Lisa Corva

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Grand Tour Italia: marrons glacés milanesi, focaccia di Recco e tajarin al tartufo. Slurp.

Domenica, 3 novembre 2013 @20:55

Un’Italia golosa e ipercalorica, in bilico tra nostalgie e stupore del nuovo: questi i miei ultimi dieci giorni. Ve li racconto…

Il mio Grand Tour Italia è cominciato con la Milano che non è più mia, dove ho passato più di una settimana per lavoro. Milano non più mia, ma sempre glam cheap: in piazza XXV Aprile, la panetteria trendy Princi (dove si apre il mio secondo libro, "Glam Cheap" appunto, con Stella, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante, ricordate?) è chiusa per lavori, così come l’ex Teatro Smeraldo, dove aprirà presto uno dei miei luoghi cult, Eataly, tempio del cibo italiano. Milano che cambia, vertiginosamente; Milano dei cantieri. A pochi passi di distanza, piazza Gae Aulenti, in fondo a Corso Como, nuovissima e sopraelevata; ci sono andata a passeggiare col Consorte in una domenica grigia come sanno esserle solo le domeniche milanesi. Ma che emozione vedere i grattacieli che crescono, i nuovi negozi che aprono; e proprio sulla piazza, ancora quasi vuota, dedicata a Gae, una delle grandi designer italiane, ci siamo fermati a prendere un caffè alla nuova Libreria Feltrinelli Red, che è molto più di una libreria. Come suggerisce il nome, Red - ovvero Read, Eat, Dream - è anche bar, caffè, ristorante, e frasi sui muri colorati (la mia preferita: "cercando la parola si trovano i pensieri", di Joseph Joubert, scritta in stampatello bianco su un muro grigio, quasi uno dei miei Buongiorno da leggere e rileggere con un caffè). Sosta anche da Pisacco, http://www.pisacco.it , il nuovo ristorante design e gourmet ma (abbastanza) low cost, in via Solferino. E il piacere di comprare i marrons glacés nelle vecchie pasticcerie storiche, come Cucchi, che resiste testarda…
Il vecchio e il nuovo intrecciati perfettamente, in una Milano sotto la pioggia e le foglie d’autunno. Il vecchio e il nuovo anche a Brera: a Palazzo Cusani, proprio davanti all’Accademia di Brera, è stata inaugurata la nuova mostra della Fondazione Trussardi http://www.fondazionenicolatrussardi.com , che mi piace perché, sotto la direzione di Massimiliano Gioni (il giovane curatore della Biennale di quest'anno), offre alla città, ogni anno e da dieci anni, incredibili mostre d’arte contemporanea, e gratis. Quella di quest’anno è di Allora & Calzadilla, nelle sale affrescate e dorate del seicentesco Palazzo Cusani, normalmente chiuso al pubblico, perché sede del comando militare dell’esercito. Ed è questo che mi piace della Fondazione Trussardi: con le sue mostre, ogni anno, ci porta in luoghi di Milano assolutamente nascosti inaspettati (la mia mostra preferita erano le installazioni e i video onirici, colorati, sensuali di Pipilotti Rist nell’ex cinema teatro Manzoni, rimasto agli anni Cinquanta. Video e petali sul soffitto, sulla platea e sulle scale, meraviglioso).

Dopo i marrons glacés milanesi, la focaccia di Recco: sapevate che me l’ero dimenticata? Mi ero dimenticata il formaggio che si scioglie sotto la crosta croccante della focaccia… E dire che, quando vivevo a Milano, il mare più vicino era il weekend in Liguria, a casa da amici: e quindi il pitosforo in fiore, e la focaccia, sempre. Siamo tornati, e la focaccia ci aspettava, ordinata dagli amici di sempre in un’osteria di un carrugio. E ci aspettava anche Portofino, dove non mettevo piede da secoli: un’emozione, ritrovarsi in una delle più belle piazze del mondo. Anche se, ammetto, continuo a pensare che Piazza Unità a Trieste, la mia piazza nella mia città, è molto più bella: se non fosse che non ci sono le trofie col pesto… Le abbiamo mangiate, ovviamente, seduti a fare un po’ di people-watching. Anche se forse dovrei dire bag-watching: davanti a me sono passate, una dopo l’altra, solo Gucci, Vuitton, Hermès… Sentivo Stella, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante, che ridacchiava. (Altro dilemma che mi ha colto a Portofino: ma esisterà, dopo i 50, una via di mezzo tra rifatte e sfasciate? E no, non sto parlando di borse).

Infine, il tartufo. Affettato sui tajarin, ovvero i tagliolini tipici piemontesi; presentati nel piatto affogati, temo, in mezzo chilo di burro. Così siamo stati viziati da amici che vivono a Torino (ci hanno portato al ristorante, e sono stati eroici non solo perché hanno pagato il conto, ma anche perché non amano assolutamente il tartufo!). Torino che non amo e non capisco, ma che stavolta mi ha stupito. Per una passeggiata di vera archeologia industriale a Parco Dora, ovvero il parco contemporaneo che sta sorgendo nelle ex acciaierie Fiat: tra le colonne e lo scheletro della vecchia fabbrica, di una suggestione mozzafiato, ora ci sono giardini, percorsi sopraelevati che mi hanno ricordato la High Line a New York, piste da skateboard e campi da basket per i ragazzi… E sullo sfondo, la vecchia ciminiera è diventata il campanile della chiesa moderna progettata da Mario Botta. A proposito, non solo tartufi: un'idea che piacerebbe a Stella. Ovvero "Pilou, la colazione del giorno prima del lunedì". Due ragazze slicenziate o meglio precarie, che si sono inventate la consegna a domicilio del brunch: ogni domenica, muffins e minitorte salate, bustine di tisane profumate, piccole golosità in sacchetti di carta colorati e portati direttamente a casa. Con, ogni domenica, una frase o una poesia pinzata al sacchetto. I nostri amici ci hanno sorpreso così stamattina... L'Italia che mi piace. Nostalgica, certo, ma anche creativa, nuova e golosa.

