Lisa Corva

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Cronache dalla Svizzera: a proposito di musei design, viadotti-città, e bicchieri d’acqua da eurostress.

Martedì, 17 marzo 2015 @08:42

Sì, sono appena tornata dalla Svizzera. Ho approfittato di un viaggio stampa al Vitra Design Museum, dove veniva inaugurata una nuova mostra, "Making Africa", e ho aggiunto un paio di giorni da un’amica storica, un’amica maglione, che da anni vive lì, nel paese del cioccolato. Cosa mi è piaciuto della Svizzera? Il cioccolato, certo. Certe mitiche vecchie pasticcerie, con i nomi che fiiscono in vezzosi diminutivi (Sprüngli, tanto per dirne una) che ti avvolgono la scatola di praline in carta retro e ti mettono pure un fiocchetto. E il cioccolato in questo momento è l’unica cosa abbordabile, in questa Svizzera da eurostress. A Zurigo il cameriere impassibile del bistrot della Kunsthaus, il mega-museo locale, mi ha chiesto 3 franchi e 50 (ovvero 3 euro e 50), per un bicchiere di pregiata Acqua del Sindaco, ergo acqua di rubinetto. Ho tentato di protestare ma non c’è stato nulla da fare. Aiuto!
Acqua eurostress a parte, mi sono goduta tutto. I cigni sul lago di Lucerna e di Zurigo, il ponte di legno medievale a Lucerna, le case affrescate, certo, le montagne e i trenini (le montagne da lontano, perché non sono una grande amante delle vette), insomma la Svizzera da cartolina, quella che trovate sulle scatole dei cioccolatini. Con delle sorprese: alla Kunsthaus di Zurigo, lo sguardo attento e vivace di una bambina pittrice, Anna Waser: tra Chagall e maestri gotici c’è anche il suo autoritratto. Era il 1691, lei aveva appena 11 anni, e si dipinse con i pennelli in mano, e in un angolo, la tela con il ritratto del maestro. Perfetti i dettagli dei bottoni gioiello, il colletto ricamato, la cuffietta nera luterana, e soprattutto lo sguardo: determinazione e creatività.
Ma la Svizzera che più mi ha conquistato è quella design. A Zurigo, ad esempio, il vecchio viadotto ferroviario è stato completamente riprogettato, e adesso sotto le arcate ci sono negozi, caretti, ristoranti; sopra, con vista su ciminiere, una passeggiata sopraelevata che mi ha ricorato tanto la High Line a New York. Lì accanto, uno de negozi più design al mondo, quello della Freitag, avete presente? Borse fatte con i copertoni di camion riciclati. E anche il negozio non è da meno, è fatto di container di lamiera colorata impilati uno sopra l’altra.
E poi il Vitra Design Museum: http://www.design-museum.de/en/information.html , anche se tecnicamente non è in Svizzera ma già in Germania, a pochi chilometri da Basilea e dal confine, a Weil am Rhein: quella che è tuttora la fabbrica Vitra (sedie soprattutto, vere icone, dalla Panton colorata di Verner Panton alle poltrone di Charles e Ray Eames, coppia nella vita e nel lavoro negli anni 50), è diventata un archivio open air di archistar. Edifici firmati tutti da grandi architetti, da Frank O. Gehry a Herzog & de Meuron a Zaha Hadid, che ospitano mostre, eventi, conferenze… Un piacere per gli occhi.
Ed è buffo come, scrivendo di architettura, tutti questi nomi di architetti mi sembrino familiari, come amici: anche Chipperfield, di cui ho visto in anteprima a Milano il nuovo Mudec, il Museo delle culture, che apre nell’ex Ansaldo, zona Tortona, il 27 di marzo: http://www.mudec.it . Con due mostre, una sull’Africa (sarà l’anno dell’Africa questo, visto il nuovo direttore della Biennale Arte? Okwui Enwezor, lo stesso che ha inaugurato la mostra al Vitra), e una mostra sui Nuovi Mondi. La direttrice è Marina Pugliese, tosta e simpatica, la stessa direttrice del Museo del Novecento: mi ha raccontato entusiasta del nuovo museo, abbiamo camminato tra le luci e le bacheche ancora vuote, non vedo l’ora di tornarci.
C’è un altro archivio open air di archistar, in realtà, ed è a Basilea: è il campus di Novartis, colosso farmaceutico. Anche lì Gehry, Tadao Ando, Herzog & de Meuron, Chipperfield… Lo guardavo dall’alto, una sera, da una casa di amici architetti in cui sono stata invitata a cena. Devo tornare in Svizzera, quindi, e non solo per il cioccolato.

1 commento

Carla | Martedì, 17 marzo 2015 @20:08

Bello! La Svizzera non mi piace tanto però da quello che dici, sembra bella.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.