Lisa Corva

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Quest’abito bianco, il mio abito bianco, che saprà per sempre d’estate.

Mercoledì, 16 settembre 2015 @10:10

Quest’abito bianco, il mio abito bianco, che saprà per sempre d’estate, di cotone steso ad asciugare al sole. Lo guardo adesso, è già nell’armadio, e mi chiedo se forse non è troppo presto per metterlo via, è settembre, potrei indossarlo ancora una volta… Ma ci sono abiti che sanno di isole e di scogli, di ulivi e di barca; abiti che non riesci proprio a indossare, in città, anche se è ancora caldo. Abiti corti, abiti arruffati, abiti che portano i segni del tempo, abiti da vacanza e non da città. Piccoli abiti bianchi che sanno d’estate.
Nel linguaggio moda – quello che ho imparato a usare – è un "little white dress", il corrispettivo estivo del "little black dress", la "petite robe noire" che tutte le donne hanno nell’armadio (persino io che odio il nero). Ma il mio vestito bianco preferito è di quando avevo sedici anni, e non sapevo neppure cosa fosse una sfilata: leggevo Neruda e Tolstoj (ebbene sì), ed ero già un’Incurably Romantic. La moda non era moda, ma erano semplicemente abiti: abiti da desiderare e di cui innamorarsi, abiti che avevano dentro quel "transformative magic", quel potere magico di trasformarti in altro, abiti in cui cucire dentro storie e sogni. Ed è bellissimo che adesso gli abiti tornino ad essere semplicemente questo per me; anche se guardo l’etichetta, anche se so "prezzarli" come la protagonista del mio Glam Cheap.
Etichetta, appunto. Il mio abito bianco preferito non ha etichetta. E’ una vecchia camicia da notte, di un cotone bianco e leggerissimo, due bottoncini che chiudono le spalline, un ricamo leggero sulla scollatura e sul bordo. Non ricordo più da dove venga, da quale mercatino, da quale cassapanca. So che la mettevo come abito d’estate sull’isola in cui andavo e mi sentivo leggera e felice. E’ un abito senza taglia, fatto per scivolare addosso comodo; è un abito, anzi scusate, una camicia da notte, che non chiede e sorride, che si può usare sopra un costume e di sera con un paio di infradito d’oro (anche se, sulle isole, la tentazione è sempre andare scalza). Un abito di quelli che anche se lo dimentichi per qualche anno di fila in un cassetto non ti rimprovera, perché sa che prima o poi tornerai. E infatti quest’estate l’ho ripreso in mano, dopo lunghi abbandoni: perché a fine giugno, in viaggio a Marsiglia, ho incontrato per caso degli abiti così, camicie da notte di lino pesante e cotone lieve, alcune ricamate e altre monogrammate, appese in attesa nel marché aux puces di Cours Julien. Le ho toccate, accarezzate, forse potevo comprarne una? Per l’estate? Poi ho capito che a casa ne avevo già una, che mi aspettava.
L’avevo abbandonata, questa camicia da notte-prendisole, per tante estati. Per un altro "little white dress" molto amato, regalo di un’amica perduta: un abito di cotone indiano doppiato, con le maniche lunghe a pipistrello, da portare la sera, quando comincia a fare fresco, il cotone così ruvido e dolce insieme sulla pelle, come certe carezze. Poi ne sono arrivati altri. Una camicia da notte di lino pesante, con "Elisa" ricamato davanti, regalo di un’amica: apparteneva a un’anziana signora che abitava accanto a casa sua, svuotando gli armadi la figlia ha fatto dei regali… Ed è arrivato a me. Le storie che mi piacciono, gli abiti che hanno una seconda vita. E ancora un abito che arriva da lontano, dall’isola di Bali, di una stilista francese che si è trasferita lì: un regalo anche questo, di un’amica che abita in Indonesia, che l’ha comprato e non è mai riuscita a metterlo, perché il tessuto non va bene a Bali, nell’umido tropicale di Bali; è un tessuto goffrato, una crêpe più adatta al Mediterraneo…
Ma quest’estate ho sfilato dall’armadio l’abito dimenticato, la camicia da notte-prendisole, l’abito dei miei sedici anni; il cotone leggerissimo sulla pelle. L’ho indossato, portato sulla nuova isola. E si è strappato. Si è strappato più volte, prima sulle spalline, dove la stoffa cede; poi dietro, lacerato. Povero abito. L’ho lavato e lo guardo e non riesco a metterlo via. Non so se sarà possibile rammendarlo; non da me di sicuro, che non so neppure attaccare un bottone. Ma forse è un abito stanco di uscire, di essere indossato? Forse per questo voglio raccontarne la storia qui, visto che l’ho tanto amato? Forse per questo lo fotografo: lo trovate su Instagram. E' la mia seconda storia di abiti, di #storiecucite.
E poi, altre piccole coincidenze. Quest’estate, in uno dei miei articoli da Ragazza dallo Sguardo Prezzante (lo sapete, vero? Che su How To Spend It del Sole 24 Ore entro ogni mese - virtualmente e non - in una boutique diversa), ho parlato di abiti bianchi e di nostalgia. Con la proprietaria di tre boutique in Sardegna che mi piacerebbe visitare (lei si chiama Donatella Soro, e il suo negozio che vorrei vedere è a Cagliari), che mi raccontava del suo abito bianco della memoria: un abito di lino ricamato dalla mamma, perso in chissà quale trasloco. "Aveva un taglio prendisole", mi ha detto. "Bretelline sottili, piccolissimo corpino ricamato, vita altissima sotto il seno; il mio primo abito da donna". Le piaceva così tanto, le faceva così tanto estate che l’hanno scorso ne ha comprato uno di un brand famoso che glielo ricordava: ma in fondo era solo una copia... L’altro? L’altro è perduto ma memorizzato per sempre, come con gli abiti che sono nel nostro cuore, fotograti nella memoria, potremmo disegnarli a occhi chiusi.
E poi, altra coincidenza, ho incontrato una frase in un libro, una frase di Robert Musil in "L’uomo senza qualità", il libro oversize che ho cominciato quest’estate e che credo proprio mi accompagnerà per molti mesi. Una frase che ho sottolineato a matita e che ho trasformato nel mio spillo della settimana su Gioia; lo leggerete domani. Sa di cotone steso ad asciugare al sole, sa di lino ammorbidito degli anni, sa d’estate. Sa di tutti gli abiti bianchi che ho amato e che amerò.

