Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Mercati technicolor, navi e gru nel porto, e case che trattengono il respiro: cronache da Rotterdam.

Venerdì, 3 ottobre 2014 @09:57

Dunque, Rotterdam. Rotterdam di cui non sapevo nulla, tranne quello che avevo scritto su D di Repubblica sul nuovissimo Markthal, appena inaugurato (e, certo, Erasmo da Rotterdam: ricordato in città nelle insegne di bar, caffè, in una statua, e di cui, confesso, nonostante gli anni ormai remoti di liceo classico, continuo a non sapere nulla). Rotterdam che ho scoperto svegliandomi al mattino: fuori dal mio letto d’albergo, candido, enorme, appoggiato a una grande finestra, la luce grigia e perlacea del Nord.
Rotterdam città di architetti: non solo il giovane studio MVRDV, che ha firmato il pirotecnico progetto del Markthal, ma anche di Rem Koolhaas. Proprio lui, il burbero archi-star che ha curato l’ultima Biennale Architettura, e che sta collaborando con Miuccia Prada (anche per la nuova città della moda che aprirà nella febbricitante Milano Expo nel 2015). Città di architetti, di architetture, di grattacieli anche buffi, come le casette triangolari e quasi capovolte sul canale accanto al mio albergo… Città nuova. Perché Rotterdam è stata completamente rasa al suolo nel 1940 dalla Luftwaffe, una mattina di maggio: come ho scoperto (ma quante cose non so, ho dimenticato, ho rimosso), nel primo pomeriggio di pioggia, al caldo sotto il mio piumone bianco, guardando le foto del passato e i video in bianco e nero su youtube. Per non dimenticare…
Per questo, forse, per le bombe che hanno cancellato una città ma non la sua anima, mi è tanto piaciuta Rotterdam. Città integrata e civile, progetti di orti sul tetto, ragazze con il velo in bicicletta, tanti migranti ormai cittadini, forse ora alla terza o quarta generazione: perché da qui, da Rotterdam, partivano le navi per Giava e Sumatra e le colonie, tornavano con il tè e le spezie. Qui, a bordo acqua, nel porto, c’è ancora il New York Hotel, con un caffè vintage ma assolutamente contemporaneo, una ragazza assorta davanti al suo laptop, un ragazzo che legge un libro, una famiglia con le bimbe bionde e le treccine, dei signori con il giornale: quello che mi piace nei caffè, qui ancora di più, perché da qui - da dove ci si imbarcava per New York- partivano navi e sogni.
Per questo, forse, mi sono piaciute certe case che trattengono il respiro, due capolavori del Modernismo. La fabbrica van Nelle, anni Venti, a bordo della città, ora sotto protezione Unesco, dove un tempo si preparavano confezioni di te, tabacco e caffè, e che ora è stata salvata e divisa in tanti uffici, open space, di creativi e dot.com. Ma soprattutto la Villa Sonneveld, costruita negli anni Trenta proprio da uno degli uomini che fecero carriera nella fabbrica e che voleva una villa perfetta, moderna, "come in America"… E dove, mi ha raccontato con gli occhi che le brillavano una ragazza di Rotterdam, si sono trasferiti da un giorno all’altro, lasciando tutto nella vecchia casa, pentole e tappeti, portando solo qualche vestito e i giocattoli dei bambini; che sogno, lasciare tutto e ricominciare una nuova vita!
Tutto è rimasto quasi come allora a Villa Sonnefeld, come a Villa Necchi a Milano: case che trattengono il respiro. Ci sono le tazze per il tè sul tavolo (di vetro opalino, un incredibile color limone o pioggia nella limonaia, anche queste moderniste); ci sono le confezioni di detersivi in cucina, i giornali degli anni Trenta posati in salotto… La matita appuntita e le forbici sul tavolo da lavoro, e sul tavolino-boudoir della padrona di casa, un erbario! Non ne vedevo da quando avevo dieci anni. Bei tempi, vero, quelli in cui ci si poteva permettere di vivere lentamente, raccogliere fiori e foglie e tenere un erbario? Oa magari la giovane padrona di casa posterebbe semplicemente foto di foglie su Instagram. Ma forse l'erbario possiamo farlo anche adesso… Trovare il tempo di raccogliere una foglia per terra e portarla a casa, ammirarla nella sua autunnale perfezione.

Intanto, ecco l’articolo che ho scritto per D di Repubblica, proprio sul nuovissimo Markthal. Domani cercatemi su D, nuovi corvapezzi! Mentre oggi, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante è sul secondo numero di How To Spend It.

