Lisa Corva

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Hai mai sognato di mollare tutto e fuggire?

Venerdì, 18 luglio 2014 @08:27

Oggi, non un Buongiorno, ma il mio articolo "on the road" che è uscito su Gioia!, settimana scorsa.

Non avete mai sognato di fuggire, chiudervi dietro la porta di casa – sbatterla forte, anzi – e buttare chiavi e telefonino nel primo cestino della spazzatura? Sì, lo so, una scena mirabile da film hollywoodiano. Eppure è il sogno segreto, clandestino, quasi indecente di molte donne – anche delle donne più realizzate e felici. E, confesso subito, anche il mio. C’è un che di liberatorio e quasi di peccaminoso nel sognarla, questa fuga vera e senza ritorno, via da tutto e da tutti, poter ricominciare con il vento nei capelli (anche e soprattutto se è una giornata di pioggia e siamo imbottigliate nel solito traffico).
Per questo, quando ci sono donne che lo dicono ad alta voce, come la scrittrice Maria Semple, che ci ha appena scritto sopra un buffo, strampalato romanzo ("Dove vai, Bernadette?", Rizzoli: protagonista, Bernadette appunto, mamma strampalata che non cucina, non si occupa del cambio armadi, detesta le altre mamme multitasking, e e alla fine si dilegua… in Antartide), il desiderio rieccolo lì, diventa possibilità, quasi un biglietto aereo. O un camper. Già. Come ha fatto Arianna Malagoli, quarantenne e design addicted, cresciuta con il mito di Pippi Calzelunghe, che ha convinto un nutrito gruppo di sponsor (nel camper ha Bialetti ad esempio, la mitica caffettiera; o l'altrettanto mitica lampada Pipistrello disegnata da Gae Aulenti) a supportarla nel suo progetto: partire con un camper design, ribattezzato Hometta, e portare per sei mesi il design italiano in giro per l’Europa (potete seguirla su: www.designonboard.it/). Vabbè, direte voi. E’ una nomade contemporanea che si è inventata un nuovo lavoro. E non si dilegua nel nulla, anzi possiamo seguirla ogni giorno via web: nomade e blogger. D’accordo. Ma io un po’ la invidio lo stesso. Entrare in una casa-chiocciola e svegliarsi ogni giorno in un posto diverso, non vi piacerebbe? E senza postare le proprie coordinate su Facebook.
Perché il punto non è il viaggio, è proprio la fuga. E’ quella porta sbattuta sulla nostra vita, con un senso di meravigliosa libertà. Con la vertigine di chi sta per ricominciare. Del resto, se gli uomini lo fanno – avete presente il vecchio cliché di "è uscito è comprare le sigarette e non è più tornato – perché le donne no? Fuggire, fuggire.
Ma fuggire da che cosa? Da famiglia, lavoro, figli. Se ci sono. A volte c’è solo una vita troppo stretta e troppo vuota, e la si vorrebbe ribaltare comunque. Fuggire da una vita multitasking e da giocoliere. Dal "sussurro della lavatrice", che anche quando sei finalmente a casa da sola ti dice: visto che sei qui, non stare lì a leggere un libro o dipingerti le unghie, fai una lavatrice invece, riordina, metti a posto gli armadi, non oziare! Fuggire, sì. Fuggire dai conti da pagare. Dal conto corrente in rosso. Dalla sveglia del mattino che a volte vorremmo scaraventare fuori dalla finestra. Dal cellulare e dalla cellulare-dipendenza. Dagli amori deludenti e delusi. Dal traffico che ci ingoia. Da un capo che ci sfinisce e non veste neppure Prada. Da richieste, lamentele, sensi di colpa. Fuggire dai figli e dai genitori anziani. Fuggire da quel senso di inadeguatezza e di rabbia e dall’insonnia… Fuggire da quello che ci fa piangere di notte sdraiate sul pavimento del bagno, in una vita apparentemente perfetta. Ricordate? E’ la scena iniziale di un libro-autobiografia che ha conquistato le donne di tutto il mondo: "Mangia, prega, ama" di Elizabeth Gilbert. Insoddisfatta della sua vita, scappò per un anno prima in Italia (per mangiare), poi in India (per pregare), e infine a Bali (dove trovò un nuovo amore). La sua fuga è stata un colpo di bacchetta magica. Non solo ha davvero cambiato vita, ma è diventata milionaria, e adesso, nella sua nuova casa con giardino, e con il suo (nuovo) marito, si dedica a fughe quotidiane: scrivere. Il nuovo romanzo, "Il cuore di tutte le cose", è uscito per Rizzoli, e parla di una donna dell’Ottocento, in fuga anche lei fino ai mari del Sud. Davvero!
Fuggire, fuggire… Sapete quando ci penso? Quando vado al mare. Perché è lì che comincia un long-seller che mi è rimasto dentro, e che ho scoperto essere un libro cult di tante, tantissime donne: "Per puro caso" (Guanda). E’ un piccolo romanzo di Anne Tyler, una super-scrittrice americana, Premio Pulitzer, che nel frattempo ha compiuto 72 anni e che, io sappia, non è mai fuggita. Eppure in questo romanzo dà voce al suo desiderio segreto, a quello di tante donne come noi: una mamma e moglie che, in una mattina assolata, col mal di testa, decide di tornare prima dalla spiaggia. Ma, colpo di scena, se ne va; con quello che ha addosso, la borsa del mare: neppure lo spazzolino. Se ne va, prima di cambiare idea. E il tocco di genio è che non va in India o in Antartide, no: va in un’altra città esattamente simile alla sua, una città scelta a caso, tra le tante città americane. Prende una stanza in affitto, cerca un lavoro qualsiasi, e la sera si chiude in camera a leggere classici, e piangere sul suo desiderio di altro e di altrove. Perché è questo, forse, il punto. Fuggire si può, e non serve andare a Bali. La vera fuga è dentro di noi, il potere che abbiamo di poter cambiare la vita da dentro. Forse. Se no, ragazze, rimane sempre il biglietto aereo! Sola andata però, grazie.

