Lisa Corva

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Il dolore è un paese dove piove di continuo.

Mercoledì, 12 novembre 2014 @08:11

"Subito dopo il suo funerale mi sentii come quando all’improvviso si mette a piovere forte, ti guardi intorno e non trovi un posto dove ripararti."
(Elena Ferrante)
Il dolore è un paese dove piove di continuo.

Ebbene sì, sto leggendo il quarto (e temo ultimo) libro dell’Amica geniale. Si intitola "Storia della bambina perduta", ed è, come tutti gli altri, firmato dalla misteriosa Elena Ferrante per edizioni e/o. Una saga contemporanea che, nel frattempo, sta conquistando, ed è davvero un prodigio, i solitamente indifferenti (ai libri italiani) lettori di lingua inglese: pagine e pagine di recensioni entusiaste sul Guardian, il New York Times, il Financial Times… #ferrantefever, è l’hashtag. FerranteFever anche per me. Lo leggo con furia, questo ultimo libro, e poi lo metto da parte; voglio finirlo e non voglio. E sono grata, perché raramente i libri scatenano tali emozioni, volere e non volere, amare e abbandonare, un po’ come l’amicizia arruffata e cupa e luminosa di Lila ed Elena, nel romanzo. Come l’amore e il disamore per un uomo che qui, in questo quarto libro, straborda ad ogni pagina. Ma finora la parte che più mi ha colpito è il corpo a corpo con la madre. Madre da cui la protagonista, Elena, fugge: non vuole essere come lei, una madre del rione, una "vaiassa" napoletana; non vuole essere una donna sciatta, prigioniera del marito e dei figli, prigioniera della casa e del quartiere. Che pagine violente, dure, bellissime, quando Elena scopre il tradimento dell’uomo che ama, e vorrebbe distruggere tutto, urlare, picchiarlo, stracciarsi le vesti; scopre dentro di sé le donne del rione, le donne della sua città, le donne prima di lei, quelle da cui è fuggita. Ma è fuggita davvero? Sì, lo vediamo, la accompagniamo nell’Italia che cambia, quella del femminismo e degli anni Settanta, nell’Italia dei sogni e della rivoluzione. E poi la mamma di Elena muore: è la pagina del suo funerale, i funerali in cui piove sempre anche se c’è il sole, in cui ci si sente più soli, al freddo, davanti alla morte. Eppure Elena ha con sé un’eredità preziosa: no, non la selvaggeria "da femmina" da cui fugge. Ma un braccialetto della madre e un viatico, una frase che la madre le sussurra quasi di sbieco in ospedale, " tu sei tu, mi fido", questa frase empowering, questa fiducia nella figlia nonostante o forse proprio per i litigi, "questa idea mi lavorò dentro e finì per aiutarmi". Ed è questa in fondo l’eredità più preziosa che ci possono lasciare le madri: la fiducia, l’autostima. Nonostante la pioggia esistenziale. A proposito: la frase di commento non è mia, ma è di Simon Van Booy, un mio vecchio Buongiorno del 27 gennaio 2010, tratto dal libro "L’amore arriva d’inverno" (Ponte alle Grazie). L’amore, la pioggia, il dolore, i libri, il futuro.

6 commenti

LISA | Giovedì, 13 novembre 2014 @08:35

Come mia madre, mai come mia madre. Carla, tu che hai una figlia, lo sai ancora di più.

LISA | Giovedì, 13 novembre 2014 @08:33

Chiara, la "bellissima ragazza non solo bella" ringrazia del complimento… Ora però ti aspettano i miei romanzi se non li hai ancora letti!

CHIARASALVINI | Mercoledì, 12 novembre 2014 @19:15

http://www.neldeliriononeromaisola.it/2014/11/105942/

spero che ti faccia piacere! il tuo blog e' tutta femminilita' amore e glamour---ho 70 ma so apprezzARE "LA BELLA GIOVENTU'" IN SENSO AMPIO--HO UNA FIGLIA DI 30 E UN NIPOTINO--CIAO CARA LISA!

carla | Mercoledì, 12 novembre 2014 @11:19

le nostre madri che vogliamo ricacciare dentro di noi, perchè noi siamo altro, abbiamo fatto scelte diverse e noi non vogliamo essere loro... eppure basta una loro frase, un loro oggetto, un nostro gesto che viene fuori per farci dire "come mia madre". Ecco forse il nostro diventare donne è un andare, fuggire e ritornare al modello materno o alle donne della famiglia che ci hanno preceduto

maria | Mercoledì, 12 novembre 2014 @10:41

complimenti per l'italiano...........................

Alessandra R | Mercoledì, 12 novembre 2014 @10:04

E se in qualche modo possiamo ripararci dalla pioggia, anche quella incessante e violenta, altresì nel dolore ci sarà una sorta di ombrello in cui trovare frammenti di ristoro e riparo. Non facile. Non sempre si ha gli occhi asciutti per intravederlo, trovarlo e agguantarlo. Ma un modo c'è.
Come un modo c'è per estasiare gli indifferenti. Brava Ferrante. E brava Lisa per la recensione entusiasmante.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.