Non era ancora aperto (la data ufficiale è il 1 ottobre) e già c’è chi ha chiesto di sposarsi dentro. Del resto il Markthal, il nuovo mercato technicolor di Rotterdam http://markthalrotterdam.nl/en/ ha tutte le carte in regole per diventare una nuova icona in Europa: anche perché è stato progettato da uno degli studi di architettura e urban planning più smart dell’Olanda, MVRDV: http://www.mvrdv.nl . Mercato coperto, certo: perché nei Paesi Bassi le nubi minacciano spesso, e perché è nella grande tradizione europea, anche di quelli "reloaded". Pensiamo al Mercado della Boqueria a Barcelona, San Miguel a Madrid, per non parlare del fenomeno Eataly. Anche Markthal pensa in grande: 10mila metri quadri di superficie, aperto 7 giorni su 7 fino alle otto di sera, 96 unità di frutta e verdura e 15 tra ristoranti e negozi di specialità. Ma il vero punto di forza dell’archi-mercato olandese non sta nelle mele o nelle carote, bensì nell’enorme arco, alto 40 metri, all’interno decorato per 11mila metri con petali, foglie, fiori e frutta oversize. Persino un bruco! Un gioco-arcobaleno che richiama il flower power di Pipilotti Rist, ma è invece firmato degli artisti Arno Coenen e Iris Roskam. Un enorme "murale" tecnologico in 3D, partendo da un cielo che in realtà è un cavolfiore… Non solo: nel mercato ci si potrà anche abitare, con più di 200 appartamenti, e penthouse, in affitto o in vendita. Non è la prima volta che gli architetti di MVRDV si misurano con spazi reinventati: a Schiedam, sempre in Olanda, hanno trasformato una cappella neoclassica, con aggiunte design in fiammante rosso, nella sala d’entrata del museo di arte moderna. E il loro futuro "art depot" per il museo Boijmans Van Beuningen a Rotterdam assomiglia a una grande ciotola rovesciata, tutta specchiata, con in cima un rooftop garden. Ma sempre e ovunque, colori. La forza dell’arcobaleno in architettura.

7 commenti

una a caso | Domenica, 5 ottobre 2014 @07:56

preferisco senz'altro la boqueria di barcelllona dove c'è calore umano ,,, il markthal è una enorme immensa grottesca confusione per extraterresti

Carla | Sabato, 4 ottobre 2014 @20:26

Anche a me Rotterdam é piaciuta tantissimo, così come in generale tutta l'Olanda: ha una luce particolare, un cielo in movimento e posso solo immaginare questo meraviglioso edificio.
Che bella la definizione della tua mamma!

Giusy | Sabato, 4 ottobre 2014 @09:49

Ricordo di aver letto con piacere l'articolo sulle mamme, Lisa! però mi deve essere sfuggita la tua firma...mi pento di non aver conservato la copia...spero quindi di ritrovarti oggi con altri pezzi

LISA | Sabato, 4 ottobre 2014 @09:38

Sai, Giusy, che per me comprare D di Repubblica il sabato è una specie di lotteria? Non so mai cosa uscirà, dei pezzi che ho scritto e mandato. Sabato scorso c'era un micro-corvapezzo sulla prossima mostra a Milano, al Museo del Novecento, di Yves Klein e Fontana, che non vedo l'ora di vedere. E poi una paginetta sulle mamme delle star. Io che sono figlia di una caustica insegnante, ho particolarmente apprezzato il commento lapidario della mamma dell'attore David Duchovny: "Mia madre ha sempre fatto la maestra a New York, e non è una donna facilmente impressionabile. Quando l’ho convinta a venire con me in tv – al David Letterman Show – e siamo stati assaliti da flash e fan che le chiedevano l’autografo, è venuta da me e ha commentato, secca: "In 25 anni di insegnamento nessuno mi ha mai chiesto l’autografo".

Giusy | Venerdì, 3 ottobre 2014 @19:04

cara Sissy, tanti anni fa (ero giovane) nel preparare le scaloppine al marsala , avevo scambiato lo zucchero a velo per farina...mi ha salvato (almeno in parte) una veloce telefonata alla mia miglior amica...
Sai che a volte, quando sono a corto, proprio a corto di idee, mi connetto con Giallo Zafferano? Comunque resto una cuoca molto discutibile...Ti auguro tanta tenerezza.
Domani. rendez-vous con in Corvapezzo! Bella la cronaca danese, davvero interessante.

LISA | Venerdì, 3 ottobre 2014 @17:55

Ciao Sissy, io sono una golosa, ma cuoca imperfetta. Più che i libri di ricette (di cui ti potrei raccontare storie esilaranti, a cominciare dal terribile q.b., quanto basta, sale quanto basta, che mi ha sempre messo in crisi), credo molto nel passaparola amiche. Ovvero: ho cominciato a cucinare chiedendo ricette alle amiche e agli amici, dei piatti che avevo appena mangiato e che mi sembravano il più facili possibile… Così puoi sempre chiamare l'amico (o la mamma, la nonna o la zia) se sei in crisi. Una sorta di ricettario emozionale. Funziona!

Sissy | Venerdì, 3 ottobre 2014 @13:49

Ciao Lisa, trovo entrambi gli articoli meravigliosi, soprattutto il primo, in cui c'è tanto cuore... Da come descrivi la città, mi incuriosce molto, sarà una delle mie prossime mete.
A proposito di mercato, avrei anche una domanda per voi... Io non so cucinare, proprio zero, a volte non so nemmeno certi termini cosa vogliano dire e non so proprio da dove cominciare (vado avanti di ricette proprio basiche e vorrei migliorare). Avreste un libro di cucina da consigliarmi in cui le cose siano spiegate proprio da zero, passo per passo?
Grazie mille!!! Sissy

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.