Lisa Corva

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La gioia sconosciuta delle città straniere. E cronache da Varsavia, tra bar mleczny e arte nel parco.

Venerdì, 14 marzo 2014 @08:49

"Nelle città straniere c’è una gioia sconosciuta,
la fredda felicità di un nuovo sguardo."
(Adam Zagajewski)
Nelle città straniere, dove possiamo essere altro da noi.

Grazie a Elena, lettrice del blog, che mi ha mandato dei versi che – vera coincidenza poetica – collegano i due poeti polacchi che ho portato con me in viaggio. Perché questi versi di Zagajewski (tratti da "Dalla vita degli oggetti", Adelphi, e tradotti da Krystyna Jaworski) sono dedicati a Zbigniew Herbert, ovvero i poeti dei miei ultimi Buongiorno.
E quello sguardo freddo e felice di chi viaggia è il nostro. Il mio, nei giorni appena passati a Varsavia.


Varsavia, Polonia. Ci sono arrivata con poche immagini (il bambino del ghetto di Varsavia, mani alzate) e qualche verso in tasca, anzi nel mio iPhone. Ho trovato una vista dalla mia camera d’albergo, la prima notte, che riassume per me la città: il gigantesco palazzo della scienza e della cultura, regalo staliniano del 1955; proprio davanti, la silhouette curva di un nuovissimo grattacielo da archistar, quello di Daniel Libeskind (sì, lo stesso che sta costruendo, sul terreno di ground zero a Manhattan, il nuovo One World Trade Center, e che è polacco, figlio di ebrei polacchi sopravvissuti allo sterminio), con accanto un grande shopping center a bolle illuminate. Questa è Varsavia per me: il passato dell’Ottocento completamente distrutto (la città è stata rasa al suolo, a cominciare dal ghetto), e ricostruito dopo il 1944 praticamente uguale, quasi Disneyland, ossessivamente; ma soprattutto i palazzi e la vita soviet con, accanto, la nuova ricca Varsavia che costruisce grattacieli e futuro. E se tutta la città è piena di Starbucks e sushi bar, è anche vero che i "bar mleczny", le vecchie latterie soviet dove si mangiano a poco prezzo "pierogi" (i ravioloni polacchi, ripieni di funghi e cavoli, o formaggio), sono state salvati, restaurati, e ancora adesso c’è la fila a ora di pranzo, vecchie signore con la borsa della spesa e ragazzi con il telefonino in mano. L’amica Klara mi ha portato in quello che si chiama "Prasowy", ovvero "per la stampa" (accanto c’era la sede di un giornale). Mentre a Mysia 3, indirizzo un tempo cupo, il vecchio palazzo-ministero della censura è stato trasformato in un concept store di design e moda, con caffè all’ultimo piano. Una bella vendetta della storia. E poi? Poi l’arte: il museo di arte moderna dentro un vecchio negozio di mobili anni Sessanta, ad esempio. E il centro di arte contemporanea all’interno di un castello, in un parco cittadino, motivo del mio viaggio a Varsavia: www.csw.art.pl/ e http://csw.art.pl/index.php?lang=eng . Perché il direttore, Fabio Cavallucci, è un italiano, trasferito qui (anche) per amore: di un’artista polacca, Katarzyna Kozyra, e dell’arte polacca in generale. Il castello Ujazdowski nel parco ha un bistrot e un ristorante iper-design che non stonerebbero a Berlino o Londra, e in questo momento ben tre mostre. Quella che mi è piaciuta di più è quella appena inaugurata, "A few grams of red, yellow, blue", ovvero i colori della bandiera nazionale della Romania, visto che è una collettiva di giovani artisti rumeni. Mitteleuropa forever.

In Friday Lisa, la poesia di Zagajewski in inglese, non in polacco, per farla viaggiare più velocemente nel mondo. E, visto che mi piace tanto, lì trovate tutta la poesia in italiano.

