Lisa Corva

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Mettiamo che sia una notte d’autunno e io non riesca a dormire.

Martedì, 10 novembre 2015 @08:18

"Mi ero svegliata all’alba di una giornata d’autunno, non riuscivo a riaddormentarmi e pensavo alla mia vita. Ma le tre del mattino non sono l’ora più propizia per la meditazione, come tutti sanno."
(Monica Dickens)



Vi capita mai di svegliarvi all’alba, molto ma molto prima di quando suonerà la vostra sveglia, e di stare ad occhi sbarrati nel letto pensando alla vostra vita? Immagino di sì. Ogni tanto capita. Peggio ancora se capita d’autunno, quando le albe sono lente, piene di nebbia e di grigio (e meglio ancora se poi arriva inaspettato il sole sfavillante di questo incredibile autunno).
Forse per questo mi è tanto piaciuto l’incipit di questo libro vintage ("One pair of hands", appena tradotto in italiano come "Su e giù per le scale", Elliot edizioni); un irresistibile libro autobiografico scritto negli anni Trenta da Monica Dickens che, come fa sospettare il nome, era davvero la pronipote del grande Dickens. Che cosa medita Monica, allora ventenne, in quel letto londinese? Una fortunata "débutante" degli anni Trenta, che ha tentato (senza successo) una scuola di recitazione a Parigi ed è reduce da un viaggio a New York… Potrebbe semplicemente uscire, andare ai balli, cercarsi un marito. La guerra è lontana. E invece no. Monica sogna altro. Vorrebbe scoprire, divertirsi, andare controcorrente. E allora che cosa fa? Cerca lavoro come cuoca e cameriera. Da "upstairs" a "downstairs", una specie di viaggio in incognito in un mondo che allora era ancora molto Downton Abbey. Upstairs le signore ingioiellate, sotto le cuoche; ognuna prigioniera dell’altra. Monica accetta un lavoro dietro l’altro, prima a Londra, poi in campagna: il libro è la cronaca irresistibile del suo anno con grembiule e crestina, mani arrossate per i piatti lavati nell’acquaio, fughe rocambolesche in cantina quando arriva a casa un ospite che l’ha conosciuta solo in abito da sera.
Ma a parte la cronaca esilarante (tra l’altro Monica, chiusa l’esperienza fornelli e acquaio, andrà anche a fare l’infermiera durante la guerra, e ci scriverà un altro betseller, "One Pair of Feet"), quello che più mi ha colpito sono i dettagli domestici, downstairs appunto. Di quando nelle case bisognava fare tutto, assolutamente tutto, a mano: niente salvezza dei cibi pronti o take away (la cuoca che spesso era anche la cameriera tuttofare, aspettava paziente, quando portava in camera da letto, al mattino, il tè, le disposizioni per il menu del giorno); niente supermarket: ogni giorno suonavano alla porta il garzone del latte, il macellaio, l’ortolano, che bisognava anche intrattenere, con tazza di tè in cucina ovviamente; niente aspirapolvere, lavatrice, lavastoviglie! Il retroscena dei dinner party sono le schiave come Monica, che dopo aver cucinato (e sbagliato il soufflé) per dieci, rimane alzata in cucina a pulire tutto. E le signore ingioiellate? Schiave anche loro: non tanto dell’acquaio, ma del non saper cucinare (neppure un uovo alla coque); delle cameriere che spiavano ogni conversazione; dell’intimità forzata.
Un libro che ho chiuso ridendo. Perché mi divertono davvero, questi libri vintage: da indossare (pardon: leggere) subito, come un abito vintage trovato in un mercatino. Per fortuna ci sono case editrici che li salvano e li ripropongono: come Elliott a Roma; come Astoria a Milano, che oltre ad aver portato in Italia la mia adorata Stella Gibbons (cominciate dal delizioso "I segreti di Sible Pelden" e non ve ne pentirete), ha appena pubblicato un altro piccolo gioiello, stavolta noir. "Le buone maniere", ovvero "Good behaviour" è stato scritto da Molly Keane, della nobiltà irlandese "hunting and fishing" anni Trenta ed è il racconto raggelante di una grande infelicità, nascosta tra sale da ballo e partite di caccia. E le immancabili "buone maniere", che non permettono di piangere mai, neppure a un funerale, e neppure, orrore!, di parlare dei propri sentimenti. Un racconto raggelante come quelle stanze enormi non riscaldate, per risparmiare (anche i ricchi vanno, lentamente, in bancarotta), in un castello in Irlanda. E’ la storia di una ragazza che nasce upstairs, una ragazza che vuole solo essere amata, e non lo è: non dalla madre, non dal padre perso tra gin e altre donne; non dal migliore amico di suo fratello. L’ho chiuso con una folata di gelo.
E infine, per ritrovare il vero umorismo scoppiettante e ingioiellato inglese, l’ultimo libro di Nancy Mitford tradotto in italiano: "Don’t tell Alfred", ovvero "Non dirlo ad Alfred" (Adelphi). Copertina super-chic come il libro. Lei, l'autrice, una vera aristocratica pazzerella: erano mitiche, e scatenate, le "sorelle Mitford". Qui, in non "Non dirlo ad Alfred", siamo negli anni Cinquanta, da Oxford a Parigi, dove la protagonista diventa "Madame l’Ambassadrice". Geniale.
Insomma: tre libri da tenere sul comodino se vi svegliate alle tre di notte. Io purtroppo –purtroppo perché certi libri inglesi anni Trenta sono il mio Prozac e il mio sonnifero - li ho già letti tutti e tre!