11 commenti

LISA | Venerdì, 18 settembre 2015 @08:38

A., la tua storia mi piace molto per due motivi, anzi tre. Perché un abito giallo - colore apparentemente difficile da portare ma bellissimo - mette allegria. Perché è così romantico quando un uomo ci regala un abito, qualcosa da indossare: vuol dire che pensa a come potremmo essere con quell'abito addosso (sai che a me non è mai successo?). Last but not least, perché è incredibile che un abito che è anche il segno di un amore finito diventi in realtà un abbraccio per sempre. Grazie della tua storia.

LISA | Venerdì, 18 settembre 2015 @08:21

Carla, è bellissimo quello che hai scritto: un abito che ti fa sentire sicura, perché "è tutta la mia vita indossata". Mi chiedo se ne ho uno così, nell'armadio.

A. | Venerdì, 18 settembre 2015 @00:00

È molto difficile che io abbia un abito preferito. Cambio ogni anno e conservo pochissimi abiti da un anno all'altro. Mi piace cambiare sempre ma ogni abito ha una storia e sono affezionata comunque. Tra tutti, quello che probabilmente userò fino a doverlo cucire è un regalo dell'uomo che dovevo sposare e che mi ha lasciata. È un abito giallo , fatto un po' di pizzo e che quando stavo con lui non indossavo quasi mai. L'ho ritrovato nell'armadio e averlo addosso è un po' come cancellare ogni malinconia. È un abbraccio quando non posso chiederne uno e un mio segreto trucco per i giorni spenti. Non so se un giorno riuscirò a metterlo da parte ma certamente ha un posto speciale. E di abiti ne ho veramente tanti.

