Lisa Corva

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Kiss me with rain on your eyelashes. (Baciami tra le gocce di pioggia, e la Biennale secondo me).

Lunedì, 11 maggio 2015 @16:17

La Biennale mi parla: il Buongiorno di oggi è una frase apparsa in un video, un flash nel blu di Vertigo Sea, su tre schermi in contemporanea, firmato dall’artista John Akomfrah. Ci sono passata davanti per caso (di solito i video in Biennale li evito), ma poi sono tornata, trascinata da un’amica che è una curatrice d’arte. E mi è piaciuto, molto. Sembra inizialmente un documentario da National Geographic, immagini strepitose di oceani, fondali marini, balene, ghiacci, uccelli in volo; ma poi pian piano ecco un’altra storia, un’altra narrativa, intrecciata a immagini d’archivio, cacciatori di balene e profughi per mare… Vertigo Sea: come il mare bellissimo e tragico di Lampedusa.
Biennale, dunque. Che mi ha inghiottito per una settimana. Biennale che mi piace, sempre, da quando ancora non scrivevo di arte contemporanea, e andavo in autunno, verso la fine, quando i padiglioni stavano per essere smantellati: un weekend con sempre una tappa finale in una chiesa, una tela del Cinquecento, un museo dimenticato (e quante litigate con il Consorte che persevera ad essere quasi impermeabile – a volte persino allergico - all’arte contemporanea. I quadri del Rinascimento erano per lui).
A me invece la Biennale piace. Da sempre. E’ un caleidoscopio, un luna park, un grande circo che fa girare la testa; ma è anche un’immersione in un oceano, appunto, un Vertigo Sea di emozioni, dichiarazioni, colori, pensieri, immagini. Spesso non capisco (non mi piace la conceptual art, l’arte per cui devi avere un libretto di istruzioni); più spesso mi diverto. Assorbo. Fotografo: l’iPhone ci avvicina ancora di più all’arte contemporanea, che diventa sfondo per selfie meravigliosi. E in fondo l’arte non è anche questo? E quindi, se potete andateci. La Biennale quest’anno dura fino al 22 novembre: http://www.labiennale.org/it/arte/
Cosa mi è piaciuto di più? Così, alla rinfusa, come il caleidoscopio in cui l’ho vista.
Il mostri cinesi di notte: ovvero i draghi giganti di Xu Bing, sospesi sull’acqua dell’Arsenale, lì dove una volta rifinivano le navi. Bellissimi di notte, da fiato sospeso: tornando in barca da una festa all’Arsenale, la Biennale che dorme, i draghi che sembravano pronti a volare.
Le chiavi del Padiglione Giappone: chiavi del cuore, chiavi perse, chiavi per aprire porte. Una pioggia rossa di chiavi.
Il corridoio di sacchi di juta all’Arsenale, di Ibrahim Mahama; e le ninfee non di Monet ma fatte di coltelli di Adel Abdessemed.
Il Padiglione Australia, il primo padiglione nuovo, appena completato, dei Giardini: un black box, una scatola nera con le finestre che si possono aprire e chiudere, e dentro, la Wunderkammer di un’artista che non conoscevo, Fiona Hall. Foglie e petali pressate su banconote, e una buffa "natura morta" con cellulare…
E il padiglione fantasma, una scritta a stencil in giro per pontili e calli: Anonymous Stateless Immigrants Pavilion. Per ricordare, per non dimenticare. La Biennale è anche politica, soprattutto quest’anno: la traccia proposta dal curatore era una riflessione intorno a Marx.
E poi, certo, la caccia alla it-bag (ovvero la caccia alle shopper dei vari padiglioni: quella che è andata a ruba quest’anno è quella arancione del Padiglione Corea. Lo so perché Valeria, l’amica che gentilmente mi ospitava la voleva ad ogni costo, e quindi, visto che era esaurita, cos’ho fatto? Lo so, non ci crederete: ho fermato i visitatori dei Giardini per chiedere se potevano regalarmela… Gli uomini i più egoisti: nessuno se n’è privato! Finché ho incontrato una deliziosa ragazza ucraina che, con un sorriso, me l’ha regalata).
E intervistare (o importunare) gente a caso: #piacerelisacorva, quasi una performance. (Vedrete i risultati presto sui giornali, settimana prossima già su Gioia).


Ma soprattutto mi è piaciuto tutto il lavoro di Olaf Nicolai, l’artista berlinese che è il mio amico del cuore (se cliccate sul suo nome in verde trovate gli altri Buongiorno che mi ha… ispirato). I suoi boomerang lanciati dal tetto del Padiglione Germania. La performance "Non consumiamo" (un omaggio in musica atonale a Luigi Nono), all’interno del Padiglione Centrale. Mi è piaciuto esserci. L’emozione attraverso le ciglia. Questa la mia Biennale.

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Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.