Lisa Corva

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Dai fuoco alla tua tranquilla disperazione.

Mercoledì, 4 dicembre 2013 @09:25

"Noi abitiamo al piano di sopra. Non siamo le pazze in soffitta: quelle ricevono parecchia attenzione, in un modo o nell’altro. Siamo le donne tranquille in fondo al corridoio del secondo piano, quelle che non sgarrano mai con la spazzatura, quelle che sorridono e salutano allegramente sulle scale, e che, dietro la porta chiusa, non fanno mai rumore. Nella nostra vita di tranquilla disperazione, noi siamo le donne del piano di sopra, con o senza un maledetto soriano o un fastidioso labrador saltellante, e neanche un’anima si accorge che siamo furiose. Siamo invisibili. Credevo che non fosse vero, o che non lo fosse per me, ma ho scoperto che non faccio eccezione. Il problema adesso è come gestire quell’invisibilità, come usarla, come renderla incendiaria".
(Claire Messud)
Dai fuoco alla tua tranquilla disperazione.

No, non volevo leggerlo. Anche se stavo aspettando il suo nuovo romanzo da quando ho finito, qualche anno fa, "I figli dell’imperatore", un bel libro di storie intrecciate, amori, divorzi e sospiri a Manhattan poco prima dell’11 settembre. Da allora aspettavo che scrivesse qualcos’altro. Ma le recensioni di "La donna del piano di sopra" (pubblicato in Italia con l’ottima traduzione di Silvia Pareschi per Bollati Boringhieri; che ho scoperto essere la stessa traduttrice del delicato "Venivamo tutte per mare", di Julie Otsuka, stessa casa editrice), erano dure, belle ma quasi respingenti. Parlavano di rabbia, di esclusione, del "piano di sopra" della vita. Poi, come a volte succede, perché ci sono libri che vogliono essere letti, il romanzo mi è capitato tra le mani. Ho letto la prima pagina, e mi ha catturato. Cos’altro vi posso dire? Che racconta in effetti di una donna del piano di sopra; una donna che si ritrova a quarant’anni sola, senza un amore, senza il lavoro che ha sognato (voleva fare l’artista e invece insegna), e all’improvviso nella sua vita non entra un amore, ma tre: un bambino (un suo alunno), sua madre, suo padre. E dunque cosa vuoi?, riassume la sua migliore amica. Sei innamorata di lei, vuoi scoparle il marito e rubarle il figlio? No, non è questo che succede, ma la rabbia incendiaria e la delusione di questo libro ti prendono e non ti lasciano. Ti fanno venir voglia di lasciare quel secondo piano, e certe vite troppo strette, come le minuscole case di bambola dove la protagonista cerca di ricreare la vita reclusa di Emily Dickinson o Virginia Woolf. Perché la vita è fuori.

3 commenti

Silvia | Giovedì, 5 dicembre 2013 @17:05

Grazie! :-)

LISA | Mercoledì, 4 dicembre 2013 @14:55

La rabbia, io penso, va sempre usata: meglio esplodere che implodere. Se poi usata per qualcosa di creativo, meglio ancora. C'è chi appicca fuoco alla propria solitudine, chi a qualcos'altro. La protagonista del libro rimane sulla soglia… Sarei curiosa di sapere cosa fa!

carla | Mercoledì, 4 dicembre 2013 @13:11

un volta, un medico ayurvedico toccandomi il polso ha esclamato " Ma lei è arrabbiatissima eppure sembra così calma, serena..." Si c'è anche la rabbia forte e potente, come sentimento, ma c'è anche la saggezza di capire se è il caso di abbandonarlo il secondo piano o di ....

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.