Lisa Corva

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Le storie segrete degli abiti.

Martedì, 10 marzo 2015 @09:29

"I vestiti che ci proteggono, che ci fanno sorridere, che ci servono da uniforme, che ci aiutano a dichiarare la nostra identità o le nostre aspirazioni, che indossiamo perché ci ricordano qualcuno – in tutti questi vestiti sono criptate le storie delle nostre vite. Tutti noi abbiamo un ricordo in miniatura, ancora vivo in un pezzo del nostro guardaroba".
(Emily Spivack)
Le storie segrete degli abiti.

Sono in ritardo! Sono in ritardo con tutto, con il racconto dell’incontro al Circolo dei Lettori, con i Buongiorno, con i miei appuntamenti, con il lavoro… La bora, che mi ha portato a Trieste, mi ha scompigliato capelli e vita. Scherzo… Ma non troppo. Sono in viaggio per lavoro in questi giorni, e quindi i Buongiorno mi scappano di mano, scompigliati dal vento. Arriveranno a raffiche, finché non torno a casa, settimana prossima. Ma in fondo marzo è così, vero? Marzo pazzerello.
Faccio un passo indietro, intanto, per raccontarvi del reading sul guardaroba sentimentale al Caffè San Marco. Abbiamo parlato di tutto, tra i tavolini e gli stucchi dorati di cent’anni fa. Abbiamo parlato delle storie cucite dentro gli abiti, e cucite anche dentro i romanzi. Di Erin McKean, che ha scritto un libro dove la protagonista, una giovane ventenne sempre in jeans, scopre che la nonna, che aveva un negozio vintage, infilava nelle tasche di certi abiti la loro storia, proprio così, come se fossero gli abiti a raccontare, e parlare ("Le bugie hanno le gonne corte", titolo assurdo di un romanzo lieve e sorridente Piemme, che in originale era "The Secret Lives of Clothes"). Ho raccontato della finlandese Riikka Pulkkinen, che mi disse, quando la intervistai, che dopo aver consegnato il suo romanzo all’editore ("L’armadio dei vestiti dimenticati", Garzanti) si regalò un viaggio a New York e proprio lì, camminando per strada, vide in vetrina di un negozio vintage un abito giallo estivo, anni 50, esattamente uguale a quello che aveva scritto nel libro. Quasi un’apparizione. Non osò non solo comprarlo, ma neppure provarselo… Abbiamo parlato di quando le artiste usano i vecchi abiti e li trasformano in opere d’arte: come il mio mito Pipilotti Rist che trasforma le mutande in lampadari o in un'installazione nella campagna inglese (in una galleria d'arte nel Somerset, appese ai fili come biancheria, ma illuminate); o Kaarina Kaikkonen: camicie usate, raccolte man mano nei mercatini dall’artista finlandese, una specie di mare di tessuti in cui tuffarsi e perdersi, dentro l’ex fabbrica di Max Mara a Reggio Emilia. Un’installazione che ora è entrata a far parte della Collezione Maramotti, nell'ex fabbrica appunto, e che tutti possono vedere (la location è bellissima).
Ho parlato di una giovane americana, Emily Spivack (quella del Buongiorno di oggi), ossessionata dalla vita segreta degli abiti come me, che ne ha raccolto le storie, li ha fotografati e riuniti in un libro: "Worn Stories" (Princeton Architectural Press), da cui ho tratto la frase di oggi. C’è di tutto, ci sono maglioni scuciti e tailleur fatti con pezzi di stoffa sopravvissuti all’Olocausto, occhiali da sole e abiti da sposa tagliati per metterli ancora; ci sono tutti i motivi per cui non riusciamo a regalare o buttare un abito del cuore, e se lo facciamo, non importa, perché lo teniamo per sempre dentro, inciso dentro. Quell’abito che porta sempre la memoria di un giorno.
Ho letto anche un pezzettino del mio Glam Cheap (ricordate? Il mio secondo romanzo, con un abito nero in copertina, Sonzogno, da leggere subito se non l'avete ancora letto!), ma soprattutto ho ascoltato le vostre storie, le storie dei vostri abiti; e forse vi ho fatto venire voglia di guardarli in un altro modo, gli abiti nell’armadio. E aspetto le vostre storie per il secondo appuntamento con il Circolo dei Lettori al Caffè San Marco: che sarà martedì 24 marzo, sempre alle 18. Il tema? Amiche/disamiche (sì, lo so, la parola non esiste, l’ho inventata adesso). Partendo da "L’amica geniale" di Elena Ferrante, ma non solo, storie di amicizie che finiscono. Un tema che mi è molto caro, così poco indagato e raccontato; abbiamo sempre pensato che un’amica sia per sempre (almeno io lo pensavo), invece non è così. A volte anche le amicizie finiscono, con uno strappo, come certi amori. Aspetto qui le vostre storie…

9 commenti

Lalla | Mercoledì, 11 marzo 2015 @20:48

Sinceramente non lo so, ma forse no. Credo che il dolore per la fine di una amicizia sia più grande del dolore per la fine di un amore.

