Lisa Corva

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Nostalgia di giacche, cravatte, camicie col monogramma. Amo gli uomini sartoriali. Anche se sono in jeans.

Mercoledì, 4 marzo 2015 @08:59

"L’effetto, già sorprendente, che quell’uomo fosse stato messo insieme da un buon sarto."
(Mary McCarthy)
Nostalgia di giacche, cravatte, camicie col monogramma. Amo gli uomini sartoriali. Anche se sono in jeans.

Mary McCarthy scrive questo racconto, "L’uomo con la camicia Brooks Brothers", nel 1941 (insieme ad altri, è stato pubblicato di recente in Italia nella raccolta "Gli uomini della sua vita", Minimum Fax). E’ un incontro casuale, in un treno; un’avventura, l’avventura di una notte, raccontata con quella sfacciataggine, quell’anticonformismo che in quegli anni faceva ancora scandalo. Come il libro che la rese celebre, "Il gruppo", vero libro scandalo degli anni ’60, su un gruppo di otto amiche (lo trovate in Einaudi, io l’ho letto per caso da ragazzina, trovato a casa di una zia grande lettrice, e poi ritrovato a New York, usato, da Strand Books, e riletto con la stessa ammirazione, una specie di pre Sex and The City). Ma torniamo a quel racconto, a quella ragazza newyorchese bohémienne, un po' Dorothy Parker, che viaggia da sola e quell’uomo che sembra uscito dall’atelier di un sarto, camicia col monogramma compresa (sì, ha anche quella). Tutto di quel racconto mi piace, è archeologia dei sentimenti, è modernariato dell’amore; eppure quanto è passato? Neppure un secolo. Ora in treno non si incontra quasi più nessuno, nessuno viaggia più di notte con il vagone letto; ora si viaggia in macchina o in aereo, assorbiti dal proprio cellulare; la protagonista non si metterebbe certamente le giarrettiere, che poi non trova più dopo la notte di cui si è già pentita (e allora che fa? si toglie le calze e rimane a gambe nude), giarrettiere anch’esse ingoiate dal passato. Eppure… Eppure ancora adesso ci sono delle cose che ci piacciono, di certi uomini; forse quell’aria "sartoriale", anche se indossano solo una T-shirt e un paio di jeans. (Per la cronaca, quell’uomo sul treno di sartoriale ha solo l’aria, come scopre amaramente la protagonista: e in più, sposato. Sempre meglio diffidare).

Di questi e altri piccoli brani di "guardaroba sentimentale" parlerò domani, giovedì 5 marzo, al Caffè San Marco di Trieste, a un incontro organizzato dal Circolo dei Lettori. Alle 18. Se siete in città, benvenuti.

9 commenti

Ilaria | Lunedì, 9 marzo 2015 @19:44

Me lo sono perso :( Ma ci sarà prossimamente un altro incontro?

Lilabella | Giovedì, 5 marzo 2015 @14:14

Ah, grazie Carla hai fatto sorridere anche me!

Lilabella | Giovedì, 5 marzo 2015 @09:53

Lisa come sempre è bello perdersi nella tua descrizione dei posti. Questo Caffè spero di vederlo presto ;)
Buon viaggio anche se ventoso.

LISA | Mercoledì, 4 marzo 2015 @21:11

Carla, mi hai fatto davvero ridere! E sai cosa? Stavo pensando agli incontri in treno della mia vita. Quello che forse però mi ricordo meglio è con un'anziana signora, su un treno in Austria, che ha capito che mi sentivo sola e forse affamata e mi regalò un panino… Ero una ragazzina e parlavo a malapena tedesco. Sono questi gesti di stra/ordinaria gentilezza da sconosciuti che ci alleggeriscono la vita.

Carla | Mercoledì, 4 marzo 2015 @18:45

Io sono la moglie dell'uomo sartoriale che viaggia in treno e spero che non incontri nessuno! A parte gli scherzi mi piacciono da sempre gli incontri in treno anche se, come mio marito, sono una pendolare.

LISA | Mercoledì, 4 marzo 2015 @18:26

Alessandra: ricordi che in "Ultimamente mi sveglio felice" c'è un incontro… in aereo? Con un uomo appunto sartoriale. Ma anche in treno qualche uomo sartoriale c'è. Tu, da romantica pendolare, butta l'occhio...

LISA | Mercoledì, 4 marzo 2015 @18:25

Grazie, Lilabella. Spero che la bora porti più di un presagio di primavera. Ma anche se è freddo, il Caffè San Marco è bellissimo: un vero caffè mitteleuropeo, di stucchi specchi e dorature, che ha appena compiuto cent'anni; ci andavano Joyce, Svevo, Claudio Magris… Ora l'ha preso in mano un giovane editore che, tra i tavoli, ha messo anche il bancone di una libreria.

Lilabella | Mercoledì, 4 marzo 2015 @15:43

Già, cara Lisa, sempre meglio diffidare.
In bocca al lupo per domani poi. Aspetto cronaca dell'incontro.
Chissà se a Trieste respirerai un presagio di primavera...

Alessandra R. | Mercoledì, 4 marzo 2015 @10:10

Eh già, uomini eleganti (anche nello spirito) non viaggiano più in treno. E quelli che ci sono (pochi, ma non sono ancora una razza estinta) viaggiano in areo e... hai descritto tu con una perfezione di dettagli ma sintetica al tempo stesso. Sogno l'uomo elegante che dal "sarto" va a farsi anche le scarpe su misura.
Il prossimo viaggio in treno (ovvero stasera, tutti i giorni) proverò ad immaginare incontri magici. Effimeri, magari poi deludenti, ma al primo sguardo, intriganti e un pò "monelli".

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.