14 commenti

Alessandra R. | Mercoledì, 19 marzo 2014 @15:28

Questa poesia sembra fatta apposta per il mio imminente viaggio mordi e fuggi. E mi sovviene il tema de Il Giunco Mormorante, libro che mi hai consigliato e che io riconsiglio. Il titolo, una sorta di proverbio declinato poi in racconto. Uno spunto per riflettere, per dare forma ad una consapevolezza, direi più ad un'abitudine, quella di ritagliarsi un posto, un momento, solo per noi stessi. Citando Titos Patrikiosc
''Passando in rassegna le cose già accadute / la poesia cerca risposte / a domande non ancora fatte", ecco il Giunco l'ho letto e immedesimato come una lunga poesia, che se forse non dà risposte, imprime la consapevolezza di cose, sensazioni, azioni che facciamo e sentiamo ogni giorno ma a cui non diamo un nome e/o non ce ne rendiamo conto. Ed è illuminante trovare la parola e il concetto a tutto ciò.
Devo dare più spazio comunque alla mia no man's land. Intanto sono (quasi) pronta per raggiungere l'altra mia terra (Albione, perfida non per me) in cui toccherò, sconfinerò, interagirò con altre persone: forse non una vera "terra di nessuno" ma via di qua per una manciata di giorni, sarà prendersi tempo per se stessi, lontano dai soliti tutti e dalla quotidianità. Nel trolley, una copia del giunco per l'amica che mi ospiterà. E il tuo buongiorno in tasca.

Francescasièsposata | Lunedì, 17 marzo 2014 @11:14

Un sorriso per Elisa ed Aminta! Per Nidia... Non so se parlavi a Lisa o a me, io nel dubbio mando un sorriso anche a te! :-)

Giusy | Domenica, 16 marzo 2014 @15:15

E va bene... mi è scappato l'anonimato...

Anonimo | Domenica, 16 marzo 2014 @15:14

Così, Marta, sei stata a Baires! Non puoi immaginare quanto io abbia amato quella città. L'ho conosciuta, e bene, guidata da chi ci aveva vissuto a lungo. Ormai, abbiamo abbandonato il pensiero (e la voglia) di tornarci. Conservo il ricordo e mi basta. Mai stata in Patagonia? Nulla a che vedere con i nostri - per altro bellissimi - paesaggi da cartolina. Cosa ti è piaciuto della "Capital"?

Marta | Domenica, 16 marzo 2014 @11:52

@Lisa
Il viaggio in Argentina é stato, come spesso capita nei viaggi di lavoro, fatto di tanti incontri e fine settimana in solitudine, voluta e amata.
Buenos Aires "camminata" in solitaria ha donato il tempo a me stessa e fatto scoprire quanto i sentimenti, quali essi siano, nel silenzio si dimagriscono delle chincaglierie e permettono di specchiarti in essi, come lo specchio che ogni mattina restituiva un viso sconvolto contornato dalla città che dalle finestre aperte invadeva ogni angolo.
E mi emoziona sentire il cuore battere in una città che poi straniera non è mai, specialmente in Argentina.

Elisa | Sabato, 15 marzo 2014 @09:35

@francescasiè...
Ho pensato meglio alle tue parole...hai ragione.
Un sorriso

Aminta | Venerdì, 14 marzo 2014 @19:48

per qual motivo non comprarne una nuova Monique? PIiù facile ordinarla on line, n'est-ce-pas?

Aminta | Venerdì, 14 marzo 2014 @19:41

francescasièsposata non è affatto male quello che hai scritto

Elisa | Venerdì, 14 marzo 2014 @18:24

@francescasiè......
Perché se rimani in patria cosa sei? Indossi una maschera?

Nidia | Venerdì, 14 marzo 2014 @15:25

Che bei pensieri come fiori ci lasci sempre!

Francescasièsposata | Venerdì, 14 marzo 2014 @14:39

Oppure dove possiamo essere davvero noi, perchè siamo altrove...

LISA | Venerdì, 14 marzo 2014 @14:05

No, Marta, non è una domanda indiscreta, anzi è interessante. Ero da sola in questo viaggio, da sola guardavo fuori dalla finestra, da sola mi chiedevo quale fosse la storia di quella ragazza al caffè (come nella poesia di Zagajewski). Viaggiare da soli è completamente diverso, forse tu lo sai. Il mondo ti viene più addosso, o forse sei tu che entri di più nel mondo.

Marta | Venerdì, 14 marzo 2014 @13:50

@Lisa:
Se questa mia fosse una domanda eccessivamente indiscreta libera (ovviamente!) di non rispondere.
- Sei sola in questo viaggio? E se lo fossi lo sguardo dalla finestra, quello rivolto alle persone che scorrono davanti al tavolino, mentre cammini è diverso se non lo fossi?

carla | Venerdì, 14 marzo 2014 @11:24

Grazie del bellissimo racconto! Mi fa piacere che anche Varsavia possa competere con le moderne capitali, perchè quando l'avevo vista io si poteva solo intravedere quello che sarebbe diventata...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.