Lisa Corva

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Miami Beach is where neon goes to die: cronache al neon (in ritardo) da Miami.

Mercoledì, 17 dicembre 2014 @09:25

"Miami Beach is where neon goes to die".
(Lenny Bruce)

Miami Beach è dove il neon va a morire. Cercavo una frase-Buongiorno per raccontare Miami, e sono inciampata in questa. Perché sì, anche questa racconta Miami, la Miami 25 gradi a dicembre dove sono stata prima dei zero gradi di New York. Miami Neon. Neon sui bar delle case art deco e pastello di Ocean Drive, tra palme e spiaggia; neon nel mio albergo, il Fontainebleau, un delirio alla Las Vegas, ma che ho scoperto essere un vero albergo vintage, dove girarono, tra gli altri, "Goldfinger" di James Bond, con il mitico Sean Connery; neon nelle opere d’arte in vendita da Art Basel Miami, la fiera d’arte per super-ricchi (c’erano anche, all’opening, Leonardo DiCaprio e le Kardashian, ma a me girava così tanto la testa che non li ho visti.O forse li avrei scambiati per un'installazione). Neon, se non altro virtuale, per la presentazione del super-progetto del Design District, architetti da tutto il mondo chiamati a disegnare una specie di shopping center luxury all’aperto (scarpe e borse, aiuto! le faranno prima o poi anche al neon?). Neon in una grande opera di sole fiammeggiante, che copre tutta una parete, dentro il Pamm Museum, il museo d’arte contemporanea quasi su palafitte disegnato da Herzog & de Meuron, di cui avevo scritto tempo fa e che finalmente ho visto. Il museo bellissimo e il sole divertente, perché qui ti incitano a farti dei selfie davanti alle opere d’arte e postarli su twitter o instagram. That’s America, baby.
Mi è piaciuta la Miami al neon, Miami Design, Miami esagerata, dove si parla spagnolo, dove i party sono negli alberghi in riva all’oceano, e preferibilmente in piscina? Dove avrei dovuto avere dieci anni di meno e dieci centimetri di più? Certo. Ma mi è anche piaciuto svegliarmi sempre all’alba per il jet-lag, uscire dal labirintico albergo facendo slalom tra ombrelloni piscine e lettini, e ritrovarmi in spiaggia con solo i gabbiani. Mi è piaciuto essere invitata, al mattino presto, da un’amica per fare yoga sul pontile di legno di un albergo nella baia, lo Standard Hotel, una specie di angolo vintage indonesiano, ora un po’ vegan un po’ hipster, trasportato tra i grattacieli di Miami. E fare yoga mentre prima pioviggina e poi appare un arcobaleno. Mi è piaciuto scoprire la Miami dei graffiti e non solo del design, essere invitata a un brunch da un artista che nella sua micropiscina tra le palme ha messo a galleggiare giocattoli dipinti d’oro, andare in un garage firmato da archistar (sempre Herzog & de Meuron), che ha dentro anche una boutique. E poi togliermi le infradito e camminare a piedi nudi sulla spiaggia, pensando che è questo che mi piace, sempre: il neon, certo, ma soprattutto l’orizzonte del mare.

3 commenti

Carla | Giovedì, 18 dicembre 2014 @17:11

Hai ragione! Infatti vendiamo le sue scritte proprio come piccole installazioni. Speriamo di far ripartire la sua piccola bottega...

LISA | Mercoledì, 17 dicembre 2014 @22:32

Carla, non so se conosci le opere al neon dell'artista (ormai superfamosa) Tracey Emin, semplici scritte luminescenti. Anche nel mio albergo a Miami ce n'era una: "I followed you to the sun". Mi sembra impossibile che il tuo artigiano neon non riesca più a lavorare, bisogna trovare un'idea… glam cheap!

Carla | Mercoledì, 17 dicembre 2014 @19:23

Anch'io in questo periodo ho una passione per i neon! St, addirittura, aiutando un artigiano del neon( perché lo sapevi che esitono gli artigiani che fanno i neon?!) a vendere i suoi ultimi neon perché è schiacciato dai led! Non sono ancora passati i tempi di glam cheap...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.