchè, la grandissima prevedibilità e banalità, oh sì, banalità, delle donne.
Per non parlare dell'illusione di sentirsi come a 15 anni.
Ma quando le donne impareranno qualcosa dagli uomini?

P.s.: pessimo perfino lo struggimento finale in confronto alle parole di tuo marito.

Torna con i piedi per terra.
Ed evita di scriverci sopra un libro.

Noemi | Lunedì, 23 settembre 2013 @00:29

Non ci credo più a questi incontri / scambi digital culturali. Ho già dato, in più occasioni. E in mano non mi resta neppure il bicchiere di carta del caffè, solo la certezza che spesso ci si nasconde dietro bit per evitare di sentire battiti. Quelli autentici, quelli faccia a faccia senza monitor di mezzo. La tua storia è, comunque, davvero molto bella :)

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.