LISA | Mercoledì, 11 marzo 2015 @18:38

A Dani e a Lalla, e a chi mi sta leggendo, chiedo: ma se l'amica perduta tornasse, la rivorresti indietro?

DANI | Mercoledì, 11 marzo 2015 @13:15

A sedicianni dopo un viaggio fatto con la mia migliore amica d'infanzia, ho deciso di non parlarle più. Avevo compreso che l'adolescenza ci aveva separate, che avevamo preso starde parallele, come i binari di un treno. Avevamo visioni differenti sull'amicizia: io volevo persone sincere, vere e derelitti uomani come me al mio fianco...cioè dei derelitti. Lei voleva amici prestigiosi, i popolari, quelli che avrebbero fatto qualcosa nella vita (ma che a lungo andare non hanno fatto niente) e poi me l'aveva detto che non ero più sua amica. Però quel viaggio volevo farlo, volevo salvare qualcosa tra noi. Abitando nello stesso palazzo ci vediamo spesso, ma non ci parliamo e nemmeno ci salutiamo. Quando mi vede, ride o mi prende in giro con il suo ragazzo. Lei non sa perché ho chiuso il rapporto, però l'ho fatto perché non volevo soffrire e non volevo stare male per una che non mi voleva al suo finco, che mi vedeva come un peso. L'amicizia finisce, ma come si dice:"Si chiude una porta e si apre un portone" e adesso ho due fantastiche migliori amiche. Strane, siampatiche, belle e artiste della vita! L'amicizia dell'infanzia si conclude prima o poi e ci insegna che tutto finisce, ci insegnerà a superare le sofferenze...ma ci permetterà di trovare delle amicizie migliori!

lalla | Mercoledì, 11 marzo 2015 @12:44

Mi sono chiesta, per più di un anno, perché avesse deciso di non essere più mia amica. Da un giorno all' altro senza nessun apparente motivo. Nessuna spiegazione è mai arrivata. Dopo aver smesso di darmi la colpa di un suo malessere, ho capito che a volte l' amicizia può finire e che bisogna semplicemente accettarlo per essere serena.

LISA | Mercoledì, 11 marzo 2015 @08:09

La storia che racconti, Giusy, è un tipico triangolo: lei, lei, lui. Ma le amiche perdute che mi interessano sono quelle dove un uomo non c'entra, e forse per questo la fine è sempre un interrogativo.

Alessandra R. | Martedì, 10 marzo 2015 @16:05

Della serie i piaceri del mese. Ivi compresi pensieri scompigliati, dal vento, dalla primavera in arrivo, dai tuoi buongiorno.

Giusy | Martedì, 10 marzo 2015 @15:13

Bello questo resoconto - meglio chiamarlo articolo - che ci hai regalato. Disamicizia mi piace molto, non contiene rancore, dispetto o risentimento. Una piccola storia molto personale, molto banale (ma tanto chi mi legge qui, a parte alcune amiche fidate?)Risale a circa quarant'anni fa, e come la mia ce ne saranno migliaia senza esagerare...Avevo stretto amicizia con una collega, e durava da anni; non era certo bella ma elegante, raffinata, intelligente, questo sì! Avevamo avevamo gusti e interessi in comune; l'ammiravo, mi piaceva, le volevo bene...peccato che tra i gusti in comune ci fosse anche quello per la Pietra del Carso... non so ancora se la cosa sia andata a buon fine (per lei) però mi è dispiaciuto troncare l'amicizia.

LISA | Martedì, 10 marzo 2015 @10:14

Hmmm, Alessandra, "baisers volés", tanto per citare il film di Truffaut che ho visto per la prima volta da pochissimo? Baci rubati che rimangono cuciti dentro un abito. Io invece, per andare subito al tema amiche/disamiche, ho una piccola, piccolissima storia: un paio di calzettoni morbidissimi, calze da notte, da indossare quando viaggio e sono sola a letto, che mi aveva regalato una cara amica tempo fa. Con delle rose sopra. Si sono bucate e strappate, quelle calzettone morbidissime, proprio come la nostra amicizia. Le ho buttate da poco, ed è stato un po' anche come buttare l'amicizia che non c'è più. Con sollievo, ma anche con dispiacere.

Alessandra | Martedì, 10 marzo 2015 @09:50

Buongiorno!! Ho un abbinamento con gonnellina, maglioncino e cappotto che mi ricorda un bacio proibito, che non dovevo dare, ma ho dato! La maggior parte del'abbigliamento che mi fa ricordare eventi è legata a situazioni poco chiare e compromettenti :) ... però sono le situazioni che ricordo con più felicità e con un bel sorriso, sono quelle situazioni che ci accendono! Buona giornata e grazie per i tuoi Buongiorno!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.