Lisa Corva

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Sotto le tue dita io sono una castagna bruna. E la buccia, che punge tanto, l’ha rotta l’amore con colpi verdi.

Lunedì, 19 ottobre 2015 @09:37

"Sotto le tue dita io sono una castagna bruna.
Così respira in tasca ai bambini.
E la buccia, che punge tanto,
l’ha rotta l’amore
con colpi verdi".
(Jan Skácel)

Lo so, molte e molti di voi questi versi – di Skácel, poeta nato nel 1922 in quella che allora era ancora Cecoslovacchia, e tratti da un piccolo volume di Metauro Edizioni - li avranno già letti. Sono stati uno #spillo su Gioia nel 2013, un Buongiorno su City nel 2009, sono finiti anche nel mio terzo romanzo, "Ultimamente mi sveglio felice". Eppure. Eppure ieri, quando camminavo per il parco, per vedere le prime foglie gialle per terra, per vedere se è autunno; ieri ho raccolto una delle prime castagne matte, la buccia così lucida, così bella da tenere in mano, e me la sono infilata in tasca. E mi sono venuti subito in mente questi versi. Questo è il potere della poesia, di certa poesia: ci accompagna, rimane con noi, ritorna nella nostra vita. La infiliamo in tasca come una castagna raccolta nei viali di un parco.

8 commenti

Giusy | Martedì, 20 ottobre 2015 @13:05

...ha! meglio dire non commestibili!...!

Giusy | Martedì, 20 ottobre 2015 @13:03

...io raccoglievo le castagne immangiabili degli ippocastani che, a primavera inoltrata ci regalano fiori bianchi o rosacei, sui viali delle città del nostro nord., Belle, quelle castagne, grandi e lucide.

LISA | Martedì, 20 ottobre 2015 @08:39

Alessandra R.: il gesto di raccogliere una castagna, sentirla così liscia e pura, metterla in tasca. Anche questo per me è l'autunno.

LISA | Martedì, 20 ottobre 2015 @08:30

Cristiana, grazie della tua storia. Perché abbiamo tutti bisogno di storie: anch'io. (E grazie anche per la bella foto di ispirazione moda che hai messo nel blog: un soprabito grigio con le labbra di un lipstick blu, superchic. Dovrei avere il coraggio di provare!)

LISA | Martedì, 20 ottobre 2015 @08:28

Non ho mai mangiato queste delizie alle castagne! Mi hai fatto venire fame. Carla. Fame di cibo e ricordi d'infanzia.

Carla | Lunedì, 19 ottobre 2015 @20:05

Sono più prosaica di voi e la castagna mi fa venire in mente la farina di castagne. La farina di castagne mi ricordo un cibo che mi faceva sempre , di questi tempi, la mia nonna: I bollenti o meglio conosciuti come necci. Sono delle"crepes" fatte con farina di castagne, acqua e un po' di zucchero; poi l' impasto viene messo su un padellino e cucinato. Da qui il nome di bollenti, poi si mangia con un po' di ricotta. La mia nonna li faceva nelle sere autunnali e fredde invitava tutti i figli e i nipoti. Era una festa, senza festa.
Ecco cosa fa una castagna matta! Fa venire in mente lontani ricordi di bambina e la sua nonna...

Cristiana | Lunedì, 19 ottobre 2015 @11:56

Per te, Lisa che ami le storie: http://macri.tumblr.com

Mi sono trasferita a Roma nel 1986. Ho vissuto in via Panama, poi in piazza Crati e dal 1990 in via Massaciuccoli. Dalla finestra della camera e della cucina il mio sguardo ha scelto per vent'anni le finestre del palazzo di fronte che mettevano in scena la vita di una coppia di ultra sessantenni. Tutte le sere cenavano al grande tavolo del salone davanti alla televisione, seduti uno a fianco all'altra. Si alternavano nel servirsi la cena e restavano al tavolo fino a molto tardi a vedere la tv.
Con il tempo hanno cominciato prima ad appoggiarsi e poi ad addormentarsi l'uno sulla spalla dell'altra. Lui, rigorosamente in vestaglia da camera, indossava il classico berretto da notte. Era un bell'uomo alto, distinto, dalle movenze dolci ed eleganti; lei era piccolina, sgraziata nel fisico ma molto signorile, e severa nello sguardo. Li scorsi una mattina sull'autobus, nel tragitto parlarono, e risero anche; lei scese con me, mentre lui proseguiva per il mercato rionale tre fermate più avanti. Si congedarono con un bacio.
Quando mi sono trasferita a Venezia, tornai a Roma per una decina di giorni e mi accorsi che lui non c'era più. Lei era fiera e austera come sempre, cenava e si addormentava davanti alla televisione, seduta a quel tavolo.
Provai una indicibile malinconia, che fece posto a un sentimento di gratitudine per avermi fatto compagnia con la loro amorosa normalità.

Alessandra R. | Lunedì, 19 ottobre 2015 @09:50

Quando la sera esco dalla stazione e risalgo le scale del sottopassaggio, un castagno si erge lì, da anni; dona la sua ombra in estate, rendendo meno traumatico il passaggio dai sotterranei al sole cocente. In autunno è un tripudio, un tappeto di foglie e castagne. Ne raccolgo una, anche se ammaccata, e me la giro in mano e me la metto in tasca. So che questo gioco o rito autunnale durerà poco ma me lo godo ogni giorno. Fa nulla se passerà poi in secondo piano, se sarà dimenticato. Ma la certezza onnipresente che sarà rispolverato l'anno seguente, come i versi di una poesia. Ps. Sabato sera aperitivo con caldarroste... quando le castagne pungono la golosità e la soddisfano! Buon lunedì.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.