Lisa Corva

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Nevica. La felicità di sentirsi sospesi.

Mercoledì, 4 febbraio 2015 @10:12

"La poesia era fatta di tante cose che gli erano passate per la mente poco prima. La neve, i cimiteri, il cane nero che correva allegro dentro la stazione, molti ricordi d’infanzia e Ipek che gli appariva davanti agli occhi, mentre i suoi passi si affrettavano a tornare in albergo, sospesi tra la felicità e l’agitazione. Intitolò la poesia: Neve".
(Orhan Pamuk)
Nevica. La felicità di sentirsi sospesi.

Vi è mai capitato di avere un libro che non riuscite a finire, perché un po’ vi piace un po’ no, e lo tenete accanto al comodino, e ogni tanto leggete qualche pagina? Così sto facendo con "Neve" di Orhan Pamuk (Einaudi, con la bella traduzione di Marta Bertolini e Şemsa Gezgin), e oggi, che nel mio altrove nevica da giorni, l’ho ripreso in mano. Ho riletto l’inizio, "Il silenzio della neve", inizio bianco e nevicante, "Se questo fosse stato l’inizio di una poesia, avrebbe chiamato il silenzio della neve ciò che sentiva dentro". Mi ero dimenticata di Kars, la sperduta città turca, quasi ai confini con l'Armenia, scenario del libro, la città dove nevica testardamente, da giorni, dove Ka, il protagonista, si perde e si sperde con il suo cappotto ruvido comprato da emigrato a Francoforte; nevica fitto come in un bellissimo film che ho visto da poco, Palma d’Oro a Cannes l’anno scorso: "Winter sleep" o, in italiano, "Il regno d’inverno", di Nuri Bilge Ceylan, tre ore intorno a un albergo in Anatolia costruito nella roccia, tre ore di discorsi sull’amore, e l’onore, mentre fuori nevica.
Perché quando nevica è tutto sospeso, vero? Così come nelle parole di Pamuk: felicità e agitazione, tratteniamo il fiato, mentre tutto diventa bianco, una nuova possibilità.

7 commenti

LISA | Mercoledì, 4 febbraio 2015 @16:34

Monique: "Winter Sleep" è davvero un film strepitoso. Quella neve che cade, quel paesaggio remoto, la memorabile scena di litigio dell'attore con la sorella… Intenso e sorprendente, come certi libri di Pamuk.

LISA | Mercoledì, 4 febbraio 2015 @16:31

Carla, sei ancora a Berlino? Ho qualche corva-consiglio…

LISA | Mercoledì, 4 febbraio 2015 @16:31

Come ti capisco, Alessandra, soprattutto sulla neve fuori e la tazza di tè sul tavolo (e un camino acceso). Sarà per questo che non mi stanco mai di leggere romanzi inglesi degli anni Trenta e Quaranta? Winter bliss. Ed è per questo che sono grata di essermi svegliata, oggi, nel mio altrove coperto di neve.

Carla | Mercoledì, 4 febbraio 2015 @13:53

Quest'anno ho avuto un regalo nel regalo: appena arrivata a Berlino di notte ha nevicato... Stupore e gioia al risveglio!

Monique | Mercoledì, 4 febbraio 2015 @11:26

"La neve non è solo un bianco carico,
è neve anche la quiete che ci assale."
(Siracide)

Se fossimo capaci ancora di stupirci davanti alla neve, non considerandola solo come un ostacolo al traffico o una distesa su cui gettarci con gli sci, ma un simbolo di candore e serenità, scopriremmo un dono prezioso per i giorni di stress e di frenesia.
Sì, la quiete silenziosa, la calma interiore, la lentezza meditativa sono un vaccino dell'anima contro il caos, il fracasso, l'agitazione...

P.S.
Lisa, ho adorato anche io Winter Sleep...

Alessandra R. | Mercoledì, 4 febbraio 2015 @11:17

Che voglia di neve. Ma che trasformi la città in poesia e non disagio. Voglia di rintanarsi in casa, magari un cottage della brughiera inglese, senza alcun ticchettio di orologio a cui render conto. Lasciarsi cullare dalla lettura di un libro, una tazza di tè magicamente riempita appena si svuota, il tepore di un camino. Vaneggio troppo?

Gabriella | Mercoledì, 4 febbraio 2015 @11:07

è proprio così quando nevica tutto è sospeso e pare magico. accadde l'ultima volta a Roma nel febbraio 2012,peccato che in questa città nevichi così di rado!!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.