A. | Giovedì, 17 settembre 2015 @23:33

Che cara Lisa! Hai scritto un articolo fashion che io ho tanto atteso e che non immagini quanto amo.
Sono una fan degli white dress e non solo. Anche little black dress perché no? Indosso la gonna tutti i giorni per lavoro ma quando sono libera indosserei più vestiti che pantaloni. E i vestiti bianchi sono così belli... Sia per il mare che per un giro in città sulle isole greche come ho fatto tantissime volte... I vestiti bianchi sanno di leggerezza, di vacanza, di giornate di sole con gli occhiali neri e una bag possibilmente coloratissima.

Carla | Giovedì, 17 settembre 2015 @16:55

Il mio è un abito lungo, bordeaux, a balze, di lino , largo con lo scollo a canottiera. Lo comprai che aveva vent'anni, prima di partire per una vacanza con il mio futuro marito. E' così largo che l'ho messo per le tre gravidanze, la prima volta che feci una supplenza lo misi e un ragazzino mi fece dei complimenti. Poi ho smesso di metterlo, l' ho portato nella casa del mare, lo usavo per la spiaggia. Quest'anno l' ho rimesso per una cena, una di quelle che non sai cosa mettere; se elegante o meno, e mi sono sentita sicura, perché mi presentavo con tutta la mia vita indossata

LISA | Giovedì, 17 settembre 2015 @08:34

I bottoncini in madreperla! E avere qualcosa del corredo di una nonna! Bianca, storia bellissima.Grazie. Salutami il tuo vestito bianco… Lo usi, vero? Lo porti in giro per il mondo? ...

bianca | Mercoledì, 16 settembre 2015 @19:40

Il mio lwd preferito e più amato è la camicia da notte di una delle mie nonne, parte del suo corredo.
Vecchissima, mia nonna era nata alla fine del 1800, di tessuto pesante, piccoli ricami ,maniche ad aletta con pizzo, piccolissimi bottoni in madreperla.Fu regalata a me, la più alta delle nipoti (altezza ereditata dalla nonna).

LISA | Mercoledì, 16 settembre 2015 @12:32

Che bello, Serafina. E il tuo preferito, se hai un preferito, qual è? Che storia è cucita dentro?

Serafina | Mercoledì, 16 settembre 2015 @11:58

Capita, semplicemente è così, di essere, in alcuni abiti, semplicemente se stessi. Di sentirsi corrisposti e interpretati dalla stoffa, dai movimenti che il vento dà alla veste, dagli spazi che le spalline creano per le scapole, la nuca, e il collo di tre quarti girato, in tensione. Per me questi abiti sono gli abiti bianchi, alcuni acquistati e mai dismessi, e poi tanti altri che continuano ad occhieggiare verso di me sicuri di tentarmi e piacere, come se sapessero.
E trovare questo pezzo qui oggi...che dire, grazie.
Buona giornata

LISA | Mercoledì, 16 settembre 2015 @11:20

Alessandra R: ecco un altro capitolo, gli abiti che compriamo e poi cerchiamo l'occasione giusta per inaugurarli, la storia da cucire dentro. Ma forse anche un viaggio in treno va bene. Gli abiti adorano viaggiare e farsi stropicciare! Provaci adesso, l'estate non è ancora finita...

Alessandra R. | Mercoledì, 16 settembre 2015 @10:35

Il mio LWD è ancora lì nell'armadio. Scovato tra mille grucce ammassate, un giorno di primavera, con mille idee di quando e come indossarlo. A maniche lunghe, lungo, di pizzo. Ma no, non è un abito da sposa. Un abito che non ho messo: la scusa dei viaggi in treni che rendono inadeguata lunghezza e colori, le scarpinate nei weekend anziché sorseggiare cocktail in riva al mare o al lago (e se per quello i sandali alti han fatto la stessa fine.. chiusi in una scatola), la canicule che ha indirizzato il mio shopping su abiti e top dalle maniche più corte possibili; vacanze di maltempo. Ed eccolo lì, ancora nell'armadio. Se ne parlerà l'estate prossima?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.