Lisa Corva

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Io e Pipilotti. (A proposito di arte, madri e mutande).

Giovedì, 27 agosto 2015 @09:06

Questa è la mia intervista a un'artista mito, almeno per me: Pipilotti Rist. Leggetela e poi se potete andate a vedere, a Milano, la mostra La Grande Madre, appena inaugurata a Palazzo Reale. L'intervista è stata pubblicata su Gioia.

Quando ho visto per la prima volta uno dei suoi lampadari fatti di mutande sospese e colorate, ho pensato: devo assolutamente conoscerla. Sto parlando di Pipilotti Rist, la pirotecnica e ironica artista che sarà a Milano, nella mega-mostra "La Grande Madre", con una delle sue installazioni multicolor, stavolta un "affresco digitale". Il suo sguardo è una lente d’ingrandimento magica sul mondo e sul corpo: bocche e baci diventano petali, l’erba una skyline, i tulipani un luna park psichedelico… Un pianeta colorato ma anche buffo e allegramente sporco, come quello dei bambini. Forse non a caso, visto che Pipilotti nasce in Svizzera come Elisabeth Charlotte Rist ma, visto che da piccola la chiamavano Lottie, quando sceglie il suo nome d’arte unisce Lottie a Pippi Calzelunghe, il suo mito. Ed eccola, Pipilotti, una delle artiste più amate oggi. E io superfelice di entrare nel suo mondo. Via Skype! Perfetto, perché Pipilotti è una video-artista: mentre chiacchieravamo sembrava di stare dentro uno dei suoi video, camera mossa e i centomila colori della sua casa e dei suoi oggetti del cuore.

- Ha scelto un nome bizzarro anche per suo figlio: Himalaya…
Il nome Himalaya mi ha sempre stregato, anche se non ci sono ancora mai stata: il tetto del mondo. Sentivo la parola e vedevo due colori: azzurro e bianco. Per fortuna, quando siamo andati a registrare il bimbo all’anagrafe, non ci sono state troppe proteste: l’impiegato era un appassionato di alpinismo... Abbiamo dato a Himalaya, che ora ha 13 anni, altri due nomi: Yuji, in giapponese, e Ansgar, in tedesco antico. Il primo giorno di scuola ha optato per Yuji, e lo capisco. Ma se lo chiamiamo Himalaya per ora risponde ancora… (ride).

- Ed è Himalaya neonato, insieme a lei, che vedremo nella mostra milanese. Maternità per lei è questo, un bimbo in braccio?
In realtà le madri sono sempre viste da fuori, da una terza persona; a me invece interessava uno sguardo "da dentro" sul materno. Così mi sono filmata da sola: con una mano stringo Himalaya, con l’altra la videocamera. Quello che vedrete a Palazzo Reale, mixato con gli stucchi del soffitto, e lavorato con la tecnica del "pixel mapping", è il video che ho girato quand’è nato.

- Lei ha definito la video art una specie di borsetta, in cui si può infilare di tutto: suoni, immagini, poesia, musica, parole… Ma la sua borsetta, allora, com’è?
Pipilotti la tira fuori da sotto il tavolo: è una tracolla d’argento, dall’aria stracolma. La svuota…
Nella mia borsa c’è di tutto: un notes per scrivere a mano le mie idee, chiavi, soldi, telefono, occhiali… Le porto finché si disfano, le mie borse, ma con questa mi sono sentita una traditrice, perché in genere uso quelle disegnate da mia sorella (eccole: www.swallow-d.com/ , ndr). Ma una borsa non basta! Ultimamente ho cominciato a portarmi dietro anche una piccola sacca della spesa con rotelle. Sono un’accumulatrice: porto a casa tutto quello che può servirmi per la mia arte.

- Però non ho mai conosciuto un’artista che usasse mutande per le sue opere…
Pipilotti ride: entrambe pensiamo alle mutande colorate dei lampadari nella mostra Parasimpatico (a Milano nel 2011 al Teatro Manzoni, uno degli eventi della Fondazione Nicola Trussardi) o alle ghirlande di slip, l’autunno scorso, nel giardino della galleria d’arte Hauser & Wirth nel Somerset. E risponde:
Penso che la nostra "parte bassa" sia, diciamo così, un punto complicato per le donne. Da lì veniamo e siamo nate, lì partoriamo, lì nasce il piacere ma anche il dolore, un’area piena di contrasti e contraddizioni… Con i miei lampadari e ghirlande di mutande volevo "alleggerire", portare verso l’alto, la luce! All’inizio le compravo nei mercatini, poi la mia famiglia e gli amici hanno cominciato a regalarmi quello che non usano più. Così ora nel mio atelier ho mucchi di biancheria, ma anche abiti usati, e scatole e packaging bianchi, senza scritte. Sono una grande raccoglitrice, ma confesso di avere un aiutante, che da anni viene a catalogare, una volta alla settimana. Se collezioni e non tieni in ordine, quello che raccogli è solo caos.

- Tutte le sue opere sono ironiche e sensuali, ed estremamente femminili. Se dovesse dare un messaggio a una ragazza, sul diventare grande, diventare donna, che cosa le direbbe?
Le direi: se ti feriscono, se ti prendono in giro, e nella vita prima o poi succede, non sprecare troppe energie a pensarci, non rimanerne schiacciata. In questo bisogna prendere esempio dagli uomini, che rimuginano di meno, vanno avanti.

- E poi magari usare un fiore come arma? L’ha fatto nel suo video Ever Is Over All del 1997, dove una ragazza camminava per strada e con un giglio-torcia gigante, una Kniphofia, prendeva a martellate tutti i finestrini delle auto in sosta…
Ma non era un invito alla distruzione! (ride). Era più una fantasia, quella che io chiamo isteria positiva. Una favola flower power. Ed è vero che amo i fiori, anche se i miei preferiti sono i semplici "non ti scordar di me". Amo i fiori perché anche noi siamo così; affondiamo radici nella terra, ma ci spingiamo verso l’altro; se c’è vento ci pieghiamo, ma non ci spezziamo. Mi piace questa coesistenza di forza e leggerezza. Questo è quello che da loro possiamo imparare.

Ci sono nomi-mito come Frida Kahlo, ma anche artiste contemporanee e controverse come Sarah Lucas e Cindy Sherman, e ovviamente Pipilotti, nella mega mostra "La Grande Madre" a Milano. A cura di Massimiliano Gioni, 127 artiste e artisti da tutto il mondo a Palazzo Reale (fino al 15 novembre). La Grande Madre, perché? "Per parlare del potere generativo di chi è madre, certo; ma soprattutto del potere creativo delle donne, anche quello che ci è stato negato", spiega Beatrice Trussardi: la mostra è infatti ideata e prodotta, in collaborazione con il Comune di Milano, dalla Fondazione Nicola Trussardi, che dal 2003 regala eventi d’arte in città, ogni anno in una diversa location. www.fondazionenicolatrussardi.com

1 commento

Giusy (d'antan) | Venerdì, 28 agosto 2015 @13:24

Divertente questa intervista. Mi è piaciuta tanto l'idea - messa in pratica - del lampadario ornato di mutandine. Mi ha ricordato una battuta del mio anziano ginecologo ricco di esperienza che, mentre mi "rattoppava" dopo il primo parto, sentenziava i così: "le donne in genere sono più affezionate alle loro mutande che ai loro mariti"

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.