Lisa Corva

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Non doveva succedere. E invece è successo. Quella luce sulla lama del coltello: il nostro amore.

Venerdì, 19 giugno 2015 @09:14

Il Buongiorno di oggi è una storia. Una storia di amore tagliente come la lama di un coltello, una storia che ho ascoltato, e scritto, e che è stata pubblicata qualche mese fa su Gioia. Innamorarsi della persona sbagliata. A volte succede. A volte ci si taglia, come con una bellissima, affilata lama lucente.

Non doveva succedere. E invece è successo. Non doveva succedere perché era sbagliato, perché era sul filo tagliente di una lama, perché era pericoloso. E proprio per questo è successo. Ma ancora adesso, ora che sono qui a cercare di rimettere insieme i frammenti della mia vita, o meglio buttarli via, per ricominciare altrove, in un altro modo; ancora adesso mi dico: è stato bellissimo. Crederci, intendo. Quella luce sulla lama del coltello. E il coltello era il nostro amore.
Lui era il migliore amico di mio marito. Cresciuti insieme, scuola insieme; poi, due strade divise. Luca, mio marito (il mio ex marito, dovrei dire), è entrato nell’azienda di famiglia. Fabio, il suo amico di sempre, è partito: università, stage, un lavoro a Milano. Due vite completamente diverse, ma erano legatissimi. Così è stato Fabio, per me quasi uno sconosciuto, il nostro testimone di nozze; arrivato da Milano, all’ultimo momento, in ritardo, quasi più in ritardo della sposa. Di quel giorno, di lui, non ricordo niente: solo un viso sulle foto. Ero troppo occupata ad essere felice. Era il mio matrimonio, esattamente come l’avevo desiderato: in campagna, mazzi di lavanda ovunque, anche ricamati sul vestito. Un prodigio dell’organizzazione di mia suocera, uno dei motivi per cui ho deciso di dire di sì a Luca: mi piaceva tutto di lui, la sua stabilità, la sua sicurezza, la sua famiglia, i cugini e i nipoti, quella suocera tornado stile "non-preoccuparti-ci-penso-io". Da lei andavo a farmi insegnare le ricette di casa, che ricopiavo diligente su un quaderno comprato apposta. Per me, cresciuta con una madre che non cucinava mai, che passava da un fidanzato all’altro, che dimenticava tutto, le chiavi, i documenti, anche di venire a prendermi a scuola, Luca era la famiglia che avevo sempre desiderato.
Poi Fabio è tornato. Ha lasciato Milano, ed è tornato nella piccola, pigra città dove abitiamo. Ha cominciato a venire a cena. Lui, il suo sorriso beffardo, le mille cose da raccontare, l’aria fresca e veloce della grande città; il modo che aveva di prendermi in giro, di stuzzicarmi, "la bella Alice nel Paese delle meraviglie". E poi: "Fabio, la trovi anche a me una moglie bella come la tua Alice?". Finiva che invitavamo sempre qualcuno, ragazze portate da lui o da noi, possibili fidanzate, "il casting moglie perfetta", lo chiamavamo. Fabio mi faceva ridere. Mi facevano ridere i suoi commenti, i racconti del perché con questa o con quest’altra era stato un fallimento, le strizzate d’occhio; mi toccavano le sue improvvise malinconie… Intanto io e Luca cercavamo di avere un figlio, che non arrivava; intanto andavo da mia suocera a scrivere ricette, imparavo a fare marmellate, ho fatto per la prima volta in vita mia la conserva di pomodori, io che sono cresciuta in una casa dove a volte mancavano anche le scatole di pelati, con una dispensa desolatamente vuota.
Fino a quella sera. A tavola, da noi. Fabio racconta dell’ennesimo appuntamento fallimentare, io rido e gli dico: "Ma insomma, cosa c’è che non va con te?". Lui mi guarda. Dritto negli occhi, come non faceva mai. Risponde, serio: "Forse il problema è che mi sono innamorato della persona sbagliata". In quel momento ho capito. Ho visto il lampo di luce, quella luce magnetica e tagliente, e ho capito: ho capito gli sguardi, i sorrisi, i complimenti, l’ironia trattenuta, il modo che aveva di aprirmi la porta, di sfiorarmi come per caso, di seguirmi con gli occhi. La notte stessa mi ha mandato un messaggino, lui che non mi chiamava mai: "Vediamoci".
Ci siamo visti. Pensavo di andare a pranzo con lui e chiarire, ascoltarlo, dirgli mi dispiace, ti passerà; o forse non pensavo niente. Pensavo di andare a pranzo con lui e invece siamo andati a letto insieme, subito, con quel desiderio bruciante che con mio marito non avevo mai sentito, quella fame, quella lama di coltello, quella voglia di dirgli: toccami, stringimi, fammi male. Sono stati mesi di febbre, di precipizio; mesi bellissimi, in cui ho vissuto e camminato quasi sonnambula. Esistevo solo per lui. Bugie su bugie e solo una cosa contava: vederlo.
Me ne sono andata di casa una mattina, mentre mio marito era al lavoro; vigliacca, non ho avuto il coraggio di affrontarlo. In una valigia ho messo solo qualche abito, ma arrivata alla porta sono tornata indietro e ho preso, non so perché, anche il mio quaderno di ricette. L’anello di fidanzamento, la fede, li ho lasciati sul tavolo, insieme a una lettera scritta in fretta, in cui gli chiedevo perdono. E’ stato uno scandalo senza fine. Sono state scenate e pianti, e pettegolezzi impietosi, e il marchio del doppio tradimento; e mia suocera che, incontrata per strada, mi ha guardato con dolce disprezzo e si è girata. Sono stati mesi orribili, ma io ero come drogata, drogata da quell’amore, non mi interessava più niente, solo io, solo lui. E il bambino che doveva nascere. Sono rimasta incinta subito: pazza di felicità.
Poi il bambino è nato. Ed è morto: il giorno dopo, in ospedale. Inutile spiegare perché… Non voglio ricordare. Ma sono morta dentro anch’io. Tornata a casa, ho passato settimane chiusa nel buio della camera da letto. Pensavo: è un segno, ho sbagliato. Pensavo: non voglio più vivere. Non volevo che Fabio mi toccasse, mi dava fastidio tutto, mi giravo dall’altra parte, non volevo parlare, non volevo spiegare, niente. E poi me ne sono andata, di nuovo. Sono andata dall’unica persona che sapevo non mi avrebbe giudicato: mia madre. E’ da poco che sto meglio. Ieri ho tirato fuori il quaderno e ho ripreso a cucinare, una ricetta alla volta. Ci provo. Ricomincio da qui.

