Lisa Corva

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A proposito del Mudec, il nuovo museo di Milano, di un teschio tatuato sul cuore e di donne prima di noi.

Lunedì, 30 marzo 2015 @08:54

A Milano c’è un nuovo museo, il Mudec, aperto tra qualche polemica di archistar (Chipperfield) e madri che fanno le domande proibite in conferenza stampa (la mamma della direttrice, come una scenetta meritevole di un film di Woody Allen). Ma non importa, perché a me piace lo stesso. Mi piace che in questa Milano che sta cambiando si aprano nuovi musei; mi piace averlo visto in anteprima, in un pomeriggio di marzo, quando la direttrice, Marina Pugliese, che è la stessa del Museo del Novecento in Piazza del Duomo, mi ha accompagnato su per la scalinata luminosa e sotto, nel deposito ancora chiuso (raccoglie tutte le collezioni di arte che viene da uno, anzi molti "altrove", un po’ come al Museo di Quai Branly a Parigi). Mi piace pensare che da oggi, dentro l’ex Ansaldo, in via Tortona, ci sia un nuovo spazio aperto alla cultura e alle culture. Mudec, Museo delle Culture appunto: http://www.mudec.it
E mi piace anche ricordare qui il mio primo incontro con Marina Pugliese: ci siamo conosciute per un’intervista nel 2011. Abbiamo chiacchierato guardando Piazza del Duomo dall’alto, dalla terrazza di Giacomo, quello che allora era il nuovissimo ristorante del Museo del Novecento. Milano che cambia. E da allora, ogni volta che passo per Piazza del Duomo, alzo gli occhi verso la nuvola-neon di Fontana, che ha cambiato davvero, come diceva lei, la piazza. La mia intervista la trovate qui: http://www.lisacorva.com/it/view/472/

Ho ripensato spesso a quel teschio tatuato sul cuore, nato da un grande dolore, che qui è inutile raccontare (tutti abbiamo dei grandi dolori, che portiamo tatuati sulla pelle, visibili magari solo a noi). Ma adesso Marina Pugliese mi piace come l’ho vista al Mudec, quando, girando nei sotterranei dei depositi (la collezione che vedrete in futuro, quella che è l’anima del museo), ci siamo accorte di un pezzo che in qualche modo le assomigliava: un busto di donna, una donna orientale, probabilmente dei primi del Novecento, di un luminoso colore tra il verde e il giallo, il sorriso calmo, quasi zen.
Non solo. Nella mostra "Mondi a Milano", c’è Selvaggio, un "abito da spiaggia" di Anita Pittoni, donna mito dimenticata della moda, stilista e creatrice triestina degli anni Trenta e Quaranta. Donne prima di noi. Sorrisi dal passato, per il futuro.

4 commenti

LISA | Lunedì, 30 marzo 2015 @18:00

Non c'è fretta, Carla, adesso il museo è aperto! E le mostre sono aperte fino a quest'estate. Pensami quando vedrai l'abito da spiaggia anni Trenta che viene… da Trieste!

Carla | Lunedì, 30 marzo 2015 @14:35

Volevo andare a vederlo domenica ,c'era la stramilano... Accidenti, spero di riuscirci durante le vacanze di Pasqua, così da fare una cosa glamcheap!

Lilabella | Lunedì, 30 marzo 2015 @11:44

E naturalmente, un sorriso!

Lilabella | Lunedì, 30 marzo 2015 @11:42

Hai saputo donarmi il sorriso in questa giornata per me non tanto allegra. Hai ragione Lisa, ognuno ha il suo dolore tatuato sul cuore.
Mi fai venire voglia di tornare a Milano, la città che mi ha ospitato diverse volte!
In merito alla frase di venerdì, trascrivo una mia poesia:

Io non ti lascio

Non ti lascio
perché al di là dei tuoi occhi
ho intravisto il mare
perché ti sento
anche adesso
che stai dormendo
Io non ti lascio
e a piedi nudi raggiungo
ogni parte di te
che si fa amore
proprio stasera che ho deciso
che non ti lascio.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.