Lisa Corva

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I libri dentro di noi, e un ricordo di Nadine Gordimer.

Martedì, 15 luglio 2014 @10:32

"Se sei un lettore, sai che ciò che hai letto ti ha influenzato la vita".
(Nadine Gordimer)
I libri dentro di noi.

Quando ho saputo, ieri, che Nadine Gordimer, a 90 anni, era scomparsa, sono andata a cercare i suoi libri negli scaffali della mia libreria. Libri Feltrinelli, dalle belle copertine come questo da cui è tratto il Buongiorno, o forse meglio dire l’Addio di oggi, dalla raccolta di racconti "Beethoven era per un sedicesimo nero" (Feltrinelli). Nella mia libreria la Gordimer è accanto a Doris Lessing, e non è un caso: hanno qualcosa in comune, almeno ai miei occhi, queste due donne coraggiose, impegnate politicamente, che hanno attraversato il secolo scorso, con alti ideali e compassione per il cuore umano, e uno sguardo speciale per l’Africa (per la Lessing, che ci visse da ragazza, che lì capì che voleva scrivere; e per la Gordimer, che ci nacque e che raccontò il Sudafrica e l’apartheid, tutta la vita). E poi, certo, il Nobel per la letteratura: arrivato nel ’91 per la Gordimer, nel 2007 per Doris Lessing. Nadine Gordimer, piccola (ma solo di statura, come ha detto di lei un’altra grande scrittrice, Margaret Atwood: "The only thing small about Nadine Gordimer was her size"), quei foulard-scialle da anziana signora chic portati drappeggiati addosso; ma soprattutto donna impegnata, anti-apartheid, e i suoi romanzi di donne e uomini che si battono per un mondo più giusto e più libero. Eppure, per me che sono iper-sentimentale, Nadine Gordimer è un libro solo, che forse li contiene tutti: "L’aggancio". L’incontro casuale in un garage di Cape Town tra Julie, giovane, ricca, bianca, liberale, e Ibrahim, giovane, povero, immigrato, illegale, musulmano; il loro amore inaspettato, lei che decide di seguirlo a casa sua, un villaggio nel deserto… E la frase che ho ritagliato da quel libro e che amo molto, e che trovate cliccando sul nome della Gordimer.
Anche se forse la Gordimer si riconoscerebbe di più nella frase di oggi, la frase di apertura del suo racconto "Gregor": lei, anziana, che rilegge "alcuni dei libri che non voglio morire senza aver rivisitato", e quindi i Diari di Kafka, l’apparizione surreale di uno scarafaggio nella finestrella della macchina da scrivere elettrica che usa… E una consapevolezza, come spiega nel racconto: che l’amore, le nostre aspettative sull’amore, vengono formate dai libri che leggiamo nell’adolescenza. "Negli anni Quaranta, mi avevano dato a credere che prima avrei incontrato un uomo, poi ci saremmo reciprocamente innamorati e ci saremmo sposati; questo processo preconfezionato prevede un certo ordine di emozioni. Questo è l’amore. Invece per me arrivò prima Marcel Proust".

2 commenti

Carla | Martedì, 15 luglio 2014 @14:47

Il momento é adesso. Jabu ne deduce che nella sua saggezza il padre ha concluso che il ragazzo è pronto a mettere insieme con piena sicurezza le cerimonie delle due esperienze del vivere che formano la sua eredità culturale.
da"Ora o mai più"
era uno di quei libri che mi aspettavano e che sto leggendo solo da due settimane, ma fin dalle prime pagine mi ha coinvolto la potenza della storia, lui bianco lei nera, e la necessità di costruire una nuova società con le due eredità culturali.
Il desiderio che ciò sia possibile.

Monique | Martedì, 15 luglio 2014 @10:40

"Si fallisce ovunque nel mondo cercando di tenere insieme persone diverse, ma si deve perseverare. Questo è il modo per continuare a credere che la vita valga la pena di essere vissuta."
Nadine Gordimer

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.