Lisa Corva

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Gli oggetti devono fare compagnia. A proposito di arte, design, Achille Castiglioni e Milano.

Mercoledì, 25 febbraio 2015 @09:55

"Gli oggetti devono fare compagnia."
(Achille Castiglioni)
I segreti delle cose.

Il mio Buongiorno di oggi è di un designer, Achille Castiglioni. Conoscevo solo i suoi oggetti-mito, come la lampada Arco, forse una delle luci più copiate nel mondo; e oggi mi sembra di conoscerlo un pochino meglio perché, a Milano, sono appena stata alla mostra "Le regole del gioco", aperta proprio nel suo studio accanto al Castello Sforzesco. Uno studio che è rimasto come allora, quando ci lavorava: con le penne, i modellini, gli schizzi attaccati alle pareti, i biglietti degli amici, le immagini che noi tutti prendiamo e mettiamo in tasca e infiliamo nelle agende per ispirazione. Ora, in quello studio, un brillante (mi piace questa parola un po’ desueta, ma nella sua lucentezza vera) amico, Luca Lo Pinto, ha curato una mostra d’arte contemporanea insolita e quasi spiritica. Ovvero ha invitato 18 artisti: opere d’arte, anzi oggetti, mischiati in quel collage che è lo studio stesso, indistinguibili, quasi atmosferici. E a volte davvero invisibili, come Jason Dodge che ha portato nello studio delle oche (davvero!), animali non domestici, di cui rimane la memoria nell’aria (così dice lui). O come l’opera scelta dal mio amico artista Olaf Nicolai, un meteorite, proprio così, un sasso: ritrovato in Siberia nel 1947, l’anno in cui Castiglioni espose per la prima volta alla Triennale. Citazioni, corrispondenze, ombre: andateci alla mostra, che è aperta fino all’11 aprile (bisogna prenotare: http://www.triennale.org/it/p/10-mostre/mostre-future/3891-le-regole-del-gioco#.VO2TDUu9zNE ), un piccolo grande luogo di Milano.
Io, intanto, ringrazio Luca perché mi porta sempre in luoghi dell’anima: a cominciare dalla mostra "D’Après Giorgio" che ha curato nella Casa Museo di De Chirico a Roma nel 2012, dove tutto è rimasto come quando morì il pittore, negli anni Settanta, compresa la bottiglia di Punt e Mes che beveva, nel carrello dei liquori; o quella, stregante, nell’atelier dello scultore norvegese di inizio Novecento Hendrik Christian Andersen (che fu amico e forse amore di Henry James), dove Luca ha accostato le opere di Luigi Ontani. Questa continua rimescolanza di passato e presente mi piace, ha qualcosa di certi sogni notturni, che a volte capiamo, a volte no.
E stavolta mi ha portato in un angolo che non conoscevo di Milano, questa Milano in corsa per l’Expo, dove tutto sembra un pochino più lucido e più nuovo. Dove, tra le altre cose, sono salita sopra la Galleria: ero lì per il preview di un nuovo albergo, Duomo 21, 15 camere progettate ognuna da un diverso architetto; anche lì il lavoro di un amico, Jacopo della Fontana (che, buffissimo, ha usato nella sua stanza della carta da parati con vedute di Milano, ma dipinta a mano… in Cina). E che, per la serie corrispondenze segrete, lo studio Castiglioni lo ricorda bene: c'era andato per lavoro, ricorda Achille, l'ironico geniale Achille, seduto sul suo sgabello rosso Mezzadro… Ma torniamo al Duomo. Tra poco aprirà un camminamento accanto alla cupola, magnifico, e si potrà stare fuori, sopra e non dentro la Galleria, a bere un bicchiere, a cenare. Milano segreta, Milano dall’alto, Milano.

2 commenti

Giusy | Mercoledì, 25 febbraio 2015 @14:35

La lampada Arco fa ancora bella mostra di se' da quarant'anni circa nel salotto di mio fratello. Bellissima e molto amata -come può esserlo un oggetto - refrattaria agli insulti del tempo e delle mode...
Mi piace come sai raccontare Milano, mi piace meno la fitta di antica nostalgia che ho provato leggendoti...

Carla | Mercoledì, 25 febbraio 2015 @14:12

È vero Milano per l'expo sembra più lucida!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.