Lisa Corva

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Come se il mio corpo fosse l’isola alla quale era approdata.

Giovedì, 2 aprile 2015 @09:06

"Gli occhi della bambina erano scuri, quasi neri, e quando la allattavo di notte mi fissava stordita, con lo sguardo del naufrago, come se il mio corpo fosse l’isola alla quale era approdata".
(Jenny Offill)
Maternità. E lo sguardo di chi è appena sbarcato in questo mondo.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia di questa settimana, è tratto da un libro che sto leggendo in questi giorni, di una casa editrice appena nata a Milano, NN Editore: http://www.nneditore.it . Aprire una casa editrice adesso? Ora che nessuno più compra libri, ora che leggere è diventato ahimé un lusso e un piacere per pochi? Ma sì: bellissima folle scommessa. E anche il libro è bello, non un vero romanzo ma qualcosa di diverso, prosa poetica, frammenti come di un diario: il diario di una coppia, di una bimba che nasce, della dissoluzione di un matrimonio. Ho una strana sensazione, la sera, quando ritrovo le pagine di "Sembrava una felicità" (a proposito: la traduzione è di Francesca Novajra): è come leggere un diario perduto, un notes con i pensieri di una sconosciuta, perduto e trovato per caso.

Con questi pensieri di nuovi mondi e di luce vi auguro buone feste, "boni ovi" come dicono a Trieste, buoni petali di primavera. E buone letture! Se avete già letto i miei libri (ma li avete letti?), mi trovate in edicola, oltre che su Gioia e su D Repubblica, anche su Elle Decor (con un reportage su Vienna e un articolo sui fiori digitali: sì, quelli che nascono dagli algoritmi!), e su D Lui, il nuovo allegato di Repubblica (con ben quattro pagine su Miami, l’euforica pirotecnica Miami dove sono stata a dicembre per Miami Design, e l’uomo che la sta cambiando; e un’intervista allo scrittore David Nicholls, che ho incontrato a Londra).

Il Buongiorno riapparirà dopo Pasqua!

5 commenti

LISA | Martedì, 7 aprile 2015 @08:11

GIà, le titole! Spiegazione per non triestini. Piccolo dolce pasquale intrecciato, fatto della stessa pasta della pinza (una sorta di pane dolce briochato), con dentro un uovo sodo colorato. Ma non sapevo che venissero accostate alla cioccolata calda e al mitico prosciutto cotto tagliato a mano!

Giusy | Venerdì, 3 aprile 2015 @15:43

Ecco la prima colazione pasquale a casa di triestini "doc" del tempo che fu, raccontata, agognata (e mai più soddisfatta) da mio marito classe 1931: cioccolata calda, Pinza con prosciutto cotto (quello triestino tagliato a mano che noi, qui, ce lo sogniamo soltanto) La tìtola, invece, ce la portava da lontano mia suocera che viveva in un altrove molto altrove...quindi stantìa...per usare un termine gentile...La preparava lei, poverina, le uova erano colorate fuori e ormai verdi dentro. Che tenerezza mi fa il solo ricordo. Buona, serena Pasqua a tutti, triestini e non.

Lis@TS | Venerdì, 3 aprile 2015 @12:01

Cara Lisa, boni ovi anche a te e bone titole (sai cosa sono, vero? ;-) !
A proposito di libri, aspetto con ansia il tuo nuovo titolo ...ops...gioco di parole :-D

LISA | Giovedì, 2 aprile 2015 @10:35

Che bello essere in una biblioteca comunale! Con la mia copertina peonia. Mi piace pensarmi lì, in attesa di essere scoperta… Grazie Carla!

Carla | Giovedì, 2 aprile 2015 @10:20

Buona Pasqua a te e a tutte! A proposito i libri li ho letti tutti, ti racconto una piccola chicca: Ultimamente mi sveglio felice l'ho fatto, addirittura, acquistare alla biblioteca comunale perché sono una lettrice influente! E poi mi piaceva pensare qualcuno ti scoprisse in quel luogo.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.