Lisa Corva

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Quelle città dove tutto sembra possibile.

Lunedì, 2 febbraio 2015 @09:10

"Benvenuta nella città di acqua e pietra, dove ogni sogno può trasformarsi in realtà. Qui tutto è possibile".

Così c’era scritto, a mano, su un biglietto che mi aspettava in camera. Mai ricevuto biglietto così romantico… da un direttore d’albergo! Già, perché nelle mie 24 ore a Venezia venerdì scorso sono stata ospite dell’albergo Papadopoli (http://www.accorhotels.com/it/hotel-1313-hotel-papadopoli-venezia-mgallery-collection/index.shtml ). E il biglietto mi ha fatto pensare. Quali sono, in realtà, le città dove tutto è possibile? Città dove si avverano sogni, dove si raccolgono ispirazioni, dove ci si innamora, anche solo di un tramonto? O sono città che ci spingono, piuttosto, a sperimentare, allargare sensi e orizzonti, a diventare noi stessi, senza avere paura.
Forse una delle città che più mi abbraccia e dove mi sembra che tutto sia possibile è, da sempre, New York; una città di antenne emotive e grattacieli, di correnti e sospiri e sorrisi ed energia, ad ogni angolo di strada, ad ogni tombino. Venezia, invece, Venezia dolce tiranna, città d’acqua che ti obbliga a camminare - niente macchine, metropolitana o tram – e mentri cammini pensi, pensi ai tuoi sogni, a quello che è ancora possibile, a quello che è stato e che sarà, iscritto nelle pietre e nei merletti dei palazzi, e nei cieli.

Ed è così che mi sono goduta Venezia: camminando. Venezia che a fine gennaio è silenziosa, fredda, sorridente; pochissimi turisti, cieli d’inverno, freddo ma le calli tutte per te. E una mostra che volevo assolutamente vedere prima che finisse: "La Divina Marchesa", a Palazzo Fortuny (avete tempo fino all’8 marzo: http://fortuny.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/autunno-fortuny-casatistampa/2014/06/7873/la-mostra-18/ ). La storia incredibile (e gli abiti sontuosi, e gli scandali, e i palazzi), di una vera "femme fatale", Luisa Casati. Una donna che viveva muovendosi per l’Europa seguendo la "hunting season", la stagione delle cacce alla volpe e non solo; che sperperò tutta la sua fortuna per mettere in scena la sua vita come un’opera d’arte, che andava in giro con un ghepardo al guinzaglio, che fu amata da D’Annunzio e fotografata da Man Ray, e che ora viene raccontata con quadri, foto, gioielli e abiti nella casa-museo Fortuny, lo stilista ante-litteram (ma chiamarlo stilista è davvero riduttivo!), che disegnò, anche per lei (oltre che per Isadora Duncan o Eleonora Duse), i suoi abiti plissé, i famosi "Delphos" tutti pieghettati, in satin di seta, ispirati alle tuniche delle statue classiche greche. Quel che mi è piaciuto di più della mostra e della sua vita? Non tanto i pitoni veri che portava al collo come una collana, ma, ammetto, l’idea del ghepardo al guinzaglio. .

Più modestamente, io ho girato Venezia senza pitoni al collo, senza ghepardi al guinzaglio, e senza gondola. E, in un rigattiere fuori mano, accanto alla Chiesa dell’Anzolo Rafael, tra vecchi Lp e libri (Libri! Libri vecchi e sciupati e amati da altre persone; libri di carta! Quasi preziosi in questo mondo sempre più digitale), ho salvato un frammento d’estate e di felicità. Perché il rigattiere vendeva anche foto, le foto che mi commuovono da sempre nei mercatini: foto di sconosciuti, foto in bianco e nero che non significano più nulla per nessuno, istantanee di altre vite e altri destini. E lì ho trovato, e comprato, per un euro, una foto piccolissima, che stava nel palmo della mia mano: un uomo e una donna, e un bimbo seminascosto tra le loro gambe, sulla spiaggia del Lido, un’estate di varie vite fa: a giudicare dai costumi, probabilmente anni Trenta. Lui sorrideva diritto all’obiettivo, felice; lei, capelli a caschetto e mossi dall’estate e dal vento, guardava il mare, di profilo, sorriso malinconico. Chissà chi erano, chissà se la vita è stata leggera, con loro; chissà come e perché quella foto, leggera come un coriandolo di Carnevale, è finita da un rigattiere. L’ho comprata e regalata a un carissimo amico tedesco, un artista, che era Venezia con me. Era felice di questo piccolo regalo del passato: lui che ama la carta, la comunicazione analogica, lui che mi scrive ancora cartoline… Per lui, nel mezzo dell’inverno, ho salvato un frammento d’estate. Anche questo è un sogno possibile.

4 commenti

LISA | Martedì, 3 febbraio 2015 @10:27

Non so se usi Twitter o Instagram, Carla, ma lì ho postato la foto "salvata"… prima di regalarla. Un coriandolo di passato in mezzo ai canali.

Carla | Lunedì, 2 febbraio 2015 @20:12

A me piace la famiglia al mare..

Alessandra R. | Lunedì, 2 febbraio 2015 @16:51

Il direttore d'albergo sembra lui stesso un personaggio di storie (im)possibili, di storie raccontate, sognate, vissute da vite altrui. Fantastico!

Paola | Lunedì, 2 febbraio 2015 @09:45

che meraviglia Lisa... e credo non potevi fare regalo migliore! Tra il biglietto del direttore d'albergo alla piccola foto acquistata e regalata, mi hai permesso di sognare e volare via per un attimo in un mondo bellissimo, fatto di semplicità, purezza e meraviglia. Solo cose belle, quelle che tutti noi almeno una volta al giorno dovremmo godere e meritarci!
Buona giornata. buon inizio settimana! :p

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.