6 commenti

Carla | Venerdì, 18 luglio 2014 @12:12

Proprio ieri sera, cena con delle amiche per salutarci prima delle vacanze, pianificavamo un fuga alla Thelma eLousie: una scappava da un figlio troppo difficile da gestire; un'altra dal marito che la vuole lasciare; e io per solidarietà e per spirito d'avventura, o perché sono troppo pigra per dire da cosa vorrei scappare
naturalmente, alla fine, ci siamo salutate con la promessa di vederci dopo le vacanze! Però la fuga l'abbiamo organizzata...

LISA | Venerdì, 18 luglio 2014 @10:50

Alessandra R: che bello quello che hai scritto, le letture che "scatenano il temporale",

LISA | Venerdì, 18 luglio 2014 @10:49

Monique: eh sì, Montejo, un mio Buongiorno di novembre, quando i giorni sono corti e la voglia di fuggire luminosa: http://www.lisacorva.com/it/view/1184/

Monique | Venerdì, 18 luglio 2014 @10:10

"Parto con ogni nave di questo porto,
con ogni goccia rauca di ossigeno tra rauchi fischi…
Se non parto a quest’ora lo farò in un’altra;
le navi cambieranno, non il mio desiderio;
il mio desiderio è a Rotterdam.
In ogni nave di questo porto
ho imbarcato il mio bagaglio;
se anche mi vedessero domani qui nei moli,
sono a bordo;
le navi cambieranno, non il mio desiderio;
cercatemi a Rotterdam, scrivetemi,
il mio desiderio ha il volo del gabbiano
e neve tra le ali".

Eugenio Montejo

Ciao, Lisa... thanks God it's Friday :-)

__ _ _ | Venerdì, 18 luglio 2014 @09:27

mille volte , anche in questo momento ....fuggire da me stessa

Alessandra R. | Venerdì, 18 luglio 2014 @09:25

Questa lettura ha scatenato in me il temporale assopito, quello che vorrebbe scatenare fughe in altrovi, appunto non necessariamente in capo al mondo, ma dove so che potrei essere me stessa, senza orpelli e finzioni (non che io lo sia ma la quotidianità ti piega alle sue dinamiche). E' vero poi la vita nel nuovo altrove si plasma e ridiventa routine. Ma vuoi mettere essere nel posto dove hai sempre voluto essere? Io intanto preparo la mia "fuga" dalla città, dalla routine; fuga pianificata andata-ritorno. Un assaggio nel mio altrove che, spero un giorno, mi trattenga ben oltre la settimana. Una vita intera magari.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.