Lisa Corva

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A proposito di linoleum in cucina, sottili cinture dorate, e del Nobel ad Alice Munro.

Venerdì, 11 ottobre 2013 @10:15

"Le vite degli altri sono noiose, semplici, meravigliose e insondabili – grotte profonde con un pavimento di linoleum da cucina."
(Alice Munro)
Ma nella mia vita vorrei camminare scalza: parquet che scricchiola, cotto antico e poroso, morbidi tappeti.

Ieri, con la pioggia battente sul tetto, e delle nuove tisane da provare (quella di ieri: al melograno e arancia), ho passato un perfetto pomeriggio autunnale: a rileggere i racconti di Alice Munro. Lei, la scrittrice canadese che, a 82 anni, è il nuovo Nobel Letteratura 2013 (e anche la tredicesima donna a vincerlo).
Non riprendevo in mano un suo libro da anni, forse decenni: un po’ come Katherine Mansfield, è una voce che avevo dimenticato. Ho riletto il mio racconto preferito, "The Bear Came Over The Mountain": la storia di una coppia e di un lungo matrimonio. Ma poi lei, occhi azzurri e un misterioso sense of humor, comincia a mettere dei bigliettini sui cassetti per capire dove sono le posate e i coltelli, non trova più la strada di casa, inizia a perdere la memoria e se stessa. Nella casa di cura dove viene ricoverata "in prova", nel giro di poche settimane non riconoscerà più suo marito, e si invaghirà di un altro ricoverato… La storia è raccontata attraverso lo sguardo di lui, del marito, attonito e amorevole: gesti di tenerezza e di pietà.
Poi, nel Meridiano Mondadori dedicato a lei, ho riletto a caso qualche racconto. E ho capito perché la Munro, che mi piace, per quei capelli bianchi e il sorriso di una donna che nel freddo Canada ha avuto quattro figlie e due matrimoni e ha sempre scritto, tenacemente, racconti brevi, magari in cucina, tra una bimba che piange e una lavatrice… Ho capito perché non è nel mio sangue, perché non è me. Perché lei racconta, magistralmente, con pietà, proprio quelle "vite monotone ma straordinarie" con il pavimento di linoleum. Ma non è il mio sguardo, non è uno sguardo che ho fatto mio. A me piace il parquet che scricchiola, i tappeti morbidi e sfilacciati, il cotto antico e poroso e morbido di certe case toscane. Io lo voglio buttare via, quel linoleum, non conservarlo in un racconto.
Un altro esempio: in "Nemico, amico, amante…" (uno dei racconti che ho riletto ieri, e che dà il titolo ad una raccolta), una donna, nel Canada remoto dopo la seconda guerra mondiale, va in un piccolo negozio di provincia a comprare un vestito per sposarsi. E’ un’orfana, che ha vissuto facendo la badante e la domestica; una donna dalle mani sciupate, abituata a non guardarsi allo specchio, che a quarant’anni si concede un inaspettato sogno d’amore (basato su un equivoco, ma lei ancora non lo sa), e cerca un abito in cui essere felice. Pensa a un tailleur ruggine, o verde bosco, si stupisce di quelle foglie d’acero di carta messe in vetrina, mentre lei le foglie è abituata a spazzarle via. Pensa a un tailleur di cui controlla l’orlo, per vedere che sia ben cucito, e la fodera, e i bottoncini in velluto sulla manica, per lei vero lusso. Non prova neppure quegli abiti bianchi e spumeggianti, sogni proibiti. E alla fine la proprietaria la convincerà a comprare un abito sobrio, ma che le sta bene: un vestito di lana marrone, marrone come i suoi occhi, le spiega (e lei non aveva mai pensato a un colore che tirasse fuori la bellezza dei suoi occhi); con una piccola cintura dorata intorno alla vita, così non avrà bisogno di indossare gioielli, aggiunge. E’ quella piccola cintura dorata che mi commuove. E’ la gentilezza della proprietaria del negozio, la cura con cui sceglie l’abito adatto e lo avvolge nella carta velina, con un doppio nastro. E’ in quel negozio che io sarei rimasta, a guardare gli altri abiti, a capire di che materia sono intessute lane e sogni. La Munro invece ci porta fuori, fuori dal negozio, fuori dal racconto, verso strade polverose, inevitabili delusioni, piccole felicità e linoleum in cucina. Io vorrei rimanere con quella cintura dorata.


E, visto che è venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno di oggi anche in inglese.

7 commenti

LISA | Lunedì, 14 ottobre 2013 @08:40

Grazie, Graz Chelli - o Grace Kelly rivisitata? La storia del rossetto bianco e confiscato mi ha fatto ridere.

