Lisa Corva

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Proteggi quelli che ami, mi ha detto. Portaci con te nella prossima vita.

Lunedì, 2 dicembre 2013 @08:26

"Voltati a guardare indietro un’ultima volta, ha detto mia madre. L’ho seguita nella semioscurità del nostro appartamento, ho camminato all’ombra di mio padre, oltre le pareti spoglie e le finestre aperte, mentre il rumore della strada si riversava all’interno. In mezzo a noi, ha detto lei, avevo conosciuto l’amore, l’infanzia che avevo vissuto mi avrebbe sorretta. Ho ricordato la bellezza. Un tempo non mi era sembrato necessario notarne la presenza, memorizzarla, alzare le barricate. Sentivo la presenza di mia madre nel continuo sciabordio delle onde contro lo scafo della barca. Proteggi quelli che ami, mi ha detto. Portaci con te nella prossima vita".
(Madeleine Thien)
Proteggi il ricordo di chi ti ha amato. La bellezza che ti ha regalato. Porta tutto con te.

Una bambina che fugge, da sola, senza genitori. Una barca per un viaggio disperato verso - forse - un nuovo futuro. Potrebbe essere uno dei tanti barconi che a volte arrivano, e a volte purtroppo bruciano o affondano, nelle acque accanto a Lampedusa. E’ invece una barca che è partita anni fa, negli anni Settanta, dalla Cambogia in fiamme, dal Vietnam in guerra, verso la Thailandia. E’ una barca in un romanzo: "L’eco delle città vuote" (66th and2nd). Eppure su quella barca nelle pagine di carta c’è tutto: la bellezza e lo strazio, la guerra e l’orrore, la fuga e il ricordo, e la fatica, fatica terribile di ricominciare. Mi è piaciuto questo libro. Un libro delicato, a partire dalla copertina con i disegni di Julia Binfield, un’illustratrice che amo molto. Un libro delicato e straziante insieme. E mentre seguo la storia di una giovane donna che vive in Canada, e che non riesce a dimenticare la bimba cambogiana che è stata, mentre penso alla Cambogia che ho amato, ai templi di Angkor Wat nella giungla, alle statue sorridenti che hanno visto cose atroci e, comunque, sorridono, ripenso al messaggio che ha sentito sulla sua pelle quella bambina, alle parole sussurrate, che sono quelle che sentiamo anche noi: perché possiamo portare con noi la dolcezza di chi ci ha amato, l’infanzia, la bellezza che ci è stata insegnata. E se riusciamo, è nostra per sempre.

3 commenti

carla | Lunedì, 2 dicembre 2013 @22:24

Beh, non a caso quando si va dallo psicanalista si parte sempre dall'infanzia!! L'infanzia è davvero un periodo che può sostenerci anche da adulte. Sarà per questo che io sono po' arrabbiata con la nostra società che rende adulti precoci i nostri bambini.

LISA | Lunedì, 2 dicembre 2013 @19:00

Ma quello che abbiamo imparato dalle persone che ci hanno amato è dentro di noi, vero, Aminta? Anche se non siamo riusciti a dire grazie. Per quello, credo, mi ha così toccato quel passo del libro: di quella bimba perduta in Cambogia, che sente, dentro di sé, la voce sussurrante della madre e del padre uccisi, ma sente anche la forza della bellezza e di tutto quello che ha imparato. "’L'infanzia che avevo vissuto mi avrebbe sorretta". Bellissimo. Quando è vero, è bellissimo.

Aminta | Lunedì, 2 dicembre 2013 @18:09

sono belle le parole di Lisa meritano un commento un messaggio una riflessione. Mi porto dentro, se non la dolcezza, la figura forte, incisiva di mio padre, il suo esempio e tutto ciò che mi ha aiutato a capire, a tollerare, ad amare. Non credo di averlo ripagato abbastanza quando era in vita. Oggi è troppo tardi.

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Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.