Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Perché, mamma, non mi hai detto che ero arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita?

Martedì, 28 ottobre 2014 @10:01

"Perché, mamma, non mi hai detto che ero arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita?"

Non un Buongiorno, oggi, ma un addio. La frase di oggi è di Reyhaneh Jabbari, 26 anni, impiccata a Teheran perché uccise l’uomo che voleva violentarla. O forse no, forse non è questa la storia: rimane il fatto che una ragazza di 26 anni è stata uccisa per ordine di un tribunale, e queste sono le sue parole, in una lettera alla madre, l’ultima persona che ha visto, prima di essere impiccata, sabato scorso, mentre noi facevamo altro: passeggiavamo tra i boschi o per i viali di un parco, aprivamo libri, ci fermavano nel caffè preferito, ci rifugiavamo, la sera, nell’abbraccio di chi amiamo. Dando tutto questo per scontato. Dando la vita per scontata. Forse per questo – a prescindere da qualsiasi giudizio politico, che comunque ho, con rabbia e dolore, per qualsiasi governo o presunto tale che si permette di decidere della vita dei suoi cittadini – forse per questo la frase di Reyhaneh mi ha talmente colpita. Perché mi ha ricordato le lettere dei condannati a morte – di tutti i Paesi, di tutte le guerre, anche delle nostre, della Resistenza; biglietti scritti in fretta, magari pieni di errori, di sgrammaticature, di paura e di coraggio. La frase di addio di Reyhaneh - anzi la lettera, che ha fatto il giro del mondo via web e giornali - mi ha commosso perché dice qualcosa a tutti noi: dice di amare, vivere, combattere, abbracciare chi amiamo, dirglielo, bere un caffè ed essere grati anche di questo. Per Reyhaneh e tutte le ragazze uccise, anche quelle che non hanno potuto o saputo scrivere l’ultima lettera. Le bambine siriane in fuga o nei campi o morte nella guerra civile, le ragazze curde che fanno resistenza contro gli integralisti islamici, le ragazze della Nigeria sequestrate e scomparse (ricordate #bringbackourgirls?), colpevoli solo di essere andate a scuola… Bambine e ragazze che comunque non hanno potuto scrivere, i loro capitoli, nel libro della loro vita, stracciato a metà.

4 commenti

Giusy | Martedì, 28 ottobre 2014 @21:40

Non so come ho fatto a pasticciare tanto. Sarà forse la stanchezza o la tristezza

Giusy | Martedì, 28 ottobre 2014 @21:38

SEHO CONTATO BENE, LEGGENDOLE UNA PER UNA, SONO QUASI 22RIGHE

S', molto toccanti queste ventidue righe di Lisa. Le ho lette e contate una ad una con partecipazione e commozione.



claudia mdg | Martedì, 28 ottobre 2014 @18:24

Grazie per aver ricordato.

una a caso | Martedì, 28 ottobre 2014 @12:49

grazie Lisa per aver dato voce alla tua giusta indignazione ....mi unisco a te nella rabbia , nel dolore nell'indifferenza di tanti e nella incapacità di migliorare

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.