Lisa Corva

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E’ veramente autunno quando le uniche scarpe che puoi metterti sono quelle chiuse.

Lunedì, 5 ottobre 2015 @17:32

Per anni, quand’ero al liceo, l’autunno per me cominciava davvero il 5 ottobre, quando una mia amica compiva gli anni. Fino ad allora cercavamo di resistere ed andare in giro almeno senza calze (barando, certo, magari con i calzoni). Ora la mia amica vive in un’altra città, un altro Paese; ogni tanto le scrivo per il suo compleanno, e le chiedo se si è già messa le calze (in genere sì: vive un pochino più a Nord di me).
Così, quest’anno, è venuto il momento di abbandonare le mie Birkenstock d’argento, e passare alle scarpe chiuse. E, ahimé, le calze. Peccato per le Birkenstock, che mi fissano happy con quel loro luccichio: le mie prime Birkenstock, che avevo sempre evitato con un certo sdegno. Ma alla fine mi hanno conquistato. Come al solito, il mio approccio al mondo passa prima per le parole: e quindi quello che mi ha davvero convinto è un articolo letto per caso sul New Yorker qualche mese fa, un lungo reportage su come nascono, sui test ergonomici in fabbrica, e perché continuano a piacere, queste scarpe "brutte e comode", e perché ora hanno conquistato anche le fashioniste. Fashion? Fashion uguale silver: ho scoperto che le Birkenstock esistono anche in argento, effetto specchio. E improvvisamente ho capito che non potevo più vivere senza. Caccia alle Birkenstock effetto mirror all’inizio dell’estate, che è finita in una bottega super-vintage di Trieste, dal nome buffo, Calzature Malvestiti. Accanto a una delle mie chiese preferite, quella serba di San Spiridione. Il signor Malvestiti (così mi ha raccontato la figlia, mostrandomi la foto del padre davanti alla bottega, con un grappolo di babbucce appeso accanto alla porta, un secolo fa), cominciò facendo pantofole. Eccole nella bacheca dentro il negozio, anche commissionate per il teatro; scarpe fatte su misura, quando ancora si usava. Quando ancora Trieste era La Grande Trieste. Ed eccole qui, le mie Birkenstock, che mi aspettavano, proprio della misura che volevo io, di un bell’argento effetto specchio. Le ho indossate tutta l’estate, perfette per uno dei miei Instagram account preferiti, #ihavethisthingwithfloors (poi, certo, dovremmo parlare di questa mania contagiosa di tutti di fotografarsi i piedi e postare le foto, ma questo non è il luogo). L’importante è che fossero effetto mirror, come un articolo che ho scritto quest’estate per Elle Decor, come l’Ombrière di Norman Foster che ho visto a fine giugno a Marsiglia, un tetto brillante a specchio nel Vieux Port, dove i marsigliesi si danno appuntamento, che ha l’unico scopo di proteggere dal sole… E di farti alzare lo sguardo (e far scattare una foto). Amo questi giochi dell’architettura e del design, sono momenti di leggerezza e di felicità nelle città.
E adesso? Adesso, per rendere più dolce la transizione, ecco delle altre scarpe-pantofola: le Virreine. Morbidissime, scamosciate, le ho comprate in una bottega a Venezia (a Milano le trovate da Chicchi Ginepri) e sono già il mio secondo paio. Ma vengono dalla Spagna... Le ho già verde bosco (le vedete su Instagram), come certi boschi d’autunno; ora le ho scelte di un blu copiativo. Decisione difficile: ero a Venezia per un’intervista, e sono passata davanti alla bottega, che si chiama Linda ed è accanto a Campo Santo Stefano: la ragazza e proprietaria si ricordava di me e mi ha detto che ha letto il mio ultimo romanzo… Forse per questo mi sono sentita libera di tormentarla sul colore (l’alternativa era un superchic testa di moro, ma ho pensato che d’autunno abbiamo bisogno di colori).
E adesso? Adesso comincia la caccia a qualcos’altro di silver: vorrei un paio di scarpe chiuse, ma di nuovo dall’effetto mirror. Ho capito che le scarpe in argento oppure oro sono le migliori, vanno con tutto, e brillano, effetto Cenerentola metropolitana.
Quanto alle calze, bè, questo è un argomento difficile, perché io i collant li odio. Per oggi mi concentro sulle morbide pantofoline da città.

5 commenti

LISA | Mercoledì, 7 ottobre 2015 @08:48

Elena, ben arrivata! E buona scrittura. Che bello che delle pagine su delle amiche perdute ti abbiano portata fin qui. I quattro libri della Ferrante sono meravigliosi. Quale sarà il titolo delle tua tesi, su cosa ti concentri? Mi fa piacere se racconti...

Elena | Mercoledì, 7 ottobre 2015 @00:24

Sono capitata qui per caso, sto scrivendo la mia tesi di triennale su Elena Ferrante e tra gli innumerevoli link di Google sono capitata qui. Tra le righe che scrive mi sono sentita subito a casa, ho salvato il sito tra i preferiti.
Elena.

LISA | Martedì, 6 ottobre 2015 @18:17

Le calze che più odiavo erano quelle sottilissime, dai 15 ai 20 denari, che si rompevano subito e che mi pizzicavano. Eppure mia nonna - una delle mie nonne - me le regalava sempre; calze "da signorina", un lusso per lei che aveva fatto la guerra. Poi per fortuna sono arrivati i collant morbidi e coprenti, e i leggings. Niente di chic. Ma così comodi...

VIRREINA -STUDIO SPADA | Martedì, 6 ottobre 2015 @11:40

MA CHE ARTICOLO CARINO !!!!!
LA RINGRAZIO MOLTO
HENNY SPADA

Alessandra R. | Martedì, 6 ottobre 2015 @09:37

Birkenstock e ballet shoes. Tanto odiate (in superficie) ma amate (sotto sotto). Io non mi nascondo e le metto. Le prime: ho investito per un paio da casa (e alla domanda della mami: fa freddo, non hai le ciabatte chiuse?! ehm a casa mia il cambio stagionale comporta anche il change della ciabatta ahahahah), plain, no glitter o senza pelo e senza fronzoli ma di una comodità incredibile (io le chiamo correttive, perchè sin da piccola ho la tendenza a "rannicchiare" il piede verso l'interno e queste mi aggiustano un pò). E poi va beh, le ballerine, tanto scomode ma mi ricordano l'infanzia e ne faccio incetta. Io giro ancora con le scarpe da barca, senza calze. Quanto ai collant brrrrrrr capisco il raccapricciante fastidio. Quelle di pizzo, bianche, iperlavorate, anche quelle mi ricordano l'infanzia, ma da quelle ho sviluppato un'avversione incredibile. Oggi però sulla città pioviggina e passare allo stivaletto è un attimo. Benvenuto autunno!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.