9 commenti

Francescachesièsposata | Martedì, 5 novembre 2013 @09:39

Grazie Lisa! E' bello quando sono i turisti a consigliarti come coccolare la tua città, ad aiutarti a vederla sotto una luce diversa, da un'altra angolazione...

LISA | Lunedì, 4 novembre 2013 @18:21

Certo che sono stata in centro, lia.mo! Conoscevo già il cuore della città, ma sono tornata, ovviamente, e ho scoperto nuove cose, che segnalo a te, Francescachesièsposata e tutte le torinesi, se per caso non le conoscete. Innanzitutto il Circolo dei Lettori, dove avevo un appuntamento: in un antico palazzo, molto club inglese, ma aperto a tutti, e si può stare a leggere e bere un tè. Poi da Melissa, l'erboristeria con salotto "a 65 passi dalla Mole Antonelliana", aperta da una giovane ragazza, con sua mamma: http://www.melissatorino.com . Quanto a Pilou, scopritela qui: http://www.torinobygnam.it/pilou-la-colazione-del-giorno-prima-del-lunedi

Francescasièsposata | Lunedì, 4 novembre 2013 @16:55

Cara Lisa, eri vicina vicina anche a me, Torino è la città dove lavoro anche se vivo in provincia!

lia.mo | Lunedì, 4 novembre 2013 @15:09

Ciao Cara Lisa, che bello che sei stata a Torino (la mia Torino), spero tu abbia visto anche il centro che per me è una delle cose più belle.....I tartufi non piacciono anche a me, hanno un odore e sapore che copre il gusto dei cibi....e poi "puzzano"."il Pilou" non l'avevo mai sentito nominare, ma che vuoi ora sono fuori dal giro......comunque sono contenta che Torino ti sia piaciuta .A presto. *-*

Giusy | Lunedì, 4 novembre 2013 @10:33

Magnifica risposta! Sì, Io dovrebbe leggere Glam Cheap, bel romanzo, molto attuale, dolce-amaro. Si può anche sorridere, giusto per non piangere... è quello che attualmente si sforzano di fare tanti giovani col portafogli perennemente vuoto o semivuoto, e lo dico con cognizione di causa.

LISA | Lunedì, 4 novembre 2013 @10:23

Per Anna neolaureata a Napoli: non sai quanto mi ha commosso quello che hai scritto. Mancano anche a me i Buongiorno su City... Ma adesso che City non c'è più, spero che i Buongiorno ti accompagnino lo stesso, non più di carta ma telematici. Buona vita.

LISA | Lunedì, 4 novembre 2013 @10:11

Per Io: se lei leggesse "Glam Cheap" si renderebbe conto che, nonostante il titolo pseudofashionista, è appunto un romanzo su chi fa fatica ad arrivare a fine mese. Su una coppia e una vita "in offerta speciale", con 1000 euro in due. Che ne so? Lo so perché l'ho vissuto. E il libro, che è uscito nel 2007, è ahimè stato profetico anche per me. Che sono, ci tengo a dirlo, slicenziata e scrittrice precaria, e in genere conto, come la protagonista del mio libro, quanti soldi ho nel portafoglio (normalmente solo monete, visto quanto pagano - se pagano - le case editrici in questo momento). Ma non mi piacciono i lamenti, non mi piace il disfattismo. Mi piace poter andare a bere un caffè con un euro in una vecchia pasticceria, e nell'euro ci sta anche il luccichio dei lampadari. Mi piacciono le mostre gratuite. Mi piace scoprire che c'è un'Italia che si inventa e reinventa, come le ragazze precarie di Pilou, di cui ho raccontato. Mi piace passeggiare invece di svetrinare. Se lei preferisce lamentarsi, faccia pure. Il mio dovere civico comprende anche la leggerezza, e ne sono fiera, anche con un portafogli leggero.

Io | Lunedì, 4 novembre 2013 @09:32

Io invece ci tenevo tanto a farle notare l'abisso tra le sue escursione glam cheap come le chiama allegramente e beatamente lei e la maggioranza degli italiani che di glam cheap non hanno ormai più nulla. Quelli, per esempio, che faticano ad arrivare a fine mese. E poichè credo che chi ha il dono della scrittura abbia un gran potere in mano, sarebbe DOVERE CIVICO parlare anche di altre cose, non solo e sempre di payettes e luccichini. Meno paese dei balocchi e più realtà. E più rispetto.

Anna da Napoli | Domenica, 3 novembre 2013 @22:42

Cara Lisa, ho 25 anni, mi sono laureata giovedì scorso (in filologia classica) e morivo dalla voglia di dirti che per ogni giorno della mia vita universitaria ho avuto City sotto il banco (o anche sopra) ansiosa di leggere il tuo "buongiorno"... mi ha fatto compagnia come un caro amico... bicchierino del caffè da asporto (della rinomata pasticceria Scaturchio) e il tuo "buongiorno", ecco la descrizione delle mie mattine alla Federico II. Ci tenevo tanto a dirtelo, ma tanto.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.