Graz Chelli | Venerdì, 11 ottobre 2013 @13:20

Lisa, faccio in tempo a raccontarti il mio, di rossetto vintage, dopo il tuo reading a cui non sono riuscita a venire?
Correva l"anno 1969 ! Giugno , quasi la fine della terza media.
Swinging London , minigonne , il maggio del 68 francese etc. Anni rivoluzionari ! Qui "solo" il primo rossetto !
Scuola media ancora di concezione pre-riforma, ovvero maschi da una parte e rigorosamente separate, le ragazze dall'altra ! Grembiule nero over- oll! Vietati i pantaloni e concessa , dalla Preside, su deroga specifica accordata solo per la gita scolastica appena finita , la gonna-pantalone !!! Trucchi, mascara o rossetti rigorosamente banditi !
Mi ricordo questo meraviglioso astuccio turchese ad arabeschi comprato all'UPIM : ( Unico Prezzo Italiano Milano all’epoca allettante più di adesso !) con all"interno un improbabile rossetto bianco leggermente ( per aumentare ulteriormente l'effetto Kabuki) il bastoncino un po’ argentato ! Il risultato era che sembravi perennemente su un ghiacciaio con le labbra spalmate di Labisan! A me piaceva immensamente ! Una volta avevo provato l'effetto del rosso , usando quello della mamma, che però mi era sembrato troppo accentuato perché aumentava esageratamente il volume e faceva spiccare l smisuratamente la bocca ; il bianco invece mi sembrava perfetto ! Rendeva le labbra sottili !
Ovviamente si metteva solo usciti dalla scuola .
Vuoi che vuoto la borsa sul banco, alla ricerca di chissà cosa in attesa dell'imminente campanello mentre la prof di matematica si aggirava tra i banchi come un cane da tartufo alla ricerca , a sua volta, di trasgressioni da reprimere e disobbedienze da scoprire !
Eccola trovare il mio meraviglioso rossetto ! Me la ricordo ancora la sua faccia furba e compiaciuta :"cos'è questo ? E io prontamente :il labello !E lei annusando con aria scettica e gongolante : lo tengo io perché è un rosset

LISA | Venerdì, 11 ottobre 2013 @13:02

Carla, mi hai fatto un bellissimo complimento! La necessaria frivolezza. (E a proposito del libro che mi avevi chiesto, sul romantico coniugale, forse "The Bear Came Over The Mountain" della Munro è uno struggente, malinconico esempio, sotto forma di racconto. Ma sto ancora pensando).

carla | Venerdì, 11 ottobre 2013 @12:35

Io ho letto prpoprio il libro "Nemico, amico, amante" quest'estate e una altra raccolta di racconti e mi piace la Munro: proprio perchè come dici tu,Lisa, riesce a parlare di cose comuni, banali e di donne miti.
Sai, parlo da lettrice, credo che nelle letture "femminili" ci sia spazio per tutte i tipi di donne.
E' da un po' che volevo dirtelo, sai cosa ho imparato dai tuoi articoli di moda, dai tuoi libri e dal tuo blog? Ho imparato a rivendicare il diritto di dire che la moda non è superficiale, che mi pice la leggerezza dei sogni e delle pailletes e l'ironia della chicken literature.
Mi piace questo nuovo aspetto del mio carattere " perchè tira fuori il lato bello dei miei occhi marroni"!

Grabriella | Venerdì, 11 ottobre 2013 @11:57

Grazie Lisa. sì avevo "adocchiato" anche "la mia vita senza di me." tra l'altro titolo bellissimo struggente senza retorica. vedo di procurarmi i DVD.

LISA | Venerdì, 11 ottobre 2013 @11:23

Sì, è "Ayay From Her", del 2006. La protagonista è Julie Christie, Non l'ho visto, ma so che l'ha diretto Sarah Polley, attrice e regista, canadese come la Munro. Ho molto amato la Polley in un film struggente, "La mia vita senza di me", di Isabel Coixet, dove è protagonista ma non regista: una giovane donna, mamma di due bambine, scopre di essere malata di cancro. Decide di non dirlo a nessuno: ma di pensare, appunto, alla sua vita senza di lei. E decide di fare tutto quello che non ha ancora fatto nella sua vita: una lista di desideri da realizzare prima di morire. Bellissimo.

Gabriella | Venerdì, 11 ottobre 2013 @11:04

ma dal racconto della munro che racconta di una donna che perde la memoria non riconosce più suo marito, etc è stato tratto un film? qualcuno ne ricorda il titolo? io ho nella mente spezzoni struggenti, trailer che ho visto..ma vorrei ripescare film per intero.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.