Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Poppy Bagel, High Line con la bora, kale e altre cronache da Manhattan.

Lunedì, 15 dicembre 2014 @12:35

"To get lost is to learn the way".

Perdersi vuol dire imparare la strada.


Manhattan dunque. Manhattan dove ho raccolto questa ed altre frasi per strada, graffiti e parole sparse tra i grattacieli, perché sì, anche qui la città mi parla. Ma come raccontarvela, questa Manhattan a dicembre, con il vento tagliente che assomiglia alla bora e il profumo di cannella stordente nei negozi?
Provo a raccontarvela per cibi e sapori. New York stavolta è stata il "bagel" che ho mangiato l’ultimo giorno, il mio bagel preferito, "poppy", con semi di papavero (ma anche a Parigi c’è la baguette "pavon" coi semi di papavero, evviva!), che nei bagel shop viene tostato e riempito come vuoi tu; io lo adoro stracolmo di "egg salad", insalata di uova sode e maionese, con foglie di lattuga. Ma New York è anche la "matzah ball soup", la minestra tradizionale jewish comprata da Whole Foods una sera che avevo solo voglia di casa e letto (come vorrei avere Whole Foods - http://www.wholefoodsmarket.com/values-matter - invece del solito anonimo supermercato, accanto a casa, con tutti quei cibi pronti super-sani e super-golosi, da letto e divano!). E poi le confezioni di humus tutti-gusti da tenere in frigo: ho provato anche quella con dentro avocado, mix eterogeneo ma fantastico; bocciata con i carciofi. Il caffè espresso "solo, one shot" ordinato da Starbucks e bevuto per strada, in fretta, prima che il vento lo raffreddi (chissà perché, ogni volta che da Starbucks chiedono il tuo nome, e te lo scrivono sul bicchiere di carta, un pochino mi commuovo). Oppure il caffè servito con una scorza di canna da zucchero in un fantastico bar vintage di Union Square dove ho incontrato uno dei miei scrittori preferiti, André Aciman: abbiamo parlato di libri, di Ortigia, e di come sia importante nella vita tenere le "doors ajar", le porte socchiuse, per far entrare desideri, persone, incontri… vento di cambiamento. O il toffee cake che ho assaggiato nella Rose Bakery, la caffetteria del nuovo Dover Street Market di cui ho scritto per How To Spend It (ovviamente), it-bags in interni molto arte contemporanea, così trendy che non riuscivo a trovare l'entrata (ma il toffee cake era delizioso:http://newyork.doverstreetmarket.com ). Ancora un sapore? Kale: ovvero l’onnipresente cavolo verde (da quel che ho capito una variante del cavolo toscano), nuova ossessione degli americani (e degli inglesi) in quanto "healthy food", cibo supersano; si trova dappertutto, sotto forma di smoothie o frullato, ma soprattutto in insalate crude, con yogurt, pinoli, zucca… Alla fine, niente male. La migliore insalata di kale, con salsa fusion e piccante dagli ingredienti irriconoscibili perché in sala c’era buio pesto, l’ho assaggiata in un nuovo ristorante dove mi hanno portata degli amici: si chiama ABC Kitchen, al pianterreno di un palazzo dedicato alla casa: sei piani di tappeti, lampadari, cuscini, lenzuola che mi sarei portata via subito (http://www.abchome.com/eat/abc-kitchen/ ). E sotto un ristorante bar supertrendy. Nota per i foodies: lo chef è Jean-Georges Vongerichten, lo stesso di Mercer Kitchen, dove sono andata a bruciare la carta di credito e i miei capelli, perché hanno preso fuoco – davvero! – con la candela sul tavolo. Niente paura: solo un po’ più frisé. Nella mia s/pettinatura non si nota neppure.

Oppure, la mia New York provo a raccontarvela per strade. Anche se la strada più bella di Manhattan per me non è davvero una strada, ma è la High Line: come già sapete, il mio posto del cuore al mondo, subito dopo Piazza Unità. Passeggiata design e sopraelevata che corre accanto all’Hudson http://www.thehighline.org/about e che quest’anno, a dicembre, era sferzata da un vento gelido: ripeto, la bora in arrivo da Trieste che voleva riportarmi a casa? Dall’ultima volta che sono stata a NYC la High Line è andata avanti, ora si sporge sul fiume e incorpora i vecchi binari (era infatti la ferrovia che serviva per il trasporto di merci, poi abbandonata; e ora in ricostruzione con un progetto di Diller Scofidio + Renfro, tra i miei architetti preferiti). Un’altra strada? Per forza, sotto Natale, la Quinta Avenue: niente shopping per me, ma window shopping, che qui è stupendo. Le vetrine tutte strass di Bergdorf Goodman sono degli spettacoli glitter, e quelle di Tiffany dei piccoli capolavori poetici con teatrini fatti di cartoni animati, taxi gialli che si muovono e coppie che si tengono per mano, davanti a una vetrina Tiffany ovviamente: citazione dentro la citazione. Ma le vetrine più belle, anzi vetrate, sono quelle di Lalique: che qui venne chiamato da Coty, il profumiere francese, all’inizio del Novecento, e disegnò appunto vetrate con fiori art deco, poi incorporate nei grandi magazzini Henry Bendel. Una volta c’era un caffè, ci speravo, speravo già in una cioccolata calda con vista sulla Quinta. Ma è stato bello lo stesso guardare dall'alto i i taxi gialli, le bandiere americane, i grattacieli illuminati, la folla: come non amarla, da qui, New York.

5 commenti

LISA | Martedì, 16 dicembre 2014 @09:33

LisaTouring mi ha fatto sorridere…!

una a caso | Martedì, 16 dicembre 2014 @07:54

glorious days ...

Carla | Lunedì, 15 dicembre 2014 @23:08

Che belli i Lisa Touring! Torno a proporti di fare una guida dei viaggi...

Giusy | Lunedì, 15 dicembre 2014 @22:32

Che "perdersi vuol dire imparare una strada" è vero, verissimo...ne so qualcosa. (soprattutto sul Gra)E mi sono piacevolmente smarrita in questo bel reportage, che salta con noncuranza da un luogo all'altro. E ci rende partecipi.

claudia mdg | Lunedì, 15 dicembre 2014 @16:06

Grazie per questo bellissimo racconto newyorkese, mi hai fatto sognare. Torno alle faccende di casa un po' più leggera.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.