8 commenti

LISA | Giovedì, 12 novembre 2015 @07:49

"Miss Pettigrew lives for a day", storia di una Cenerentola agée nella Londra anni 30, è uno dei miei Persephone Books preferiti! E c'è anche in italiano: pubblicato da Neri Pozza.

Alessandra R. | Mercoledì, 11 novembre 2015 @16:54

Vero, l'ultimo letto "Miss Pettigrew Lives for a Day", di Winifred Watson è un'esilarante storia che si svolge nell'arco di 24 ore. Molto fluida la lettura, un continuo scambio di battute, variegate dal dolce humour inglese.

LISA | Mercoledì, 11 novembre 2015 @08:33

Alessandra A.: certe notti. Certe notti forse conviene stare sveglie, forse l'orizzonte al mattino, con caffè, sembra possibile e più chiaro.

LISA | Mercoledì, 11 novembre 2015 @08:31

Il libro consigliato da Chiara (che ho già appuntato), mi sembra far parte di un'altra categoria, i libri-saga che ti portano in un altro mondo, un viaggio tra i secoli (mi ha fatto venire in mente "Un'eredità di avorio e ambra", di Edmund De Waal, Bollati Boringhieri). Non male anche loro. Ma i libri anni 30 inglesi sono, semplicemente, delle pagine di buonumore, di leggerezza. Leggo e mi riaddormento, forse vorrei sognare di essere lì (possibilmente "upstairs").

Carla | Martedì, 10 novembre 2015 @18:26

Grazie dei preziosi consigli di lettura!!( anche a Chiara), però non demonizzerei le sveglie improvvise e notturne, perché in fondo dimostrano la mia personale ostinazione di fronte a ciò che voglio, perché mi lascio trasportare dai pensieri, dalle soluzioni ai problemi finché non cado sfinita di sonno...generalmente sempre poco prima che suoni la sveglia!

Alessandra A. | Martedì, 10 novembre 2015 @15:49

questa notte non mi sono svegliata, non ho semplicemente dormito. ho avuto un amico lontano che con dei messaggi mi confortava, mi ha mandato un abbraccio e io l'ho afferrato, nonostante la distanza. mi ritrovo a sistemare una vita che si è stravolta, tra un matrimonio che non voglio fare, che non desidero più e l'improvviso amore per il mio migliore amico, per l'unico che sostenevo fratello e degno testimone. ora quello che è rimasto è solo distruzione. c'è un libro, "il divolo certamente" di Camilleri, mi ricorda come il male entra in noi e ci rovina. ecco, mi è successo questo.

Alessandra R. | Martedì, 10 novembre 2015 @15:08

Titoli da appuntare, per la sottoscritta, per quando sarà finito Downton Abbey (almeno l'insonnia quella non mi tiene in ostaggio, anzi trovo conforto, se non nei libri, in luuuuuuuuunghe dormite nonostante la sveglia antelucana)... di romanzi downstairs mi sovviene "Longbourn House" di Jo Baker, un romanzo che non è un retelling di Orgoglio e pregiudizio, ma una storia parallela a quella narrata da Jane Austen, che s'intreccia alle vicende della Famiglia Bennet senza intaccare la trama nota al pubblico, raccontando quei risvolti sociali e le dinamiche della quotidianità del tempo da un punto di vista dei sottorranei. Ambientazione ben precoce degli anni Trenta ma se vuoi tentare questo "sonnifero"...

Chiara | Martedì, 10 novembre 2015 @10:35

Cara Lisa, nel caso un'altra alba dovesse sorprenderti desidero che non ti colga sprovvista di rimedi. Per questo consiglio caldamente a te e alle amiche del blog di procurarsi una copia del libro di Ernst Lothar "La melodia di Vienna", edizioni e/o. Si tratta della coinvolgente epopea di una famiglia viennese a cavallo tra '800 e '900. Attenzione però: questo è uno di quei romanzi che ti si cuciono addosso...sorto il sole, specie se di un sabato o una domenica, potresti rischiare in breve tempo di vederlo pure tramontare senza esserti accorta di aver trascorso la giornata rapita dal racconto. Ti abbraccio, Chiara

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.