7 commenti

LISA | Martedì, 23 giugno 2015 @07:45

Quando penso alle ricette di cucina magiche penso a "Ristorante Nostalgia" di Anne Tyler, dove il protagonista cucinava piatti dell'infanzia, piatti perduti, piatti che riportano indietro nel tempo. Ma la cucina non ci porta solo indietro nel passato. Come dici tu, Marianita, è anche un modo per inventare e sperimentare il futuro.

Marianita | Domenica, 21 giugno 2015 @13:06

A me è piaciuta molto questa storia. Sono felice che la protagonista sia ripartita dalle ricette di cucina: un modo per volersi bene e per scegliere gli ingredienti giusti con cui ricominciare ad amarsi e ad amare.
Tempo fa ho letto un racconto in cui si evidenziava che spesso ci si accontenta del solito cibo quando invece si potrebbe avere una meravigliosa cucina "magica" dalla quale far nascere nuove pietanze, nuove opportunità per la nostra vita con un po' di fantasia e tanta volontà. Da poco anche io ho una cucina magica dalla quale sono ripartita.
Buona domenica

LISA | Venerdì, 19 giugno 2015 @18:53

Certo. La meravigliosa banalità dell'amore.

una a caso | Venerdì, 19 giugno 2015 @18:03

....bah....molto banale , molto vissuto , molto ...visto al cinema ,,,,, scusatemi

A. | Venerdì, 19 giugno 2015 @14:23

ho letto e ho pianto. Anch'io mi sento spesso una sposa non perfetta pur amando totalmente solo e soltanto lui. Ma nella mia storia ho sbagliato lo stesso... Dedicandomi troppo e trascurando me , la mia vita, le mie passioni... Ho finto di volere una vita diversa solo per stare con lui, solo per l'amore che portavo e ancora porto. E ho finto di non vedere che a volte il mio amore premuroso non è stato abbastanza. Stiamo ancora insieme ma dalla mia fetta di vita e di amore vorrei condividere la vita e l'amore per noi stessi... Mi sono salvata ritornando un pó da me, dedicandomi alle mie passioni, riscoprendo il gusto dell'impegno per rimettermi in gioco sul lavoro e nel sociale. Ognuno sa cosa ha messo d'apparte per amore e sa dove deve tornare per trovare la strada di casa... La strada che porta da noi stessi e che ci salverà. Ti auguro tanta felicità è fortuna. E se serve, ti ricordo che non sei sola.

Carla | Venerdì, 19 giugno 2015 @10:17

Ricominciare é una parola faticosa e non sempre legata all'amore. Ogni giorno dobbiamo ricominciare per essere quello che non siamo riusciti ad essere. E sulla lunga distanza forse il caso e l' istinto sa meglio di noi chi siamo

Alessandra R. | Venerdì, 19 giugno 2015 @09:40

L'importante è ricominciare. E credo che la difficoltà maggiore sia proprio quella. Acquisire la consapevolezza di voltare, andare avanti. Per ricominciare. Da inghiottire non più bocconi amari ma, perchè no, i nostri piatti cucinati con un nuovo obiettivo: fare qualcosa per se stessi con profondo amore.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.